Silvia Federici. Calibano e la strega

Silvia Federici, Calibano e la strega

Questo articolo è il primo di due sulla figura di Silvia Federici e i suoi studi. Il secondo può essere consultato al seguente link.


Sil­via Fede­ri­ci è un’universitaria, socio­lo­ga, filo­so­fa e atti­vi­sta ita­lia­na natu­ra­liz­za­ta ame­ri­ca­na. Tra le pen­sa­tri­ci più influen­ti del fem­mi­ni­smo con­tem­po­ra­neo, nei pri­mi anni ’70 ha con­tri­bui­to alla fon­da­zio­ne del movi­men­to Wages for Hou­sework (sala­rio per il lavo­ro dome­sti­co), teo­riz­zan­do l’idea secon­do la qua­le le fac­cen­de dome­sti­che sia­no in real­tà lavo­ro non retribuito. 

Fede­ri­ci sostie­ne che la mag­gio­ran­za dei mestie­ri che con­cer­no­no la salu­te, l’alimentazione e la puli­zia sono com­piu­ti dal­le don­ne, e che il nostro siste­ma eco­no­mi­co non vuo­le rico­no­scer­ne l’essenzialità per­ché su que­sta oppres­sio­ne eco­no­mi­ca di gene­re ripo­sa il capi­ta­li­smo. Fede­ri­ci rap­pre­sen­ta un pun­to di vista mol­to impor­tan­te rispet­to al fem­mi­ni­smo main­stream, incli­ne a igno­ra­re il lavo­ro dome­sti­co per con­cen­trar­si sull’emancipazione deri­van­te dal lavo­ro (quel­lo rico­no­sciu­to dal siste­ma economico). 

Calibano e la strega. Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria è il libro più famoso di Federici. 

Si trat­ta di un lun­go sag­gio pub­bli­ca­to nel 2004 che ripren­de i temi prin­ci­pa­li di un lavo­ro pre­ce­den­te chia­ma­to Il Gran­de Cali­ba­no. La tesi che ha ispi­ra­to la ricer­ca è quel­la di Maria­ro­sa Dal­la Costa Sel­ma James, altre mili­tan­ti del movi­men­to Wages for Hou­sework. Le due stu­dio­se affer­ma­no che lo sfrut­ta­men­to del­le don­ne ha gio­ca­to un ruo­lo cen­tra­le nel pro­ces­so d’accumulazione capi­ta­li­sti­ca, nel­la misu­ra in cui le don­ne han­no pro­dot­to e ripro­dot­to la mer­ce più essen­zia­le: la for­za lavoro. 

L’autrice comin­cia riper­cor­ren­do i movi­men­ti socia­li dell’Europa medie­va­le che han­no por­ta­to al pas­sag­gio dal siste­ma feu­da­le basa­to sul vas­sal­lag­gio a un’e­co­no­mia mone­ta­ria. Rico­strui­sce un con­te­sto sto­ri­co nel qua­le non esi­ste­va una sepa­ra­zio­ne tra la pro­du­zio­ne dei beni e la ripro­du­zio­ne del­la for­za lavo­ro, in quan­to entram­bi con­tri­bui­va­no alla sus­si­sten­za del­la famiglia. 

Fede­ri­ci pas­sa quin­di alle pri­me fasi del capi­ta­li­smo, duran­te le qua­li han­no avu­to luo­go i pro­ces­si, carat­te­riz­za­ti da vio­len­za, che han­no cam­bia­to la con­ce­zio­ne del cor­po uma­no e del lavo­ro fem­mi­ni­le. Si trat­ta del­la pri­va­tiz­za­zio­ne del­la ter­ra, del­la rivo­lu­zio­ne dei prez­zi e del­l’in­sie­me del­le poli­ti­che che la clas­se diri­gen­te intro­dus­se­ro per disci­pli­na­re e allar­ga­re il pro­le­ta­ria­to euro­peo. Fede­ri­ci sot­to­li­nea a più ripre­se l’im­por­tan­za del­le enclo­su­res, l’a­bo­li­zio­ne del­le ter­re comu­ni, che can­cel­la­ro­no quel­lo il cosid­det­to “comu­ni­smo pri­mi­ti­vo” e tol­se­ro alle don­ne l’u­ni­co luo­go di socia­li­tà a loro concesso.

La studiosa analizza infine il fenomeno che è stato cruciale per la sedimentazione di tali processi: la grande caccia alle streghe in Europa del XVI e XVII secolo.

Fede­ri­ci indi­vi­dua nel­la per­se­cu­zio­ne del­le stre­ghe il pun­to cul­mi­nan­te dell’intervento del­lo sta­to con­tro il cor­po pro­le­ta­rio. La defi­ni­sce una guer­ra alle don­ne che mira­va a spez­za­re il con­trol­lo sul pro­prio cor­po e sul­la ripro­du­zio­ne, fomen­ta­ta da un cli­ma in cui la clas­se poli­ti­ca era pre­oc­cu­pa­ta per il decli­no demo­gra­fi­co e moti­va­ta dal­la con­vin­zio­ne che una popo­la­zio­ne nume­ro­sa cor­ri­spon­des­se alla ric­chez­za di una nazione. 

Fu un’iniziativa poli­ti­ca e non reli­gio­sa. La reli­gio­ne ave­va posto la cor­ni­ce ideo­lo­gi­ca e la costru­zio­ne meta­fi­si­ca, ma è nei tri­bu­na­li lai­ci che avven­ne il vero geno­ci­dio. Fede­ri­ci ripor­ta che più di 200.000 don­ne ven­ne­ro accu­sa­te, ucci­se o tor­tu­ra­te. L’attac­co con­tro la visio­ne magi­ca del mon­do era inol­tre neces­sa­rio per l’in­com­pa­ti­bi­li­tà del pen­sie­ro magi­co con la disci­pli­na del lavo­ro. La magia era uno stru­men­to per otte­ne­re ciò che si vole­va sen­za lavo­ra­re, e dava spe­ran­za al popo­lo di mani­po­la­re la real­tà, e quin­di di sov­ver­ti­re l’or­di­ne costituito.

Lo sco­po di Fede­ri­ci è di mostra­re come «nel­la socie­tà capi­ta­li­sti­ca il cor­po sia sta­to per le don­ne quel­lo che la fab­bri­ca è sta­ta per i lavo­ra­to­ri sala­ria­ti maschi: il ter­re­no prin­ci­pa­le del loro sfrut­ta­men­to e del­la loro resi­sten­za, per­ché il cor­po fem­mi­ni­le è diven­ta­to pro­prie­tà del­lo sta­to e degli uomi­ni ed è sta­to obbli­ga­to a ser­vi­re da mez­zo di ripro­du­zio­ne e accu­mu­la­zio­ne del­la for­za lavoro».

Nono­stan­te l’opera sia sta­ta accol­ta con del­le cri­ti­che all’interno nel­la comu­ni­tà acca­de­mi­ca, in par­ti­co­la­re ver­so il modo in cui Fede­ri­ci rac­con­ta la vita nel Medioe­vo e l’accuratezza dei dati riguar­dan­ti i nume­ri effet­ti­vi del­le don­ne che ven­ne­ro tor­tu­ra­te o ucci­se duran­te la cac­cia alle stre­ghe, que­sto libro è uno stu­dio poten­te e sti­mo­lan­te. Rag­giun­ge una pro­fon­di­tà d’analisi note­vo­le con una flui­di­tà e una chia­rez­za rare nei sag­gi che trat­ta­no argo­men­ti simi­li. Può esse­re inte­res­san­te per tut­ti colo­ro che desi­de­ri­no con­fron­tar­si con una pro­spet­ti­va diver­sa di un perio­do fon­da­men­ta­le per la sto­ria contemporanea. 

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Beatrice Ghiringhelli Cavallo
Sono Bea­tri­ce, stu­dio con pas­sio­ne Lin­gue e let­te­ra­tu­re stra­nie­re. Mi pia­ce leg­ge­re, guar­da­re serie tv e film inte­res­san­ti e infor­mar­mi su quel­lo che suc­ce­de nel mondo.

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