Del: 4 Dicembre 2021 Di: Costanza Mazzucchelli Commenti: 0

Tania Bruguera, nata a Cuba nel 1968, è un’artista attiva da oltre 25 anni, durante i quali ha fatto della propria arte uno strumento con cui sperimentare le potenzialità dei nuovi supporti artistici, trattare tematiche politiche attuali e raccontare le realtà più drammatiche. Il suo impegno va ben oltre il perimetro artistico, sconfinando nell’attivismo, e l’ha portata a realizzare diversi progetti riguardanti la memoria storica collettiva e i diritti umani, come l’Immigrant Movement International e si è occupata, assieme al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, della stesura del primo documento sulla libertà di espressione artistica e sui diritti culturali. 

Proprio per il tema della libertà di espressione Bruguera si è scontrata più con il suo paese d’origine. L’artista/attivista è stata arrestata e rilasciata tre volte tra dicembre 2014 e gennaio 2015, dopo aver annunciato una performance pubblica che prevedeva di lasciare un microfono aperto per permettere ai cubani di esprimere liberamente i loro pensieri. È stata nuovamente arrestata nel dicembre 2018, per una manifestazione contro la promulgazione di una legge cubana che avrebbe imposto agli artisti di richiedere licenze governative per agire nello spazio pubblico, limitando così la loro arte.

Il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano dal 27 ottobre 2021 al 13 febbraio 2022 dà la possibilità di approfondire la complessa figura di Bruguera e la sua attività in occasione della prima grande mostra a lei dedicata in Italia, curata da Diego Sileo.

Il titolo, La verità anche a scapito del mondo, è una citazione a uno dei principali riferimenti culturali di Bruguera, la filosofa tedesca Hannah Arendt. Intervistata in uno show televisivo, alla domanda se ci fossero motivi validi per tacere su alcuni argomenti, Arendt ha riposto con la locuzione latina fiat veritas et pereat mundus (sia detta la verità anche a scapito del mondo).

Dietro alla risposta di Arendt aleggia il concetto di libertà, di esistere, sapere ed esprimersi; il valore della libertà, assieme a quello della verità, è anche il perno su cui si incardina l’esposizione al PAC.

Dietro a un freddo cancello in metallo, inizia il percorso espositivo con Donde tus ideas se convierten en acciones civicas (100 horas de lectura de Los Origines del Totalitarismo). Bruguera, il 20 maggio 2015, ha invitato Hanna Arendt nella propria casa a L’Avana, per un reading pubblico di 100 ore del capitale Le origini del capitalismo; successivamente ha fondato l’Instituto de Artivismo Hannah Arendt, luogo di incontro e scambio con il fine di attuare un’”alfabetizzazione civica”, affinché i cittadini cubani – ma non solo – conoscano i propri diritti e, quindi, siano in grado di difenderli. Scientia potentia est. La prima opera idealmente passa il testimone al visitatore, poiché chiunque è libero di sedersi, prendere il microfono e iniziare a legge il testo di Arendt.

Dietro alla sedia, campeggia sul muro una grande bandiera dell’Unione Europa, le cui stelle sono tra loro collegate non da ponti come sarebbe piacevole immaginare, ma da fili spinati. The poor treatment of migrants today will be our dishonor tomorrow è il titolo dell’opera, cucita con la collaborazione dell’Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti (ANED). In dieci anni, l’Unione Europea ha ostacolato con i mezzi più diversi l’arrivo di migranti e Bruguera intende denunciare proprio questa politica di isolamento e le contraddizioni di un’Unione talvolta poco unita, o compatta solo quando si tratta di difendersi da chi arriva da fuori. 

Poco oltre, l’opera Estadística riproduce un’altra bandiera, quella cubana, realizzata con i capelli donati da cittadini dell’isola.

Il simbolo del Paese acquisisce così una maggiore valenza collettiva, diventa simbolo dell’unione delle parti volte a formare il tutto, parti che tentano di riappropriarsi del proprio potere. Ma la bandiera funge anche da stendardo funebre, monito di tutti i problemi che ancora oggi deve affrontare e risolvere il Paese. Tra questi problemi c’è la censura nei confronti degli artisti e le incarcerazioni arbitrarie dei manifestanti contro il governo. I nomi degli oltre cinquecento prigionieri politici cubani sono enunciati ad alta da tre performers voce in Sin Título (Habana, 2021), all’interno di una lunga galleria, in un’atmosfera asfissiante.

Tania Bruguera, San Titulo (Habana, 2021), 2021, Courtesy l’artista, Foto Claudia Cappelli

Altre due installazioni coinvolgono lo spettatore non solo intellettualmente, ma anche fisicamente. Con Sin Titulo (Kassel, 2002), realizzata per documenta 11 e riproposta al PAC, Bruguera richiama il passato recente della città di Kassel, dove durante la Seconda Guerra Mondiale aveva sede la fabbrica di armamenti Rheinmetall. Il visitatore accede in una stanza buia e dopo qualche secondo è accecato da luci abbaglianti, che si accendono e spengono con un ritmo cadenzato da performers che camminano al piano superiore mentre una pistola. Si fa così esperienza di uno stato di vulnerabilità e costante osservazione, come è stato vissuto nei periodi più bui della storia, tra cui rientra il Secondo conflitto mondiale.

Dopo la stimolazione di udito e vista, con 22,853 (Crying Room) anche l’olfatto è interessato da questa esperienza multisensoriale. In una sala completamente bianca e spoglia, da alcune fessure sulle pareti fuoriesce un gas al mentolo che induce alla lacrimazione. Questa installazione, già presentata nel 2018 nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra, vuole rendere il visitatore parte di un’esperienza empatica e condivisa con gli altri presenti nella stanza, un momento di autentico silenzio. L’esperienza di silenzioso scambio con le vite degli altri continua oltre la porta, perché al visitatore viene impresso sulla mano un numero, aggiornato ogni giorno: si tratta delle persone che dal 2014 hanno attraversato il Mediterraneo e di cui si sono perse le tracce.

Le opere qui esposte, ma in termini generali tutta la produzione di Bruguera, si può definire grazie a una serie di categorie artistico-politiche e neologismi creati dall’artista stessa. Arte de Conducta (arte del comportamento) è un termine coniato da Bruguera per indicare l’arte che non si serve di pennelli o tele, ma del comportamento umano e della reazione del pubblico, parte integrante dell’opera stessa – e ormai requisito della maggior parte dell’arte contemporanea.

Il pubblico è invitato a mettere in dubbio le proprie convinzioni, ad allargare il proprio orizzonte esperienziale e conoscitivo, a indagare realtà diverse da quella individuale.

A questo si legano anche i concetti di Arte Útil, arte come mezzo in un processo di immaginazione e successivamente creazione di una realtà diversa; Est-Etica, espressione di quanto la componente etica sia fondamentale all’interno della produzione estetica e artistica di Bruguera, a cui segue una presa di consapevolezza di poter (e forse dover) prendere parte a un processo trasformativo del mondo attuale; e Artivismo, crasi di attivismo e arte, due mondi in costante dialogo e interscambio nelle opere di un’artista la cui vita è sempre stata fortemente influenzata dagli eventi politici e culturali contemporanei. 

Lo spettro di temi affrontati va dalla questione cubana, di cui l’artista ha fatto diretta esperienza, alla questione palestinese, dalla crisi migratoria alle relazioni di potere e alla memoria storica. L’elemento distinguente della mostra è l’intensità emotiva riversata sullo spettatore, che vive un’esperienza patetica, nel senso etimologico di ricca di pathos. A un’inziale angoscia, però, segue un forte senso di compartecipazione ai destini altrui. È evidente quindi il rimando ad Arendt: qui trova sfogo la verità dietro a situazioni complesse passate e presenti, espressa anche a scapito del mondo, e la necessità di reagire.


In copertina: Tania Bruguera, Donde tus ideas se convierten en acciones civicas (100 horas de lectura deLos Origenes del Totalitarismo), 2015-2021, Courtesy l’artista, Foto Lorenzo Palmieri.

Costanza Mazzucchelli
Classe 2000, studentessa di Lettere. Guardo il mondo attraverso i miei occhiali spessi, ascolto e leggo, poi scrivo di ciò che ho imparato.

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