Da rileggere per la prima volta: Ricordo di Natale

Da Rileggere per la prima volta: Ricordo di Natale

Il gio­va­ne Bud­dy ha solo set­te anni e Sook, una sua lon­ta­na cugi­na, ne ha giu­sto qual­che deci­na in più ma, nono­stan­te ciò, sono ami­ci per la pel­le. Vivo­no in una pic­co­la casa dell’Alabama, con altri paren­ti, poco sim­pa­ti­ci, ma insie­me si diver­to­no mol­tis­si­mo e con­di­vi­do­no momen­ti indi­men­ti­ca­bi­li. Una mat­ti­na di fine novem­bre, come ogni anno, per­ce­pi­sco­no nell’aria l’arrivo del momen­to tan­to desi­de­ra­to: l’inizio del perio­do natalizio. 

L’attesa del Nata­le è scan­di­ta da un ritua­le tut­to loro, fat­to di noci da rac­co­glie­re nel bosco, un abe­te da taglia­re e poi deco­ra­re, ma soprat­tut­to un gran nume­ro di pan­frut­ti da pre­pa­ra­re e rega­la­re a tut­ti gli ami­ci del pae­se e anche a quel­li più lon­ta­ni, come il pre­si­den­te Roo­se­velt. Con­fe­zio­na­te anche le sor­pre­se per tut­ta la fami­glia, i due ami­ci pen­sa­no ai rega­li da scam­biar­si l’uno con l’altro: desi­de­re­reb­be­ro donar­si qual­sia­si ogget­to pre­zio­so ma, inve­ce, fini­sco­no sem­pre per costruir­si a vicen­da un aqui­lo­ne che il gior­no di Nata­le si pre­pa­ra­no a far vola­re nel cielo. 

Ma proprio quello sarebbe stato l’ultimo Natale trascorso insieme: Buddy è infatti costretto a trasferirsi per frequentare la scuola militare.

Sook, anco­ra per qual­che novem­bre, con­ti­nua a pre­pa­ra­re i suoi pan­frut­ti e ne invia sem­pre uno al suo caro ami­co, fino a quan­do Bud­dy non appren­de la noti­zia che Sook se n’è anda­ta per sem­pre, libe­ra come gli aqui­lo­ni che han­no sem­pre fat­to vola­re insie­me. Di lei, sareb­be rima­sto solo il ricordo.

È il 1956 quan­do Tru­man Capo­te, talen­to del­la let­te­ra­tu­ra ame­ri­ca­na con­tem­po­ra­nea, scri­ve Ricor­do di Nata­le. Die­tro la sto­ria di un’amicizia mera­vi­glio­sa, si cela il ricor­do auto­bio­gra­fi­co del pic­co­lo Tru­man, che altri non è che il nostro Bud­dy. Infat­ti, all’età di soli quat­tro anni Capo­te fu affi­da­to dai suoi geni­to­ri divor­zia­ti a dei paren­ti in Ala­ba­ma. Non aven­do nes­su­no di caro, si lega con par­ti­co­la­re affet­to pro­prio alla cugi­na Soo­ky, l’altra pro­ta­go­ni­sta del racconto.

La trama di questa storia è molto esile e, all’apparenza, sembrerebbe che Capote abbia scritto un semplice racconto di Natale per bambini. 

Ma in real­tà, nasco­sti den­tro i pic­co­li gesti del­la quo­ti­dia­ni­tà spic­cio­la dei due pro­ta­go­ni­sti, ci sono signi­fi­ca­ti ben più pro­fon­di: attra­ver­so que­sto rac­con­to Capo­te ci invi­ta a riflet­te­re sull’esperienza del ricor­do, l’unico appi­glio che gli uomi­ni han­no una vol­ta diven­ta­ti adul­ti, per rivi­ve­re l’atmosfera di cer­ti even­ti o situa­zio­ni, pro­prio come il Nata­le, con lo stes­so occhio curio­so e cari­co di magia che han­no i bam­bi­ni. Ciò che lui può fare ora è sem­pli­ce­men­te pro­va­re a rac­con­ta­re quel­lo che ricor­da con lo stes­so entu­sia­smo e la stes­sa purez­za che ave­va quan­do era più giovane. 

Emble­ma­ti­co è il per­so­nag­gio di Sook, una don­na che in real­tà ha più di sessant’anni, ma nel cuo­re è anco­ra una bam­bi­na. Nono­stan­te la sua età, mos­sa dall’immaginazione e da una pro­fon­da spen­sie­ra­tez­za, la cugi­na di Tru­man è in gra­do di vive­re e goder­si i momen­ti miglio­ri sen­za la razio­na­li­tà che ten­den­zial­men­te con­trad­di­stin­gue gli adulti. 

È ben intui­bi­le ora che i desti­na­ta­ri prin­ci­pa­li del rac­con­to di Capo­te sia­no pro­prio gli adul­ti, per­si nel loro ordi­ne men­ta­le e nel­le loro abi­tu­di­ni, trop­po occu­pa­ti a pren­de­re par­te, sem­pre di più, del mon­do rea­le e con­cre­to, lon­ta­ni da ogni fan­ta­sia e leg­ge­rez­za.

L’autore li invita, attraverso le sue parole, a immergersi per un piccolo istante nella loro memoria, tornando indietro nel tempo, e rivangare tra i loro ricordi più importanti, proprio come aveva fatto Buddy con il suo ricordo di Natale.

For­se è pro­prio que­sto che Tru­man Capo­te vole­va augu­ra­re ai suoi let­to­ri: che potes­se­ro vive­re il Nata­le, e qua­lun­que altro momen­to del­la vita, coglien­do­ne il sen­so più pro­fon­do, lascian­do­si tra­spor­ta­re dai ricor­di e dal­la fan­ta­sia di quan­do era­no bam­bi­ni e, in par­te, cer­can­do di tor­na­re pic­co­li, anche se per poco tempo. 

Allo stes­so tem­po però Capo­te cer­ca di rivol­ger­si anche ai gio­va­ni, sep­pur maga­ri in misu­ra mino­re, invi­tan­do­li a tra­scor­re­re ogni sin­go­lo atti­mo con sere­ni­tà e deli­ca­tez­za, rac­co­glien­do tan­ti ricor­di feli­ci, e non dimen­ti­can­do mai, nem­me­no da gran­di, la loro par­te più bam­bi­na e sen­si­bi­le. Insom­ma, ognu­no di noi potreb­be esse­re sta­to pro­prio un gio­va­ne Bud­dy e potreb­be diven­ta­re, cre­scen­do, un adul­to come Sook.

Ricor­do di Nata­le è tra i rac­con­ti nata­li­zi meno noti, ma sicu­ra­men­te è uno tra i più bel­li per la sua purez­za e per la sua pro­fon­di­tà, a trat­ti nostal­gi­co e malin­co­ni­co, ma for­te­men­te posi­ti­vo per lo slan­cio di vita che propone.

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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