Del: 18 Dicembre 2021 Di: Lorenzo Cardano Commenti: 0
Anche Callimaco nei suoi epigrammi soffriva per amore

Si sa che l’amore è un qualcosa di universale: in tanti ne soffrono, altri ancora ne rimangono intrappolati, mentre c’è chi – i pochi fortunati – riesce a realizzare i propri desideri. A prescindere dall’esito più o meno positivo della seduzione amorosa, una cosa è certa: dall’amore non si scappa!

Questo lo sapeva benissimo anche un famoso poeta e filologo dell’antichità: Callimaco. I suoi epigrammi trattano in maniera molto sofistica ed elaborata alcuni topoi della letteratura per dar voce a ciò che sentiva.

La ferita d’amore (Antologia Palatina XII, 134)

Callimaco è, in primis, un brillante scrittore: per tale motivo, anche quando tratta del tema dell’amore, riesce a mostrare la sua estrema capacità nel giocare con i luoghi comuni della letteratura amorosa dei suoi tempi. L’epigramma dice:

Non sapevamo che l’ospite fosse ferito. Hai visto con quale pena
esalava dal petto il respiro dopo aver bevuto
il terzo bicchiere? E le rose della sua corona
caddero a terra, perdendo i loro petali.
Qualcosa di grande lo brucia. Per gli dèi, non lo dico
a caso: il ladro conosce le tracce del ladro.

La poesia callimachea, tra humour e distacco, rivela una cura formale davvero sorprendente. L’elemento tradizionale della ferita – psicofisica – d’amore, già riscontrabile in poeti come Saffo, Anacreonte o Teognide, qui si mescola con l’aspetto più sacrale: si parla della triplice libagione del simposio (la prima generalmente a Zeus Olimpico, la seconda agli eroi, la terza a Zeus Salvatore). Inoltre, il poeta riporta la visione dell’amore come malattia dell’anima e incendio devastatore in modo ironico; anche le rose della corona sono simbolo dell’eros e cadono dato che si è innamorato (si parla ovviamente delle ghirlande che i convitati usavano porsi in testa durante il simposio).

Il giuramento violato (Antologia Palatina V, 6)

Un altro aspetto tipico degli epigrammi amorosi è il lamento dovuto al fatto che la persona amata ha infranto le promesse amorose. Il motivo è già presente in Esiodo, ma sarà presente anche negli scrittori latini.

Ha giurato Callignoto a Ionide che non avrà nessun altro
né uomo né donna più caro di lei; l’ha giurato.
Ma è vero quello che dicono, che i giuramenti d’amore
non arrivano mai all’orecchio degli immortali.
Ora arde di passione per un ragazzo, e dell’infelice
non fa più caso né conto, come i Megaresi.

Lo sperimentalismo poetico ellenistico – ovvero dell’epoca in cui viveva Callimaco – prevedeva spesso che nelle poesie si facesse largo l’aspetto del quotidiano. Nell’ultima parte troviamo il richiamo a una diceria, perché si allude a un detto molto risaputo; si tratta di un riferimento all’oracolo che i Megaresi avevano chiesto a Delfi. Essi credevano di essere i più nobili tra i Greci, ma l’oracolo aveva risposto: «Voi, o Megaresi, non siete né al terzo posto né al quarto né al dodicesimo ma fuori del computo».

La bella crudele (Antologia Palatina V, 23)

Questo componimento è un esempio di παρακλαυσίθυρον («canto presso la porta») in cui di solito l’epigramma indica la pena dell’innamorato infelice. In questo caso, a essere al centro della scena è un uomo deluso per la lunga attesa, maledicendo la donna crudele che lo ha costretto a una infelice e gelida notte.

Possa tu dormire, Conopio, come mi fai dormire,
davanti a questa porta gelata, malvagia!
Possa dormire come fai dormire il tuo amante,
che non ha avuto da te neppure un’ombra di compassione!
I vicini hanno pietà, tu neanche un’ombra. Ma quando i capelli
saranno bianchi, ti ricorderai di tutto questo.

All’inizio troviamo un nome parlante (il nome significa letteralmente «zanzara»), in riferimento al carattere pungente di questa capricciosa fanciulla; l’epigramma si conclude, facendo intuire un futuro rovesciamento di questa situazione: ora piango io, ma un giorno, quando nessuno ti vorrà, rimpiangerai i momenti a cui ora rinunci.

Lorenzo Cardano
Studente di Lettere Classiche, da sempre innamorato degli infiniti modi che l'essere umano ha di esprimere se stesso, il suo entusiasmo e il suo tormento.

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