Alla Scala si torna in presenza con il Macbeth di Chailly

Alla Scala si torna in presenza con il Macbeth di Chailly

Dopo la scor­sa edi­zio­ne, in sce­na sen­za pub­bli­co per via del­la pan­de­mia, l’attesissima Sta­gio­ne d’Opera 2021/2022 del Tea­tro alla Sca­la di Mila­no si apre (final­men­te) in pre­sen­za il 7 dicem­bre con Mac­beth, ope­ra in quat­tro atti di Giu­sep­pe Ver­di trat­ta dall’omonima tra­ge­dia sha­ke­spea­ria­na, del­la dura­ta di cir­ca 3 ore. 

Diri­ge Ric­car­do Chail­ly con regia di Davi­de Liver­mo­re; con le sce­no­gra­fie di Giò For­ma, costu­mi di Gian­lu­ca Fala­schi e coreo­gra­fie di Daniel Ezra­low; con D‑Wok per i video e Anto­nio Castro per le luci. Il coro è diret­to dal Mae­stro Alber­to Maraz­zi. Sul pal­co Luca Sal­si (Mac­beth), Anna Netre­b­ko (Lady Mac­beth), Ildar Abdra­za­kon (Ban­co), Fran­ce­sco Meli (Mac­duff), Iván Ayón Rivas (Mal­com).

La tra­ma in bre­ve: Mac­beth ucci­de a tra­di­men­to Dun­can, il re di Sco­zia, paren­te di Mac­beth stes­so non­ché suo ospi­te, usur­pan­do­ne igno­mi­nio­sa­men­te la coro­na, dopo che tre stre­ghe han­no a lui pre­det­to il futu­ro, in cui egli sarà al pote­re. Il moto­re dell’azione cri­mi­no­sa è in real­tà Lady Mac­beth che, acce­ca­ta dall’ambizione, dà ini­zio insie­me al mari­to ad una serie di delit­ti di san­gue che por­te­ran­no i coniu­gi, tor­men­ta­ti dal rimor­so e dal­la bra­mo­sia di pote­re, a scon­trar­si con Mac­duffMal­com, decre­tan­do la pro­pria fine. 

Il Macbeth di Chailly è un’opera metropolitana e distopica: l’allestimento mette in scena una società contemporanea magniloquente e fragile allo stesso tempo, distorta, nella quale ogni suo aspetto gravita attorno al profitto. 

Magi­stra­le è la mani­po­la­zio­ne di spa­zi e gra­vi­tà tra­mi­te la rap­pre­sen­ta­zio­ne di sky­li­ne rove­scia­tidistor­sio­ni pro­spet­ti­che, che richia­ma­no tan­to le cit­tà ame­ri­ca­ne quan­to il pano­ra­ma mene­ghi­no, e che amplia­no gli incu­bi dell’io dei pro­ta­go­ni­sti, fon­den­do­si e comu­ni­can­do l’uno den­tro l’altro. I costu­mi, influen­za­ti dal­la moda mila­ne­se odier­na, aggiun­go­no un toc­co di sfar­zo ed ele­gan­za ad arre­di e sce­no­gra­fie altret­tan­to lus­suo­si e all’avanguardia, che lascia­no sen­za fiato. 

In col­la­bo­ra­zio­ne con la RAI, la Pri­ma è sta­ta tra­smes­sa in esclu­si­va su Rai1, Rai3 e Rai­Play, con ripre­se audio e video in alta defi­ni­zio­ne e con la pos­si­bi­li­tà di assi­ste­re alle diret­te in alcu­ne sale cine­ma­to­gra­fi­che in Ita­lia e all’estero. È dove­ro­so sot­to­li­nea­re l’importanza del dia­lo­go che si è instau­ra­to tra tea­tro, cine­ma e tele­vi­sio­ne, cul­mi­nan­te nel­le accat­ti­van­ti sce­no­gra­fie digi­ta­li all’inizio del Mac­beth, e che per­met­te una frui­zio­ne dell’opera a 360 gra­di sia dal vivo, sia in pre­sen­za, sia in repli­ca, pos­si­bi­li­tà fon­da­men­ta­le e altret­tan­to signi­fi­ca­ti­va dopo il perio­do pandemico. 

Il Teatro diventa dunque mediazione “dal vivo” tra il teatro stesso e il video, rendendo l’Opera sempre più attuale e davvero alla portata di tutti, in ricerca di una fruizione sempre più partecipata e partecipativa. 

Nell’opera di Chail­ly emer­go­no pre­po­ten­te­men­te i nuclei cen­tra­li del­la tra­ge­dia di Sha­ke­spea­re: la monu­men­ta­li­tà del pote­re, che acce­ca e por­ta a com­pie­re azio­ni ine­nar­ra­bi­li, dal­le cui con­se­guen­ze non è pos­si­bi­le sfug­gi­re né a livel­lo socia­le né a livel­lo dell’io, che si tro­va tor­men­ta­to tra ricer­ca di reden­zio­ne e per­se­gui­men­to di mal­va­gie volontà.

Que­sta è la nar­ra­zio­ne tre­men­da­men­te attua­le di un’opera intra­mon­ta­bi­le che col­pi­sce pro­fon­da­men­te e, allo stes­so tem­po, incan­ta gli spet­ta­to­ri di tut­ti i tem­pi, resa oggi subli­me dal­la tra­spo­si­zio­ne in chia­ve moder­na e vivi­da dell’allestimento sce­no­gra­fi­co e coreo­gra­fi­co, che avvol­ge e gui­da ver­so il vivo del­la sto­ria rega­lan­do allo spet­ta­to­re tre ore di visio­ne che scor­ro­no tut­te d’un fia­to. Bra­vo!

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Laura Cecchetto
Sco­pro il mon­do e me stes­sa con il naso den­tro a un libro, riflet­to su ciò che mi cir­con­da e pren­do appun­ti. Nar­ro ciò che leg­go, e di con­se­guen­za ciò che pro­vo, per rela­zio­nar­mi con ciò che mi sta attor­no, pos­si­bil­men­te con una taz­za di tè sul­la scrivania.

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