Guerra e arte. L’orrore dipinto su tela

Guerra ed arte: l'orrore dipinto su tela

I recen­ti even­ti bel­li­ci in Ucrai­na han­no risve­glia­to vec­chi timo­ri che sta­va­no andan­do ormai scom­pa­ren­do in ricor­di lon­ta­ni di guer­re pas­sa­te e di cui se ne appren­de­va­no gli even­ti dram­ma­ti­ci solo nei libri di scuo­la. La guer­ra non è mai sta­ta ben accol­ta dal popo­lo, la si con­dan­na come il più ter­ri­bi­le dei mali, una lot­ta san­gui­na­ria che non vuo­le né vin­ti né vin­ci­to­ri ma solo mor­te e il dolo­re dei vivi, i qua­li devo­no affron­ta­re l’in­fer­no del­la sof­fe­ren­za in ter­ra, la distru­zio­ne d’o­gni cosa. La cru­del­tà di que­sta soprav­vi­ve nel­le ope­re del­l’uo­mo: nel­l’ar­te, nel cine­ma, nel­la let­te­ra­tu­ra. L’arte figu­ra­ti­va ne è una pre­zio­sa testi­mo­nian­za, la pit­tu­ra e il dise­gno sono sta­ti mez­zi impor­tan­ti attra­ver­so cui gli arti­sti di epo­che pas­sa­te rap­pre­sen­ta­va­no su tela le cro­na­che di guer­ra che vive­va­no, seco­lo dopo secolo.

XIX secolo: Francisco Goya, I disastri della guerra 

Tra 1808 e 1814 Fran­ci­sco Goya rea­liz­za un ciclo di dise­gni che chia­ma I disa­stri del­la guer­ra, pub­bli­ca­ti solo nel 1863; dise­gni che testi­mo­nia­no la resi­sten­za spa­gno­la all’esercito fran­ce­se (1808–1814), con­cen­tran­do l’opera non solo sul­la guer­ra stes­sa ma anche sul­le sue con­se­guen­ze. I dise­gni pre­sen­ta­no un inten­so mono­cro­ma­ti­smo che accen­tua la fero­cia e l’insensata cru­del­tà del­la guer­ra. Los desa­stres de la guer­ra è la testi­mo­nian­za arti­sti­ca del­la san­gui­no­sa resi­sten­za spa­gno­la, del­la dispe­ra­zio­ne del popo­lo che con i pro­pri umi­li mez­zi ten­ta in tut­ti i modi di con­tra­sta­re l’avanzata napoleonica.

Tra que­sti dise­gni, Sep­pel­li­re e tace­re è un docu­men­to figu­ra­ti­vo che defi­ni­sce fon­da­men­tal­men­te le gra­vi con­se­guen­ze del­la guer­ra sui civi­li: una cop­pia in pre­da alla dispe­ra­zio­ne e allo sgo­men­to por­ta le mani al vol­to per non annu­sa­re il feto­re dei cada­ve­ri ammuc­chia­ti ai loro pie­di e denu­da­ti dai ladri occa­sio­na­li. La pau­ra del­la mor­te è anco­ra impres­sa sui loro vol­ti fer­mi e con­tor­ti in posi­zio­ni inna­tu­ra­li e disumanizzate.

XX secolo: Salvador Dalí, Le visage de la guerre (Il volto della guerra)

Le visa­ge de la guer­re è un dipin­to di Sal­va­dor Dalí, rea­liz­za­to duran­te il suo sog­gior­no negli Sta­ti Uni­ti, dove si era rifu­gia­to in segui­to allo scop­pio del­la secon­da guer­ra mon­dia­le. È una rap­pre­sen­ta­zio­ne psi­chi­co-sur­rea­li­sta degli orro­ri del­la guer­ra e del­le mor­ti cau­sa­ti da que­sta. Nel­la tela un vol­to mostruo­so ed enor­me si innal­za vol­teg­gian­do sul­la sab­bia di un pae­sag­gio deser­ti­co. Sem­bra il vol­to di un cada­ve­re, scu­ro e scar­ni­to, le rughe sono valo­riz­za­te dai gio­chi di luci ed ombre su di esso, cul­mi­nan­do in una smor­fia di sof­fe­ren­za e dispe­ra­zio­ne. All’interno del­le due orbi­te ocu­la­ri scu­re e dell’incavo del­la boc­ca sono inse­ri­ti dei teschi. Que­sti a loro vol­ta, pre­sen­ta­no altri teschi all’interno del­le tre cavi­tà. Ai lati emer­go­no dei ser­pen­ti minac­cio­si che si lan­cia­no sul vol­to avvol­gen­do­lo e stri­scian­do nel­le orbite.

La rap­pre­sen­ta­zio­ne ripe­ti­ti­va dei teschi all’interno del­le orbi­te rap­pre­sen­ta la peren­ne onni­pre­sen­za del­la guer­ra nel­la sto­ria uma­na, una per­so­ni­fi­ca­zio­ne mostruo­sa e orri­pi­lan­te del­la guer­ra uni­ver­sa­le. Ogni seco­lo cono­sce la tra­ge­dia del­la guer­ra, il san­gue di vit­ti­me inno­cen­ti, il dolo­re e la dispe­ra­zio­ne di chi soprav­vi­ve ai pro­pri cari.

XXI secolo: Jago, Excalibur

Testi­mo­ne del nostro seco­lo è Jago, arti­sta e scul­to­re ita­lia­no di fama inter­na­zio­na­le. Jago scol­pi­sce nel 2016 Exca­li­bur, una scul­tu­ra in mar­mo bian­co che ripren­de il mito del­la spa­da nel­la roc­cia, sosti­tuen­do la spa­da con un mitra­glia­to­re AK-47; una denun­cia con­tro la com­pra­ven­di­ta di armi. In segui­to all’inizio del­la guer­ra tra Rus­sia e Ucrai­na, l’artista ha ripro­po­sto sui social la foto dell’opera, cari­ca di un nuo­vo signi­fi­ca­to con­tro la guer­ra. Il tut­to è segui­to da una dida­sca­lia.

Qui gla­dio ferit, gla­dio perit. Rimet­ti la spa­da nel fode­ro, per­ché tut­ti quel­li che met­to­no mano alla spa­da peri­ran­no di spa­da.

Exca­li­bur diven­ta così sim­bo­lo dell’abu­so del pote­re e dell’ingiustificato sfrut­ta­men­to di armi come mez­zo di distru­zio­ne di mas­sa; dell’insul­si­tà del­la guer­ra, come ulti­ma solu­zio­ne total­men­te evi­ta­bi­le che non fa altro che dan­neg­gia­re il popolo.

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Elisa Letizia
Sono Eli­sa, stu­dio lin­gue, appas­sio­na­ta d’ar­te, musi­ca e cine­ma. Nel tem­po libe­ro scri­vo del pre­sen­te e lavo­ro per costrui­re il mio futuro.

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