Del: 12 Gennaio 2022 Di: Beatrice Balbinot Commenti: 0

Passeggiando per Roma, poco prima di riposarsi alla fermata dell’autobus in attesa della corsa verso il Vaticano, si scorge nel traffico il profilo di Castel Sant’Angelo. Il nuovo nome del palazzo, ribattezzato così nel XI secolo, non può oscurare la storia strabordante di quelle cinta murarie, conosciute anche come «Mole Adriana». Lì riposa il magnifico imperatore, figlio adottivo di Traiano, primo tra i migliori, costruttore di pace nel corso di un lungo ventennio nella Roma del II secolo d.C. 

Quasi 1900 anni separano il nostro tempo dalla vita passata di Adriano, 1900 anni che vengono morbidamente cancellati dall’imperitura fermezza di mura che cambiano nome ma non memorie, nonché dalle pagine scorrevoli di un libro, un diario, un esperimento a metà tra la ricostruzione storica e la fantasia. Memorie di Adriano è uno dei capolavori più conosciuti di Marguerite Yourcenar, famosa scrittrice francese, capace con il suo inchiostro di far collidere epoche separate da millenni di storia. Così nelle pagine del suo libro Yourcenar presta la sua voce ad un uomo del passato, facendolo rivivere in una fulgida aurea di attualità. Nulla sembra lasciato al caso: le descrizioni degli eventi, la precisione dei dati, l’icasticità dei sentimenti espressi, tutto appare perfettamente plausibile, come se fosse stato lo stesso Adriano a raccontarsi.

Le note alla fine del capolavoro riportano infine alla realtà: non si tratta di storiografia, molti dati sono frutto di congetture dell’autrice, la quale non ha mai avuto intenti scientifici. Eppure per un attimo era sembrato di capirlo quell’imperatore all’inizio insolente e ambizioso, poi sempre più saggio e raffiniato, addirittura di riconoscerlo in un nostro compagno di corso, nel viso coperto di rughe di un anziano seduto al tavolo di un bar. 

L’imperatore Adriano ci sussurra segreti umani così intimi e universali da essere in grado di annullare la distanza storica che separa il nostro tempo dal suo.

Memorie di Adriano rappresenta il diario di un’anima che evolve nel tempo e nella fatica dell’esistere, senza tuttavia mai essere vittima degli eventi. L’ambizione, la morte, il decoro, il potere: pilastri di una vita astorica, così immersa nel suo tempo eppure così attuale. Il dettato procede scorrevole, le parole si ordinano nella pagina con eleganza e naturalezza, spingendo a riflettere tanto sulle grandi questioni della vita umana, quanto sulle sue bassezze. Yourcenar ci offre dunque un ritratto a 360 gradi di un uomo in tutta la sua inossidabile debolezza, in tutta la sua fragile forza. 

In questo dipinto perfettamente riuscito un grande spazio è concesso all’amore, puro e duraturo. Antinoo è per Antonio un luogo sicuro di passione e intimità, la promessa di una via di fuga. La fine tragica di questo amore così sincero getta un’ombra sulla vita dell’imperatore e sulla narrazione di essa. Il racconto fa percepire perfettamente la profondità della crepa insanabile nel cuore dell’imperatore, costretto a trascinarsi attraverso i suoi ultimi anni vessato dalla solitudine interiore e dalla malattia. L’arte è la medicina che solleva l’animo dal proprio tormento, morfina meravigliosa per far rivivere il volto di chi non c’è più. 

L’elogio alla bellezza che si dispiega nelle pagine delle Memorie di Adriano coinvolge il lettore in una spirale di prosa quasi lirica, fino alla dedica finale a Marco Aurelio, nipote adottivo di Adriano, frutto di una scelta presa con tutta la saggezza e il distacco che solo un uomo prossimo alla morte può avere. Così infine Adriano prepara il suo testamento, parla alla morte come ad un’amica che aspetta da tempo, saluta i giorni passati nella gloria e nella sofferenza. 

Memorie di Adriano è la confessione intima di un uomo, degli uomini, di un’esistenza intera compressa e dilatata tra le copertine di un libro. 

Beatrice Balbinot
Mi chiamo Beatrice, ma preferisco Bea. Amo scrivere, dire la mia, avere ragione e mangiare tanti macarons.

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