La Cina vista attraverso la lente di Henri Cartier-Bresson

La Cina vista attraverso la lente di Henri Cartier-Bresson

Il 25 novem­bre 1948 la rivi­sta Life com­mis­sio­na a Hen­ri Car­tie­r­-Bres­son un repor­ta­ge sugli “ulti­mi gior­ni di Pechi­no” pri­ma dell’arrivo del­le trup­pe di Mao. Il sog­gior­no pre­vi­sto per due set­ti­ma­ne, nel­la zona di Shan­gai prin­ci­pal­men­te, dura inve­ce die­ci mesi: il foto­gra­fo rac­con­ta del­la cadu­ta dei Nan­chi­no, ret­ta dal Kuo­min­tang, vede in pri­ma per­so­na la vita di tut­ti i gior­ni dei cit­ta­di­ni di Shan­gai, dei lavo­ra­to­ri, dei sol­da­ti, dei bam­bi­ni. Una nazio­ne che sta cam­bian­do total­men­te e, pochi gior­ni dopo il ritor­no del foto­gra­fo in Occi­den­te, ver­rà pro­cla­ma­ta la Repub­bli­ca Popo­la­re Cine­se. Die­ci anni dopo, nel ‘58, Car­tier-Bres­son tor­na nel­lo stes­so Pae­se ma lo tro­va pro­fon­da­men­te muta­to: lui è obbli­ga­to­ria­men­te accom­pa­gna­to da gui­de, visi­ta luo­ghi sele­zio­na­ti come indu­strie, impian­ti side­rur­gi­ci, gran­di can­tie­ri in costru­zio­ne, si tro­va di fron­te a quel­lo che sarà il “Gran­de bal­zo in avanti”.

Gli scat­ti da lui rea­liz­za­ti duran­te quei sog­gior­ni tro­va­no ora spa­zio nel­la mostra Hen­ri Car­tier-Bres­son, Cina 1948–49/58, che il Mudec ha alle­sti­to nel mese di feb­bra­io e che dure­rà fino al 3 luglio. Nel­le foto­gra­fie che la com­pon­go­no, Car­tier-Bres­son mostra due momen­ti deci­si­vi del­la sto­ria cine­se ma poco pri­ma del loro effet­ti­vo acce­de­re, i gran­di cam­bia­men­ti sono infat­ti sem­pre in pro­cin­to di avve­ni­re. Però, e in que­sto vi è la mag­gio­re for­za del­la mostra, non si vedo­no foto­gra­fie di gran­di per­so­nag­gi, non si vedo­no momen­ti scrit­ti nei libri di sto­ria (per esem­pio bat­ta­glie, gran­di adu­na­te, trion­fi, con­qui­ste) ma si inqua­dra­no per­so­ne e situa­zio­ni comu­ni, di tut­ti i gior­ni, vita ordi­na­ria di esse­ri uma­ni che lavo­ra­no, festeg­gia­no, gio­ca­no, pian­go­no, vivo­no. Spe­cial­men­te nel­la pri­ma par­te del­la mostra, in cui il foto­gra­fo fran­ce­se è libe­ro di ope­ra­re come più gli pia­ce, ovve­ro giran­do per stra­da e inqua­dran­do sog­get­ti e situa­zio­ni incon­tra­te pas­seg­gian­do. Pro­prio que­sta è la carat­te­ri­sti­ca che ren­de Car­tier-Bres­son uno dei più impor­tan­ti foto­gra­fi di sem­pre, tan­to da esse­re defi­ni­to “l’Occhio del secolo”. 

Infatti, qui si racconta anche dell’avvenire di un nuovo tipo di fotografia che, proprio nei suddetti reportage, ha uno dei suoi momenti cruciali: il fotogiornalismo. 

Con tale ter­mi­ne s’intende una moda­li­tà di nar­ra­zio­ne che sfrut­ta i modi pro­pri del gior­na­li­smo ma lo fa tra­mi­te la foto­gra­fia, quin­di cer­can­do di offri­re uno sguar­do impar­zia­le basan­do­si sul sup­po­sto che il mez­zo sap­pia docu­men­ta­re la real­tà fis­san­do­ne del­le imma­gi­ni autentiche.

Car­tier-Bres­son in que­sto è un pio­nie­re e por­ta un nuo­vo sti­le più poe­ti­co e distac­ca­to, atten­to tan­to ai sog­get­ti ritrat­ti quan­to all’equilibrio del­la com­po­si­zio­ne. Ma c’è anche un altro aspet­to che ren­de le foto­gra­fie in mostra pez­zi impor­tan­ti del­la sto­ria di quest’arte e dell’uomo che le fece un mae­stro indi­scus­so: l’istante deci­si­vo. Con i suoi scat­ti il foto­gra­fo rac­con­ta, con ele­gan­za e pun­tua­li­tà, la sto­ria del mon­do attra­ver­so le cose del­la vita, ad esse­re fis­sa­ti sono pic­co­li atti­mi quo­ti­dia­ni, più o meno con­sue­tu­di­na­ri, che diven­go­no sin­to­ma­ti­ci di qual­co­sa di mol­to più gran­de. Così un ven­di­to­re di spaz­zo­le, una bam­bi­na che guar­da fuo­ri dal­la vetri­na di un nego­zio di pen­nel­li, una coda per anda­re in ban­ca, i pre­pa­ra­ti­vi per un cor­teo diven­go­no una nazio­ne che muta, un’economia che cer­ca di rina­sce­re, una guer­ra che fini­sce, un mon­do tutto.

Il Mudec mette in mostra il reportage che Henri Cartier-Bresson realizzò in Cina nel '48/'49 e poi completò nel '58, raccontando due momenti decisivi della storia del Paese.
“Alla fine del­la gior­na­ta, la gen­te in coda spe­ra anco­ra di poter acqui­sta­re oro.”
Shan­ghai, 23 dicem­bre 1948
Gela­tin sil­ver print, 1970s
© Fon­da­tion Hen­ri Car­tier-Bres­son / Magnum Photos

La mostra è cura­ta da Michel Fri­zot e Ying-lung Su in col­la­bo­ra­zio­ne con Fon­da­tion Hen­ri Car­tier-Bres­son, Fon­da­zio­ne Deloit­te, pro­dot­ta da 24Ore Cul­tu­ra e pro­mos­sa dal comu­ne di Mila­no. Pro­prio l’assessore alla cul­tu­ra del­la regio­ne Lom­bar­dia, Tom­ma­so Sac­chi, pre­sen­tan­do l’esposizione, rin­gra­zia lo sfor­zo cura­to­ria­le e cul­tu­ra­le, evi­den­zian­do l’importanza del­la foto­gra­fia nel pano­ra­ma cul­tu­ra­le ita­lia­no, sot­to­li­nean­do la gran­de impor­tan­za che Car­tier-Bres­son ha avu­to nel fis­sa­re in imma­gi­ni un pez­zo di sto­ria. Inol­tre, rile­va l’operato del Mudec che, come museo del­le cul­tu­re, pun­ta a dare spa­zio alla plu­ra­li­tà e agli esplo­ra­to­ri, così que­sto foto­gra­fo è par­ti­co­lar­men­te calzante.

Visio­na­re le più di cen­to stam­pe ori­gi­na­li espo­ste è come sbir­cia­re in un pas­sa­to che è fon­da­men­ta di quel­lo che è la Cina oggi, tut­to attra­ver­so gli istan­ti vis­su­ti da un gran­de arti­sta del­la foto­gra­fia, stru­men­to che sa affer­ra­re atti­mi in immagini.


In coper­ti­na: In Lui Chi Chang, la via dei nego­zi di anti­qua­ria­to, la vetri­na di un ven­di­to­re di pen­nel­li. Pechi­no, dicem­bre 1948 (Vin­ta­ge gela­tin sil­ver print) © Fon­da­tion Hen­ri Car­tier-Bres­son / Magnum Photos

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Luca Pacchiarini
Sono appas­sio­na­to di cine­ma e video­gio­chi, sem­pre di più anche di tea­tro e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce sco­pri­re musi­ca nuo­va e in par­ti­co­la­re ado­ro il post rock, ma esplo­ro tan­ti gene­ri. Cer­co sem­pre di tro­va­re il lato inte­res­san­te in ogni cosa e bevo suc­co all’ace.

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