Da rileggere per la prima volta: Nemico, amico, amante…

Da rileggere per la prima volta: Nemico, amico, amante...

Pic­co­li fram­men­ti di vita, soprat­tut­to decli­na­ti al fem­mi­ni­le, si dispie­ga­no nel­le pagi­ne di Nemi­co, ami­co, aman­te… Il pun­to di vista che ripren­de que­sto fiu­me di con­fes­sio­ni d’inchiostro è com­po­si­to e com­ples­so, non sem­pre faci­le da indi­vi­dua­re, non fal­len­do mai nel garan­ti­re un’immer­sio­ne com­ple­ta e ras­si­cu­ran­te nel­le sto­rie dei pro­ta­go­ni­sti. La pas­sio­ne improv­vi­sa che non ti aspet­ti, tra­di­men­ti che tro­va­no la loro spie­ga­zio­ne anni più tar­di, l’attrito fat­to di sen­si di col­pa e volon­tà di non delu­de­re che si instau­ra con la pro­pria fami­glia: sono tas­sel­li che com­pon­go­no la quo­ti­dia­ni­tà di tut­ti e che ven­go­no rap­pre­sen­ta­ti da Ali­ce Mur­no con magi­stra­le ica­sti­ci­tà e chiarezza.

L’amore spa­dro­neg­gia tra i temi trat­ta­ti, ma ridur­re i rac­con­ti di Nemi­co, ami­co, aman­te… a sem­pli­ci rap­pre­sen­ta­zio­ni dell’evoluzione del­la pas­sio­ne tra due per­so­ne sareb­be una col­pe­vo­le bana­liz­za­zio­ne. L’introspezione costrui­ta attor­no ai per­so­nag­gi per­met­te all’autrice di ana­liz­za­re chi­rur­gi­ca­men­te moti inte­rio­ri altri­men­ti ine­splo­ra­ti, por­tan­do sul­la pagi­na tut­ti i tor­men­ti del sen­ti­men­to più bel­lo del­lo spet­tro del­le emo­zio­ni uma­ne. Fin dal tito­lo la con­trad­di­zio­ne dell’amore è sve­la­ta e mes­sa a nudo. Ogni per­so­na è ami­ca, nemi­ca e aman­te: la ricer­ca di un equi­li­brio che non tra­vol­ga tra que­ste tre fac­ce dei pro­pri sen­ti­men­ti è la mis­sio­ne segre­ta che tut­ti i per­so­nag­gi del libro por­ta­no avanti. 

La lot­ta inte­sti­na tra ciò che dovreb­be esse­re fat­to e ciò che si vor­reb­be è uno dei temi tra­sver­sa­li alla nar­ra­zio­ne di tut­ti e 9 i rac­con­ti. Così Meriel resta ingab­bia­ta per decen­ni in un matri­mo­nio che non è nul­la di più serio di un’amicizia, men­tre Jonas sof­fre fino al sui­ci­dio per la man­ca­ta rea­liz­za­zio­ne in ambi­to lavo­ra­ti­vo; Grant rifiu­ta le atten­zio­ni di un’altra don­na guar­dan­do impo­ten­te la moglie Fio­na appas­si­re per l’Alzheimer pro­prio men­tre, poche pagi­ne indie­tro, la rab­bia anti­cle­ri­ca­le di Lewis cer­ca­va di esse­re sof­fo­ca­ta die­tro la veste paca­ta dell’insegnante. Un rigi­do reti­co­la­to di nor­me socia­li, per lo più autoim­po­ste, imbri­glia le azio­ni dei per­so­nag­gi fino a dirot­tar­li nel sot­ter­fu­gio, nel tra­di­men­to, nel­la malat­tia e per­si­no nel­la morte. 

Il lettore è spinto a porsi la fatidica domanda: sarebbe andata così se fossero stati liberi di fare ciò che volevano fin dall’inizio?

Nemi­co, ami­co, aman­te… susci­ta gran­de inte­res­se anche per la tec­ni­ca nar­ra­ti­va uti­liz­za­ta da Mun­ro. La cri­ti­ca descris­se la sua scrit­tu­ra come «dif­fi­ci­le». Sal­ti tem­po­ra­li, cam­bi di pro­spet­ti­va, un mas­sic­cio uso del discor­so indi­ret­to libe­ro crea­no uno stra­no effet­to di vedo-non-vedo nel­le tra­me dei rac­con­ti, dan­do l’impressione che ci sia sem­pre un «non det­to» pron­to a sve­lar­si all’improvviso.

In real­tà Mun­ro non man­ca mai di con­ce­de­re al suo let­to­re le coor­di­na­te mini­me per orien­tar­si all’interno del­la nar­ra­zio­ne, costruen­do tut­tal­più una pia­ce­vo­le sen­sa­zio­ne di miste­ro e sor­pre­sa. Anco­ra una vol­ta il tito­lo soma­tiz­za le carat­te­ri­sti­che del­la nar­ra­zio­ne, con quei tre pun­ti di sospen­sio­ne posti lì a signi­fi­ca­re che c’è sem­pre dell’altro sot­to la super­fi­cie del­le parole. 

Un altro dei temi cari a Mun­ro che spes­so rien­tra nei 9 rac­con­ti di Nemi­co, ami­co, aman­te… è il rap­por­to che i per­so­nag­gi instau­ra­no con la loro memo­ria. La memo­ria è uno dei mez­zi più poten­ti attra­ver­so cui si edi­fi­ca l’identità per­so­na­le, una len­te che ci per­met­te di visua­liz­za­re il nostro pas­sa­to, costruen­do­lo e mani­po­lan­do­lo all’occorrenza.

Que­sto è ciò che suc­ce­de in uno dei rac­con­ti più accla­ma­ti di que­sta rac­col­ta, Quel­lo che si ricor­da. La memo­ria del­la pro­ta­go­ni­sta Meriel le resti­tui­sce una pic­co­la inse­na­tu­ra a cui aggrap­par­si nel­la pare­te liscia e gri­gia del­la sua quo­ti­dia­ni­tà, un moti­vo che la spin­ge a sop­por­ta­re la noia di un matri­mo­nio como­do ma non feli­ce. Nel cor­so degli anni Mur­no descri­ve la meta­mor­fo­si di quel ricor­do, una not­te di pas­sio­ne extra­co­niu­ga­le, che pas­sa da ras­si­cu­ran­te ango­lo di men­te in cui rifu­giar­si quan­do il cuo­re è affa­ti­ca­to a ful­gi­da dimo­stra­zio­ne di esse­re sta­ta solo una del­le tante. 

Lo svuotamento del significato di quella passione improvvisa e liberatoria non è altro che il sintomo di una vita che evolve e cambia nel corso dei decenni. 

La memo­ria asse­con­da que­sto cam­bia­men­to pro­po­nen­do un ricor­do diver­so e adat­ta­to alle neces­si­tà di Meriel. Para­dos­sal­men­te è pro­prio il ricor­do del cor­po di Asher che si muo­ve sul suo a tene­re Meriel nel matri­mo­nio con Pier­re. Sen­za quell’angolo di pas­sa­to entro il qua­le rifu­giar­si Meriel pro­ba­bil­men­te avreb­be cedu­to alla noia, sareb­be sta­ta vin­ta dal­la sua insod­di­sfa­zio­ne, per­ché è in fon­do un com­pi­to trop­po arduo esse­re infe­li­ci e fede­li per una vita intera. 

Solo dopo la mor­te di Pier­re la memo­ria di Meriel le sot­to­po­ne la vera natu­ra di quel ricor­do, un par­ti­co­la­re dimen­ti­ca­to per anni e riaf­fio­ra­to dal pas­sa­to come un fan­ta­sma. Al momen­to dei salu­ti, pri­ma che Meriel faces­se ritor­no a casa, Asher le ave­va nega­to l’ultimo bacio e le ave­va sus­sur­ra­to un sec­co «no, non lo fac­cio mai». Dun­que que­sta era la vera natu­ra di quel­la not­te di pas­sio­ne: il diver­ti­men­to di qual­che ora, nul­la di più di un pas­sa­tem­po col­lau­da­to da anni di espe­rien­ze passate. 

Non che Meriel abbia mai sfio­ra­to l’idea di lascia­re Pier­re per Asher, ma il ruo­lo che il ricor­do di quel­la not­ta ha avu­to nel­la sua vita rispec­chia un coin­vol­gi­men­to emo­ti­vo che va ben oltre il sem­pli­ce pia­ce­re fisi­co ricer­ca­to. Quan­do il mari­to di Meriel vie­ne a man­ca­re, il ricor­do è libe­ro di rico­sti­tuir­si nel­la sua vera suc­ces­sio­ne degli even­ti, per­met­ten­do ai par­ti­co­la­ri di riaf­fio­ra­re. Il ruo­lo del ricor­do è cam­bia­to, non ser­ve più a trat­te­ne­re Meriel nel­la gab­bia autoim­po­sta del suo matri­mo­nio, e così la memo­ria tor­na a fun­zio­na­re compiutamente. 

I moti del­la memo­ria sono il ful­cro di que­sto e di altri rac­con­ti nel­la rac­col­ta di Mun­ro, illu­stran­do i taci­ti com­pro­mes­si che mol­ti strin­go­no con il pro­prio pas­sa­to e che rara­men­te ven­go­no ammessi. 

Con­di­vi­di:
Beatrice Balbinot
Mi chia­mo Bea­tri­ce, ma pre­fe­ri­sco Bea. Amo scri­ve­re, dire la mia, ave­re ragio­ne e man­gia­re tan­ti macarons.

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