Gerusalemme, dove tre fedi si incontrano e si scontrano

Geru­sa­lem­me è Cit­tà San­ta per le tre reli­gio­ni mono­tei­sti­che: tre fedi che sor­go­no al di là del mare, tre fedi sorel­le che nel cor­so del­la sto­ria si sono espan­se a par­ti­re dal­la mede­si­ma cit­tà. Inte­res­san­te com­pie­re un bre­ve per­cor­so che miri all’integrazione tra lo sguar­do ebrai­co, quel­lo cri­stia­no e quel­lo musul­ma­no; tre sguar­di che par­te­ci­pa­no alla costi­tu­zio­ne di que­sto straor­di­na­rio luo­go di incon­tro, spes­so però non trop­po pacifico. 

Nel­la pro­spet­ti­va ebrai­ca, Geru­sa­lem­me è anzi­tut­to il luo­go che acco­glie l’Arca dell’Alleanza. Il tra­spor­to di que­sto ele­men­to di sacra­li­tà si inse­ri­sce nel­le inten­zio­ni di legit­ti­ma­re quel­lo che nasce di fat­to come pic­co­lo vil­lag­gio, impor­tan­te luo­go di incon­tro nel­la con­fi­gu­ra­zio­ne ter­ri­to­ria­le del­le anti­che tri­bù d’Israele. Rile­van­te nota­re, peral­tro, come per gli ebrei la san­ti­tà non dipen­da tan­to dal luo­go in sé (che pur è ric­co di signi­fi­ca­ti) ma dal rap­por­to che si sta­bi­li­sce tra il luo­go stes­so e colo­ro che lo abi­ta­no. È pro­prio in que­sto spa­zio, il Mon­te Sion, che Dio ha scel­to la sua dimo­ra e la san­ti­tà di que­sta ter­ra dipen­de così dal­la coo­pe­ra­zio­ne tra una scel­ta divi­na e una pre­sen­za uma­na che abi­ti i luo­ghi prescelti. 

Nel­la tra­di­zio­ne cri­stia­na la sacra­li­tà è stret­ta­men­te lega­ta, più che alla pro­mes­sa di una ter­ra, a un fat­to sto­ri­co: la vita di un uomo. Al prin­ci­pio del­la sacra­liz­za­zio­ne del­la cit­tà c’è la vita di Gesù e, alme­no per il pri­mo mil­len­nio cri­stia­no, la sacra­li­tà si rife­ri­sce ai sin­go­li luo­ghi san­ti più che all’intera cit­tà. Pen­sia­mo, ad esem­pio, alla Roc­cia situa­ta all’interno del gran­de Tem­pio che sareb­be sta­ta esat­ta­men­te la roc­cia del mon­te su cui avven­ne il man­ca­to sacri­fi­cio di Isacco. 

Nell’ottica musul­ma­na infi­ne, la sacra­li­tà deri­va fon­da­men­tal­men­te dal­la tra­di­zio­ne dell’“isra wa al-mi’raj”, il viag­gio not­tur­no e l’ascensione cele­ste del Pro­fe­ta Muham­mad. Que­sto viag­gio si com­pì dal­la Cupo­la del­la Roc­cia, lo stes­so luo­go del­la roc­cia del sacri­fi­cio di Abra­mo. Leg­gia­mo nel Cora­no, XVII, 1:

«Glo­ria a Colui che di not­te tra­spor­tò il Suo ser­vo dal­la San­ta Moschea alla Moschea remo­ta, di cui bene­di­cem­mo i din­tor­ni, per mostrar­gli qual­cu­no dei Nostri segni».

L’angelo Gabrie­le sve­glia Mao­met­to e in una sola not­te lo tra­spor­ta sino ad al-Aqsa su un caval­lo ala­to dal vol­to fem­mi­ni­le. Il volo ha Geru­sa­lem­me come tap­pa fon­da­men­ta­le e si tra­sfor­ma poi in una sali­ta che sor­vo­la il bara­tro infer­na­le osser­van­do le pene cor­po­ra­li inflit­te ai dan­na­ti  per i pec­ca­ti com­piu­ti sul­la ter­ra. Geru­sa­lem­me poi, chia­ma­ta “al quds” (la San­ta), è con­si­de­ra­ta cit­tà fon­da­men­ta­le per com­pie­re una secon­da immi­gra­zio­ne: hij­ra (le pri­ma era quel­la di Mao­met­to del 622).

Hijra significa letteralmente “rescissione dei legami tribali”: l’uomo che aspira alla realizzazione spirituale deve compiere una rescissione. Ma da cosa? 

Il dott. ‘Abd al-Sabur Tur­ri­ni ha spie­ga­to nel­l’in­con­tro del 18 novem­bre 2021 pres­so la Sta­ta­le, nel­l’am­bi­to del ciclo “Geru­sa­lem­me, ieri, oggi, doma­ni”, come il ter­mi­ne inten­des­se un distac­co da attua­re in pri­mo luo­go dagli aspet­ti pas­sio­na­li, le pul­sio­ni del­la bas­sa natu­ra, che impe­di­sco­no la fer­ti­li­tà spi­ri­tua­le ver­so il dio. È un distac­co che in pri­mis signi­fi­ca pas­sa­re da una dimen­sio­ne tri­ba­le ed etni­ca a una più uni­ver­sa­le. La dimen­sio­ne tri­ba­le pene­tra­va infat­ti le popo­la­zio­ni pre-isla­mi­che e se pen­sia­mo a cer­te deri­ve attua­li, una gran­de pro­ble­ma­ti­ca è quel­la che vede l’ingresso di rigi­de tra­di­zio­ni cul­tu­ra­li ed etni­che all’interno del­la reli­gio­ne Isla­mi­ca, ingres­so che ha crea­to e con­ti­nua a crea­re scon­tri pro­fon­di e con­tra­sti irri­me­dia­bi­li. In tale otti­ca il pel­le­gri­nag­gio si con­fi­gu­re­reb­be come un incen­ti­vo ver­so  un  dina­mi­smo e un con­ti­nuo spo­sta­men­to che pos­sa­no impe­di­re un incon­ve­nien­te depo­si­tar­si di abi­tu­di­ni poco aper­te a un con­fron­to con l’altro da sé. 

I ver­si del Cora­no avver­to­no di non pren­de­re Muham­mad per fol­le o men­zo­gne­ro. Il testo (Cora­no, LIII) affer­ma «Il cuo­re non men­tì su quel che vide», il che evo­ca un’affinità anche col viag­gio dan­te­sco: Dan­te ha pau­ra che il suo occhio non pos­sa sop­por­ta­re lo splen­do­re di fron­te alla visio­ne divi­na. Nel­la misti­ca isla­mi­ca que­sto impli­ca che l’uomo sareb­be inca­pa­ce di cono­sce­re Dio se non fos­se che è Dio a for­ni­re il ricet­ta­co­lo per far­lo. Ecco che la pro­ble­ma­ti­ca fon­da­men­ta­le sareb­be la man­can­za di sapien­za, l’impossibilità di giun­ge­re alla cono­scen­za e non è un caso che l’Anticristo del­la gran­de tra­di­zio­ne cora­ni­ca ven­ga defi­ni­to “cie­co da un occhio”: que­sto occhio è pro­prio quel­lo del­la cono­scen­za; si fa forie­re di una pro­spe­ri­tà die­tro la qua­le si cela una gran­de igno­ran­za di spirito.

Durante il viaggio Muhammad incontrerà i diversi profeti, episodio che denota anzitutto l’incontro con tutti gli altri Credo. 

Il dott. Tur­ri­ni spie­ga che attin­gen­do alla sapien­za dei mae­stri sareb­be impos­si­bi­le arri­va­re a con­tra­sti dot­tri­na­li, al meno di gra­vi frain­ten­di­men­ti. Capia­mo così come i fon­da­men­ta­li­smi sia­no tagli pro­fon­dis­si­mi rispet­to a que­ste anti­che veri­tà, tagli che mac­chia­no pro­fon­da­men­te la sto­ria del nostro pre­sen­te e che ten­ta­no di legit­ti­mar­si sul­la base di una tra­di­zio­ne dot­tri­na­le tutt’altro che esclu­si­vi­sta. Se ci si atte­nes­se tut­ti quan­ti ai testi sacri, pro­se­gue il dott. Tur­ri­ni, sareb­be faci­le un rico­no­sci­men­to reci­pro­co tra reli­gio­ni e non nasce­reb­be­ro affat­to tut­te que­ste pro­ble­ma­ti­che deri­ve ideo­lo­gi­che. Sura 5, 48, così come altri pas­si del testo sacro, invi­ta espli­ci­ta­men­te a un atteg­gia­men­to di coo­pe­ra­zio­ne e reci­pro­co arric­chi­men­to, impos­si­bi­le da non com­pren­de­re: la paro­la “kafir” (infe­de­le) è rivol­ta a colui che eti­mo­lo­gi­ca­men­te copre la veri­tà, mai indi­ca nel­lo spe­ci­fi­co ebrei o cristiani. 

La tra­di­zio­ne isla­mi­ca, dun­que, lun­gi dall’essere mono­li­ti­ca e uni­di­re­zio­na­le, si è sem­pre adat­ta­ta alla varie­tà e tut­ti i ten­ta­ti­vi sto­ri­ci di irri­gi­di­men­to si sono mostra­ti disa­stro­si. Il Sala­fi­smo avreb­be avu­to la pre­te­sa di recu­pe­ra­re, secon­do l’utopia retroat­ti­va, l’Islam dei tem­pi del pro­fe­ta. Pro­se­guen­do su que­sta linea, cor­ren­ti come quel­la wah­ha­bi­ta sareb­be­ro ete­ro­dos­sia anche per lo stes­so Islam. 


Le infor­ma­zio­ni per la reda­zio­ne di que­sto arti­co­lo sono sta­te trat­te dal ciclo di incon­tri svol­ti­si pres­so l’Università Sta­ta­le: “Geru­sa­lem­me, ieri, oggi, doma­ni”, mode­ra­to­re: dott. Mar­co Cian­ci, con par­ti­co­la­re rife­ri­men­to alla lezio­ne del dott. ‘Abd al-Sabur Tur­ri­ni del 18 novem­bre 2021. 

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Rebecca Nicastri
Clas­se 2000. Stu­dio let­te­re, sono inna­mo­ra­ta del mon­do e vor­rei sape­re tut­to di lui. Per me le gior­na­te sono sem­pre trop­po corte.

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