Kazakistan e Ucraina. Luci e riflettori sull’Oriente

Kazakistan e Ucraina. Luci e riflettori sull'Oriente

Luci e riflet­to­ri van­no tut­ti ver­so l’Orien­te in que­sto pri­mo mese del 2022. Si ini­zia con un cli­ma tutt’altro che sta­bi­le e paci­fi­co. Andia­mo con ordi­ne: il pri­mo pas­so è sta­to fat­to con le pro­te­ste popo­la­ri ini­zia­te il 2 gen­na­io in Kaza­ki­stan. Tut­to è nato dal rin­ca­ro del prez­zo del metano. 

Il Kazakistan è il più grande fornitore di gas energetico della Cina, ma non solo della Cina. 

È anche il pri­mo pae­se per pro­du­zio­ne di ura­nio, uno tra i pri­mi nel­le espor­ta­zio­ne di petro­lio e gas ener­ge­ti­ci ed è secon­do solo agli Sta­ti Uni­ti nell’estrazione dei bit­coin. Non è dun­que un caso che susci­ti par­ti­co­lar­men­te appe­ti­to a Cina e Rus­sia, che cer­ca­no sem­pre di più di occu­pa­re un posto ege­mo­ni­co nel­le poli­ti­che mondiali. 

La nazio­ne “neo-zari­sta” ha invia­to trup­pe di sol­da­ti a soste­gno del gover­no del pre­si­den­te kaza­ko Kas­sym-Jomart Tokayev, che si sta impe­gnan­do in un’opera di san­gui­na­ria repres­sio­ne di colo­ro che han­no par­te­ci­pa­to e par­te­ci­pa­no alle pro­te­ste. La repres­sio­ne è accom­pa­gna­ta da pro­mes­se di ster­mi­ni degli oppo­si­to­ri, lascia­pas­sa­re per apri­re il fuo­co a vista e rifiu­ti tas­sa­ti­vi di negoziati. 

Ci sono però que­stio­ni da affron­ta­re. Innan­zi­tut­to, sareb­be da chia­ri­re l’improvvisa, se si vuo­le miste­rio­sa, intro­mis­sio­ne tra i mani­fe­stan­ti paci­fi­ci di un grup­po di gio­va­ni isla­mi­ci. Que­sti, sot­to effet­to di alcol e amfe­ta­mi­ne, han­no ini­zia­to a distri­bui­re dro­ga e armi ai par­te­ci­pan­ti del­la manifestazione. 

Tokayev poi non è sem­bra­to inte­res­sa­to a cono­sce­re la matri­ce degli insor­ti e, anzi, sem­bra­va già sicu­ro di saper­la quan­do ha pun­ta­to il dito con­tro il Con­si­glio di Sicu­rez­za Nazio­na­le kaza­ko. Tokayev è par­so sicu­ro del­le pro­prie idee men­tre ini­zia­va a spar­ger­si la voce di una caser­ma di adde­stra­men­to dei “ter­ro­ri­sti” por­ta­ta avan­ti pro­prio dai ser­vi­zi di sicu­rez­za kazaki. 

Ha agi­to dun­que di con­se­guen­za. Esau­to­ra­to dal Con­si­glio di sicu­rez­za Nur­sul­tan Naza­ra­bev, l’uomo che per anni ave­va tenu­to in mano le sor­ti del Kaza­ki­stan e che al momen­to risul­ta spa­ri­to dal 28 dicem­bre scor­so, ha man­da­to ad arre­sta­re Karim Mas­si­mov, capo dei ser­vi­zi segre­ti e fede­lis­si­mo di Naza­ra­bev. Lo ha fat­to però appog­gian­do­si ai ser­vi­zi segre­ti rus­si e crean­do un pre­ce­den­te di non poca rilevanza. 

Infat­ti, men­tre la Cina è lega­ta al Kaza­ki­stan da for­tis­si­mi rap­por­ti com­mer­cia­li, essen­do la pri­ma vita­le per l’economia del secon­do e il secon­do prin­ci­pa­le espor­ta­to­re ener­ge­ti­co del­la pri­ma, la Rus­sia di Putin si tro­va nel­la posi­zio­ne adat­ta, in un ipo­te­ti­co futu­ro, a esi­ge­re la riscos­sio­ne di un debi­to nei con­fron­ti di Tokayev. Que­sto per la mag­gio­ran­za di sol­da­ti rus­si nei con­tin­gen­ti ester­ni al Kaza­ki­stan invia­ti per rista­bi­liz­za­re la situazione. 

La Cina di Xi-Jinping, per il momento, appoggia l’intervento russo ma non vuole lasciare a Mosca un esclusivo spazio protettivo per i propri interessi. 

Biso­gna ricor­da­re che all’interno del suo­lo kaza­ko, o meglio nel sot­to­suo­lo, si tro­va più del­la metà del­le risor­se ener­ge­ti­che tra petro­lio, fer­ro e car­bo­ne dell’ex Unio­ne Sovie­ti­ca che negli anni di Naza­ra­bev però non era uni­ca desti­na­ta­ria del­lo sfrut­ta­men­to del­le riser­ve kaza­ke. Il tac­cui­no degli inve­sti­men­ti di alcu­ne Com­pa­gnie occi­den­ta­li, tra le qua­li com­pa­io­no la sta­tu­ni­ten­se Gene­ral Elec­tric e l’ENI, sem­bra segna­re una quo­ta pari a 161 miliar­di nel 2020.

Ma come si è potu­to capi­re, l’epoca di Naza­ra­bev è anda­ta a pic­co assie­me ai suoi soste­ni­to­ri, ora spa­ri­ti, ora esau­to­ra­ti, ora in car­ce­re. Tokayev si fa soste­ni­to­re di una linea for­te­men­te, se non esclu­si­va­men­te, filo­ci­ne­se.

Xi-Jin­ping ovvia­men­te acco­glie a brac­cia aper­te il nuo­vo orien­ta­men­to kaza­ko, por­tan­do avan­ti nel frat­tem­po il pro­get­to di demo­li­zio­ne del mito demo­cra­ti­co ame­ri­ca­no. Da ricor­da­re quan­do il respon­sa­bi­le del­la poli­ti­ca este­ra cine­se Yang Jie­chi, duran­te il sum­mit del 18 mar­zo 2021 in Ala­ska, dichia­rò agli ame­ri­ca­ni la loro ille­git­ti­mi­tà a impar­ti­re alla Cina lezio­ni di demo­cra­zia e tol­le­ran­za a segui­to del caos segui­to al movi­men­to Black Lives Mat­ter negli USA. 

Ma gli Stati Uniti sono impegnati anche altrove, sebbene non lontano dai protagonisti degli eventi kazaki. 

Lune­dì scor­so si sareb­be dovu­to trat­ta­re tra la nazio­ne sta­tu­ni­ten­se e la Rus­sia riguar­do ai limi­ti ter­ri­to­ria­li posti alla NATO per garan­ti­re la sicu­rez­za rus­sa, seb­be­ne l’area ter­ri­to­ria­le in que­stio­ne fos­se ter­ri­to­rio euro­peo, nel­lo spe­ci­fi­co l’Ucraina. Tut­ta­via le diret­te inte­res­sa­te non han­no par­te­ci­pa­to alle trat­ta­ti­ve di Ginevra. 

Gli Sta­ti Uni­ti ave­va­no chie­sto all’UE di mostrar­si pron­ta a puni­re la Rus­sia con san­zio­ni in caso di poli­ti­che este­re rus­se ecces­si­ve. Ma l’Europa si è mostra­ta fram­men­ta­ria nel­le rispo­ste otte­nen­do come risul­ta­to la non par­te­ci­pa­zio­ne a Gine­vra e dif­fon­den­do nell’aria un cli­ma da Guer­ra Fred­da con anco­ra una vol­ta i due colos­si che deci­do­no le sor­ti di ter­ri­to­ri terzi. 

In tut­to que­sto a Gine­vra le trat­ta­ti­ve sono sal­ta­te su volon­tà di Mosca. La Rus­sia chie­de con for­za agli Sta­ti Uni­ti di riti­ra­re trup­pe dal ter­ri­to­rio ucrai­no. Ma un sospet­to attac­co infor­ma­ti­co ai siti isti­tu­zio­na­li ucrai­ni e l’arrivo nel­la Ucrai­na dell’Est di alcu­ni sol­da­ti rus­si spe­cia­liz­za­ti in ordi­gni esplo­si­vi han­no fat­to pen­sa­re agli Sta­ti Uni­ti che la poten­za dell’Est sia alla ricer­ca di un capro espia­to­rio per esse­re legit­ti­ma­ta ad attac­ca­re e rispon­de­re. Luci e riflet­to­ri tut­ti sull’Oriente; lo spet­ta­co­lo ha vec­chi e nuo­vi pro­ta­go­ni­sti. Aspet­tia­mo la sua evoluzione. 

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Marco Fradegrada
Stu­dio filo­so­fia, mi affa­sci­na la psi­co­lo­gia, impaz­zi­sco per gli aned­do­ti nel­le bio­gra­fie. Mi inte­res­sa­no le vicen­de del­l’E­st euro­peo, Orien­te e Medio Orien­te. Ascol­to tan­ta musi­ca, suo­no e vado mat­to per i cani.

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