La verità anche a scapito del mondo. Tania Bruguera al PAC

Tania Bru­gue­ra, nata a Cuba nel 1968, è un’artista atti­va da oltre 25 anni, duran­te i qua­li ha fat­to del­la pro­pria arte uno stru­men­to con cui spe­ri­men­ta­re le poten­zia­li­tà dei nuo­vi sup­por­ti arti­sti­ci, trat­ta­re tema­ti­che poli­ti­che attua­li e rac­con­ta­re le real­tà più dram­ma­ti­che. Il suo impe­gno va ben oltre il peri­me­tro arti­sti­co, scon­fi­nan­do nell’attivismo, e l’ha por­ta­ta a rea­liz­za­re diver­si pro­get­ti riguar­dan­ti la memo­ria sto­ri­ca col­let­ti­va e i dirit­ti uma­ni, come l’Immi­grant Move­ment Inter­na­tio­nal. Si è occu­pa­ta, assie­me al Con­si­glio dei Dirit­ti Uma­ni del­le Nazio­ni Uni­te, del­la ste­su­ra del pri­mo docu­men­to sul­la liber­tà di espres­sio­ne arti­sti­ca e sui dirit­ti culturali. 

Pro­prio per il tema del­la liber­tà di espres­sio­ne Bru­gue­ra si è scon­tra­ta più vol­te con il suo pae­se d’origine. L’artista/attivista è sta­ta arre­sta­ta e rila­scia­ta tre vol­te tra dicem­bre 2014 e gen­na­io 2015, dopo aver annun­cia­to una per­for­man­ce pub­bli­ca che pre­ve­de­va di lascia­re un micro­fo­no aper­to per per­met­te­re ai cuba­ni di espri­me­re libe­ra­men­te i loro pen­sie­ri. È sta­ta nuo­va­men­te arre­sta­ta nel dicem­bre 2018, per una mani­fe­sta­zio­ne con­tro la pro­mul­ga­zio­ne di una leg­ge cuba­na che avreb­be impo­sto agli arti­sti di richie­de­re licen­ze gover­na­ti­ve per agi­re nel­lo spa­zio pub­bli­co, limi­tan­do così la loro arte.

Il PAC – Padi­glio­ne d’Arte Con­tem­po­ra­nea di Mila­no dal 27 otto­bre 2021 al 13 feb­bra­io 2022 dà la pos­si­bi­li­tà di appro­fon­di­re la com­ples­sa figu­ra di Bru­gue­ra e la sua atti­vi­tà in occa­sio­ne del­la pri­ma gran­de mostra a lei dedi­ca­ta in Ita­lia, cura­ta da Die­go Sileo.

Il tito­lo, La veri­tà anche a sca­pi­to del mon­do, è una cita­zio­ne a uno dei prin­ci­pa­li rife­ri­men­ti cul­tu­ra­li di Bru­gue­ra, la filo­so­fa tede­sca Han­nah Arendt. Inter­vi­sta­ta in uno show tele­vi­si­vo, alla doman­da se ci fos­se­ro moti­vi vali­di per tace­re su alcu­ni argo­men­ti, Arendt ha ripo­sto con la locu­zio­ne lati­na fiat veri­tas et pereat mun­dus (sia det­ta la veri­tà anche a sca­pi­to del mondo). 

Dietro alla risposta di Arendt aleggia il concetto di libertà, di esistere, sapere ed esprimersi; il valore della libertà, assieme a quello della verità, è anche il perno su cui si incardina l’esposizione al PAC.

Die­tro a un fred­do can­cel­lo in metal­lo, ini­zia il per­cor­so espo­si­ti­vo con Don­de tus ideas se con­vier­ten en accio­nes civi­cas (100 horas de lec­tu­ra de Los Ori­gi­nes del Tota­li­ta­ri­smo). Bru­gue­ra, il 20 mag­gio 2015, ha invi­ta­to Han­na Arendt nel­la pro­pria casa a L’Avana, per un rea­ding pub­bli­co di 100 ore del capi­ta­le Le ori­gi­ni del capi­ta­li­smo; suc­ces­si­va­men­te ha fon­da­to l’Insti­tu­to de Arti­vi­smo Han­nah Arendt, luo­go di incon­tro e scam­bio con il fine di attua­re un’”alfabetizzazione civi­ca”, affin­ché i cit­ta­di­ni cuba­ni – ma non solo – cono­sca­no i pro­pri dirit­ti e, quin­di, sia­no in gra­do di difen­der­li. Scien­tia poten­tia est. La pri­ma ope­ra ideal­men­te pas­sa il testi­mo­ne al visi­ta­to­re, poi­ché chiun­que è libe­ro di seder­si, pren­de­re il micro­fo­no e ini­zia­re a leg­ge il testo di Arendt.

Die­tro alla sedia, cam­peg­gia sul muro una gran­de ban­die­ra dell’Unio­ne Euro­pa, le cui stel­le sono tra loro col­le­ga­te non da pon­ti come sareb­be pia­ce­vo­le imma­gi­na­re, ma da fili spi­na­ti. The poor treat­ment of migran­ts today will be our disho­nor tomor­row è il tito­lo dell’opera, cuci­ta con la col­la­bo­ra­zio­ne dell’Associazione Nazio­na­le Ex Depor­ta­ti nei cam­pi nazi­sti (ANED). In die­ci anni, l’Unione Euro­pea ha osta­co­la­to con i mez­zi più diver­si l’arrivo di migran­ti e Bru­gue­ra inten­de denun­cia­re pro­prio que­sta poli­ti­ca di iso­la­men­to e le con­trad­di­zio­ni di un’Unione tal­vol­ta poco uni­ta, o com­pat­ta solo quan­do si trat­ta di difen­der­si da chi arri­va da fuori. 

Poco oltre, l’opera Estadística riproduce un’altra bandiera, quella cubana, realizzata con i capelli donati da cittadini dell’isola.

Il sim­bo­lo del Pae­se acqui­si­sce così una mag­gio­re valen­za col­let­ti­va, diven­ta sim­bo­lo dell’unione del­le par­ti vol­te a for­ma­re il tut­to, par­ti che ten­ta­no di riap­pro­priar­si del pro­prio pote­re. Ma la ban­die­ra fun­ge anche da sten­dar­do fune­bre, moni­to di tut­ti i pro­ble­mi che anco­ra oggi deve affron­ta­re e risol­ve­re il Pae­se. Tra que­sti pro­ble­mi c’è la cen­su­ra nei con­fron­ti degli arti­sti e le incar­ce­ra­zioni arbi­tra­rie dei mani­fe­stan­ti con­tro il gover­no. I nomi degli oltre cin­que­cen­to pri­gio­nie­ri poli­ti­ci cuba­ni sono enun­cia­ti ad alta da tre per­for­mers voce in Sin Títu­lo (Haba­na, 2021), all’interno di una lun­ga gal­le­ria, in un’atmosfera asfissiante.

Tania Bru­gue­ra, San Titu­lo (Haba­na, 2021), 2021, Cour­te­sy l’ar­ti­sta, Foto Clau­dia Cappelli

Altre due instal­la­zio­ni coin­vol­go­no lo spet­ta­to­re non solo intel­let­tual­men­te, ma anche fisi­ca­men­te. Con Sin Titu­lo (Kas­sel, 2002), rea­liz­za­ta per docu­men­ta 11 e ripro­po­sta al PAC, Bru­gue­ra richia­ma il pas­sa­to recen­te del­la cit­tà di Kas­sel, dove duran­te la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le ave­va sede la fab­bri­ca di arma­men­ti Rhein­me­tall. Il visi­ta­to­re acce­de in una stan­za buia e dopo qual­che secon­do è acce­ca­to da luci abba­glian­ti, che si accen­do­no e spen­go­no con un rit­mo caden­za­to da per­for­mers che cam­mi­na­no al pia­no supe­rio­re men­tre una pisto­la. Si fa così espe­rien­za di uno sta­to di vul­ne­ra­bi­li­tà e costan­te osser­va­zio­ne, come è sta­to vis­su­to nei perio­di più bui del­la sto­ria, tra cui rien­tra il Secon­do con­flit­to mondiale.

Dopo la sti­mo­la­zio­ne di udi­to e vista, con 22,853 (Cry­ing Room) anche l’olfatto è inte­res­sa­to da que­sta espe­rien­za mul­ti­sen­so­ria­le. In una sala com­ple­ta­men­te bian­ca e spo­glia, da alcu­ne fes­su­re sul­le pare­ti fuo­rie­sce un gas al men­to­lo che indu­ce alla lacri­ma­zio­ne. Que­sta instal­la­zio­ne, già pre­sen­ta­ta nel 2018 nel­la Tur­bi­ne Hall del­la Tate Modern di Lon­dra, vuo­le ren­de­re il visi­ta­to­re par­te di un’esperienza empa­ti­ca e con­di­vi­sa con gli altri pre­sen­ti nel­la stan­za, un momen­to di auten­ti­co silen­zio. L’esperienza di silen­zio­so scam­bio con le vite degli altri con­ti­nua oltre la por­ta, per­ché al visi­ta­to­re vie­ne impres­so sul­la mano un nume­ro, aggior­na­to ogni gior­no: si trat­ta del­le per­so­ne che dal 2014 han­no attra­ver­sa­to il Medi­ter­ra­neo e di cui si sono per­se le tracce.

Le ope­re qui espo­ste, ma in ter­mi­ni gene­ra­li tut­ta la pro­du­zio­ne di Bru­gue­ra, si può defi­ni­re gra­zie a una serie di cate­go­rie arti­sti­co-poli­ti­che e neo­lo­gi­smi crea­ti dall’artista stes­sa. Arte de Con­duc­ta (arte del com­por­ta­men­to) è un ter­mi­ne conia­to da Bru­gue­ra per indi­ca­re l’arte che non si ser­ve di pen­nel­li o tele, ma del com­por­ta­men­to uma­no e del­la rea­zio­ne del pub­bli­co, par­te inte­gran­te dell’opera stes­sa – e ormai requi­si­to del­la mag­gior par­te dell’arte contemporanea. 

Il pubblico è invitato a mettere in dubbio le proprie convinzioni, ad allargare il proprio orizzonte esperienziale e conoscitivo, a indagare realtà diverse da quella individuale.

A que­sto si lega­no anche i con­cet­ti di Arte Útil, arte come mez­zo in un pro­ces­so di imma­gi­na­zio­ne e suc­ces­si­va­men­te crea­zio­ne di una real­tà diver­sa; Est-Eti­ca, espres­sio­ne di quan­to la com­po­nen­te eti­ca sia fon­da­men­ta­le all’interno del­la pro­du­zio­ne este­ti­ca e arti­sti­ca di Bru­gue­ra, a cui segue una pre­sa di con­sa­pe­vo­lez­za di poter (e for­se dover) pren­de­re par­te a un pro­ces­so tra­sfor­ma­ti­vo del mon­do attua­le; e Arti­vi­smo, cra­si di atti­vi­smo e arte, due mon­di in costan­te dia­lo­go e inter­scam­bio nel­le ope­re di un’artista la cui vita è sem­pre sta­ta for­te­men­te influen­za­ta dagli even­ti poli­ti­ci e cul­tu­ra­li contemporanei. 

Lo spet­tro di temi affron­ta­ti va dal­la que­stio­ne cuba­na, di cui l’artista ha fat­to diret­ta espe­rien­za, alla que­stio­ne pale­sti­ne­se, dal­la cri­si migra­to­ria alle rela­zio­ni di pote­re e alla memo­ria sto­ri­ca. L’elemento distin­guen­te del­la mostra è l’intensità emo­ti­va river­sa­ta sul­lo spet­ta­to­re, che vive un’esperienza pate­ti­ca, nel sen­so eti­mo­lo­gi­co di ric­ca di pathos. A un’inziale ango­scia, però, segue un for­te sen­so di com­par­te­ci­pa­zio­ne ai desti­ni altrui. È evi­den­te quin­di il riman­do ad Arendt: qui tro­va sfo­go la veri­tà die­tro a situa­zio­ni com­ples­se pas­sa­te e pre­sen­ti, espres­sa anche a sca­pi­to del mon­do, e la neces­si­tà di reagire.


In coper­ti­na: Tania Bru­gue­ra, Don­de tus ideas se con­vier­ten en accio­nes civi­cas (100 horas de lec­tu­ra deLos Ori­ge­nes del Tota­li­ta­ri­smo), 2015–2021, Cour­te­sy l’artista, Foto Loren­zo Pal­mie­ri.

Con­di­vi­di:
Costanza Mazzucchelli
Clas­se 2000, stu­den­tes­sa di Let­te­re. Guar­do il mon­do attra­ver­so i miei occhia­li spes­si, ascol­to e leg­go, poi scri­vo di ciò che ho imparato.

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