Oscar 2022. Non solo Hollywood in gara

Oscar 2022. Non solo Hollywood in gara

Il perio­do degli Oscar, quest’anno alla 94esima edi­zio­ne, è giun­to pun­tua­le come sem­pre. Pre­mi sacri del cine­ma mon­dia­le, gli Oscar essen­zial­men­te deter­mi­na­no i film che l’Academy, l’organo che vota le pro­du­zio­ni in gara, ritie­ne i più rap­pre­sen­ta­ti­vi e più bel­li dell’anno appe­na pas­sa­to. La famo­sa cor­sa agli Oscar, nel cine­ma sta­tu­ni­ten­se, vie­ne pre­pa­ra­ta mesi pri­ma e tut­to si gio­ca – più che nel­la sera­ta del­le pre­mia­zio­ni – pro­prio nel­la gior­na­ta in cui si annun­cia­no le can­di­da­tu­re, cosa che quest’anno è suc­ces­sa l’8 febbraio. 

Come al soli­to ci sono i favo­ri­ti e i non, quei film con mol­te aspet­ta­ti­ve e quel­li che si devo­no accon­ten­ta­re di gareg­gia­re in una sola cate­go­ria. Ma come per gli atle­ti alle Olim­pia­di, il pre­sti­gio degli Oscar è tal­men­te ele­va­to che la fra­se “l’importante è la nomi­na­tion” è diven­ta­ta un man­tra per chiun­que. I favo­ri­tis­si­mi di quest’anno sono dun­que: The power of the dog di Jane Cam­pion, Il pote­re del cane in ita­lia­no, con 12 can­di­da­tu­re; Dune di Denis Vil­le­neu­ve, con 10; Bel­fa­st di Ken­neth Bra­na­gh, che può esse­re con­si­de­ra­to la sor­pre­sa di quest’anno, ottie­ne 7 can­di­da­tu­re; set­te sono anche le can­di­da­tu­re per l’immancabile Ste­ven Spiel­berg che con il suo West Side Sto­ry col­le­zio­na anch’eegli buo­ne chan­ce di suc­ces­so; segue poi il film con Will Smith, King Richard con 6 can­di­da­tu­re e a segui­re tut­ti gli altri film. 

Benedict Cumberbatch ne "Il potere del cane"
Bene­dict Cum­ber­batch ne “Il pote­re del cane”

Quel­lo che però si è spes­so nota­to è che ave­re tan­te oppor­tu­ni­tà di vit­to­ria non signi­fi­ca per for­za ave­re anche tan­te sta­tuet­te a fine del­la sera­ta. L’Academy è ben nota per le sue sor­pre­se anche abba­stan­za fuo­ri dagli sche­mi: basta ricor­da­re l’edizione del 2020, quan­do fece scal­po­re (e in alcu­ni casi anche scan­da­lo) la scel­ta di far vin­ce­re due sta­tuet­te a Para­site, sia nel­la cate­go­ria di miglior film che in quel­la di miglior film stra­nie­ro, san­cen­do così un indi­scus­so suc­ces­so per Bong Joon-ho che oscu­rò, di con­se­guen­za, la mag­gior par­te degli altri film in gara. 

Non è det­to dun­que che Il pote­re del cane, attual­men­te il favo­ri­to in mol­te cate­go­rie, pos­sa effet­ti­va­men­te por­ta­re a qual­co­sa di sostan­zio­so. Le sor­pre­se potreb­be­ro esse­re anzi altre: pri­ma Para­si­te, poi Mina­ri dell’anno scor­so, ci han­no ricor­da­to che i film inte­res­san­ti per l’Academy pos­so­no esse­re mol­ti e infat­ti gli occhi alla 94esima edi­zio­ne degli Oscar sono pun­ta­ti su Dri­ve My Car, film del mae­stro giap­po­ne­se Ryu­su­ke Hamaguchi. 

Con­si­de­ra­to uno dei miglio­ri film dell’anno in asso­lu­to, usci­to trion­fan­te anche da Can­nes 2021, la pel­li­co­la di Hama­gu­chi splen­de in quat­tro can­di­da­tu­re, e che can­di­da­tu­re! Miglior regi­sta, miglior sce­neg­gia­tu­ra non ori­gi­na­le (il film è trat­to da un rac­con­to di Mura­ka­mi) che Hama­gu­chi ha scrit­to insie­me a Taka­ma­sa Oe, ovvia­men­te miglior film stra­nie­ro e anche miglior film, pro­prio come Para­si­te due anni fa. Avver­rà un feno­me­no Bong Joon-ho 2.0? La cosa non è total­men­te da esclu­de­re, se si pen­sa a come la Corea del Sud (con Squid Game in testa) e il Giap­po­ne negli ulti­mi anni stan­no man mano influen­zan­do gran par­te del­la cul­tu­ra ame­ri­ca­na. D’altra par­te, Dri­ve My Car, a dif­fe­ren­za di Para­si­te, è comun­que un film sostan­zio­so e meno appe­ti­bi­le per un pub­bli­co ampio: la sua dura­ta di tre ore buo­ne, la nar­ra­zio­ne len­ta ma ben con­ge­nia­ta, ric­chis­si­ma di rife­ri­men­ti non solo al cine­ma e alla let­te­ra­tu­ra, ma anche al tea­tro (il pro­ta­go­ni­sta è un dram­ma­tur­go in cri­si), uni­ta a una regia com­ples­sa e medi­ta­ti­va, por­ta­no il film in una dimen­sio­ne che si distac­ca deci­sa­men­te dagli stan­dard degli Oscar. 

 Hidetoshi Nishijima e  Hidetoshi Nishijima in "Drive my car"
Hide­to­shi Nishi­ji­ma e Hide­to­shi Nishi­ji­ma in “Dri­ve my car”

Altra sor­pre­sa indi­scus­sa di quest’anno è il film auto­bio­gra­fi­co Bel­fa­st, diret­to da Ken­neth Bra­na­gh, in cui il regi­sta si rac­con­ta in un’opera dal­le pre­mes­se altis­si­me. In Ita­lia usci­rà il 24 feb­bra­io al cine­ma, ma per ora dal­la stam­pa inter­na­zio­na­le sap­pia­mo che il gra­di­men­to è mol­to ele­va­to: così suc­ce­de ogni qual­vol­ta una gran­de per­so­na­li­tà del cine­ma si apre al mon­do rac­con­tan­do la pro­pria infan­zia. Da Fel­li­ni con Amar­cord a Bra­na­gh con Bel­fa­st c’è una lun­ga tra­di­zio­ne in cui il cine­ma pri­ma di tut­to diven­ta il deus ex machi­na per nar­ra­zio­ni nostal­gi­che, rifles­si­ve e puri­fi­ca­tri­ci per i loro auto­ri. E ciò vale anche per un nostro gran­de regi­sta, che anch’esso quest’anno sfi­le­rà a sor­pre­sa, anche se ce lo si aspet­ta­va, sul tap­pe­to ros­so del Dol­by Thea­tre di Los Ange­les. Pro­prio così, Pao­lo Sor­ren­ti­no tro­va la cin­qui­na per È sta­ta la mano di Dio, film auto­bio­gra­fi­co pro­dot­to da Net­flix, in cui il regi­sta ita­lia­no rac­con­ta la sua Napo­li, la tra­ge­dia che ha col­pi­to la sua fami­glia e l’amore per il cinema. 

Con gli occhi pun­ta­ti sul mon­do al di fuo­ri degli Sta­ti Uni­ti, gli Oscar ricon­fer­ma­no la loro linea “etni­ca” apren­do­si a pro­du­zio­ni stra­nie­re e soprat­tut­to a ope­re dal gran­de impat­to socia­le. Jane Cam­pion, con il suo favo­ri­to Il pote­re del cane, por­ta una sto­ria uni­ver­sa­le, radi­cal­men­te cri­ti­ca sul­la ses­sua­li­tà e su come l’oppressione del­la masco­li­ni­tà tos­si­ca abbia eser­ci­ta­to, agli anti­po­di del­la socie­tà ame­ri­ca­na, un influs­so nega­ti­vo siste­ma­ti­co, che ci por­ta nell’attuale situa­zio­ne cul­tu­ra­le e socia­le che cono­scia­mo tut­ti. Con le sue 12 nomi­na­tion è pale­se l’intento da par­te dell’Academy di accen­de­re i riflet­to­ri sul mes­sag­gio di que­sto film, ricor­dan­do che gli Oscar non sono solo dei sem­pli­ci pre­mi cine­ma­to­gra­fi­ci ma anche un modo per cele­bra­re il cine­ma che riflet­te sul­la vita quotidiana. 

Con­di­vi­di:
Andrea Marcianò
Clas­se ’99, nato sul Lago di Como, stu­den­te in scien­ze del­la comu­ni­ca­zio­ne, aman­te di cine­ma e tele­vi­sio­ne. Mi pia­ce osser­va­re il mon­do dal­l’e­ster­no come uno spettatore.

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