Da rivedere per la prima volta. Il ladro e il ciabattino

il ladro e il ciabattino

In ogni ambi­to del­la vita, in ogni pro­fes­sio­ne e for­ma arti­sti­ca, si sa, c’è sem­pre die­tro un per­so­nag­gio nasco­sto che rie­sce a fare le cose meglio ma sen­za un rico­no­sci­men­to vali­do e con­cre­to da par­te del resto del mon­do. Marie Curie per la ricer­ca scien­ti­fi­ca ne è un chia­ro esem­pio, ma come lo è sta­to Vin­cent Van Gogh per la pit­tu­ra, o Franz Schu­bert per la musi­ca. Per l’animazione cine­ma­to­gra­fi­ca, inve­ce, quel­la per­so­na è l’artista anglo-cana­de­se Richard Wil­liams.

Meglio cono­sciu­to per esse­re la men­te die­tro l’animazione in Chi ha inca­stra­to Roger Rab­bit di Robert Zemec­kis, nel mon­do del cine­ma è oltre­mo­do famo­so per uno dei film incom­piu­ti più impor­tan­ti e allo stes­so tem­po meno cono­sciu­ti del­la sto­ria: Il ladro e il ciabattino. 

Il film d’animazione è la Gioconda di Williams: lo ha accompagnato per tutta la vita, diventando la sua opera più grande ma anche la sua più asfissiante maledizione.

Nel­la sfar­zo­sa Cit­tà Dora­ta abi­ta­no un Ladro, che non ha nome, e un cia­bat­ti­no di nome Tac­co: i due sono pra­ti­ca­men­te dei reiet­ti del­la socie­tà, ma tut­to cam­bia quan­do, per erro­re, Tac­co vie­ne rapi­to dal per­fi­do Gran Visir Zig­Zag. Tac­co cono­sce così la prin­ci­pes­sa del regno Yumyum, figlia del sul­ta­no Nod; i due si met­te­ran­no in com­but­ta per sven­ta­re la minac­cia incom­ben­te sul­la cit­tà aiu­ta­ti, invo­lon­ta­ria­men­te, anche dal­la biz­zar­ra figu­ra del clep­to­ma­ne Ladro.

La sto­ria del­la pro­du­zio­ne de Il ladro e il cia­bat­ti­no è lun­ga, tor­tuo­sa, fat­ta di mol­ti per­so­nag­gi orbi­tan­ti intor­no alla figu­ra di Richard Wil­liams, ma è soprat­tut­to – anche se incom­piu­to, come già det­to – il più gran­de film d’animazione del­la sto­ria: ha aper­to scuo­le di pen­sie­ro che si ispi­ra­no allo sti­le arti­sti­co di Wil­liams — lui stes­so poi scri­ve­rà un libro, The animator’s sur­vi­val kit, una vera e pro­pria bib­bia dell’animazione –, inol­tre ispi­rò mol­tis­si­mi film, tra cui Alad­din, il qua­le par­te da una sto­ria mol­to simi­le, sia nei per­so­nag­gi che nel­le vicende. 

Wil­liams con Il ladro e il cia­bat­ti­no diven­tò una fon­te di moti­va­zio­ne e ispi­ra­zio­ne per mol­ti ani­ma­to­ri dive­nu­ti poi i big del set­to­re: Tomm Moo­re, il gran­de regi­sta d’animazione irlan­de­se, ebbe un’evidente influen­za che pale­sò nel suo pri­mo gran­de film, The Secret of Kells.

il ladro e il ciabattino
Secret of Kells di Tomm Moore

I moti­vi per cui un film incom­piu­to è con­si­de­ra­to il più gran­de del suo gene­re, sono innan­zi­tut­to di natu­ra tec­ni­ca e arti­sti­ca. Ma Il ladro e il cia­bat­ti­no ha una sce­neg­gia­tu­ra scrit­ta nel 1964, e ciò dimo­stra anche a livel­lo nar­ra­ti­vo e tema­ti­co dei trat­ti ori­gi­na­li non indifferenti. 

In primis, Richard Williams sceglie di animare utilizzando 24 intercalari, ovvero 24 fotogrammi per secondo: per dirla in maniera semplice, 24 «disegni» per ogni secondo di film. 

Per inten­der­ci, la Disney, e così il resto del­le case di pro­du­zio­ne, soli­ta­men­te ani­ma­no in 12fps, uti­liz­zan­do quin­di solo 12 dise­gni per secon­do. E que­sto per­ché? Per garan­ti­re una mag­gio­re flui­di­tà ai movi­men­ti del­le figu­re in cam­po. Più dise­gni voglio­no dire più foto­gram­mi, e più foto­gram­mi vuol dire più det­ta­gli che si pos­so­no aggiun­ge­re alla sce­na: con soli 12fps puoi cavar­te­la, ma con 24 rie­sci a con­cen­tra­re la visio­ne su un’animazione dina­mi­ca, ipno­ti­ca e mag­gior­men­te scor­re­vo­le. La Disney usa­va ani­ma­re in 12fps per rispar­mia­re sol­di e tem­po: meno dise­gni vuol dire comun­que meno ani­ma­to­ri che lavo­ra­no, meno mati­te con­su­ma­te, meno ore impe­gna­te e meno fogli spre­ca­ti; e in un’industria in cui il tem­po è dena­ro que­sti fat­to­ri sono fondamentali.

il ladro e il ciabattino

Ma Il ladro e il cia­bat­ti­no non è un’opera pura­men­te este­ti­ca. I temi che toc­ca e appro­fon­di­sce sono impor­tan­ti e inno­va­ti­vi per l’epoca: la prin­ci­pes­sa Yumyum non è la clas­si­ca ragaz­za Disney indi­fe­sa, sogna­tri­ce, neces­sa­ria alla tra­ma solo per­ché è obiet­ti­vo del prin­ci­pe (per inten­der­ci, negli anni ’60 alla Disney c’era in pro­du­zio­ne la Bel­la Addor­men­ta­ta). Yumyum è indi­pen­den­te e addi­rit­tu­ra rivo­lu­zio­na­ria: è una del­le pri­me che si ren­de con­to del peri­co­lo nel­la Cit­tà Dora­ta, non ci pen­sa due vol­te a ribal­ta­re la situa­zio­ne ini­zian­do a vede­re in Tac­co un sud­di­to fedele. 

È inoltre scaltra, femminista, intelligente, troppo moderna forse per i canoni degli anni ’60.

Altro ele­men­to che pro­va la bra­vu­ra di Wil­liams anche in scrit­tu­ra è il fat­to che sia il Ladro che Tac­co il cia­bat­ti­no sono qua­si com­ple­ta­men­te muti nel film: non esi­ste una loro linea di dia­lo­go, se non per qual­che fra­se spo­ra­di­ca del cia­bat­ti­no. Non è cer­to un ele­men­to di inven­ti­va così ori­gi­na­le, sia chia­ro. Disney ha infat­ti mon­ta­to gran­di film con pro­ta­go­ni­sti muti: Cuc­cio­lo dei set­te nani di Bian­ca­ne­ve che, citan­do espli­ci­ta­men­te il film, «si espri­me a smor­fie», o anche Dumbo. 

Ma nes­sun per­so­nag­gio del­la Disney è mai riu­sci­to a soste­ne­re sul­le spal­le un film dai carat­te­ri così oni­ri­ci, con per­so­nag­gi strut­tu­ra­ti pro­fon­da­men­te, dove, tra le altre cose, non sono assen­ti momen­ti ambi­gui dal­la cari­ca­tu­ra ses­sua­le. Il Ladro non è sem­pli­ce­men­te un ladro, è un ele­men­to gof­fo e grot­te­sco dall’aria sim­pa­ti­ca; men­tre il cia­bat­ti­no è un pro­ta­go­ni­sta in cre­sci­ta, usci­to dal­la sua com­fort zone, vie­ne but­ta­to nel macel­lo del­la cor­te del­la Cit­tà Dora­ta, dove ver­rà mes­so alla prova.

E alla prova viene messo lo stesso Richard Williams che con il film realizza dei veri e propri tableaux, quadri che si rifanno alla miniatura persiana ispirandosi apertamente all’estetica surrealista. 

Lo spa­zio è bidi­men­sio­na­le ma pren­de vita come in nes­sun altro film del­la ani­ma­zio­ne clas­si­ca, e i per­so­nag­gi si muo­vo­no in un mon­do che sareb­be sta­to inte­res­san­te appro­fon­di­re e sco­pri­re total­men­te, se solo il film aves­se avu­to una sua pro­du­zio­ne meno tra­va­glia­ta e soprat­tut­to completa.

il ladro e il ciabattino

La sto­ria di Richard Wil­liams in Ita­lia è rac­con­ta­ta dal­lo you­tu­ber 151eg, il qua­le, appas­sio­na­to­si all’epopea pro­dut­ti­va de Il ladro e il cia­bat­ti­no, ha addi­rit­tu­ra per­mes­so al film di arri­va­re in Ita­lia nel 2020. Pri­ma di allo­ra infat­ti la pel­li­co­la non cono­sce­va, e tutt’ora non cono­sce, una distri­bu­zio­ne capil­la­re. Noi pos­sia­mo goder­ne gra­zie al lavo­ro di dop­piag­gio cura­to dal­lo stes­so 151eg che ha cari­ca­to l’intero film su You­tu­be gra­tui­ta­men­te, ma così non è per mol­ti altri pae­si del mondo.

È la male­di­zio­ne e la con­trad­di­zio­ne de Il ladro e il cia­bat­ti­no: quel­la di esse­re il più gran­de film d’animazione mai rea­liz­za­to che per que­sto, e per via del­le logi­che di mer­ca­to stret­ta­men­te lega­te al siste­ma pro­dut­ti­vo di Hol­ly­wood, non ha mai avu­to una sua con­sa­cra­zio­ne ade­gua­ta.

Con­di­vi­di:
Andrea Marcianò
Clas­se ’99, nato sul Lago di Como, stu­den­te in scien­ze del­la comu­ni­ca­zio­ne, aman­te di cine­ma e tele­vi­sio­ne. Mi pia­ce osser­va­re il mon­do dal­l’e­ster­no come uno spettatore.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.