Bookadvisor, consigli di lettura di marzo

Bookadvisor, consigli di lettura di marzo

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Car­ne spre­ca­ta, Gio­van­ni Piz­zi­go­ni (Poli­nia­ni) — recen­sio­ne di Jes­si­ca Rodenghi 

“Non ci sono buo­ni o cat­ti­vi, ci sono sol­tan­to per­so­ne che cre­do­no fer­ma­men­te negli idea­li”. Gio­van­ni Piz­zi­go­ni, you­tu­ber e atto­re, inse­ri­sce que­sta fra­se nel suo roman­zo d’esordio Car­ne spre­ca­ta. La nar­ra­zio­ne viag­gia lun­go due bina­ri, nel pri­mo sce­na­rio il mon­do che cono­scia­mo è deva­sta­to da un’epidemia di ebo­la incon­trol­la­bi­le e da un’ulteriore muta­zio­ne degli Schiz­za­ti, per­so­ne diven­ta­te car­ni­vo­re e simi­li a degli zom­bie. Qui tro­via­mo due gio­va­ni, Sara e Bru­ce, che si spal­leg­gia­no per soprav­vi­ve­re e spo­star­si in un mon­do che ha smes­so di esse­re civi­le. Dall’altro lato tro­via­mo la sto­ria di Bryan, un gio­va­ne che si inse­ri­sce a pie­no tito­lo nel­la poli­ti­ca ame­ri­ca­na e ne sco­pre i lati oscu­ri. Que­ste sto­rie per­met­to­no di sco­pri­re dei per­so­nag­gi con­cre­ti, rea­li, che han­no pau­re, ambi­zio­ni, sogni, che sono delu­si, intri­sti­ti e che fati­ca­no a con­vi­ve­re con il peso dei trau­mi. Sono tal­men­te rea­li che pos­sia­mo com­pren­de­re come non sia­no dav­ve­ro né buo­ni né cat­ti­vi, ma sol­tan­to persone.


Una bran­cò di man­dor­le, Maria P. Mischi­tel­li (Emer­sio­ni) - recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Ave­re una vita ordi­na­ria a Livia non è mai inte­res­sa­to, tan­to meno inter­pre­ta­re sem­pre lo stes­so ruo­lo, di madre e moglie, ogni gior­no. Per que­sto non ha pau­ra di abban­do­na­re la quo­ti­dia­ni­tà in cui si sen­te intrap­po­la­ta, lascian­do il mari­to Tizia­no e il figlio Ales­sio, per rico­min­cia­re da capo, rifu­gian­do­si nel­la vec­chia casa di sua non­na, in un pic­co­lo pae­se dell’entroterra ligu­re. Pro­prio lì si sno­de­rà la sua nuo­va vita, tra sguar­di inva­den­ti, giu­di­zi indi­scre­ti, incon­tri spe­cia­li e sco­per­te dolo­ro­se. Tra le pagi­ne di que­sto roman­zo pren­de for­ma la sto­ria di una don­na che non ha pau­ra di lascia­re, ma anche lasciar­si, anda­re, pur di sen­tir­si feli­ce, libe­ra e pur di inse­gui­re le pro­prie con­vin­zio­ni. Livia è un model­lo nel qua­le ognu­no di noi potreb­be rispec­chiar­si: tra tema­ti­che impor­tan­ti, come la vio­len­za sul­le don­ne, e nume­ro­se vicen­de, l’autrice invi­ta ogni sin­go­lo let­to­re ad esse­re arte­fi­ce di ogni cam­bia­men­to e padro­ne del­la pro­pria vita.


La nostra Siria gran­de come il mon­do, Moha­med e Sha­dy Hama­di (ADD Edi­to­re) — recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

Sha­dy Hama­di, già auto­re di diver­si volu­mi riguar­dan­ti la situa­zio­ne siria­na degli ulti­mi anni, col­la­bo­ra in que­sto libro con Moha­med, suo padre. A quat­tro mani i due auto­ri com­pon­go­no un ritrat­to di un pae­se che da casa diven­ta per l’uno nemi­co, per l’altro stra­nie­ro. Attra­ver­so la sto­ria del­la fami­glia Hama­di essi rac­con­ta­no la sto­ria di una Siria che non è mai sta­ta dav­ve­ro rac­con­ta­ta all’occidente, che è sta­ta accan­to­na­ta tra le altre que­stio­ni glo­ba­li fino ad esse­re dimen­ti­ca­ta. In ara­bo, casa si dice bayt: la stes­sa paro­la si usa per indi­ca­re la fami­glia, così che i due con­cet­ti si fon­da­no in uno uni­co. Il libro ini­zia con la spie­ga­zio­ne di que­sto con­cet­to che è la chia­ve per com­pren­de­re l’intera nar­ra­zio­ne. Come le distan­ze e le incom­pren­sio­ni fra i mem­bri del­la pro­pria fami­glia crea­no un sen­so di incom­ple­tez­za, così la lon­ta­nan­za dal pro­prio luo­go d’origine e la con­sa­pe­vo­lez­za che non vi si potrà mai tor­na­re lascia­no nel­la vita degli esu­li un dolo­re ai più sco­no­sciu­to. Il libro è sta­to scrit­to nel­la spe­ran­za che, rac­con­tan­do la sto­ria del­la Siria, ren­den­do­la “gran­de come il mon­do”, essa pos­sa riu­sci­re a sal­var­si. È una let­tu­ra a trat­ti sco­mo­da, dol­ce-ama­ra, ma che scal­da il cuo­re. Ricor­da quan­to è dif­fi­ci­le lot­ta­re per una cau­sa impor­tan­te, quan­te sod­di­sfa­zio­ni può dare, ma soprat­tut­to quan­to è neces­sa­rio saper pren­de­re i colpi.


Eve­ryo­ne You Hate is Going to Die*, Daniel Sloss (Kno­pf) - recen­sio­ne di Ros­sa­na Merli

And Other Com­for­ting Thoughts on Fami­ly, Friends, Sex, Love and More Things That Ruin   Your   Life.  Se   tito­lo   e   sot­to­ti­to­lo   vi   han­no   già   strap­pa­to   un   mez­zo   sor­ri­so incu­rio­si­to,   allo­ra   que­sto   libro   fa   per   voi.   Nel­le   sue   pagi­ne,   il   comi­co   Daniel   Sloss (DarkX)   rie­sce   a   con­den­sa­re   osser­va­zio­ni   acu­te   sul   mon­do   odier­no   e   diver­ten­ti aned­do­ti, che flui­sco­no le une negli altri gra­zie a una scrit­tu­ra scor­re­vo­le ric­ca d’ironia e irri­ve­ren­za. I temi trat­ta­ti toc­ca­no ogni aspet­to del­la vita: dal­le rela­zio­ni fami­lia­ri alla masco­li­ni­tà tos­si­ca, dall’ingombrante pen­sie­ro del­la mor­te all’amore indi­scus­so per la madre patria Sco­zia. Lo sti­le comi­ca­men­te spu­do­ra­to e l’umorismo un po’ dark  (non dite­lo ad alta voce: l’autore com­bat­te­rà fino alla mor­te tale defi­ni­zio­ne) pla­sma­no il libro, alleg­ge­ren­do­ne così le tema­ti­che più for­ti e por­tan­do il let­to­re in un viag­gio un po’ cao­ti­co fat­to non solo di risa­te ma anche di rifles­sio­ni profonde.


Il consiglio delle libraie di Colibrì.

Thé­rè­se e Isa­bel­le, Vio­let­te Leduc (Neri Poz­za) — recen­sio­ne di Gior­gia Demuro

Nel 1954 Simo­ne De Beau­voir pre­sen­ta con mol­te lodi alle edi­zio­ni Gal­li­mard il mano­scrit­to di una sua ami­ca e pro­tet­ta: l’opera vie­ne apprez­za­ta e pub­bli­ca­ta con il tito­lo Rava­ges ma è pesan­te­men­te epu­ra­ta di un cen­ti­na­io di pagi­ne rite­nu­te “di un’oscenità incre­di­bi­le”. Quel­le stes­se pagi­ne usci­ran­no a par­te come rac­con­to sin­go­lo nel 1966 in una ver­sio­ne rima­neg­gia­ta e in par­te cen­su­ra­ta, ma l’edizione inte­gra­le appa­ri­rà solo mol­to più avan­ti, nel 2000 in Fran­cia e un paio d’anni dopo in Ita­lia, e ora è qui ripub­bli­ca­te da Neri Poz­za.
Si trat­ta di Thé­rè­se e Isa­bel­le, scrit­to dal­la sor­pren­den­te Vio­let­te Leduc. Poche paro­le ma cesel­la­te, scu­re quan­do devo­no ritrar­re la pau­ra (del­la sco­per­ta, del­la per­di­ta, del cam­bia­men­to) ma lumi­no­se nel tra­spor­re il sogno leg­ge­ro del pri­mo amo­re, com­pon­go­no la sto­ria “scon­vol­gen­te per il cuo­re e per il cor­po” tra le due col­le­gia­li: Thé­rè­se, alter ego dell’autrice, e Isa­bel­la vivo­no il cre­scen­do del loro rap­por­to in un tur­bi­nio di emo­zio­ni che scuo­te la vita mono­to­na e mode­ra­ta all’interno del­la scuo­la. Leduc ha un rit­mo pul­san­te che avvi­ci­na il bre­ve roman­zo alle pas­sio­ni nar­ra­te da Saf­fo, ma le due pro­ta­go­ni­ste vivo­no l’abbandono ses­sua­le in modo mol­to diver­so: se per Isa­bel­le è una sfi­da urla­ta al mon­do per cer­ca­re di autoaf­fer­mar­si, Thé­rè­se inve­ce sem­bra cer­ca­re una tene­rez­za che riem­pia il vuo­to lascia­to dal­la madre.

Con­di­vi­di:
Rebecca Nicastri
Clas­se 2000. Stu­dio let­te­re, sono inna­mo­ra­ta del mon­do e vor­rei sape­re tut­to di lui. Per me le gior­na­te sono sem­pre trop­po corte.

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