Da dove viene il conflitto tra Russia e Ucraina

La cri­si rus­so-ucrai­na tor­na oggi a far par­la­re, men­tre Putin mobi­li­ta le trup­pe rus­se sul con­fi­ne comu­ne e lan­cia un ulti­ma­tum: l’U­crai­na non deve diven­ta­re mem­bro del­la Nato. Del resto, que­sta rima­ne una del­le mag­gio­ri pre­oc­cu­pa­zio­ni rus­se: attrar­re defi­ni­ti­va­men­te nel­la pro­pria orbi­ta un pae­se (non­ché nucleo ori­gi­na­rio del­la civil­tà rus­sa) che si è man­te­nu­to peri­co­lo­sa­men­te in bili­co, sen­za diven­ta­re, fino­ra, com­po­nen­te di Unio­ne Euro­pea e Nato (come han­no inve­ce fat­to qua­si tut­te le altre Repub­bli­che ex-sovie­ti­che) e, d’altro can­to, sen­za subi­re l’e­ge­mo­nia di Mosca quan­to la vici­na Bielorussia.

Tut­ta­via la situa­zio­ne pare oggi in muta­men­to: Ucrai­na e Unio­ne Euro­pea con­di­vi­do­no sem­pre più inte­res­si in mate­ria eco­no­mi­ca e di sicu­rez­za (l’Ucraina si tro­va tra l’altro sul con­fi­ne orien­ta­le dell’Unione) e inol­tre, dal 2019, il pae­se si è posto come obiet­ti­vo l’ingresso nel­la NATO. 

Non sorprende dunque, sotto questo punto di vista, la dura reazione del Cremlino.

Il con­flit­to rus­so-ucrai­no non è però recen­te e, sep­pur trat­ta­to solo ad inter­val­li dal­la stam­pa inter­na­zio­na­le, pro­se­gue ormai da set­te anni: da quan­do, nel feb­bra­io 2014, ha avu­to ini­zio la cosid­det­ta “cri­si del­la Cri­mea”, segui­ta in apri­le del­lo stes­so anno dal­lo scop­pio del­la Guer­ra del Don­bass (nel­l’U­crai­na orien­ta­le), ad oggi anco­ra in cor­so. La Cri­mea è una peni­so­la che si pro­ten­de a sud-est del­l’U­crai­na nel Mar Nero; da sem­pre di impor­tan­za stra­te­gi­ca, è sta­ta a lun­go area con­te­sa, soprat­tut­to tra Impe­ro Otto­ma­no e Impe­ro russo.

Entra­ta nel 1920 a far par­te del­la Rus­sia sovie­ti­ca, nel 1954 ven­ne “dona­ta” dal­l’al­lo­ra lea­der Niki­ta Chruščëv alla Repub­bli­ca di Ucrai­na, uffi­cial­men­te in com­me­mo­ra­zio­ne del 300esimo anni­ver­sa­rio del trat­ta­to di Pere­ja­slav (cioè dal­la fon­da­zio­ne di un Etma­na­to cosac­co sul­la riva sini­stra ucrai­na, sot­to il domi­nio rus­so). Il rea­le obiet­ti­vo del lea­der sovie­ti­co era quel­lo di ren­de­re mag­gior­men­te effi­cien­te l’am­mi­ni­stra­zio­ne del­la peni­so­la, affi­dan­do­la alla più vici­na Ucrai­na, ma soprat­tut­to di otte­ne­re il sup­por­to del­l’e­sta­blish­ment ucrai­no. Da nota­re inol­tre che, sep­pur in teo­ria “repub­bli­ca mem­bro” del­l’Urss, l’U­crai­na era, come tut­te le altre, assog­get­ta­ta alla supre­ma­zia rus­sa. Dun­que la dona­zio­ne del­la Cri­mea non avreb­be cam­bia­to di mol­to lo sta­to di cose: la peni­so­la sareb­be rima­sta, di fat­to, russa.

Cer­to Chruščëv non si aspet­ta­va che, entro la fine del seco­lo, l’U­nio­ne Sovie­ti­ca si sareb­be dis­sol­ta; né che le repub­bli­che-mem­bro avreb­be­ro dichia­ra­to la pro­pria indi­pen­den­za e abban­do­na­to il Pat­to di Var­sa­via. Quan­do anche l’U­crai­na si rese indi­pen­den­te il 24 ago­sto 1991 (per la pri­ma vol­ta nel­la sua sto­ria), la Cri­mea rima­se dun­que par­te del suo ter­ri­to­rio Statale.

Poco più di vent’anni dopo, il 20 febbraio 2014, ebbe inizio la “riconquista” russa della Crimea. 

Pre­mes­sa del­la cri­si furo­no le san­gui­no­se rivol­te di piaz­za in Ucrai­na, cioè la cosid­det­ta rivo­lu­zio­ne Euro­mai­dan del 2013–2014, con­tro l’al­lo­ra pre­si­den­te Yanu­ko­vich, filo­rus­so, dichia­ra­to deca­du­to dal Par­la­men­to (ope­ra­zio­ne da lui denun­cia­ta qua­le Col­po di Sta­to): que­sto sca­te­nò imme­dia­ta­men­te l’in­ter­ven­to di Mosca. Seb­be­ne la pro­pa­gan­da rus­sa abbia allo­ra soste­nu­to che il «movi­men­to di auto­di­fe­sa di Cri­mea» stes­se auto­no­ma­men­te agen­do con­tro l’e­ser­ci­to ucrai­no, evi­den­zian­do la «neces­si­tà di pro­teg­ge­re i rus­so­fo­ni in Ucrai­na», l’in­va­sio­ne del­la Cri­mea è sta­ta con­dot­ta dal­le for­ze rus­se, che ad oggi con­ti­nua­no ad occu­pa­re il Paese.

Il 16 mar­zo 2014, la Rus­sia indis­se un refe­ren­dum per annet­te­re la Cri­mea alla Fede­ra­zio­ne, con­si­de­ra­to peral­tro ille­ga­le nel­la for­ma; l’an­nes­sio­ne (la fir­ma del trat­ta­to è avve­nu­ta il 18 mar­zo 2014) non è dun­que ad oggi rico­no­sciu­ta né dal­l’UE né dal­l’O­NU. A par­ti­re dal 2016, l’O­NU ha inol­tre adot­ta­to ogni anno una nuo­va riso­lu­zio­ne riguar­dan­te il rispet­to dei dirit­ti uma­ni in Cri­mea dove, nono­stan­te Putin aves­se a suo tem­po allu­so ad un geno­ci­dio ai dan­ni del­la popo­la­zio­ne rus­sa del­l’a­rea, al fine di legit­ti­ma­re il pro­prio inter­ven­to, ad esse­re discri­mi­na­te sono sta­te soprat­tut­to le mino­ran­ze tata­ra e ucraina.

La quin­ta riso­lu­zio­ne, quel­la del 18 novem­bre 2020, ha per la pri­ma vol­ta rico­no­sciu­to “gli orga­ni e i fun­zio­na­ri del­la Fede­ra­zio­ne Rus­sa” qua­li “auto­ri­tà occu­pan­ti” in Cri­mea; inol­tre ha rite­nu­to ina­de­gua­ta la gestio­ne del­l’e­mer­gen­za pan­de­mi­ca da COVID-19 da par­te del­le auto­ri­tà rus­se e i nume­ri di deces­si e con­ta­gi più alti di quel­li dichia­ra­ti. Nel gen­na­io 2021 la Cor­te Euro­pea dei Dirit­ti uma­ni ha accol­to il ricor­so del­l’U­crai­na con­tro Mosca; tra le accu­se, tor­tu­re, spa­ri­zio­ni e deten­zio­ni illegali.

Per quan­to riguar­da la Guer­ra del Don­bass, l’en­ne­si­mo con­flit­to dimen­ti­ca­to, essa pre­se avvio nel­l’a­pri­le 2014, quan­do i ribel­li sepa­ra­ti­sti filo-rus­si (con il soste­gno del­la stes­sa Fede­ra­zio­ne Rus­sa che ha for­ni­to, tra l’altro, armi e muni­zio­ni) die­de­ro vita a due auto-pro­cla­ma­te “Repub­bli­che Popo­la­ri”, occu­pan­do le cit­tà di Done­tsk e di Lugan­sk. Nono­stan­te due accor­di fir­ma­ti tra le par­ti (ribel­li filo-rus­si e trup­pe ucrai­ne) nel 2015, pres­so Min­sk, gli scon­tri pro­se­guo­no e il Don­bass rima­ne diviso. 

Nel settembre 2021 i morti sono arrivati a 14mila mentre gli sfollati interni sono 1,8 milioni.

Oggi, di fron­te al rin­no­var­si del­le ten­sio­ni sul con­fi­ne del­l’U­crai­na orien­ta­le, il pre­si­den­te Biden non tar­da a for­ni­re la sua rispo­sta e minac­cia Mosca di gra­vis­si­me san­zio­ni eco­no­mi­che, tra cui il fer­mo alla con­ver­ti­bi­li­tà tra dol­la­ro e rublo; il neo-elet­to can­cel­lie­re tede­sco, Olaf Scholz, ha inol­tre pre­ci­sa­to che le san­zio­ni potreb­be­ro riguar­da­re anche il gasdot­to Nord Stream 2, di recen­te ulti­ma­to, che con­net­te la Rus­sia all’Eu­ro­pa. Putin ribat­te par­lan­do di “iste­ria del­l’oc­ci­den­te” e affer­man­do, come ha già fat­to in pas­sa­to, che la situa­zio­ne nel Don­bass “sem­bra un geno­ci­dio” (con­tro l’et­nia russa).

Si cer­ca ora di tro­va­re un accor­do: mar­te­dì 7 dicem­bre si è tenu­ta una lun­ga video­con­fe­ren­za tra i pre­si­den­ti di Usa e Rus­sia, pre­ce­du­ta e segui­ta da un col­lo­quio tele­fo­ni­co tra Biden e i lea­der di Fran­cia, Ger­ma­nia, Ita­lia e Regno Uni­to. Il 9 dicem­bre si è infi­ne tenu­to il col­lo­quio tele­fo­ni­co tra Biden e il pre­si­den­te Ucrai­no Zelen­sky. Anco­ra una vol­ta, si atten­do­no ulte­rio­ri evo­lu­zio­ni del­la crisi. 

Se è vero che nel nome del­le cose sta già scrit­to il loro desti­no, non è inap­pro­pria­to ricor­da­re che Ucrai­na, dal­l’an­ti­co sla­vo “u kra­j­na”, signi­fi­ca let­te­ral­men­te “sul con­fi­ne”: rac­chiu­den­do così la sua iden­ti­tà di ter­ri­to­rio da sem­pre con­te­so e dilaniato.

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Giulia Riva
Lau­rea­ta in Sto­ria, sto pro­se­guen­do i miei stu­di in Scien­ze Poli­ti­che, per­ché amo tro­va­re nel pas­sa­to le radi­ci di oggi. Mi appas­sio­na­no la poli­ti­ca e l’attualità, la buo­na let­te­ra­tu­ra e ogni sto­ria che val­ga la pena di esse­re rac­con­ta­ta. Scri­ve­re per pro­fes­sio­ne è il mio sogno nel cassetto.

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