I negoziati sul nucleare iraniano riaccendono le tensioni

I negoziati sul nucleare iraniano riaccendono le tensioni

C’è ten­sio­ne; una ten­sio­ne che coin­vol­ge Iran, Israe­le, Sta­ti Uni­ti, la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le in gene­ra­le. Pochi gior­ni fa, il 29 novem­bre, a Vien­na sono ripre­si i nego­zia­ti sul nuclea­re ira­nia­no, il Joint Com­pre­hen­si­ve Plan of Action (Jcpoa), dopo una pau­sa di sei mesi. Gli ira­nia­ni era­no spa­ri­ti dal­lo scor­so 18 giu­gno, quan­do il cam­bio del gover­no ave­va por­ta­to a capo dell’esecutivo Ebra­him Rai­si, con­ser­va­to­re, con qual­che mac­chia non di poco con­to nel suo cur­ri­cu­lum poli­ti­co. Gli Sta­ti Uni­ti lo san­zio­na­ro­no infat­ti nel 2019 per vio­la­zio­ne dei dirit­ti uma­ni, con rife­ri­men­to al “mas­sa­cro del­le pri­gio­ni” del 1988, dove miglia­ia di dis­si­den­ti poli­ti­ci spa­ri­ro­no o mori­ro­no tra ese­cu­zio­ni e torture. 

Comun­que, il Jcpoa è dun­que ritor­na­to sul­la tavo­la del­la diplo­ma­zia inter­na­zio­na­le. Tehe­ran è arri­va­ta sicu­ra di sé, in pom­pa magna, con alle spal­le un pro­gram­ma nuclea­re che nono­stan­te lo stal­lo del­le trat­ta­ti­ve, è sta­to por­ta­to avan­ti, anche con un cer­to suc­ces­so vista la pro­du­zio­ne di ura­nio arric­chi­to al 60%, soglia mol­to vici­na all’uso mili­ta­re. È abba­stan­za chia­ro quin­di. Volen­do, l’Iran in un mese o poco di più potreb­be otte­ne­re una bom­ba ato­mi­ca, se le inten­zio­ni poli­ti­che del­la nazio­ne degli aya­tol­lah lo pre­ve­des­se nel­la pro­pria agen­da politica. 

E l’Occidente che fa? Si è atteso per questi sei mesi che Teheran tornasse appunto al tavolo delle trattative, senza intervenire nel programma iraniano che di fatto continuava ad andare avanti. 

In un cer­to sen­so, Rai­si pote­va aver lascia­to bri­cio­le di pane per mostra­re le pro­prie inten­zio­ni. Come capo dele­ga­zio­ne a Vien­na, infat­ti, il Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca isla­mi­ca ave­va chia­ma­to Ali Baghe­ri Kani, già Mini­stro degli Este­ri, for­te­men­te con­tra­rio al Jcpoa. Por­ta­re avan­ti il pro­gram­ma nuclea­re nono­stan­te l’esito del­le trat­ta­ti­ve avreb­be comun­que lascia­to un buon mar­gi­ne di van­tag­gio all’Iran che ora dice agli Sta­ti Uni­ti (che nel 2018 su deci­sio­ne di Trump usci­va­no dai nego­zia­ti lascian­do for­ti impo­si­zio­ni alla Repub­bli­ca degli aya­tol­lah) che se la nazio­ne sta­tu­ni­ten­se si pre­sen­te­rà a Vien­na con la volon­tà di far fron­te ai pun­ti d’attrito tra i due Pae­si allo­ra l’Iran sarà dispo­sto ad apri­re un dia­lo­go; il che può far pen­sa­re sem­mai alle non inten­zio­ni di Tehe­ran, dal momen­to in cui Biden e la sua dele­ga­zio­ne atten­do­no da mesi le trat­ta­ti­ve e fan­no pas­si indie­tro sull’uso del­le mili­zie filo-ira­nia­ne e dei mis­si­li bali­sti­ci, pun­ti che buo­na par­te dei demo­cra­ti­ci ame­ri­ca­ni inve­ce vor­reb­be vede­re sanzionati. 

Nel frat­tem­po la Repub­bli­ca degli aya­tol­lah è in for­te ten­sio­ne anche con Israe­le, che già da ini­zio novem­bre ha aumen­ta­to le minac­ce di raid aerei con­tro Tehe­ran per fer­ma­re il pro­get­to nuclea­re ira­nia­no, dub­bio­sa dei pos­si­bi­li esi­ti dei nego­zia­ti di Vien­na. Il Pri­mo mini­stro israe­lia­no ha chie­sto in un comu­ni­ca­to per­so­na­le alle poten­ze mon­dia­li di «non cede­re al ricat­to dell’Iran». Per Israe­le, con­ti­nua­re ad aspet­ta­re al tavo­lo dei nego­zia­ti la poten­za isla­mi­ca non può fun­zio­na­re da fre­no per le sue ope­ra­zio­ni in cam­po nuclea­re e politico-militare. 

Israe­le non rico­no­sce­rà i pat­ti di Vien­na se que­sti non saran­no un effet­ti­vo pas­so ver­so il bloc­co dei pro­get­ti ira­nia­ni. È un modo per riba­di­re le inten­zio­ni mili­ta­ri di Israe­le se Rai­si con­ti­nue­rà nei suoi inten­ti indi­stur­ba­to. Ne sono un segno i bom­bar­da­men­ti israe­lia­ni in Siria, che potreb­be esse­re tra­sfor­ma­ta in una piat­ta­for­ma mili­ta­re ira­nia­na. La rispo­sta di Tehe­ran però non è meno radi­ca­le. Ne ha dato pro­va il gene­ra­le Amir Ali Haji­za­deh che ha lascia­to sape­re che così facen­do Israe­le non sta facen­do altro che acce­le­ra­re la pro­pria fine. Per­so­nag­gio mol­to impor­tan­te nel­le for­ze mili­ta­ri ira­nia­ne, è sta­to acco­sta­to a Qas­sem Sulei­ma­ni, sto­ri­co coman­dan­te del­le Guar­die Ira­nia­ne del­la Rivo­lu­zio­ne, di nota fama come difen­so­re del­la Repub­bli­ca degli aya­tol­lah, ucci­so in un attac­co ame­ri­ca­no il 3 gen­na­io 2020. 

Que­sto ci por­ta ad un altro pun­to impor­tan­te del­la situa­zio­ne in Iran. Se, fuo­ri dal­la pro­pria ter­ra, Tehe­ran ha mostra­to for­te sicu­rez­za di sé, nel­le que­stio­ni inter­ne al Pae­se non mostra la stes­sa com­po­stez­za e soli­di­tà. Gli attac­chi ira­nia­ni agli ame­ri­ca­ni in Iraq, in ripo­sta all’omicidio del gene­ra­le Sulei­ma­ni, han­no por­ta­to all’abbattimento di un aereo civi­le nel gen­na­io 2020, con la con­se­guen­te mor­te di 176 ira­nia­ni, stan­do alle inda­gi­ni sacri­fi­ca­ti dal­la stes­sa Tehe­ran come capro espia­to­rio per un even­tua­le ulte­rio­re attac­co ven­di­ca­ti­vo, in caso fos­se sta­to abbat­tu­to dai col­pi ame­ri­ca­ni. Ma ad abbat­ter­lo sono sta­ti i mis­si­li di Tehe­ran che ora fron­teg­gia le pro­te­ste del popo­lo iraniano. 

La tra­ma si intrec­cia: Israe­le minac­cia di attac­ca­re e men­tre bom­bar­da la Siria tine nel miri­no la Repub­bli­ca degli aya­tol­lah; il popo­lo ira­nia­no pro­te­sta anche per la for­te infla­zio­ne del rial rispet­to al dol­la­ro; Tehe­ran potreb­be otte­ne­re in poco tem­po la bom­ba ato­mi­ca; la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le si tro­va mes­sa alla pro­va anco­ra una vol­ta. C’è ten­sio­ne; una ten­sio­ne che non pos­sia­mo non considerare. 

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Marco Fradegrada
Stu­dio filo­so­fia, mi affa­sci­na la psi­co­lo­gia, impaz­zi­sco per gli aned­do­ti nel­le bio­gra­fie. Mi inte­res­sa­no le vicen­de del­l’E­st euro­peo, Orien­te e Medio Orien­te. Ascol­to tan­ta musi­ca, suo­no e vado mat­to per i cani.

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