Terre selvagge. Passaggio a Nord-Ovest

Charles M. Russell (1864-1926); Lewis and Clark on the Lower Columbia; 1905; Opaque and transparent watercolor over graphite underdrawing on paper; Amon Carter Museum of American Art, Fort Worth, Texas; 1961.195

Viaggi, esplorazioni, vagabondaggi. In questa rubrica, un’indagine intorno al movimento e al desiderio di spostarsi e cercare altri luoghi.


Come è risa­pu­to, gli Sta­ti Uni­ti d’America sono una nazio­ne “gio­va­ne”. Nata for­mal­men­te il 4 luglio del 1776 in segui­to all’approvazione la Dichia­ra­zio­ne d’In­di­pen­den­za degli Sta­ti Uni­ti d’America, all’epoca era costi­tui­ta dal­le ori­gi­na­rie 13 colo­nie bri­tan­ni­che che si stac­ca­ro­no dal­la sovra­ni­tà del Regno Uni­to. L’aspetto era quin­di mol­to diver­so dall’attuale Repub­bli­ca fede­ra­le com­po­sta da 50 sta­ti e un distretto. 

In seguito alla Dichiarazione d’Indipendenza una delle necessità del governo americano era quindi quello di esplorare il vasto territorio che si apriva appena al di fuori dei confini delle 13 colonie. 

Una del­le prin­ci­pa­li impre­se pas­sa­ta alla sto­ria per i risul­ta­ti con­se­gui­ti fu la spe­di­zio­ne dei due esplo­ra­to­ri Meri­we­ther Lewis e Wil­liam Clark, il pri­mo segre­ta­rio pri­va­to di Tho­mas Jef­fer­son e capo dell’esercito, il secon­do mem­bro di una fami­glia colo­nia­le di ori­gi­ni scoz­ze­si. Que­sta esplo­ra­zio­ne, che por­tò alla sco­per­ta del miti­co West, fu una del­le più impor­tan­ti del Nord Ame­ri­ca e get­tò le basi per la for­ma­zio­ne degli Sta­ti Uni­ti moderni.

La spe­di­zio­ne, dura­ta dal 1804 al 1806, fu finan­zia­ta dall’allora pre­si­den­te Tho­mas Jef­fer­son (uno dei quat­tro vol­ti del mon­te Rush­mo­re) anche in segui­to all’annessione agli Sta­tes del­la Loui­sia­na, un ter­ri­to­rio vastis­si­mo e per lo più sco­no­sciu­to del qua­le era neces­sa­rio defi­ni­re i con­fi­ni. Il “Corp of Disco­ve­ry”, capi­ta­na­to dai due esplo­ra­to­ri e com­po­sto da una cin­quan­ti­na di uomi­ni, par­tì il 14 mag­gio 1804 da St. Louis, Mis­sou­ri, su un bar­co­ne lun­go 55 pie­di, accom­pa­gna­to da due piro­ghe; il viag­gio ter­mi­nò dopo cir­ca 12mila chi­lo­me­tri, sul­le spon­de del Paci­fi­co, nell’attuale sta­to dell’Oregon.

Lo sco­po prin­ci­pa­le rima­ne­va di tipo com­mer­cia­le, ovve­ro sco­pri­re quel­lo che pre­se il nome di “Pas­sag­gio a Nord-Ove­st”, un ipo­te­ti­co col­le­ga­men­to via ter­ra per­cor­ri­bi­le gra­zie ai nume­ro­si fiu­mi ame­ri­ca­ni che per­met­tes­se di svi­lup­pa­re com­mer­ci e tra­spor­ti tra la spon­da atlan­ti­ca e quel­la paci­fi­ca sen­za dover cir­cum­na­vi­ga­re tut­to il con­ti­nen­te ame­ri­ca­no. La spe­di­zio­ne non tro­vò effet­ti­va­men­te il tan­to spe­ra­to Pas­sag­gio a Nord-Ove­st ma die­de il via a un’altra serie di esplo­ra­zio­ni attra­ver­so il miti­co West che por­ta­ro­no all’espansione del domi­nio ame­ri­ca­no su que­sti ter­ri­to­ri giu­di­ca­ti abi­ta­bi­li e con­se­guen­te­men­te con­qui­sta­ti, spes­so dopo aver­li strap­pa­ti alle popo­la­zio­ni nati­ve dei posti. 

Per rag­giun­ge­re le coste del Paci­fi­co Lewis e Clark segui­ro­no prin­ci­pal­men­te i cor­si di alcu­ni dei prin­ci­pa­li fiu­mi del con­ti­nen­te ame­ri­ca­no, come i Mis­sou­ri e il Colum­bia, attra­ver­san­do le famo­se Roc­ky Moun­tains, una del­le più vaste cate­ne mon­tuo­se del­la Ter­ra. Il cor­po di spe­di­zio­ne si tro­vò ad attra­ver­sa­re luo­ghi mera­vi­glio­si, mol­ti dei qua­li ad oggi costi­tui­sco­no i più sug­ge­sti­vi par­chi nazio­na­li degli Sta­tes. Ovvia­men­te, tro­van­do­si ad affron­ta­re ter­ri­to­ri mol­to diver­si, ine­splo­ra­ti e soprat­tut­to sco­no­sciu­ti, furo­no mol­te le dif­fi­col­tà che incon­tra­ro­no sul loro cam­mi­no. Fon­da­men­ta­le da que­sto pun­to di vista fu la col­la­bo­ra­zio­ne del­le popo­la­zio­ni nati­ve e in par­ti­co­la­re di una figu­ra: Saca­ga­wea, una gio­va­ne don­na del­la tri­bù degli Sho­sho­ni, moglie del com­mer­cian­te fran­ce­se Tous­saint Char­bon­neau, mem­bro del­la spe­di­zio­ne. La gio­va­ne fu pro­ba­bil­men­te com­pra­ta dal­la tri­bù Hida­tsa dopo esse­re sta­ta strap­pa­ta da quel­la d’appartenenza. La cop­pia fu ingag­gia­ta da Lewis e Clark in North Dako­ta e Saca­ga­wea fu una gui­da eccel­len­te gra­zie alle sue capa­ci­tà inter­me­dia­rie lin­gui­sti­che e per la cono­scen­za di ter­ri­to­ri osti­li abi­ta­ti esclu­si­va­men­te dai nati­vi ame­ri­ca­ni. Por­tò a ter­mi­ne il cam­mi­no dan­do anche alla luce un bam­bi­no come si è potu­to appren­de­re gra­zie a uno dei dia­ri che Clark e Lewis com­pi­la­ro­no insie­me per tut­ta la dura­ta del viaggio.

La spe­di­zio­ne per il Pas­sag­gio di Nord ove­st si rive­lò pro­fi­cua anche da un pun­to di vista scien­ti­fi­co: men­tre Lewis si dedi­cò alla clas­si­fi­ca­zio­ne, osser­va­zio­ne e rac­col­ta, di cen­ti­na­ia di spe­cie di pian­te e ani­ma­li fino ad allo­ra sco­no­sciu­te, a Clark si deve la map­pa­tu­ra di tut­ti i ter­ri­to­ri attraversati.

La spedizione di Lewis e Clark è entrata quindi nella storia per la sua importanza storica, scientifica e commerciale. 

Il risul­ta­to ebbe una tale riso­nan­za che il per­cor­so com­piu­to dal Corp of spe­di­tion fu rico­no­sciu­to dal Con­gres­so del 1978 come uno dei quat­tro sen­tie­ri sto­ri­ci nazio­na­li ori­gi­na­li ed entrò a far par­te del Natio­nal Trail System. Il Lewis and Clark Natio­nal Histo­ric Trail ad oggi è lun­go cir­ca 4,900 miglia (7,900 km) e si esten­de da Pitt­sbur­gh, in Penn­syl­va­nia, alla foce del fiu­me Colum­bia, vici­no all’at­tua­le Asto­ria, in Ore­gon, attra­ver­san­do o costeg­gian­do 19 sta­ti e 4 fusi ora­ri. Par­ten­do dal­la costa atlan­ti­ca pas­sa attra­ver­so le col­li­ne e i ter­ri­to­rio lus­su­reg­gian­ti di sta­ti come la Vir­gi­nia o la Penn­syl­va­nia, taglia attra­ver­so Ken­tuc­ky, Illi­nois e Mis­sou­ri fino ad arri­va­re all’area del­le “Great Plains”, la regio­ne geo­gra­fi­ca che attra­ver­sa ver­ti­cal­men­te la par­te cen­tra­le del nord Ame­ri­ca carat­te­riz­za­ta dall’iconico pae­sag­gio di step­pe e pra­te­rie carat­te­ri­sti­co nell’immaginario dell’area cen­tra­le del­lo sta­to ame­ri­ca­no. Fini­te le Gran­di Pia­nu­re si arri­va alle vet­te e alle gran­di val­la­te del­le Mon­ta­gne Roc­cio­se e, una vol­ta supe­ra­te, alle coste del Pacifico.

Que­sto sto­ri­co sen­tie­ro è sicu­ra­men­te un cam­mi­no da fare una vol­ta nel­la vita per adden­trar­si in ter­ri­to­ri mera­vi­glio­si riper­cor­ren­do par­te del­la sto­ria ame­ri­ca­na, trop­po spes­so pur­trop­po com­piu­ta sul­le spal­le del­le popo­la­zio­ni nati­ve del miti­co West.

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Arianna Locatelli
Da pic­co­la cer­ca­vo l’origine del mio nome per­ché mi affa­sci­na­va la sto­ria che c’era die­tro. Anco­ra oggi mi pia­ce cono­sce­re e sco­pri­re sto­rie di cui poi rac­con­to e scri­vo. Intan­to cor­ro, bevo caf­fè e pia­ni­fi­co viaggi.

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