Idrogel sintetici, si aprono nuove prospettive

Idrogel sintetici, si aprono nuove prospettive

Nel­la dan­se maca­bre del­le cau­se di mor­te per malat­tia, il coro­na­vi­rus non por­ta coro­na: sono le pato­lo­gie car­dio­va­sco­la­ri che ucci­do­no mag­gior­men­te. Pri­ma cau­sa di deces­si in Ita­lia, esse (tra ische­mie, infar­ti e malat­tie del cuo­re o cere­bro­va­sco­la­ri) pro­vo­ca­no infat­ti più di 230 mila mor­ti all’anno nel nostro Pae­se. Il solo infar­to è respon­sa­bi­le di cir­ca 440 000 mor­ti annue nell’Unione Euro­pea, area in cui si sti­ma col­pi­sca annual­men­te più di un milio­ne di per­so­ne, ed il costo cal­co­la­to per l’Europa nel 2017 di tale far­del­lo sani­ta­rio è sta­to di cir­ca 45 miliar­di di euro. E anche quan­do la lesio­ne al cuo­re non è leta­le, la gua­ri­gio­ne si pro­spet­ta spes­so lun­ga e dif­fi­col­to­sa. Que­sto a cau­sa del movi­men­to costan­te che i tes­su­ti in via di rige­ne­ra­zio­ne devo­no soste­ne­re a cau­sa del bat­ti­to car­dia­co, una pro­ble­ma­ti­ca che inte­res­sa anche altri tes­su­ti costan­te­men­te sol­le­ci­ta­ti come le cor­de vocali. 

Que­sta real­tà potreb­be però cam­bia­re gra­zie al lavo­ro del team gui­da­to da Luc Mon­gueau e da Jia­nyu Li, pro­fes­so­ri del­la McGill Uni­ver­si­ty di Mon­tréal, Qué­bec. L’indagine dei ricer­ca­to­ri si è infat­ti sof­fer­ma­ta sul­la pre­pa­ra­zio­ne di un tes­su­to sin­te­ti­co capa­ce di faci­li­ta­re il pro­ces­so di ripa­ra­zio­ne di cuo­re e cor­de voca­li, garan­ten­do alle cel­lu­le ripa­ra­tri­ci del tes­su­to lesio­na­to uno scaf­fold sia suf­fi­cien­te­men­te poro­so (affin­ché le cel­lu­le abbia­no abba­stan­za spa­zio per vive­re e cre­sce­re) che alta­men­te resi­sten­te alle con­ti­nue sollecitazioni. 

A tal fine, è stato sintetizzato un idrogel a base di chitosano, un polisaccaride biocompatibile già molto usato nella biomedicina e nelle scienze dei biomateriali. 

Gli idro­gel sono mate­ria­li poro­si, già sfrut­ta­ti in mol­ti cam­pi per la loro capa­ci­tà di assor­bi­re gran­di quan­ti­tà d’acqua ed iniet­ta­bi­li nei pazien­ti con mini­ma inva­si­vi­tà, ma fino­ra le for­mu­la­zio­ni con­ven­zio­na­li non ave­va­no crea­to idro­gel suf­fi­cien­te­men­te resi­sten­ti. I cam­pio­ni pro­dot­ti dai ricer­ca­to­ri del­la McGill seguen­do il pro­to­col­lo da loro ela­bo­ra­to e pub­bli­ca­to in Advan­ced Scien­ce a fine novem­bre han­no inve­ce soste­nu­to con suc­ces­so 120 vibra­zio­ni al secon­do per oltre 6 milio­ni di cicli, uno stress bio­mec­ca­ni­co estre­mo com­pa­ra­bi­le a quel­lo soste­nu­to dal­le cor­de vocali. 

«I risul­ta­ti sono pro­met­ten­ticom­men­ta a tal pro­po­si­to Guan­gyu Bao, can­di­da­to post-doc nel Dipar­ti­men­to di Inge­gne­ria Mec­ca­ni­ca alla McGill – e spe­ria­mo che un gior­no il nuo­vo idro­gel sia usa­to come impian­to per restau­ra­re la voce nel­le per­so­ne con cor­de voca­li dan­neg­gia­te, come ad esem­pio i soprav­vis­su­ti al can­cro alla laringe». 

Anche Jia­nyu Li non nascon­de la sua sod­di­sfa­zio­ne per la per­for­man­ce “sen­za pre­ce­den­ti” otte­nu­ta dai gel sin­te­tiz­za­ti, e si dice “in tre­pi­dan­te atte­sa di tra­dur­la a livel­lo cli­ni­co”, per appli­ca­zio­ni che oltre al cuo­re e alle cor­de voca­li potreb­be­ro inte­res­sa­re anche la crea­zio­ne di pol­mo­ni arti­fi­cia­li per testa­re i far­ma­ci con­tro il Covid-19, così da aggiun­ge­re un ulte­rio­re allea­to a bene­fi­cio di chi lot­ta con­tro la pandemia.

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Simone Santini
Nato nel 1999 e stu­den­te di Bio­tec­no­lo­gia, scri­vo rac­con­ti per entu­sia­sma­re e arti­co­li quan­do la scien­za è il rac­con­to più entusiasmante.

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