Green building. Costruire rispettando l’ambiente

Green building. Costruire rispettando l’ambiente

Soste­ni­bi­li­tà e spe­ri­men­ta­zio­ne sono ormai due paro­le chia­ve nel mon­do dell’edilizia e del desi­gn. In effet­ti, la ricer­ca di nuo­vi mate­ria­li eco­so­ste­ni­bi­li e rin­no­va­bi­li ha por­ta­to sul tavo­lo solu­zio­ni tan­to crea­ti­ve quan­to fun­zio­na­li. L’obiettivo ulti­mo è quel­lo di sfrut­ta­re il più pos­si­bi­le risor­se anche poco con­ven­zio­na­li (per non dire scar­ti), dare loro nuo­va vita e soprat­tut­to nuo­va for­ma.

Già a par­ti­re dal­la Mila­no Desi­gn Week del­lo scor­so anno, l’impegno pre­so dal­le azien­de è sem­pre più rivol­to a tro­va­re solu­zio­ni green per limi­ta­re il più pos­si­bi­le l’impatto sull’ambiente e il cli­ma­te chan­ge, tema cen­tra­le di mol­ti even­ti e con­fe­ren­ze in pro­gram­ma. Gra­zie agli stu­di scien­ti­fi­ci e allo svi­lup­po tec­no­lo­gi­co degli ulti­mi anni, tec­ni­che di pro­du­zio­ne inno­va­ti­ve e mate­ria­li nuo­vi si stan­no affac­cian­do sul mer­ca­to edi­le e dell’interior design. 

Eccone 5 esempi. 

“Pain­ting the world with sustai­na­bi­li­ty” è il nome dell’evento orga­niz­za­to dall’azienda mila­ne­se Pli­nio il Gio­va­ne (in col­la­bo­ra­zio­ne con ICA Group e One Works) pro­prio in occa­sio­ne del­la set­ti­ma­na del desi­gn 2021. L’idea? Pre­sen­ta­re in ante­pri­ma nuo­ve tipo­lo­gie di mobi­li eco­so­ste­ni­bi­li, spes­so rea­liz­za­ti in legno rifi­ni­to con ver­ni­ci a base di acqua e scar­ti vege­ta­li.

Allo stes­so modo, il fil rou­ge del­la nona edi­zio­ne del Fuo­ri di Desi­gn (espo­si­zio­ne pro­mos­sa da Mate­rio­te­ca®) è sta­to il così deno­mi­na­to Rina­sci­men­to pla­sti­co. Si trat­ta di un pro­get­to che si pre­fig­ge di uti­liz­za­re solo pla­sti­che otte­nu­te da mate­ria­le rici­cla­to per rea­liz­za­re acces­so­ri e com­ple­men­ti d’arredo.

Secon­do il pro­get­to por­ta­to avan­ti dall’azienda pie­mon­te­se Rice­hou­se sareb­be inve­ce pos­si­bi­le deri­va­re del­le MPS (mate­rie pri­me secon­de) dai mate­ria­li di scar­to del­la col­ti­va­zio­ne e lavo­ra­zio­ne del riso. In con­cre­to si inten­de tra­sfor­ma­re que­sti scar­ti, soli­ta­men­te desti­na­ti al sem­pli­ce smal­ti­men­to, in nuo­ve risor­se uti­li per otte­ne­re mate­ria­le da costru­zio­ne, per esem­pio di pan­nel­li iso­lan­ti ma anche into­na­ci, mal­te e pit­tu­re natu­ra­li. Per­si­no la buc­cia del riso – ovve­ro la lol­la, rica­va­ta tra­mi­te un pro­ces­so det­to sbra­ma­tu­ra – potreb­be esse­re reim­pie­ga­ta in diver­si cam­pi, dal giar­di­nag­gio al set­to­re pneu­ma­ti­ci, come nel caso del­la Pirel­li, che «attual­men­te uti­liz­za il sili­ce estrat­to dal­la lol­la per ridur­re l’at­tri­to da roto­la­men­to degli pneu­ma­ti­ci sen­za com­pro­met­ter­ne la tenuta». 

I mat­to­ni in paglia e in lat­te sem­bra­no esse­re la nuo­va fron­tie­ra del­la bio­e­di­li­zia già da qual­che anno. La start-up sar­da Milk Brick svi­lup­pa pro­dot­ti in cal­ce­struz­zo a impat­to idri­co zero, rea­liz­za­ti con gli scar­ti dell’industria casea­ria, già dal 2016. Più in con­cre­to, nell’impasto del cal­ce­struz­zo l’acqua vie­ne sosti­tui­ta pro­prio con il lat­te di scar­to: il mate­ria­le otte­nu­to ha un’elevata resi­sten­za mec­ca­ni­ca e una for­te tenuta. 

Inol­tre, può esse­re facil­men­te impie­ga­to sia nel cam­po edi­le che del desi­gn, otte­nen­do pro­dot­ti simi­li per aspet­to alla cera­mi­ca. Anche la casei­na tro­va la sua appli­ca­zio­ne nel­la for­ma di fibra bio­de­gra­da­bi­le ad azio­ne anti­bat­te­ri­ca e ter­moi­so­lan­te. Come sot­to­li­nea­to anche sul sito web, Milk Brick si inse­ri­sce per­fet­ta­men­te nel­la logi­ca dell’eco­no­mia cir­co­la­re, «un siste­ma eco­no­mi­co pia­ni­fi­ca­to per riu­ti­liz­za­re i mate­ria­li in suc­ces­si­vi cicli pro­dut­ti­vi, ridu­cen­do al mas­si­mo gli sprechi». 

L’azienda lom­bar­da Mogu ha reso pos­si­bi­le la pro­du­zio­ne di pavi­men­ta­zio­ni eco­so­ste­ni­bi­li a par­ti­re da una risor­sa natu­ra­le, i fun­ghi. Il mice­lio è l’apparato vege­ta­ti­vo del fun­go; i suoi cep­pi, una vol­ta sele­zio­na­ti e lascia­ti essic­ca­re, ven­go­no uti­liz­za­ti in sosti­tu­zio­ne al tru­cio­la­to per rea­liz­za­re il sup­por­to com­po­si­ti­vo del­le pia­strel­le MOGU Floor, poi rive­sti­te da una pel­li­co­la com­po­sta all’80% da resi­ne. L’effetto è quel­lo del lami­na­to, ma di ori­gi­ne bio­lo­gi­ca. Secon­do Ste­fa­no Bab­bi­ni, ammi­ni­stra­to­re dele­ga­to di Mogu: «Que­sto pro­ces­so non solo ha biso­gno di pochis­si­ma ener­gia o altre risor­se, ma con­sen­te di otte­ne­re un pro­dot­to com­ple­ta­men­te sta­bi­le, sicu­ro, dure­vo­le e bio­de­gra­da­bi­le. Per la pri­ma [vol­ta] in asso­lu­to, pos­sia­mo pren­de­re dei sot­to­pro­dot­ti e con­ver­tir­li in solu­zio­ni per pavi­men­ti ad alte pre­sta­zio­ni e attraenti». 

Con l’ausilio del­la tec­no­lo­gia alcu­ne impre­se edi­li­zie si sono spin­te anco­ra oltre, svi­lup­pan­do un nuo­vo modo di costrui­re edi­fi­ci stam­pa­ti in 3D. Un model­lo digi­ta­le vie­ne tra­sfor­ma­to in ogget­to fisi­co tri­di­men­sio­na­le aggiun­gen­do mate­ria­le uno stra­to alla vol­ta. È pos­si­bi­le rea­liz­za­re un’intera casa con que­sta pro­get­ta­zio­ne hi-tech anzi­ché uti­liz­za­re i meto­di costrut­ti­vi tra­di­zio­na­li. Sem­bra uto­pia, ma è già real­tà. Risa­le infat­ti al 2020 il pro­get­to archi­tet­to­ni­co Tecla – cra­si di Tech­no­lo­gy and Clay – dell’italiano Mario Cuci­nel­la. Si trat­ta di un lot­to abi­ta­ti­vo a dop­pia cupo­la in ter­ra cru­da, costrui­to con l’ausilio di una stam­pan­te 3D di ulti­ma gene­ra­zio­ne, la Cra­ne Wasp.

In un’intervista del giu­gno scor­so per la rivi­sta Cose di Casa, Mas­si­mo Moret­ti, CEO di Wasp, spie­ga in cosa con­si­ste la tec­no­lo­gia svi­lup­pa­ta dal­la sua azien­da: «Cra­ne Wasp rein­ter­pre­ta, nell’ottica del­la fab­bri­ca­zio­ne digi­ta­le, le clas­si­che gru per costru­zio­ne edi­li­zia. È com­po­sta da un’unità stam­pan­te prin­ci­pa­le che può esse­re assem­bla­ta in diver­se con­fi­gu­ra­zio­ni a secon­da […] del­le dimen­sio­ni del manu­fat­to archi­tet­to­ni­co da costrui­re in 3D». L’edificazione 3D per­met­te di ridur­re lo scar­to di lavo­ra­zio­ne e favo­ri­re l’utilizzo di mate­ria­li loca­li. Tut­ta­via, nel­la stes­sa inter­vi­sta, Moret­ti ricor­da che «i costi sono anco­ra signi­fi­ca­ti­vi. A mano a mano che costrui­re­mo eco-modu­li abi­ta­ti­vi, anche la par­te eco­no­mi­ca diver­rà più van­tag­gio­sa, poi­ché si affer­me­ran­no tec­no­lo­gia e dif­fu­sio­ne del­le competenze». 

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Erica Turturro
Clas­se 98, alle pre­se con la magi­stra­le di lin­gue. Abi­tu­di­na­ria ma curio­sa, un po’ nerd, sogna­tri­ce di not­te e razio­na­le di gior­no, col­le­zio­no ricordi.

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