Enzo Tortora. Un massacro giudiziario

Enzo Tortora. Un massacro giudiziario

La mor­te di Sil­via Tor­to­ra, avve­nu­ta lo scor­so 10 gen­na­io, ha ripor­ta­to l’at­ten­zio­ne sul­l’i­co­ni­ca figu­ra del padre, Enzo Tor­to­ra. La don­na dedi­cò gran par­te del­la sua vita alla dife­sa del padre, sia duran­te il pro­ces­so, che lo con­dan­nò ingiu­sta­men­te per asso­cia­zio­ne camor­ri­sti­ca e spac­cio, sia dopo la sua mor­te, cer­can­do di ria­bi­li­ta­re la sua imma­gi­ne e per far sì che il dram­ma del geni­to­re non fos­se avve­nu­to invano.

Enzo Tor­to­ra è con­si­de­ra­to uno dei padri fon­da­to­ri del­la tele­vi­sio­ne ita­lia­na. Ini­ziò a lavo­ra­re in RAI negli anni Cin­quan­ta e si fece nota­re come auto­re e pre­sen­ta­to­re. La sua car­rie­ra tele­vi­si­va ebbe una gran­de asce­sa. Ini­ziò come val­let­to a Pri­mo applau­so per arri­va­re a con­dur­re la nona edi­zio­ne del Festi­val di San­re­mo. Dal feb­bra­io 1965 e fino al 1969 con­dus­se La Dome­ni­ca Spor­ti­va, ren­den­do­la una tra­smis­sio­ne di culto

Nel suo lavoro mostrò intelligenza e cultura, ma anche impavidità.

Essen­do anche un gior­na­li­sta, Tor­to­ra uti­liz­zò la sua pen­na per poter dire quel­lo che pen­sa­va con auda­cia. Que­sto suo lato non piac­que mai alla diri­gen­za del­la RAI, che lo allon­ta­nò per ben due vol­te. Il moti­vo del suo secon­do allon­ta­na­men­to fu cele­bre, a cau­sa del­la pub­bli­ca­zio­ne di un’in­ter­vi­sta sul set­ti­ma­na­le Oggi, in cui defi­nì la RAI «un jet colos­sa­le pilo­ta­to da un grup­po di boy scout che si diver­to­no a gio­ca­re con i comandi».

Tor­to­ra fu un atti­vis­si­mo gior­na­li­sta duran­te gli anni di piom­bo e que­sto gli cau­sò mol­te ini­mi­ci­zie, per­ché si met­te­va in con­tra­sto con i gran­di intel­let­tua­li del­l’e­po­ca. Fu uno dei pochis­si­mi ad oppor­si al mani­fe­sto con­tro il com­mis­sa­rio Cala­bre­si, che vede­va come col­pe­vo­le il com­mis­sa­rio Cala­bre­si per aver ucci­so Giu­sep­pe Pinelli.

La con­sa­cra­zio­ne di Enzo Tor­to­ra, come una del­le per­so­ne più cele­bri in Ita­lia, avven­ne nel 1967 gra­zie alla con­du­zio­ne di Por­to­bel­lo. In que­sto pro­gram­ma veni­va­no ven­du­ti in diret­ta degli ogget­ti e il rica­va­to anda­va in bene­fi­cen­za. Degna di nota fu la rac­col­ta per soste­ne­re la comu­ni­tà dei ter­re­mo­ta­ti dell’Irpinia.

La sera del 16 giu­gno del 1983 Enzo Tor­to­ra rice­vet­te stra­ne tele­fo­na­te da par­te di alcu­ni gior­na­li­sti. Essi gli chie­de­va­no se lui fos­se coin­vol­to in qual­che cri­mi­ne con la camor­ra orga­niz­za­ta. Tor­to­ra pen­sò a ciò come uno scher­zo e non die­de par­ti­co­la­re peso alla vicenda.

Peccato che questo fu solo l’inizio di un travaglio giudiziario.

La mat­ti­na del 17 giu­gno del 1983, alle quat­tro del mat­ti­no, ven­ne arre­sta­to. Fu accu­sa­to di spac­cio asso­cia­zio­ne a delin­que­re di stam­po camor­ri­sti­co. Qui par­tì il mas­sa­cro di Tor­to­ra cau­sa­to dal­la stam­pa e dal­la magi­stra­tu­ra, i gior­na­li­sti fece­ro a gara per get­ta­re fan­go sul con­dut­to­re, anche dicen­do fal­si­tà. Uno dei tan­tis­si­mi esem­pi fu il gior­na­le Mes­sag­ge­ro, che scris­se: «Tor­to­ra ha con­fes­sa­to», un fat­to asso­lu­ta­men­te non vero.

Il suo arre­sto pre­ven­ti­vo non ven­ne basa­to su pro­ve ogget­ti­ve, ma sul­le testi­mo­nian­ze di due pen­ti­ti: Giu­sep­pe Pan­di­co, det­to ” ‘o Paz­zo”, e Pasqua­le Bar­ra, cono­sciu­to anche come ” ‘o Ani­ma­le ’ ”. I due mala­vi­to­si dove­va­no for­ni­re dei nomi alle auto­ri­tà per poter usu­frui­re degli scon­ti di pena e fra i tan­ti nomi già det­ti, spun­ta anche quel­lo di Enzo Tor­to­ra. Bar­ra rac­con­tò la sua ver­sio­ne, affer­man­do che il con­dut­to­re spac­cias­se per Cutolo.

Que­sto fu abba­stan­za per i due pro­cu­ra­to­ri, Lucio Di Pie­troFeli­ce Di Per­sia, per imba­sti­re l’in­chie­sta e l’ac­cu­sa a Tor­to­ra. I due magi­stra­ti sono sta­ti dipin­ti come degli eroi dal­la stam­pa. Gigi Mon­cal­vo de Il Gior­nodefi­nì «Scru­po­lo­si, seri, pru­den­ti, sti­ma­ti», e non fu l’u­ni­co. Anche i due magi­stra­ti si sono espres­si a riguar­do: «il rac­con­to di Pasqua­le Bar­ra è sta­to accu­ra­ta­men­te verificato».

Pochissime persone presero le difese di Tortora. Due esempi sono Piero Angela e Enzo Biagi.

Duran­te la sua per­ma­nen­za in car­ce­re ci furo­no altre accu­se sen­za pro­ve con­tro di lui, come l’a­ver inta­sca­to i sol­di desti­na­ti ai ter­re­mo­ta­ti del­l’Ir­pi­nia. Il 17 gen­na­io del 1984 Tor­to­ra ven­ne man­da­to agli arre­sti domi­ci­lia­ri, ma le pro­ve con­ti­nua­va­no a non esser­ci. Raf­fae­le Cuto­lo, boss del­la mala­vi­ta che secon­do Bar­ra era in stret­to con­tat­to con Enzo Tor­to­ra, lo sca­gio­nò dicen­do: «Enzo Tor­to­ra è una per­so­na degnis­si­ma. Io lo riten­go inno­cen­te al mil­le per mille».

In que­sto perio­do si can­di­dò alle euro­pee par­la­men­ta­ri e un anno pre­ci­so dopo il suo arre­sto fu elet­to come par­la­men­ta­re euro­peo. Ma il 17 set­tem­bre del 1985 ven­ne rite­nu­to col­pe­vo­le di spac­cio di dro­ga e di asso­cia­zio­ne a delin­que­re di tipo mafio­so. Tor­to­ra era ormai con­sa­pe­vo­le di esse­re diven­ta­to un sim­bo­lo e si con­se­gnò alle auto­ri­tà, rinun­cian­do all’im­mu­ni­tà parlamentare.

Si dife­se con gran­de for­za: «Lo gri­do: sono inno­cen­te. Lo gri­do da tre anni, lo gri­da­no le car­te, lo gri­da­no i fat­ti che sono emer­si da que­sto dibat­ti­men­to. Io sono inno­cen­te, spe­ro dal pro­fon­do del cuo­re che lo sia­te anche voi».

Final­men­te, dopo anni di ingiu­sti­zie, il 15 set­tem­bre 1986 Tor­to­ra ven­ne assol­to alla Cor­te d’ap­pel­lo di Napo­li. Nes­su­no dei magi­stra­ti che si acca­nì con­tro di lui ebbe del­le pena­li­tà nel­la sua car­rie­ra e nes­sun gior­na­li­sta gli chie­se mai scu­sa. Non ebbe mai nean­che un risarcimento.

Quan­do Tor­to­ra tor­nò a Por­to­bel­lo pro­nun­ciò una fra­se che diven­ne famo­sa nel­la tele­vi­sio­ne ita­lia­na «Dun­que, dove era­va­mo rima­sti?». Morì poco dopo, la mat­ti­na del 18 mag­gio 1988 nel­la sua casa di Mila­no, stron­ca­to da un tumo­re polmonare.

Ascoltando questa vicenda viene naturale porsi una domanda: come iniziò tutto questo? 

Tut­to ini­ziò a cau­sa di Pan­di­co che, a nome del com­pa­gno di cel­la Bar­ba­ro, inviò dal car­ce­re alcu­ni cen­tri­ni alla reda­zio­ne di Por­to­bel­lo, in modo che essi potes­se­ro esse­re ven­du­ti in diret­ta all’a­sta del pro­gram­ma. La reda­zio­ne però smar­rì i cen­tri­ni e lo stes­so Tor­to­ra man­dò una let­te­ra di scu­se a Pan­di­co e lo rim­bor­sò per i cen­tri­ni anda­ti persi. 

Il pen­ti­to, in pre­da a para­no­ie e manie di per­se­cu­zio­ne, non accet­tò le scu­se e ini­ziò a invia­re a Tor­to­ra let­te­re inti­mi­da­to­rie con sco­po di estor­sio­ne. Pan­di­co, diven­ta­to nel frat­tem­po col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia, rac­con­tò ai magi­stra­ti che i cen­tri­ni era­no in real­tà par­ti­te di dro­ga e che Tor­to­ra era coin­vol­to in que­sto giro d’affari.

Que­sta è una sto­ria su come può acca­de­re che la giu­sti­zia non sia sem­pre dav­ve­ro giu­sta e su come la nar­ra­zio­ne dei media tal­vol­ta pos­sa non ade­ri­re al rea­le. Que­sta sto­ria ci ser­ve come moni­to, per non dimen­ti­ca­re che tut­ti han­no dirit­to a un equo pro­ces­so, con pro­ve e ana­li­si ogget­ti­ve che cer­ti­fi­chi­no con sicu­rez­za la col­pe­vo­lez­za dell’imputato. 

Con­di­vi­di:
Viola Vismara
Clas­se 2000. Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moderne.

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