Nuova Caledonia. Forte astensione al referendum

Nuova Caledonia. Forte astensione al referendum

Dome­ni­ca 12 dicem­bre si è tenu­to il ter­zo e ulti­mo refe­ren­dum, come pre­vi­sto dagli accor­di, per deci­de­re se la Nuo­va Cale­do­nia deb­ba rima­ne­re pos­se­di­men­to fran­ce­se oppu­re otte­ne­re l’indipendenza. I risul­ta­ti han­no dato ragio­ne, con un net­to 96%, al par­ti­to pro-Fran­cia. Ma il for­te asten­sio­ni­smo (l’affluenza è sta­ta solo del 44%), soprat­tut­to tra gli indi­ge­ni indi­pen­den­ti­sti, accen­de la pole­mi­ca e get­ta l’ombra di pos­si­bi­li vio­len­ze in futuro.

Sul desti­no del­le dodi­ci iso­le nel sud dell’oceano Paci­fi­co si era già vota­to nel 2018 (il 56,4% scel­se di rima­ne­re fran­ce­se) e poi nel 2020 quan­do, una vol­ta anco­ra, con il 53%, ven­ne respin­ta la richie­sta d’indipendenza. Sem­pli­fi­can­do, si può dire che da un lato ci sono i kana­ki, ovve­ro gli indi­ge­ni, a favo­re dell’indipendenza, radu­na­ti­si nel Fron­te di Libe­ra­zio­ne Nazio­na­le Kana­ko Socia­li­sta; dall’altro, i discen­den­ti dei colo­ni fran­ce­si, i discen­den­ti dei depor­ta­ti quan­do quel­le ter­re era­no una colo­nia pena­le, e i poli­ne­sia­ni, tut­ti pro-Fran­cia e rag­grup­pa­ti sot­to il nome di Voce del No.

Dive­nu­ta colo­nia nel 1853, dal 1864 per quarant’anni la Nuo­va Cale­do­nia ven­ne uti­liz­za­ta come bagno pena­le. Nel 1946 ces­sò for­mal­men­te di esse­re colo­nia, dive­nen­do Ter­ri­to­rio d’Oltremare, con una limi­ta­ta auto­no­mia dal 1976. A par­ti­re dal 1985 il Fron­te di Libe­ra­zio­ne intra­pre­se una lot­ta per l’indipendenza dal­la Fran­cia, ina­spri­ta­si dopo l’omicidio del lea­der Jean Marie Tjibau. 

Le vio­len­ze, che por­ta­ro­no a deci­ne di mor­ti, si con­clu­se­ro con la fir­ma dell’accor­do di Mati­gnon nel 1988, segui­to da quel­lo di Nou­méa nel 1998. Que­sti pre­ve­de­va­no, in par­ti­co­la­re, la pos­si­bi­li­tà di tre refe­ren­dum, dopo che quel­lo indet­to dal­la Fran­cia nel 1987 era sta­to boi­cot­ta­to dagli indi­pen­den­ti­sti che lo ave­va­no rite­nu­to pri­vo di tra­spa­ren­za e legit­ti­mi­tà. Poi due refe­ren­dum, con la vit­to­ria di misu­ra dei filo­fran­ce­si. E ora il ter­zo, for­mal­men­te decisivo.

Ma il forte astensionismo getta forti ombre sul futuro. Sembra riproporsi lo scenario del 1987, e così alcuni osservatori sono poco propensi a pensare che l’esito del terzo referendum abbia davvero messo la parola fine sulla questione dell’indipendenza.

Oggi il Pae­se, che fa par­te del­la Mela­ne­sia e con­ta appe­na 270mila abi­tan­ti. Vede ormai i kana­ki in mino­ran­za (44%), sep­pur comun­que nume­ro­si, anche a cau­sa del­le con­ti­nue migra­zio­ni favo­ri­te dal fat­to che il ter­ri­to­rio è pos­se­di­men­to fran­ce­se. Que­sto ha ali­men­ta­to tra gli indi­ge­ni non solo lo sco­rag­gia­men­to davan­ti al ricor­so a stru­men­ti demo­cra­ti­ci per far vale­re la loro voce, ma anche il timo­re di esse­re con­si­de­ra­ti sem­pre più “cit­ta­di­ni di serie B”.

Sul pun­to il Guar­dian ha ripor­ta­to nei gior­ni scor­si la noti­zia del­le accu­se di raz­zi­smo e discri­mi­na­zio­ne rivol­te dai kana­ki con­tro lo spot pub­bli­ci­ta­rio rea­liz­za­to dai lea­li­sti fran­ce­si in vista del voto. Il ricor­so è sta­to pre­sen­ta­to al Con­si­glio di Sta­to fran­ce­se e fir­ma­to, tra i vari, da Mathias Chau­chat, pro­fes­so­re di dirit­to pres­so l’Università del­la Nuo­va Cale­do­nia. Nel­lo spe­ci­fi­co, l’accusa è di ritrar­re nel­lo spot i non-bian­chi (gli indi­ge­ni, mela­ne­sia­ni, han­no infat­ti la pel­le più scu­ra dei colo­ni e dei poli­ne­sia­ni immi­gra­ti) come pri­vi del­la padro­nan­za del­la lin­gua fran­ce­se, grez­zi, e con un accen­to “che indi­ca il loro sta­to pri­mi­ti­vo e incolto”.

Una feri­ta, quel­la del raz­zi­smo, che era già arri­va­ta all’opinione pub­bli­ca mon­dia­le quan­do, nel 1982, la cit­tà di Nou­méa era sta­ta rico­per­ta di volan­ti­ni che annun­cia­va­no l’avvento de Il pia­ne­ta del­le scim­mie, dopo l’alleanza poli­ti­ca tra par­ti­ti indi­pen­den­ti­sti e cen­tri­sti non kanaki. 

Ma da dove è derivata l’astensione degli indipendentisti dal referendum della scorsa settimana? È stata solo una questione di perdita di speranza e indebolimento?

I kana­ki ave­va­no chie­sto di rin­via­re per la pan­de­mia il refe­ren­dum alla fine del 2022, a qual­che mese di distan­za dal­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li in Fran­cia, come sta­bi­li­to dagli accor­di sti­pu­la­ti con il gover­no fran­ce­se nel 2019, per evi­ta­re inter­fe­ren­ze. Ma il gover­no di Macron ha deci­so che il refe­ren­dum si dove­va tene­re ugual­men­te. Que­sto, secon­do alcu­ni osser­va­to­ri inter­na­zio­na­li, pro­prio con moti­va­zio­ni elet­to­ra­li e per striz­za­re l’occhio ai votan­ti di destra, favo­re­vo­li al man­te­ne­re la Cale­do­nia uni­ta alla Fran­cia. È chia­ro che negli ulti­mi anni i rap­por­ti fra Pari­gi e il pos­se­di­men­to d’oltremare han­no con­ti­nua­to ad esse­re pro­ble­ma­ti­ci.

Oltre­tut­to, a rite­ne­re stra­te­gi­che le iso­le nel Paci­fi­co è anche la Cina, inte­res­sa­ta alle riser­ve di nichel abbon­dan­ti nell’isola mag­gio­re, e che ha già mostra­to inte­res­se anche ver­so, ad esem­pio, le iso­le Figi, le Salo­mo­ne e la Papua Nuo­va Gui­nea, quel­la che gli ana­li­sti chia­ma­no la “col­la­na di per­le cine­se” nel Pacifico.

L’allontanamento degli indi­pen­den­ti­sti dal­la Fran­cia potreb­be por­tar­li ad avvi­ci­nar­si alla Cina in futu­ro? Con l’esito del ter­zo refe­ren­dum, i kana­ki accet­te­ran­no defi­ni­ti­va­men­te l’appartenenza alla Fran­cia, con un regi­me anco­ra tut­to da defi­ni­re, essen­do sta­ta rin­via­ta al dopo-refe­ren­dum ogni deci­sio­ne a riguar­do? Oppu­re scop­pie­ran­no vio­len­ze e rap­pre­sa­glie come in pas­sa­to? Que­ste sono solo alcu­ne del­le doman­de che si stan­no ponen­do gli osser­va­to­ri di tut­to il mon­do in que­sti giorni.

C’è spa­zio per un futu­ro demo­cra­ti­co del­la Nuo­va Cale­do­nia con la Fran­cia, ma con pro­spet­ti­ve di egua­glian­za e paci­fi­ca con­vi­ven­za tra i diver­si grup­pi? Que­sto dipen­de­rà dal­la capa­ci­tà degli indi­pen­den­ti­sti, che recla­ma­no i loro dirit­ti come abi­tan­ti ori­gi­na­ri, di defi­ni­re una linea poli­ti­ca rea­li­sti­ca nel nuo­vo sce­na­rio; dall’atteggiamento degli altri grup­pi, più di metà del­la popo­la­zio­ne e ormai lega­ti a quel­la ter­ra; e dall’atteggiamento del Gover­no fran­ce­se, che non può cer­to pen­sa­re di aver vin­to con l’esito del referendum. 

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Carlo Codini
Nato nel 2000, sono uno stu­den­te di let­te­re. Appas­sio­na­to anche di sto­ria e filo­so­fia, non mi nego mai let­tu­re e appro­fon­di­men­ti in tali ambi­ti, con­vin­to che la varie­tà sia ric­chez­za, sempre.

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