Yad Vashem e il Giardino dei Giusti

Yad Vashem e il Giardino dei Giusti

Io darò loro, nel­la mia casa e tra le mie mura, un monu­men­to (yad) e un nome (shem) miglio­re che ai miei figli e figlie; io darò loro un nome eter­no che non sarà mai cancellato.

Isa­ia 56,5

Il Giar­di­no di Yad Vashem nasce a Geru­sa­lem­me nel 1962 su ini­zia­ti­va di Moshe Lan­dau per ricor­da­re i Giu­sti che sono sta­te vit­ti­me del­la Shoah. Il nome del Memo­ria­le signi­fi­ca let­te­ral­men­te “un monu­men­to e un nome” e ha l’obiettivo di com­me­mo­ra­re con un luo­go fisi­co e con un nome tut­ti colo­ro che, agen­do disin­te­res­sa­ta­men­te, han­no rischia­to la vita o l’hanno per­sa nel ten­ta­ti­vo di aiu­ta­re gli Ebrei. Esso com­pren­de il Museo Sto­ri­co dell’Olocausto, dal­la carat­te­ri­sti­ca for­ma trian­go­la­re dota­to di die­ci gal­le­rie, il Museo d’Arte dell’Olocausto, la Sala del­la Memo­ria, la Sala dei Nomi, il Memo­ria­le dei Bam­bi­ni e la Val­le del­la Comunità. 

Inizialmente nato come viale, via via allargato nel corso del tempo, il Giardino dei Giusti ospita il ricordo di persone non appartenenti alla religione ebraica nominati da un’apposita Commissione che, al giorno d’oggi, ha nominato oltre 20mila giusti.

Per loro ven­go­no pian­ta­ti albe­ri di car­ru­bo, più vol­te cita­ti nel Tal­mud e per que­sto cari alla tra­di­zio­ne ebrai­ca. Attual­men­te, data la man­can­za di spa­zio per far cre­sce­re rigo­glio­si gli albe­ri, ven­go­no eret­ti Muri d’Onore con scol­pi­ti sopra i nomi. 

Sul­la scia del Giar­di­no di Geru­sa­lem­me, nel mon­do sono sor­ti nume­ro­si Giar­di­ni del­la Memo­ria: in Ita­lia sono pre­sen­ti a Firen­ze, Geno­va, Mila­no, Cata­nia, Paler­mo, Pado­va; uno a Tuni­si, uno a Var­sa­via, due negli Sta­ti Uni­ti (Washing­ton, Wil­ming­ton). Per ricor­da­re non solo le vit­ti­me del­la Shoah, ma anche quel­le di altre per­se­cu­zio­ni, come il Giar­di­no in Bosnia-Erze­go­vi­na in ricor­do del con­flit­to bosnia­co e quel­lo in Arme­nia in memo­ria dell’omonimo genocidio. 

In Ita­lia, è sta­ta fon­da­men­ta­le l’azione di Gari­wo, acro­ni­mo di “Gar­dens of the Righteous World­wi­de”, onlus mila­ne­se che dal 2001 è impe­gna­ta nel­la sen­si­bi­liz­za­zio­ne e nel­la tute­la dei Giu­sti, rite­nen­do tali non solo colo­ro che han­no aiu­ta­to o sal­va­to gli Ebrei duran­te la per­se­cu­zio­ne nazi­sta, ma anche chi nel mon­do si è impe­gna­to nel con­tra­sta­re geno­ci­di, a pro­teg­ge­re dirit­ti e digni­tà uma­na, chi si impe­gna a sal­va­guar­da­re la memo­ria di chi è sta­to o è perseguitato. 

Raccontare le storie dei Giusti, che hanno soccorso nel momento del bisogno chi era in difficoltà, è un modo per ribadire che si può (e si deve) intervenire in difesa di un diritto fondamentale, qualora esso venga leso. 

È un dove­re di tut­ti cono­sce­re il pas­sa­to ed ono­ra­re la memo­ria di ciò che è sta­to per sen­si­bi­liz­za­re e impe­di­re, nel pro­prio pic­co­lo, che la sto­ria si ripe­ta. Per que­sto ven­go­no ono­ra­ti, in occa­sio­ne del 6 mar­zo

Rileg­ge­re le sto­rie dei Giu­sti mostra il fon­da­men­to con­cre­to del­la spe­ran­za, poi­ché crea un per­cor­so vir­tuo­so in cui il pas­sa­to dei geno­ci­di illu­mi­na il pre­sen­te e in cui il rap­por­to diret­to con le sof­fe­ren­ze per­met­te di com­pren­de­re meglio quan­to è suc­ces­so ieri.

Dal sito inter­net di Gariwo 
Laura Cecchetto
Sco­pro il mon­do e me stes­sa con il naso den­tro a un libro, riflet­to su ciò che mi cir­con­da e pren­do appun­ti. Nar­ro ciò che leg­go, e di con­se­guen­za ciò che pro­vo, per rela­zio­nar­mi con ciò che mi sta attor­no, pos­si­bil­men­te con una taz­za di tè sul­la scrivania.
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Scopro il mondo e me stessa con il naso dentro a un libro, rifletto su ciò che mi circonda e prendo appunti. Narro ciò che leggo, e di conseguenza ciò che provo, per relazionarmi con ciò che mi sta attorno, possibilmente con una tazza di tè sulla scrivania.

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