“Edipo Re. Una favola nera” al Teatro Elfo Puccini

“Edipo Re. Una favola nera” al Teatro Elfo Puccini

La sto­ria di Edi­po è for­se una del­le tra­ge­die gre­che più note anco­ra oggi: par­ten­do dal capo­la­vo­ro di Sofo­cle, pas­san­do poi per Sene­ca, Dry­den e Lee, Tho­mas Mann, Hof­f­man­sthal, Coc­teau, Ber­koff, giun­ge alla nostra con­tem­po­ra­nei­tà, arri­van­do a Mila­no sul pal­co del Tea­tro Elfo Puc­ci­ni.

Frut­to del lavo­ro dei gran­di regi­sti, e colon­ne por­tan­ti dell’Elfo, Fer­di­nan­do Bru­ni e Fran­ce­sco Fron­gia, Edi­po Re. Una favo­la nera, è un vero e pro­prio viag­gio visio­na­rio, scia­ma­ni­co, nel mon­do del­la civil­tà gre­ca, così lon­ta­na, eppu­re vici­nis­si­ma a noi. Con una rilet­tu­ra in chia­ve con­tem­po­ra­nea, dal­le tin­te anche leg­ger­men­te dark, gli auto­ri cer­ca­no di rein­ven­ta­re il rito del­la tra­ge­dia, pro­van­do a far­ci capi­re quan­to in real­tà la dimen­sio­ne tra­gi­ca, del mito e del sacro sia­no anco­ra for­te­men­te attuali. 

Sareb­be super­fluo sof­fer­mar­si a rac­con­ta­re nei det­ta­gli la sto­ria di Edi­po, così risa­pu­ta e ria­na­liz­za­ta da mol­te­pli­ci intel­let­tua­li. Per poter capi­re inve­ce a fon­do il signi­fi­ca­to di que­sto spet­ta­co­lo è neces­sa­rio foca­liz­zar­si sul con­te­nu­to intrin­se­co del sot­to­ti­to­lo: Una favo­la nera.

La vicenda di Edipo, inizialmente, non è altro che una favola. 

Un prin­ci­pe bam­bi­no vie­ne abban­do­na­to sui mon­ti da un pasto­re che lo ave­va rice­vu­to dai suoi geni­to­ri con l’ordine di ucci­der­lo, a cau­sa di una male­di­zio­ne che incom­be­va sul­la fami­glia. Cre­sciu­to, il prin­ci­pe diven­ta un uomo impa­vi­do e corag­gio­so, in gra­do addi­rit­tu­ra di scon­fig­ge­re la temi­bi­le Sfin­ge, con il pre­mio del­la bel­la regi­na di Tebe in spo­sa e la coro­na di re. 

Edi­po (Valen­ti­no Man­nias) e la Sfin­ge (Fer­di­nan­do Bru­ni), © Loren­zo Palmieri 

Dal momen­to del matri­mo­nio, la favo­la in cui vive­va immer­so Edi­po diven­ta non altro che una “mac­chi­na infer­na­le”, come l’aveva defi­ni­ta Coc­teau, una favo­la nera, cupa, buia, desti­na­ta a tra­sfor­mar­si in tra­ge­dia. Edi­po è costret­to a cono­sce­re e affron­ta­re il pro­prio desti­no, quel­lo da cui tan­to era fug­gi­to e che ave­va, inu­til­men­te, cer­ca­to di cam­bia­re: ucci­de­re il pro­prio padre e accop­piar­si con la pro­pria madre. Una vol­ta sco­per­ta la veri­tà, la pena che Edi­po si autoin­flig­ge è un con­trap­pas­so piut­to­sto cruen­to. Per non aver sapu­to vede­re, ma for­se anche per aver pre­te­so di vede­re trop­po, Edi­po si cave­rà gli occhi.

A un’analisi più attenta forse ci renderemmo conto che la storia di Edipo, propostaci da Bruni e Frongia, non è così lontana dalla nostra realtà.

Edi­po altri non è che l’uomo moder­no, con­tem­po­ra­neo, razio­na­le, alle pre­se con l’inconscio, il non gover­na­bi­le e il non pre­ve­di­bi­le. Edi­po è un per­so­nag­gio che ci spin­ge a inter­ro­gar­ci e in par­te anche a lasciar­ci tra­sci­na­re dal­lo scor­re­re degli even­ti. E que­sto è, in gene­ra­le, il gran­de pote­re del­la tra­ge­dia; ci per­met­te di con­fron­tar­ci con il sacro e riva­lu­ta­re il nostro rap­por­to con il miste­ro, per­so nel­lo scor­re­re del­la moder­ni­tà, trop­po immer­sa nel­la razio­na­li­tà. Il recu­pe­ro del sacro ci per­met­te di tor­na­re a una con­di­zio­ne pri­mor­dia­le, altra, per stac­car­ci dal­la nostra quo­ti­dia­ni­tà e anda­re più in profondità. 

Una vol­ta usci­ti dal­la sala, tan­te doman­de frul­la­no nel­la men­te, le stes­se che chiu­do­no lo spet­ta­co­lo, trat­te da La mor­te del­la Pizia di Dür­ren­matt: «Fu la col­pa o il desti­no, fu l’uomo o furo­no gli Dei?». È que­sto il gran­de valo­re di Edi­po e il moti­vo per cui que­sta sto­ria con­ti­nua a esse­re rac­con­ta­ta, per­ché risuo­na in chi la vede, spin­ge il pub­bli­co a inter­ro­gar­si, cer­ca­re del­le rispo­ste e sen­tir­si più sol­le­va­to una vol­ta trovate. 

Il Coro (da sini­stra: Mau­ro Laman­tia, Edoar­do Bar­bo­ne, Fer­di­nan­do Bru­ni), © Loren­zo Palmieri

Nel­le note di regia Bru­ni e Fron­gia sot­to­li­nea­no che «Ogni cosa del mon­do è meta­fo­ra. Non tut­ti ucci­do­no real­men­te il pro­prio padre o si accop­pia­no con la pro­pria madre. Ma attra­ver­so que­sto dispo­si­ti­vo chia­ma­to meta­fo­ra, diven­tia­mo par­te­ci­pi dell’ironia del­la sor­te e, gra­zie a que­sto, la nostra com­pren­sio­ne del tra­gi­co si fa più pro­fon­da e più grande».

In sce­na dal 15 mar­zo al 14 apri­le 2022 al Tea­tro Elfo Puc­ci­ni, com­po­sto da un cast tut­to maschi­le (Fer­di­nan­do Bru­ni, Valen­ti­no Man­nias, Mau­ro Laman­tia, Edoar­do Bar­bo­ne), Edi­po Re. Una favo­la nera omag­gia la tra­di­zio­ne e por­ta lo spet­ta­to­re ver­so una dimen­sio­ne meno rea­li­sti­ca e più scia­ma­ni­ca, accom­pa­gna­to da musi­che sug­ge­sti­ve, dal­le masche­re pre­zio­se di Ele­na Ros­si e dai mera­vi­glio­si costu­mi mate­ri­ci di Anto­nio Marras.

Edipo Re. Una favola nera è un’occasione unica per riscoprire sé stessi, nel proprio rapporto con il destino e con la propria realtà. 

Agli stu­den­ti del­la nostra Uni­ver­si­tà, gio­ve­dì 10 mar­zo, è sta­ta data addi­rit­tu­ra l’opportunità da par­te dei regi­sti, degli atto­ri e del Tea­tro Elfo Puc­ci­ni, di assi­ste­re a una lezio­ne di pro­ve aper­te. Qui han­no avu­to la pos­si­bi­li­tà di dia­lo­ga­re diret­ta­men­te con i regi­sti e gli atto­ri, per sco­pri­re qual­co­sa di più sul­la rea­liz­za­zio­ne del­lo spet­ta­co­lo e i suoi signi­fi­ca­ti più profondi.

In coper­ti­na: Edi­po (Valen­ti­no Man­nias) e Gio­ca­sta (Mau­ro Laman­tia), © Loren­zo Palmieri

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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