Giradischi, gli album consigliati di febbraio

Giradischi, gli album consigliati di febbraio

Il 15 di ogni mese, 5 album per tutti i gusti: Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti.


ZOMBIE COWBOYS, Gom­ma (V4V Records) – recen­sio­ne di Lau­ra Colombi

Gra­zie ai Gom­ma abbia­mo le trac­ce post-punkpost-loc­k­do­wn che sta­va­mo aspet­tan­do. Sì, per­ché il nuo­vo album dell’affermata band ori­gi­na­ria del caser­ta­no, inti­to­la­to Zom­bie Cow­boys e fuo­ri dal 21 gen­na­io, per noi si pre­sen­ta come una rispo­sta gio­va­ne alla cri­si del capi­ta­li­smo emer­sa anche nel cor­so del­la pandemia. 

Il disco, com­po­sto nei pri­mi mesi di loc­k­do­wn del 2020, segna un pun­to di svol­ta all’interno del­la pro­du­zio­ne dei Gom­ma, come emer­ge già dal­le pri­me trac­ce. E come tut­ti i pun­ti di svol­ta, è capi­ta­to per caso. Nel­la pri­ma­ve­ra era infat­ti pre­vi­sta l’uscita di un altro lavo­ro, poi lo scop­pio del­la pan­de­mia e l’esigenza di cesti­na­re quan­to com­po­sto per dare spa­zio a nuo­va musi­ca, per­ché i con­te­nu­ti non sem­bra­va­no più ade­gua­ti. Ne risul­ta­no una deci­na di testi estre­ma­men­te attua­li, capa­ci di toc­ca­re mol­ti temi dell’oggi, dal male di vive­re alla pro­ble­ma­ti­ca del con­su­mo di suo­lo e più in gene­ra­le il pro­ble­ma ambien­ta­le («La sen­ti que­sta piog­gia / sem­bra­no auto una per vol­ta»). Il tut­to arric­chi­to dal­la graf­fian­te voce di Ila­ria: sem­pli­ce­men­te fantastico.

Dal pun­to di vista musi­ca­le pos­sia­mo dire che Zom­bie Cow­boys si distin­gue per accu­ra­tez­za e misu­ra (anche rispet­to ai pre­ce­den­ti lavo­ri a fir­ma Gom­ma), anche se non è nien­te di rivo­lu­zio­na­rio, piut­to­sto un buon con­den­sa­to di punk (con tan­ti anni ’90), quel­lo giu­sto per chi voglia avvi­ci­nar­si a quel mon­do. SANTA PACE, la trac­cia di aper­tu­ra, una sor­ta di invo­ca­zio­ne alla musa (qui san­ta), è for­se la trac­cia miglio­re musi­cal­men­te par­lan­do. Qui i Gom­ma rie­sco­no a for­ni­re una rie­la­bo­ra­zio­ne per­so­na­le e ori­gi­na­le di quel­lo che han­no ascol­ta­to, e aggiun­go­no una linea di bas­so dal­le atmo­sfe­re texa­ne parec­chio note­vo­le. Infi­ne, con GUANCIA A GUANCIAMAMMA ROMA i Gom­ma rie­sco­no anche nell’impresa di crea­re del­le hit punk, e di met­ter­ci nel ritor­nel­lo fra­si come «Andrà tut­to bene, un pugno di mor­ti di meno!» e «Una vol­ta qui era tut­ta cam­pa­gna».


Sto­rie d’amore con piog­gia e altri rac­con­ti di rove­sci e tem­po­ra­li, Muru­bu­tu (Glo­ry Hole Records) – recen­sio­ne di Fran­ce­sco Pio Calabretta

È Sto­rie d’amore con piog­gia e altri rac­con­ti di rove­sci e tem­po­ra­li il nuo­vo pro­get­to del pro­fes­so­re del rap Muru­bu­tu, nome d’arte di Ales­sio Maria­ni, docen­te di filo­so­fia e sto­ria a Reg­gio Emi­lia. Pub­bli­ca­to il 14 gen­na­io a distan­za di 3 anni dall’ultimo Tene­bra è la not­te e altri rac­con­ti di buio e cre­pu­sco­li, in cui si con­cen­tra­va, come si evin­ce dal tito­lo, sul buio e le sto­rie che nasco­no e si evol­vo­no in esso, qui inve­ce il rap­per fon­da il nuo­vo pro­get­to su un con­cept nuo­vo: la pioggia. 

È una piog­gia decli­na­ta in tut­te le sue sfac­cet­ta­tu­re e lega­ta, in qua­si tut­ti i bra­ni (15), a dop­pio filo all’amore, alle emo­zio­ni e ai luo­ghi in cui esse pren­do­no vita e cre­sco­no. Non man­ca­no però rife­ri­men­ti anche alla coscien­za di sé, al saper vive­re e alla ricer­ca di un equi­li­brio inte­rio­re, in vari mul­ti­ver­si in cui l’ascoltatore vie­ne tra­sci­na­to, per vive­re bra­no dopo bra­no espe­rien­ze sem­pre nuo­ve e diverse. 

Pro­va­re a descri­ve­re i bra­ni che com­pon­go­no l’album è ridut­ti­vo, trop­pe sono le cita­zio­ni e i rife­ri­men­ti che Muru­bu­tu inse­ri­sce, lega­ti a filo­so­fia, sto­ria, arte e ad altre innu­me­re­vo­li dimen­sio­ni che sono com­pren­si­bi­li sola­men­te ascol­tan­do il disco e pre­stan­do atten­zio­ne alle paro­le. Non man­ca­no fea­tu­ring di spes­so­re all’interno dell’album, tra cui gran­di liri­ci­sti del rap, come Ran­co­re, Cla­ver Gold (con cui ha rea­liz­za­to l’album INFERNVM, basa­to sul­la pri­ma can­ti­ca del­la Com­me­dia dan­te­sca) o anco­ra Mat­tak, Ino­ki ed En?gma.

Tra i bra­ni da ascol­ta­re sicu­ra­men­te Il miglio­re dei mon­di, sto­ria di viag­gi e delu­sio­ni amo­ro­se dal pun­to di vista di un gio­va­ne, che intra­ve­de il pro­prio uni­ver­so idea­le negli occhi del­la per­so­na ama­ta ma for­se per­sa per sem­pre. O anco­ra degni di nota sono Black rain e il suo segui­to, Dilu­vio uni­ver­sa­le, che nar­ra lo sto­ri­co crol­lo del mon­do; o Mul­ti­ver­so, in cui il rap­per rac­con­ta una sto­ria d’amore che viag­gia nel tem­po e nel­lo spa­zio, come un Doc­tor Stran­ge let­te­ra­rio che ana­liz­za i vari fina­li del­la pas­sio­ne, con la pro­pria aman­te come uni­ca costante.

Abi­tua­ti ormai alla gran­dez­za dei pro­get­ti e dei testi che Muru­bu­tu ci offre, Sto­rie d’amore con piog­gia e altri rac­con­ti di rove­sci e tem­po­ra­li è un sus­se­guir­si di goc­ce che, bagnan­do­ci il vol­to, ci inon­da­no di sen­sa­zio­ni nuo­ve o ci per­met­to­no di com­pren­de­re meglio quel­le che già viviamo. 


Tut­to L’universo, Gio­van­ni Trup­pi (Uni­ver­sal Music Ita­ly) – recen­sio­ne di Maria Pia Loiacono

Il 4 feb­bra­io scor­so è usci­to con la pro­du­zio­ne di Uni­ver­sal Music Ita­ly il quin­to disco di Gio­van­ni Trup­pi dal tito­lo Tut­to L’Universo, apo­teo­si di una car­rie­ra che dura da ormai qua­si 10 anni. L’album infat­ti ha come uni­co ine­di­to il bra­no Tuo padre, mia madre, Lucia, che gli è costa­to il dician­no­ve­si­mo posto alla sua pri­ma espe­rien­za san­re­me­se di quest’anno, e il resto del pro­get­to è il com­pi­men­to di una scel­ta pon­de­ra­ta tra le can­zo­ni più rap­pre­sen­ta­ti­ve del suo reper­to­rio. Un reper­to­rio che rac­con­ta l’eclettismo del can­tau­to­re, sia dal pun­to di vista musi­ca­le che testuale. 

Le tema­ti­che affron­ta­te sono mol­te­pli­ci: l’amore in Cono­scer­si in una situa­zio­ne di dif­fi­col­tà e nel bra­no por­ta­to al festi­val; l’introspezione e la rifles­sio­ne filo­so­fi­ca sul sen­so del­la vita in La dome­ni­ca; il rac­con­to di Bor­ghe­sia, descri­zio­ne accu­ra­ta di una clas­se socia­le che nel bene e nel male è sta­ta arte­fi­ce di un cam­bia­men­to radi­ca­le del mon­do. La rac­col­ta con­tie­ne anche due fea­tu­ring con due arti­sti del­la sce­na musi­ca­le con­tem­po­ra­nea, Mia con Cal­cut­ta e Pro­crea­re con Bru­no­ri Sas. 

Trup­pi con que­sto album ha volu­to rac­con­ta­re le pro­prie e le nostre debo­lez­ze, il suo e il nostro giro­va­ga­re tra i sen­ti­men­ti, anche quel­li più dolo­ro­si, da cui ci si ele­va e ci si può distac­ca­re con una dose di idea­li­smo e di irri­ve­ren­za che ci por­ta a vive­re la nostra quo­ti­dia­ni­tà con una leg­ge­rez­za com­ple­ta­men­te disgiun­ta dal­la superficialità.


Ire, Com­bo Chim­bi­ta (Epi­ta­ph) – recen­sio­ne di Rebec­ca Nicastri

Poco più di tre minu­ti di rit­mi tran­quil­li e atmo­sfe­re oni­ri­che apro­no il nuo­vo disco di Com­bo Chim­bi­ta, grup­po sta­tu­ni­ten­se di ori­gi­ne colom­bia­na. Un affa­sci­nan­te viag­gio che attra­ver­sa il rock, il jazz e i rit­mi lati­noa­me­ri­ca­ni, il tut­to accom­pa­gna­to dall’energica voce del­la can­tan­te Caro­li­na Oli­ve­ros. L’importante voce fem­mi­ni­le lascia spa­zio a tut­ti i mem­bri del grup­po i cui stru­men­ti emer­go­no ognu­no rita­glian­do­si un pro­prio spa­zio in un equi­li­brio con­trol­la­to ed energico. 

I dodi­ci bra­ni, com­po­sti duran­te la pan­de­mia in rispo­sta alle mani­fe­sta­zio­ni del movi­men­to Black lives mat­ter, alter­na­no rit­mi fre­ne­ti­ci e tra­vol­gen­ti da dan­za sfre­na­ta ad atmo­sfe­re più len­te, sognan­ti e psi­che­de­li­che ma pur sem­pre for­te­men­te rit­ma­te, come acca­de in Sin Tiem­po.

Costel­la­no l’album ripe­ti­zio­ni osses­si­ve e qua­si stra­zian­ti di moti­vi rit­mi­ci e melo­di­ci che dona­no a bra­ni come Mujer Jaguar cari­che di for­za pri­mor­dia­le, qua­si di pro­fon­do con­tat­to con la ter­ra. A chiu­de­re il disco Todos San­tos avvol­ge l’ascoltatore in melo­die ele­gan­ti e spirituali.


Time Skiffs, Ani­mal Col­lec­ti­ve (Domi­no Recor­ding) – recen­sio­ne di Costan­za Mazzucchelli

La band sta­tu­ni­ten­se indie-pop è tor­na­ta con il suo undi­ce­si­mo album, a distan­za di sei anni dall’ultimo disco rea­liz­za­to da tut­ti i mem­bri del grup­po, Pain­ting with. Dopo il visual album Tan­ge­ri­ne Reef (2018) offre qui un vario cam­pio­na­rio – tal­vol­ta ripe­tu­to, ma non mono­to­no – di suo­ni. Rea­liz­za così un col­la­ge musi­ca­le para­go­na­bi­le a quel­lo che si pre­sen­ta sul­la coper­ti­na, reso pos­si­bi­le dal­la reu­nion dei quat­tro com­po­nen­ti dopo le pro­prie car­rie­re da soli­sti. Ognu­no por­ta i pro­pri influs­si, sono­ri­tà e sti­li, che qui si som­ma­no: si va dal synth pop al prog rock, e anco­ra al jazz. 

Dra­gon Slayer Car Keys sono qui due trac­ce distin­te, ma negli ulti­mi anni sono sta­te spes­so suo­na­te ai live come fos­se­ro un’unica can­zo­ne, sin­to­mo del­la flui­di­tà che inte­res­sa e carat­te­riz­za tut­to il disco, un nastro di suo­ni su cui si inca­stra­no testi-flus­si di coscien­za. Pre­ster John, inve­ce, è nata da due can­zo­ni, uni­fi­ca­te in modo tale da rea­liz­za­re un’ottima sin­te­si del­le par­ti, rea­liz­za­ta anche gra­zie a sin­te­tiz­za­to­ri e armo­nie voca­li. La can­zo­ne di chiu­su­ra, Royal and Desi­re, dal rit­mo malin­co­ni­co, ricor­da il sen­so di con­ti­nua­re a fare musi­ca per un grup­po atti­vo ormai da vent’anni sul­la sce­na musi­ca­le: «Song shu­ts my eyes / Reminds me of my fight / To know the way».


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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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