Da rileggere per la prima volta: Memorie di Adriano

Pas­seg­gian­do per Roma, poco pri­ma di ripo­sar­si alla fer­ma­ta dell’autobus in atte­sa del­la cor­sa ver­so il Vati­ca­no, si scor­ge nel traf­fi­co il pro­fi­lo di Castel Sant’Angelo. Il nuo­vo nome del palaz­zo, ribat­tez­za­to così nel XI seco­lo, non può oscu­ra­re la sto­ria stra­bor­dan­te di quel­le cin­ta mura­rie, cono­sciu­te anche come «Mole Adria­na». Lì ripo­sa il magni­fi­co impe­ra­to­re, figlio adot­ti­vo di Tra­ia­no, pri­mo tra i miglio­ri, costrut­to­re di pace nel cor­so di un lun­go ven­ten­nio nel­la Roma del II seco­lo d.C. 

Qua­si 1900 anni sepa­ra­no il nostro tem­po dal­la vita pas­sa­ta di Adria­no, 1900 anni che ven­go­no mor­bi­da­men­te can­cel­la­ti dall’imperitura fer­mez­za di mura che cam­bia­no nome ma non memo­rie, non­ché dal­le pagi­ne scor­re­vo­li di un libro, un dia­rio, un espe­ri­men­to a metà tra la rico­stru­zio­ne sto­ri­ca e la fan­ta­sia. Memo­rie di Adria­no è uno dei capo­la­vo­ri più cono­sciu­ti di Mar­gue­ri­te Your­ce­nar, famo­sa scrit­tri­ce fran­ce­se, capa­ce con il suo inchio­stro di far col­li­de­re epo­che sepa­ra­te da mil­len­ni di sto­ria. Così nel­le pagi­ne del suo libro Your­ce­nar pre­sta la sua voce ad un uomo del pas­sa­to, facen­do­lo rivi­ve­re in una ful­gi­da aurea di attua­li­tà. Nul­la sem­bra lascia­to al caso: le descri­zio­ni degli even­ti, la pre­ci­sio­ne dei dati, l’icasticità dei sen­ti­men­ti espres­si, tut­to appa­re per­fet­ta­men­te plau­si­bi­le, come se fos­se sta­to lo stes­so Adria­no a raccontarsi. 

Le note alla fine del capo­la­vo­ro ripor­ta­no infi­ne alla real­tà: non si trat­ta di sto­rio­gra­fia, mol­ti dati sono frut­to di con­get­tu­re dell’autrice, la qua­le non ha mai avu­to inten­ti scien­ti­fi­ci. Eppu­re per un atti­mo era sem­bra­to di capir­lo quell’imperatore all’inizio inso­len­te e ambi­zio­so, poi sem­pre più sag­gio e raf­fi­nia­to, addi­rit­tu­ra di rico­no­scer­lo in un nostro com­pa­gno di cor­so, nel viso coper­to di rughe di un anzia­no sedu­to al tavo­lo di un bar. 

L’imperatore Adriano ci sussurra segreti umani così intimi e universali da essere in grado di annullare la distanza storica che separa il nostro tempo dal suo.

Memo­rie di Adria­no rap­pre­sen­ta il dia­rio di un’anima che evol­ve nel tem­po e nel­la fati­ca dell’esistere, sen­za tut­ta­via mai esse­re vit­ti­ma degli even­ti. L’ambizione, la mor­te, il deco­ro, il pote­re: pila­stri di una vita asto­ri­ca, così immer­sa nel suo tem­po eppu­re così attua­le. Il det­ta­to pro­ce­de scor­re­vo­le, le paro­le si ordi­na­no nel­la pagi­na con ele­gan­za e natu­ra­lez­za, spin­gen­do a riflet­te­re tan­to sul­le gran­di que­stio­ni del­la vita uma­na, quan­to sul­le sue bas­sez­ze. Your­ce­nar ci offre dun­que un ritrat­to a 360 gra­di di un uomo in tut­ta la sua inos­si­da­bi­le debo­lez­za, in tut­ta la sua fra­gi­le forza. 

In que­sto dipin­to per­fet­ta­men­te riu­sci­to un gran­de spa­zio è con­ces­so all’amore, puro e dura­tu­ro. Anti­noo è per Anto­nio un luo­go sicu­ro di pas­sio­ne e inti­mi­tà, la pro­mes­sa di una via di fuga. La fine tra­gi­ca di que­sto amo­re così sin­ce­ro get­ta un’ombra sul­la vita dell’imperatore e sul­la nar­ra­zio­ne di essa. Il rac­con­to fa per­ce­pi­re per­fet­ta­men­te la pro­fon­di­tà del­la cre­pa insa­na­bi­le nel cuo­re dell’imperatore, costret­to a tra­sci­nar­si attra­ver­so i suoi ulti­mi anni ves­sa­to dal­la soli­tu­di­ne inte­rio­re e dal­la malat­tia. L’arte è la medi­ci­na che sol­le­va l’animo dal pro­prio tor­men­to, mor­fi­na mera­vi­glio­sa per far rivi­ve­re il vol­to di chi non c’è più. 

L’elogio alla bel­lez­za che si dispie­ga nel­le pagi­ne del­le Memo­rie di Adria­no coin­vol­ge il let­to­re in una spi­ra­le di pro­sa qua­si liri­ca, fino alla dedi­ca fina­le a Mar­co Aure­lio, nipo­te adot­ti­vo di Adria­no, frut­to di una scel­ta pre­sa con tut­ta la sag­gez­za e il distac­co che solo un uomo pros­si­mo alla mor­te può ave­re. Così infi­ne Adria­no pre­pa­ra il suo testa­men­to, par­la alla mor­te come ad un’amica che aspet­ta da tem­po, salu­ta i gior­ni pas­sa­ti nel­la glo­ria e nel­la sofferenza. 

Memo­rie di Adria­no è la con­fes­sio­ne inti­ma di un uomo, degli uomi­ni, di un’esistenza inte­ra com­pres­sa e dila­ta­ta tra le coper­ti­ne di un libro. 

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Beatrice Balbinot
Mi chia­mo Bea­tri­ce, ma pre­fe­ri­sco Bea. Amo scri­ve­re, dire la mia, ave­re ragio­ne e man­gia­re tan­ti macarons.

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