La pandemia attraverso le vignette di Mauro Biani

La pandemia attraverso le vignette di Mauro Biani

Da vener­dì 31 dicem­bre è in edi­co­la con La Repub­bli­ca il nuo­vo lavo­ro del vignet­ti­sta Mau­ro Bia­ni Ne usci­re­mo miglio­ri ma… . Il libro rac­co­glie tut­te le vignet­te pub­bli­ca­te negli ulti­mi due anni, da quel feb­bra­io 2020 che ha segna­to l’inizio del­la pan­de­mia di Covid-19. 

Come dice Mau­ri­zio Moli­na­ri, diret­to­re del quo­ti­dia­no, all’interno del­la pre­fa­zio­ne: “Leg­ge­ro nel trat­to e pun­gen­te nel­la descri­zio­ne del­la real­tà, Mau­ro Bia­ni ci accom­pa­gna con i suoi dise­gni in un viag­gio nel pre­sen­te attra­ver­so le feri­te di una quo­ti­dia­ni­tà segna­ta dal­la pan­de­mia, dall’intolleranza, dal­la sfi­da dei diritti […]”.

La rac­col­ta è divi­sa in otto capi­to­li che trat­ta­no di diver­se tema­ti­che emer­se a livel­lo poli­ti­co e socia­le duran­te la pan­de­mia: tut­te le que­stio­ni sono viste attra­ver­so un’iro­nia taglien­te e disil­lu­sa nata in segui­to al fal­li­men­to dei mes­sag­gi pro­po­si­ti­vi “andrà tut­to bene” o “ne usci­re­mo miglio­ri” che ave­va­no costel­la­to i pri­mi mesi di loc­k­do­wn. Così non è sta­to e Bia­ni lo ha rac­con­ta­to attra­ver­so le sue vignette. 

Il pri­mo capi­to­lo del­la rac­col­ta si inti­to­la infat­ti pro­vo­ca­to­ria­men­te Non è anda­to tut­to bene. All’inizio del­la pan­de­mia sono sta­ti in mol­ti quel­li che han­no cre­du­to che que­sto dolo­re con­di­vi­so avreb­be por­ta­to a una mag­gio­re uma­na com­pren­sio­ne, a un’empatia reci­pro­ca e a una più alta atten­zio­ne nei con­fron­ti del­le fasce svan­tag­gia­te del­la società. 

Ma il sogno idilliaco degli arcobaleni ai balconi si è in fretta consumato prima in un’isterica caccia all’untore, poi nella follia no mask, no vax, no greenpass. 

Ciò che è emer­so è una sor­ta di lot­ta tra pari, una guer­ra non più ver­ti­ca­le ma anche oriz­zon­ta­le, in cui il dirim­pet­ta­io ini­zial­men­te com­pa­gno nel­la tra­ge­dia, si è pia­no pia­no tra­sfor­ma­to in un nemi­co da cui pro­teg­ger­si guar­din­ghi. For­se pro­va di una pau­ra dila­gan­te e di un nega­zio­ni­smo mol­to più radi­ca­to del pre­vi­sto nel­la nostra socie­tà, que­sto atteg­gia­men­to di sospet­to e la neces­si­tà impel­len­te di tro­va­re qual­cu­no o qual­co­sa con­tro cui sca­gliar­si han­no pre­sto rive­la­to la loro natu­ra, ovve­ro la pre­sen­za di quel­lo che Bia­ni defi­ni­sce “l’antico virus”: quel­lo dell’odio.

Virus che ha il suo seme in gran par­te di quel­la clas­se poli­ti­ca che si sareb­be dovu­ta far cari­co del­la fan­to­ma­ti­ca “ripar­ten­za”. Ripar­ten­za che for­se, dopo le imma­gi­ni agghiac­cian­ti dei car­ri in fila nel­la pro­vin­cia ber­ga­ma­sca, ci aspet­ta­va­mo dif­fe­ren­te. Bia­ni ha rap­pre­sen­ta­to que­sta fol­lia mio­pe e indi­vi­dua­li­sta attra­ver­so vignet­te come quel­la in cui si vede un uomo con la masche­ri­na sugli occhi che dice “Io la masche­ri­na non la met­to più da giu­gno 2020”, oppu­re, in manie­ra anco­ra più toc­can­te, attra­ver­so la rap­pre­sen­ta­zio­ne di un ragaz­zo di ori­gi­ni afri­ca­ne che affer­ma “Noi con­ti­nuia­mo a non ave­re il vac­ci­no” e un signo­re che rispon­de “Bea­ti voi”. Per­ché que­sta è l’altra gran­de fac­cia di que­sta pan­de­mia glo­ba­le. Come dice infat­ti la defi­ni­zio­ne stes­sa, per quan­to nei momen­ti di dif­fi­col­tà tut­ti ten­da­no a guar­da­re il pro­prio giar­di­no, que­sto virus riguar­da tut­ti: non tut­ta Euro­pa, non tut­to l’Occidente, ma tut­ti le 7 miliar­di di per­so­ne che abi­ta­no la Ter­ra. Lo dice­va già Gino Stra­da, il medi­co fon­da­to­re di Emer­gen­cy scom­par­so all’età di 73 anni lo scor­so 13 ago­sto, quan­do in un’intervista al quo­ti­dia­no La Stam­pa affermava: 

Li abbia­mo abban­do­na­ti a loro stes­si. In Sudan han­no fat­to i tam­po­ni al per­so­na­le sani­ta­rio. Su mil­le­tre­cen­to medi­ci ed infer­mie­ri i posi­ti­vi era­no il 70%. A Khar­toum addi­rit­tu­ra l′80%. L’Occidente è mio­pe. Le muta­zio­ni del virus rischia­no di ren­de­re obso­le­ti i vac­ci­ni. Se il virus non si fer­ma anche in Afri­ca poi ce lo ritro­via­mo muta­to in casa nostra”.

Ad oggi, con il dila­ga­re del­la varian­te Omi­cron e un’ulteriore impen­na­ta dei con­ta­gi in tut­ta Euro­pa, le paro­le di Gino Stra­da suo­na­no più che mai come pro­fe­ti­che. Men­tre infat­ti la cam­pa­gna vac­ci­na­le pro­se­gue in Euro­pa al rit­mo di ter­ze dosi e obbli­go vac­ci­na­le, in Afri­ca è sta­ta vac­ci­na­ta solo l’8,57% del­la popolazione.

E sono proprio le politiche sovraniste che, facendosi portavoce di questa ondata di cattiveria e malafede, sono venute allo scoperto, mostrando quanto sia semplice far leva sull’odio e sul sospetto reciproco. 

Nel nostro Pae­se, sto­ri­ca­men­te fla­gel­la­to da que­ste cor­ren­ti poli­ti­che, anco­ra una vol­ta la vio­len­za fasci­sta è emer­sa a più ripre­se, cul­mi­nan­do nell’attac­co alla sede del­la Cgil a Roma lo scor­so 10 otto­bre. Elo­quen­te la vignet­ta che rap­pre­sen­ta un uomo chiu­so in casa con l’ironica dida­sca­lia “Il sogno sovra­ni­sta: ognu­no a casa sua”. 

Nel­la rac­col­ta di Bia­ni, infat­ti, un altro tema è pro­fon­da­men­te trat­ta­to: quel­lo dei migran­ti e dell’acco­glien­za. I migran­ti esco­no da que­sto perio­do pro­ba­bil­men­te anco­ra più abban­do­na­ti a loro stes­si, con gli arri­vi che non si sono mai fer­ma­ti e noti­zie disu­ma­ne che arri­va­no dai prin­ci­pa­li con­fi­ni dell’Unione Euro­pea, da quel­lo croa­to, a quel­lo tra Polo­nia e Bul­ga­ria, al brac­cio di mare tra Libia e Ita­lia. Sono nume­ro­si i poli­ti­ci che han­no stru­men­ta­liz­za­to vite uma­ne costruen­do il pro­prio suc­ces­so sul­la pel­le del­le per­so­ne che scap­pa­no da situa­zio­ni inso­ste­ni­bi­li. Nel capi­to­lo dedi­ca­to ai man­ca­ti dirit­ti dei migran­ti, le vignet­te di Bia­ni si vesto­no di un’ironia lace­ran­te, che non lascia spa­zio alla reto­ri­ca e alle giu­sti­fi­ca­zio­ni. I migran­ti muo­io­no in mare o sugli inva­li­ca­bi­li con­fi­ni ma, come affer­ma lo stes­so vignet­ti­sta “Se voglia­mo tor­na­re a pen­sa­re al futu­ro, a fre­quen­tar­lo con idee e solu­zio­ni, non pos­sia­mo pen­sa­re di esclu­de­re milio­ni di miliar­di di persone”. 

E in quel­le per­so­ne esclu­se ci sono anche le miglia­ia di lavo­ra­to­ri che han­no per­so il lavo­ro negli ulti­mi due anni, i gio­va­ni costret­ti a lavo­ri pre­ca­ri con paghe da fame e tut­ti quel­li che sono impie­ga­ti in occu­pa­zio­ni in nero sen­za nes­sun tipo di assi­cu­ra­zio­ne o coper­tu­ra, come i rider di cui si è spes­so par­la­to nell’ultimo anno. E anco­ra ci sono i milio­ni di nuo­vi pove­ri: la pan­de­mia che avreb­be dovu­to infat­ti avvi­ci­nar­ci davan­ti a un virus che col­pi­sce ogni per­so­na sen­za guar­da­re al red­di­to pro capi­te, ha crea­to un bara­tro anco­ra più incol­ma­bi­le tra ric­chi e pove­ri. Aumen­ta­no dra­sti­ca­men­te i nume­ri del­le per­so­ne in pover­tà asso­lu­ta in Ita­lia, con i ric­chi sem­pre più ric­chi e i pove­ri sem­pre più poveri.

L’ultimo capi­to­lo, infi­ne, è dedi­ca­to a un altro anel­lo debo­le nel­la gestio­ne ita­lia­na del­la pan­de­mia: la que­stio­ne del­la scuo­la. L’inziale discus­sio­ne sul­la Dad, le pro­te­ste di miglia­ia di bam­bi­ni e ado­le­scen­ti che Bia­ni rap­pre­sen­ta chiu­si in una sca­to­la in casa sot­to la dida­sca­lia “Qua­ran­te­na del­la qua­ran­te­na”, ave­va­no fat­to spe­ra­re in una mag­gio­re atten­zio­ne al mon­do dell’educazione e del­la cul­tu­ra. Pro­spet­ti­va rapi­da­men­te delu­sa da una ripar­ten­za pre­ca­ria e mala­men­te orga­niz­za­ta. Le dif­fi­col­tà sono sicu­ra­men­te nume­ro­se ma è pro­prio dal­la scuo­la che biso­gna ripar­ti­re per costrui­re un futu­ro più coe­so e soli­do, con i gio­va­ni come pro­ta­go­ni­sti, gio­va­ni al cen­tro di nume­ro­si discor­si del­la figu­ra che pro­ba­bil­men­te ha fat­to più da col­lan­te in que­sti anni pan­de­mi­ci, ovve­ro il pre­si­den­te del­la repub­bli­ca Ser­gio Mat­ta­rel­la, rap­pre­sen­ta­to da Bia­ni come il vero “dot­to­re” del­la situazione.

Il lavo­ro di Bia­ni è sicu­ra­men­te intri­so di gran­de disil­lu­sio­ne men­tre guar­da con occhio ras­se­gna­to ai due anni appe­na pas­sa­ti, alle incon­gruen­ze veri­fi­ca­te­si e agli obiet­ti­vi fal­li­ti. Ma for­se, al tem­po stes­so, in que­sta delu­sio­ne, ci mostra una via per risol­le­var­ci: ripar­ti­re dai dirit­ti, di tut­ti, per ten­ta­re di rico­strui­re soli­da­men­te quel tes­su­to socia­le ad oggi tre­men­da­men­te lacerato.

Con­di­vi­di:
Arianna Locatelli
Da pic­co­la cer­ca­vo l’origine del mio nome per­ché mi affa­sci­na­va la sto­ria che c’era die­tro. Anco­ra oggi mi pia­ce cono­sce­re e sco­pri­re sto­rie di cui poi rac­con­to e scri­vo. Intan­to cor­ro, bevo caf­fè e pia­ni­fi­co viaggi.

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