Cina, per la pace o per la guerra?

Cina, per la pace o per la guerra

Il con­flit­to è aper­to e con­ti­nua; la scac­chie­ra è pur­trop­po pron­ta. Ora men­tre il re muo­ve i pro­pri pas­si con­tro l’Ucraina vede alle pro­prie spal­le la ras­si­cu­ran­te mano del­la regi­na: la Cina. Cosa rap­pre­sen­ta la Cina per la Rus­sia odier­na? Rap­pre­sen­ta un colos­so mon­dia­le alla pari, se non supe­rio­re. Cosa rap­pre­sen­ta per l’ordine mon­dia­le attuale? 

Putin e Xi Jinping costituiscono quel binomio politico internazionale accomunato dall’ideale profondamente ricercato di destrutturazione della potenza dominatrice occidentale. 

Non è l’unico paral­le­lo tra le due nazio­ni. Men­tre infat­ti all’Ucraina vie­ne impe­di­to il pro­ces­so di distac­ca­men­to defi­ni­ti­vo dal­la Rus­sia, nell’area cine­se ci tro­via­mo di fron­te uno sce­na­rio simi­le. Nel suo libro Fer­ma­re Pechi­no, Fede­ri­co Ram­pi­ni (gior­na­li­sta del Cor­rie­re del­la Sera) inti­to­la un capi­to­lo “Mori­re per Taiwan?”.

Tai­wan è quell’isola, para­di­so eco­no­mi­co, indu­stria­le e tec­no­lo­gi­co che da sem­pre è nel miri­no impe­ria­le cine­se. Ora sor­ge spon­ta­nea l’equivalenza Tai­wan-Ucrai­na e Cina-Rus­sia, tan­to è che l’autore pro­spet­ta­va che lo scon­tro che avreb­be scos­so le fon­da­men­ta dell’ordine mon­dia­le attua­le potes­se esse­re pro­prio l’invasione cine­se di Tai­wan che, con gli Sta­ti Uni­ti impe­gna­ti diplo­ma­ti­ca­men­te con Mosca, avreb­be ora come difen­so­re solo il Giappone.

 Invece la Cina sta a guardare. 

Osser­va atten­ta­men­te le mos­se ame­ri­ca­ne e for­se uti­liz­za il pre­te­sto per pre­pa­rar­si meglio ad un even­tua­le futu­ro scon­tro. Ci si chie­de se dopo Kiev, pos­sa toc­ca­re a Tai­wan. È vero para­dos­sal­men­te che pro­ba­bil­men­te l’unica poten­za che con effet­to rela­ti­va­men­te imme­dia­to potreb­be fun­ge­re da fre­no effet­ti­vo al Crem­li­no è pro­prio la Cina di Xi Jin­ping; que­sta è l’analisi che Tho­mas Fried­man offre sul New York Times di lune­dì scorso. 

Ora, que­sta pos­si­bi­li­tà si pro­spet­ta­va appa­ren­te­men­te auspi­ca­bi­le dopo le paro­le scam­bia­te da Xi Jin­ping, Macron e Scholz l’8 mar­zo. Ma que­sta stes­sa ana­li­si appun­to, for­se sof­fre di vedu­te trop­po mio­pi, come è sta­to dimo­stra­to 24 ore dopo. Lo stes­so Ram­pi­ni da tem­po chie­de di non cade­re nel­la trap­po­la del­le ipo­cri­sie del­la nazio­ne cine­se, cui mini­stro degli este­ri Wang Yi ha sot­to­li­nea­to la per­si­sten­za dei lega­mi Cina-Rus­sia, anco­ra «soli­di come una roccia». 

Cer­to, lo stes­so Xi Jin­ping ha affer­ma­to di rico­no­sce­re la sovra­ni­tà e l’integrità di tut­ti i Pae­si, chie­den­do sfor­zi per la pace, ma allo stes­so tem­po chie­de all’Occidente di non per­cor­re­re la stra­da del­le san­zio­ni, pre­oc­cu­pa­ta per gli equi­li­bri eco­no­mi­ci mondiali. 

A tal pro­po­si­to, Pechi­no ha deci­so di valu­ta­re oppor­tu­ni­tà di par­te­ci­pa­zio­ne più soli­da all’interno dei colos­si ener­ge­ti­ci rus­si, cer­can­do di ras­si­cu­ra­re che tali azio­ni non sono da con­si­de­ra­re dall’Occidente come «una dimo­stra­zio­ne di soste­gno all’invasione rus­sa in Ucraina». 

Per quan­to riguar­da i rap­por­ti eco­no­mi­ci che lega­no Rus­sia e Cina, biso­gna riflet­te­re. La Cina è la nazio­ne che da tem­po ten­ta di dar vita ad una strut­tu­ra eco­no­mi­ca indi­pen­den­te dal dol­la­ro, che potreb­be fun­ge­re da cana­le di risor­se per la Rus­sia san­zio­na­ta. Que­sto però solo in parte.

Sarà per que­sto che Pechi­no chie­de l’annullamento del­le san­zio­ni? Come det­to in pre­ce­den­za, Xi Jin­ping potreb­be ave­re van­tag­gi a lun­go rag­gio offer­ti dal con­flit­to, per quan­to riguar­da il pro­get­to di annes­sio­ne di Taiwan. 

Come bisogna prendere e valutare dunque le sue parole ascoltate da Macron, Scholz e con loro il mondo intero? È davvero la pace che ricerca? Sarà nel futuro più prossimo un fedele alleato russo? 

Sicu­ra­men­te le paro­le e i toni uti­liz­za­ti per incol­pa­re Nato e Sta­ti Uni­ti appe­na 24 ore dopo il col­lo­quio con Fran­cia e Ger­ma­nia ren­do­no mol­to plau­si­bi­le que­sta pos­si­bi­li­tà; l’accusa lan­cia­ta agli Sta­ti Uni­ti di voler di fat­to man­te­ne­re la pro­pria ege­mo­nia mon­dia­le, si accor­da con il sopra cita­to istin­to poli­ti­co di destrut­tu­ra­zio­ne del­la influen­za occi­den­ta­le nel mon­do, che fun­ge da col­lan­te tra Rus­sia e Cina. 

Dob­bia­mo chie­der­ci dun­que: sarà Tai­wan la pros­si­ma? E qua­le sarà effet­ti­va­men­te il ruo­lo del­la Cina in que­sta guerra? 

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Marco Fradegrada
Stu­dio filo­so­fia, mi affa­sci­na la psi­co­lo­gia, impaz­zi­sco per gli aned­do­ti nel­le bio­gra­fie. Mi inte­res­sa­no le vicen­de del­l’E­st euro­peo, Orien­te e Medio Orien­te. Ascol­to tan­ta musi­ca, suo­no e vado mat­to per i cani.

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