Chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica?

Chi sarà il nuovo Presidente della Repubblica?

Il 3 feb­bra­io 2022 il set­ten­na­to del Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca Ser­gio Mat­ta­rel­la avrà fine e il dove­re del Par­la­men­to, che dovrà eleg­ge­re il nuo­vo inqui­li­no del Qui­ri­na­le, si fa sem­pre più vici­no. Ma come fun­zio­na que­sta elezione?

L’elezione del Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca avvie­ne tra­mi­te la vota­zio­ne da par­te dei 1008 Gran­di Elet­to­ri. Ai 630 depu­ta­ti e i 320 sena­to­ri del­la XVIII legi­sla­tu­ra, si aggiun­go­no anche i sena­to­ri a vita e i 58 dele­ga­ti regionali.

L’assemblea per la vota­zio­ne, a scru­ti­nio segre­to, si riu­ni­rà a Palaz­zo Mon­te­ci­to­rio in Sedu­ta comu­ne e uni­ca: le came­re del Par­la­men­to, Sena­to e Came­ra dei Depu­ta­ti, si riu­ni­sco­no in que­sta occa­sio­ne e non si sciol­go­no fino a che non è elet­to il Pre­si­den­te. Un aspi­ran­te Capo di Sta­to ita­lia­no per poter esse­re elet­to, nel­le pri­me tre vota­zio­ni, deve otte­ne­re i 2/3 dei voti dell’assemblea, quin­di 673 voti. Dal­la quar­ta, in poi, è neces­sa­ria la sola mag­gio­ran­za asso­lu­ta, pari a 505.

Il cen­tro­de­stra può con­ta­re su 451 Gran­di Elet­to­ri, com­po­sti da 197 elet­to­ri del­la Lega, 58 di Fra­tel­li d’Italia, 127 di For­za Ita­lia, 36 di varie sigle del cen­tro­de­stra e 33 dele­ga­ti regio­na­li. Il cen­tro­si­ni­stra, inve­ce, si fer­ma a 420 Gran­di Elet­to­ri: 233 sono del Movi­men­to 5 Stel­le, 133 del PD, 18 di LEU, 12 di varie sigle di cen­tro­si­ni­stra e 24 dele­ga­ti regionali. 

Il centrodestra è in vantaggio, ma nessuna delle due coalizioni ha i voti sufficienti per poter eleggere il proprio candidato a maggioranza assoluta. 

Nel con­teg­gio pre­ce­den­te non sono pre­sen­ti i 43 voti dei depu­ta­ti e dei sena­to­ri di Ita­lia Viva. Que­sto per­ché le loro inten­zio­ni sono anco­ra igno­te e ciò per­met­te di ave­re due futu­ri sce­na­ri oppo­sti. Se Ita­lia Viva si schie­re­rà con il cen­tro­si­ni­stra, quest’ultimo sali­rà in van­tag­gio con 463 voti. Il par­ti­to di Ren­zi, però, potreb­be deci­de­re di schie­rar­si con il cen­tro­de­stra, facen­do otte­ne­re alla coa­li­zio­ne anco­ra più voti.

A ren­de­re l’analisi anco­ra più com­pli­ca­ta sono un cen­ti­na­io di elet­to­ri che non appar­ten­go­no a nes­su­na del­le due coa­li­zio­ni e di cui, dun­que, non si cono­sco­no le inten­zio­ni. A que­sto grup­po appar­ten­go­no i sei sena­to­ri a vita, par­la­men­ta­ri che fan­no par­te del­le Auto­no­mie e par­la­men­ta­ri del Grup­po Misto.

Il Pre­si­den­te Mat­ta­rel­la, elet­to il 3 feb­bra­io 2015, ha già chia­ri­to di non ave­re alcu­na inten­zio­ne di pro­lun­ga­re la sua pre­sen­za al Col­le con un secon­do man­da­to. Il Capo di Sta­to già a mar­zo 2021 dis­se agli alun­ni di una scuo­la pri­ma­ria di Roma: «Io sono vec­chio, tra otto mesi mi pos­so ripo­sa­re». Anche se la Costi­tu­zio­ne per­met­te la rie­le­zio­ne sen­za un limi­te di man­da­ti, è raro che un Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca ven­ga rie­let­to: l’unico ad aver rico­per­to un secon­do man­da­to è sta­to Gior­gio Napo­li­ta­no nel 2013. 

Mario Dra­ghi è il can­di­da­to favo­ri­to, ma la sua asce­sa in cari­ca por­te­reb­be a dei que­si­ti mol­to impor­tan­ti per il Pae­se. Dra­ghi sta riu­scen­do a man­te­ne­re una legi­sla­tu­ra uni­ta, com­po­sta da par­ti­ti mol­to diver­si fra di loro, in un perio­do mol­to deli­ca­to per l’Italia: chi altro avreb­be l’autorevolezza per fare lo stesso?

E non biso­gna dimen­ti­ca­re che l’Unione Euro­pea ha mes­so a dispo­si­zio­ne dell’Italia 200 miliar­di di euro per usci­re dal­la cri­si pan­de­mi­ca e Dra­ghi è una figu­ra tec­ni­ca che si è gua­da­gna­ta mol­to rispet­to tra le Isti­tu­zio­ni, i Gover­ni stra­nie­ri e gli Orga­ni inter­na­zio­na­li, soprat­tut­to per quan­to riguar­da la gestio­ne del­le risor­se. Se il Pre­si­den­te del Con­si­glio abban­do­nas­se l’esecutivo, chi potreb­be con­ser­va­re la fidu­cia dell’Europa?

Un’ipotesi vede l’elezione di Dra­ghi impro­ba­bi­le a cau­sa del voto segre­to, una rego­la invio­la­bi­le per l’elezione del Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca. Un lea­der di par­ti­to può pro­met­te­re a paro­le i voti dei pro­pri depu­ta­ti e sena­to­ri, ma que­sti ulti­mi, gra­zie al voto segre­to, potreb­be­ro non segui­re le diret­ti­ve pro­ve­nien­ti dai ver­ti­ci non votan­do Draghi.

E ciò avver­reb­be per un moti­vo: otte­ne­re la pen­sio­ne par­la­men­ta­re. I par­la­men­ta­ri, per assi­cu­rar­se­la, devo­no rima­ne­re in cari­ca per 4 anni, 6 mesi e un gior­no, dun­que fino a set­tem­bre 2022. Se Dra­ghi venis­se elet­to a Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca e non si riu­scis­se a tro­va­re un altro Pre­si­den­te del Con­si­glio che met­ta d’ac­cor­do la mag­gio­ran­za, la legi­sla­tu­ra fini­reb­be e si andreb­be diret­ta­men­te al voto anticipato.

Nel­la pros­si­ma legi­sla­tu­ra, inol­tre, in Par­la­men­to sie­de­ran­no 300 par­la­men­ta­ri in meno, a cau­sa del­l’en­tra­ta in vigo­re del­la leg­ge costi­tu­zio­na­le sul taglio dei par­la­men­ta­ri. Mol­ti par­la­men­ta­ri pro­ba­bil­men­te san­no che il loro posto è mol­to più a rischio rispet­to alle legi­sla­tu­re precedenti.

Altro nome che cir­co­la è quel­lo di Sil­vio Ber­lu­sco­ni, che con­clu­de­reb­be con orgo­glio la sua car­rie­ra poli­ti­ca rico­pren­do la cari­ca di Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca. I due lea­der di destra, Sal­vi­ni e Melo­ni, gli han­no dato il loro soste­gno: se man­ter­ran­no la paro­la data e se Ber­lu­sco­ni riu­scis­se a con­qui­sta­re altri voti, la situa­zio­ne sareb­be a suo favo­re. Recen­te­men­te, Ber­lu­sco­ni e Ren­zi han­no lan­cia­to in Sici­lia la loro allean­za “For­za Ita­lia Viva”: come det­to pri­ma, non si san­no anco­ra le inten­zio­ni del par­ti­to di Ren­zi, ma non è impro­ba­bi­le che dia i suoi voti a Berlusconi.

Oltre a Ber­lu­sco­ni e Dra­ghi, esi­sto­no altri pos­si­bi­li can­di­da­ti, tra cui Pier Fer­di­nan­do Casi­ni, Roma­no Pro­di, Danie­le Fran­co e Dario Fran­ce­schi­ni. Uno dei tan­ti nomi pre­si in con­si­de­ra­zio­ne è quel­lo di Pao­lo Gen­ti­lo­ni, Com­mis­sa­rio Euro­peo per gli Affa­ri Eco­no­mi­ci e Mone­ta­ri e già Pre­si­den­te del Con­si­glio. Egli però non con­vin­ce i Cin­que Stel­le, che con­si­de­ra­no il poli­ti­co come una del­le cau­se del­la cadu­ta del gover­no Con­te bis. 

Ulti­ma­men­te sta cir­co­lan­do una teo­ria che vedreb­be Giu­lia­no Ama­to, Giu­di­ce del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le e Pre­si­den­te del Con­si­glio nel 1992–93, come Capo di Sta­to per i pros­si­mi due anni, per poi lascia­re il pote­re a Dra­ghi, in modo da man­te­ne­re uni­ta la legi­sla­tu­ra fino al 2023, quan­do poi si pas­se­rà al voto. Non ci è dato sape­re, però, se Ama­to accetterebbe.

Si prospetta anche la possibilità che al Colle salga una donna: sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica Italiana. 

Una pos­si­bi­le can­di­da­ta è Mar­ta Car­ta­bia, attua­le Mini­stro del­la Giu­sti­zia e Pre­si­den­te eme­ri­to del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le. Non essen­do alli­nea­ta in modo pre­ci­so né col cen­tro­de­stra né col cen­tro­si­ni­stra, potreb­be met­te­re d’accordo un buon nume­ro di elettori.

Inol­tre, nel mese di otto­bre fu lan­cia­ta una peti­zio­ne che ave­va come obiet­ti­vo la can­di­da­tu­ra di Lilia­na Segre, sena­tri­ce a vita soprav­vis­su­ta alla Shoah. Segre, sep­pur mol­to ono­ra­ta, non si è resa dispo­ni­bi­le per que­sto inca­ri­co: «Li rin­gra­zio per la loro sti­ma, che li por­ta a pen­sa­re a me per un com­pi­to simi­le, ma non sono dispo­ni­bi­le. Il ruo­lo di pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca richie­de gran­de sapien­za costi­tu­zio­na­le e poli­ti­ca. E io ne sono pri­va, non aven­do mai fat­to poli­ti­ca atti­va». E ha aggiun­to: «Ho 91 anni».

Più si avvi­ci­ne­rà la fine del man­da­to di Mat­ta­rel­la, più ci saran­no infor­ma­zio­ni riguar­dan­ti il voto e le can­di­da­tu­re. L’elezione del Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca è sem­pre un momen­to deli­ca­to per il Pae­se, ma in que­sto perio­do sto­ri­co lo è più che mai. Que­sto per­ché la sua ele­zio­ne influen­ze­rà la soprav­vi­ven­za del gover­no stes­so e del­la dura­ta del­la legi­sla­tu­ra. C’è in gio­co la sta­bi­li­tà dell’Italia.

Viola Vismara
Clas­se 2000. Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moderne.
About Viola Vismara 37 Articoli
Classe 2000. Studentessa di Lettere Moderne.

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