Archiviate le accuse nei confronti dei fondatori di Linea D’Ombra

Si è final­men­te con­clu­sa la vicen­da giu­di­zia­ria che ha visto pro­ta­go­ni­sta la cop­pia di volon­ta­ri Lore­na For­na­sin e Gian Andrea Fran­chi, i coniu­gi trie­sti­ni inda­ga­ti per favo­reg­gia­men­to dell’immigrazione e dell’emigrazione clan­de­sti­na. I due volon­ta­ri sono i fon­da­to­ri di Linea D’ombra, un’associazione nata a Trie­ste nel 2019 per for­ni­re aiu­to ai migran­ti in tran­si­to per la cit­tà vici­nis­si­ma al con­fi­ne slo­ve­no, luo­go dove si con­clu­de la rot­ta bal­ca­ni­ca, ad oggi la prin­ci­pa­le via del­la migra­zio­ne attra­ver­so cui si acce­de all’Europa.

Nel feb­bra­io del 2021 era sta­to per­qui­si­ta l’abitazione pri­va­ta di Fran­chi e For­na­sin e la sede dell’organizzazione: la cop­pia era così venu­ta a sape­re di esse­re ormai da tem­po ogget­to d’osservazione da par­te del­la Pro­cu­ra trie­sti­na all’interno di una più ampia inchie­sta rela­ti­va a un’organizzazione inter­na­zio­na­le dedi­ta al traf­fi­co di migran­ti. La cau­sa sca­te­nan­te per l’inizio del­le inda­gi­ni risa­li­reb­be all’aiuto e all’ospitalità che la cop­pia di volon­ta­ri ave­va for­ni­to a una fami­glia cur­da di ori­gi­ne ira­nia­na giun­ta a Trie­ste nel luglio del 2019. Pochi gior­ni fa però il G.I.P. del Tri­bu­na­le di Bolo­gna ha dispo­sto l’archiviazione del caso: la fami­glia ave­va infat­ti pre­so con­tat­to con la cop­pia solo dopo esse­re entra­ta in ter­ri­to­rio ita­lia­no e l’aiuto di For­na­sin e Fran­chi era con­si­sti­to esclu­si­va­men­te in un soste­gno logi­sti­co e soli­da­le sen­za fini di lucro.

Questa vicenda processuale rientra all’interno di una serie di casi spesso definiti “criminalizzazione della solidarietà”. 

Nel nostro Pae­se, e non solo, sono sta­ti nume­ro­si negli ulti­mi anni i casi affi­ni, pro­ces­si inten­ta­ti nei con­fron­ti di chi offre aiu­ti uma­ni­ta­ri o inter­vie­ne in situa­zio­ni di emer­gen­za: è il caso di tut­ti le accu­se mos­se con­tro i soc­cor­si in mare a ope­ra del­le ONG, come la famo­sa vicen­da di Caro­la Rac­ke­te, coman­dan­te del­la Sea Watch che nel giu­gno del 2019 deci­se di for­za­re la chiu­su­ra del por­to di Lam­pe­du­sa per far sbar­ca­re i 42 migran­ti a bor­do del­la nave, in segui­to accu­sa­ta di favo­reg­gia­men­to dell’immigrazione clan­de­sti­na e resi­sten­za a navi da guer­ra, accu­se archi­via­te dal­la Pro­cu­ra di Agri­gen­to nel 2021. Anco­ra più recen­te e scon­cer­tan­te il caso di Mim­mo Luca­no, con­dan­na­to a 13 anni e due mesi di reclu­sio­ne, qua­si il dop­pio del­la richie­sta avan­za­ta dai pm, con l’accusa di esse­re il pro­mo­to­re di un’associazione a delin­que­re che sareb­be sta­ta pre­sen­te all’interno di quel­lo che era sta­to bat­tez­za­to “il pae­se dell’accoglienza”, il siste­ma di acco­glien­za e inte­gra­zio­ne dei migran­ti orga­niz­za­to a Ria­ce, comu­ne di cui Mim­mo Luca­no era sindaco.

È pro­prio in que­sta serie di accu­se che si inse­ri­sce il caso del­la cop­pia trie­sti­na. Ma di cosa si occu­pa pre­ci­sa­men­te Linea d’Ombra? Vul­ca­no ne ha par­la­to con Pao­la Spi­nel­li, col­la­bo­ra­tri­ce volon­ta­ria dell’associazione. 

Linea d’Ombra vie­ne fon­da­ta nel 2019 con lo sco­po di pre­sta­re cure medi­che e beni di pri­ma neces­si­tà a tut­ti i migran­ti in tran­si­to per Trie­ste, con il fine ulti­mo di rac­co­glie­re fon­di per soste­ne­re tut­te le per­so­ne che intra­pren­do­no la rot­ta bal­ca­ni­ca. Tut­ti i pome­rig­gi, in piaz­za Liber­tà, la piaz­za adia­cen­te alla sta­zio­ne fer­ro­via­ria di Trie­ste, i volon­ta­ri offro­no il loro aiu­to ai migran­ti che pas­sa­no da qui con l’obiettivo di pro­se­gui­re ver­so Mila­no da dove ten­te­ran­no di acce­de­re alla Ger­ma­nia, alla Fran­cia o ad altri Pae­si dell’Unione Euro­pea. Il flus­so degli arri­vi è dif­fi­ci­le da pre­ve­de­re: ral­len­ta­ti dai respin­gi­men­ti e dai rigi­di inver­ni, pos­so­no rag­giun­ge­re quo­te 60/100 gior­na­lie­ri duran­te i mesi pri­ma­ve­ri­li ed esti­vi. Come ci ha spie­ga­to Pao­la Spi­nel­li, i migran­ti giun­go­no a Trie­ste dopo aver per­cor­so viag­gi infi­ni­ti, disu­ma­ni, arri­van­do nel capo­luo­go del Friu­li Vene­zia Giu­lia con i pie­di mar­to­ria­ti dal­le cen­ti­na­ia di chi­lo­me­tri per­cor­se a pie­di, spes­so pri­vi di cibo da giorni. 

La rot­ta bal­ca­ni­ca si are­na infat­ti alle por­te dell’Unione Euro­pea, in par­ti­co­la­re sui con­fi­ni tra Bosnia Erze­go­vi­na e Croa­zia: qui miglia­ia di per­so­ne sono accal­ca­te in cam­pi di for­tu­na, in con­di­zio­ni pre­ca­rie e inso­ste­ni­bi­li in par­ti­co­la­re duran­te il rigi­do inver­no bal­ca­ni­co (in Bosnia in inver­no le tem­pe­ra­tu­re arri­va­no a toc­ca­re ‑20 gra­di). Negli ulti­mi anni, sva­ria­ti cam­pi sono sta­ti chiu­si per­ché dichia­ra­ti ina­gi­bi­li e così sono tan­tis­si­mi i migran­ti che sono costret­ti a rifu­giar­si nel­le fore­ste sul con­fi­ne o in case abban­do­na­te in cui crea­re ripa­ri abu­si­vi, spes­so sgom­be­ra­te con la for­za dal­la poli­zia. Sono nume­ro­si anche i pro­fu­ghi che scel­go­no di rima­ne­re fuo­ri dai cam­pi, pri­vi così di qual­sia­si tipo di soste­gno ma con la pos­si­bi­li­tà si man­te­ne­re un cer­to gra­do di auto­no­mia che vie­ne meno all’interno di que­ste strut­tu­re. Linea D’Ombra, in sup­por­to di alcu­ne asso­cia­zio­ni che ope­ra­no in que­sti luo­ghi come NoNa­me­Kit­chen, è riu­sci­ta a rac­co­glie­re in que­sti anni oltre 60000 euro che pro­prio Lore­na For­na­sin e Gian Andrea Fran­chi han­no por­ta­to in Bosnia come aiu­ti diret­ti alle real­tà auto­no­me loca­li duran­te i viag­gi che l’associazione orga­niz­za qua­si mensilmente. 

Alle con­di­zio­ni disu­ma­ne in cui i migran­ti si tro­va­no a vive­re nei lun­ghi perio­di che tra­scor­ro­no bloc­ca­ti sul con­fi­ne, si aggiun­go­no le vio­len­ze fisi­che e psi­co­lo­gi­che per­pe­tua­te dal­la poli­zia croa­ta, finan­zia­ta infat­ti da Fron­tex, l’A­gen­zia euro­pea del­la guar­dia di fron­tie­ra e costie­ra, e dall’Unione Euro­pea. Sono nume­ro­se le testi­mo­nian­ze ripor­ta­te da gior­na­li­sti e repor­ter che lavo­ra­no al con­fi­ne bosnia­co-croa­to e che rac­con­ta­no le dram­ma­ti­che vicen­de di uomi­ni, don­ne e bam­bi­ni sog­get­ti a ves­sa­zio­ni nell’indifferenza europea.

Tra le vicende che arrivano dal confine ci sono anche numerose storie di vite spezzate: i migranti chiamano il tratto di rotta balcanica tra la Bosnia e l’Italia “the Game”, un appellativo già di per sé piuttosto eloquente. 

Pas­san­do attra­ver­so le fore­ste croa­te devo­no soprav­vi­ve­re alle rigi­de tem­pe­ra­tu­re e ai feno­me­ni natu­ra­li che carat­te­riz­za­no que­sta zona, ten­tan­do di sfug­gi­re alle vio­len­ze del­la poli­zia e al trac­cia­men­to che vie­ne effet­tua­to attra­ver­so dro­ni, rile­va­to­ri ter­mi­ci ma anche attra­ver­so l’impiego di cani, tut­ti mez­zi finan­zia­ti dall’Unione Euro­pea. Oltre a ciò, fino a gen­na­io 2021, i migran­ti dove­va­no affron­ta­re anche l’enorme osta­co­lo del­le riam­mis­sio­ni infor­ma­li che avve­ni­va­no sul con­fi­ne ita­lo-slo­ve­no: i pro­fu­ghi veni­va­no respin­ti ille­gal­men­te dai con­fi­ni ita­lia­ni e riam­mes­si in Slo­ve­nia, da qui ricon­se­gna­ti nel­le mani del­la poli­zia croa­ta e ripor­ta­ti poi in Bosnia. A tal pro­po­si­to Asgi, l’associazione per gli stu­di giu­ri­di­ci sull’Immigrazione, quest’anno ha esa­mi­na­to un’ordinanza adot­ta­ta dal Tri­bu­na­le di Roma con cui è sta­to accol­to il ricor­so pre­sen­ta­to da un cit­ta­di­no paki­sta­no riam­mes­so nel luglio del 2020 dall’Italia alla Slo­ve­nia: il caso ha mes­so in luce l’illegalità di tale pras­si sul­la base di accor­di ita­lia­ni, inter­na­zio­na­li e dell’Unione Euro­pea come il trat­ta­to di Dubli­no, e in base alla dichia­ra­ta pos­si­bi­li­tà di entra­re in Ita­lia al fine di pre­sen­ta­re la doman­da di pro­te­zio­ne inter­na­zio­na­le. In segui­to pro­prio alla sen­ten­za del tri­bu­na­le di Roma, da gen­na­io di quest’anno, le riam­mis­sio­ni infor­ma­li dall’Italia sono sospe­se e nono­stan­te si sia più vol­te minac­cia­to di ripren­der­le, tutt’oggi non risul­ta­no nuo­vi casi.

Un vero e pro­prio per­cor­so a osta­co­li tra dif­fi­col­tà e vio­len­ze che i migran­ti sono spes­so costret­ti a ten­ta­re più e più vol­te, in cer­ti casi anche arri­van­do a rinun­ciar­ci: non sono poche infat­ti le per­so­ne che deci­do­no di desi­ste­re, svuo­ta­te e smar­ri­te dopo i nume­ro­si ten­ta­ti­vi e gli abu­si subi­ti, per­so­ne abban­do­na­te a se stes­se alle por­te dell’Unione Euro­pea. Chi rie­sce final­men­te a var­ca­re il con­fi­ne ita­lia­no, nono­stan­te i diver­si per­cor­si sia­no lon­ta­ni dal­la con­clu­sio­ne a cau­sa dei lun­ghi iter buro­cra­ti­ci, si è lascia­to alle spal­le la par­te più dram­ma­ti­ca di que­sto infer­na­le viaggio.

Mentre il Covid non ha fermato le attività dei volontari per i progetti e gli aiuti in territorio bosniaco, in Italia ha fatto sentire tutto il suo peso negli ultimi due anni. 

Linea D’Ombra è affian­ca­ta nel suo lavo­ro da un’altra serie di asso­cia­zio­ni, lai­che e reli­gio­se, e pri­ma del Covid pote­va con­ta­re sull’esistenza di alcu­ni dor­mi­to­ri per sen­za­tet­to mes­si a dispo­si­zio­ne dal­la Cari­tas nei perio­di più fred­di, riser­va­ti ai sog­get­ti fra­gi­li o alle fami­glie, ma che a cau­sa del­la pan­de­mia sono sta­ti chiu­si. Stes­sa sor­te è toc­ca­ta al fon­da­men­ta­le cen­tro diur­no San Mar­ti­no, cen­tro mal­vi­sto dal­le auto­ri­tà e da par­te del­la popo­la­zio­ne loca­le, che met­te­va a dispo­si­zio­ne soprat­tut­to le doc­ce, impor­tan­ti per i migran­ti per evi­ta­re peri­co­lo­se infe­zio­ni del­le feri­te ripor­ta­te duran­te l’attraversamento del­la fore­sta croa­ta o per con­tra­sta­re la con­tra­zio­ne del­la scab­bia, malat­tia deri­van­te dal­la pre­ca­ria igie­ne sul­la rot­ta balcanica.

La vicen­da giu­di­zia­ria che ha visto come pro­ta­go­ni­sti i fon­da­to­ri di Linea D’Ombra ha avu­to un lie­to fine: sono però trop­pe le vicis­si­tu­di­ni pro­ces­sua­li che coin­vol­go­no per­so­ne che han­no come obiet­ti­vo pri­ma­rio quel­lo di for­ni­re aiu­ti uma­ni­ta­ri a chi si tro­va ad in con­di­zio­ni di peri­co­lo. Que­ste accu­se, spes­so iden­ti­fi­ca­te come mos­se da “moti­va­zio­ni poli­ti­che”, sono una gra­ve mac­chia dell’Unio­ne Euro­pea, che sva­ria­te vol­te si è dimo­stra­ta sor­da e cie­ca davan­ti a que­ste sto­rie di vita. Per­so­ne che sono dispo­ste ad affron­ta­re viag­gi come “the Game” scap­pa­no da con­di­zio­ni peg­gio­ri rispet­to a quel­le che incon­tra­no sui loro per­cor­si, ani­ma­te solo dal­la spe­ran­za di rag­giun­ge­re real­tà miglio­ri alla fine dei loro cam­mi­ni, per ten­ta­re di tro­va­re final­men­te un posto all’interno di quell’Unione Euro­pea da cui trop­po spes­so ven­go­no abbandonati.

Con­di­vi­di:
Arianna Locatelli
Da pic­co­la cer­ca­vo l’origine del mio nome per­ché mi affa­sci­na­va la sto­ria che c’era die­tro. Anco­ra oggi mi pia­ce cono­sce­re e sco­pri­re sto­rie di cui poi rac­con­to e scri­vo. Intan­to cor­ro, bevo caf­fè e pia­ni­fi­co viaggi.

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