Il governo talebano verso l’apartheid di genere

Il governo talebano verso l’apartheid di genere

Il 23 mar­zo è sta­to il pri­mo gior­no dell’anno sco­la­sti­co in Afgha­ni­stan secon­do il calen­da­rio sola­re dell’Egira. L’inizio del­la scuo­la da sem­pre vie­ne vis­su­to dai ragaz­zi e ragaz­ze di tut­to il mon­do con una cer­ta ecci­ta­zio­ne, come l’inizio di una nuo­va avven­tu­ra socia­le e for­ma­ti­va. Il valo­re di que­sto momen­to ci appa­re anco­ra più evi­den­te se pren­dia­mo coscien­za di quan­to pos­sa esse­re fra­gi­le. Spe­cie se sei una don­na e vivi sot­to il regi­me talebano. 

Dopo la pre­sa di pote­re ad ago­sto 2021, i tale­ba­ni ave­va­no pro­mes­so l’instaurazione di un gover­no più mode­ra­to e inclu­si­vo, che si disco­stas­se dal­la rigi­da inter­pre­ta­zio­ne del­la Sha­ria mes­sa in atto dall’Emirato Isla­mi­co del 1996. La real­tà dei fat­ti, tut­ta­via, non ha dimo­stra­to un cam­bio di rot­ta rispet­to al pas­sa­to, con­fer­man­do le pre­oc­cu­pa­zio­ni e lo scet­ti­ci­smo da par­te del­la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le, non­ché un repen­ti­no ritor­no a una siste­ma­ti­ca segre­ga­zio­ne di gene­re.

Signi­fi­ca­ti­va, a tal pro­po­si­to, non sol­tan­to la chiu­su­ra del Mini­ste­ro degli Affa­ri fem­mi­ni­li, isti­tui­to nel 2001, ma soprat­tut­to il ripri­sti­no del Mini­ste­ro per la Pro­mo­zio­ne del­la Vir­tù e la Pre­ven­zio­ne del Vizio, isti­tu­zio­ne, risa­len­te al pre­ce­den­te gover­no tale­ba­no, alla qua­le era affi­da­to il com­pi­to di far rispet­ta­re la leg­ge isla­mi­ca con l’ausilio del­la Poli­zia del­la Mora­li­tà: una spa­da di Damo­cle pen­den­te sopra le teste del­le don­ne afgane. 

Pri­ma i loro vol­ti dipin­ti sui muri sono sta­ti rimos­si, poi, la can­cel­la­zio­ne dei dirit­ti e del­le liber­tà con­qui­sta­te a fati­ca negli anni. La loro pre­sen­za nel­la vita pub­bli­ca e poli­ti­ca vie­ne retro­ces­sa fino a coin­ci­de­re nuo­va­men­te con lo spa­zio dome­sti­co. Le don­ne sono sta­te esclu­se dal­la mag­gior par­te dei posti di lavo­ro, ma anche dal­la tele­vi­sio­ne: via le don­ne dal­le fic­tion, men­tre le gior­na­li­ste sono obbli­ga­te a indos­sa­re l’hijab. A dicem­bre le auto­ri­tà tale­ba­ne han­no ema­na­to il divie­to di spo­sta­men­to oltre le 45 miglia per le don­ne non accom­pa­gna­te da un mah­ram, un fami­lia­re di ses­so maschi­le, ren­den­do dun­que pres­so­ché impos­si­bi­le fug­gi­re la pre­sa stret­ta del gover­no; non­ché l’esercizio di mol­ti altri dirit­ti – per esem­pio l’accesso a strut­tu­re e infor­ma­zio­ni medi­che, o a rifu­gi per le vit­ti­me di vio­len­za dome­sti­ca, mol­ti dei qua­li sono sta­ti chiusi. 

Dal 20 settembre 2021, ovvero dalla riapertura delle scuole dopo l’ascesa dei talebani, le donne – studentesse al di sopra dei 12 anni e insegnanti – sono state escluse dall’istruzione secondaria. 

Vie­ne per­mes­so per­tan­to l’accesso alla scuo­la pri­ma­ria e all’università, in entram­bi i casi sepa­ra­te dai com­pa­gni di ses­so maschi­le, in cor­si fre­quen­ta­ti e tenu­ti da sole don­ne. Tut­ta­via, secon­do varie testi­mo­nian­ze, le don­ne effet­ti­va­men­te pre­sen­ti nel­le uni­ver­si­tà sono poche. Del resto, per­ché inve­sti­re in un futu­ro che non potran­no ave­re, essen­do loro pre­clu­se gran par­te del­le car­rie­re lavo­ra­ti­ve?

Il 23 mar­zo le scuo­le di ogni ordi­ne e gra­do sareb­be­ro sta­te ria­per­te. O alme­no que­sto era quan­to il Mini­ste­ro dell’Istruzione dell’Emirato isla­mi­co ave­va dichia­ra­to nel­le set­ti­ma­ne pre­ce­den­ti, per poi tor­na­re sui suoi pas­si, distrug­gen­do la ritro­va­ta spe­ran­za di cen­ti­na­ia di ragaz­ze afga­ne pochi minu­ti dopo aver mes­so pie­de in clas­se. Secon­do un avvi­so del Mini­ste­ro dell’Istruzione dif­fu­so la mat­ti­na stes­sa, le scuo­le fem­mi­ni­li sareb­be­ro rima­ste chiu­se “fino a nuo­vo ordi­ne”, ovve­ro fino a quan­do una ria­per­tu­ra nel rispet­to dei det­ta­mi del­la Sha­ria e del­la cul­tu­ra afga­na non potes­se esse­re garantita.

In par­ti­co­la­re a esse­re ogget­to di discus­sio­ne sareb­be l’abbigliamento da ren­de­re obbli­ga­to­rio per le stu­den­tes­se – seb­be­ne già pri­ma dell’arrivo dei tale­ba­ni le don­ne fos­se­ro tenu­te ad un abbi­glia­men­to ‘deco­ro­so’ e a coprir­si il capo con l’hijab o con una sciar­pa. Secon­do un cor­ri­spon­den­te del­la BBC la natu­ra di que­sta inver­sio­ne di rot­ta sareb­be dovu­ta a diver­gen­ze ideo­lo­gi­che tra l’ala più mode­ra­ta del gover­no tale­ba­no e quel­la più con­ser­va­tri­ce in meri­to alla que­stio­ne dell’educazione fem­mi­ni­le, da sem­pre un tema con­tro­ver­so per i mem­bri più intran­si­gen­ti. Non è dif­fi­ci­le imma­gi­na­re il per­ché: la cono­scen­za è uno stru­men­to di empo­wer­ment, di con­sa­pe­vo­lez­za, cam­bia la socie­tà e la visio­ne che le don­ne han­no del loro ruo­lo al suo interno. 

Se in passato un simile divieto non aveva incontrato tanti ostacoli, adesso le donne sanno cosa vuol dire essere istruite, hanno imparato il significato della parola emancipazione.

Alcu­ne tra loro, gior­ni dopo la deci­sio­ne del gover­no, sono sce­se in piaz­za a Kabul per dimo­strar­lo. Inol­tre gli Sta­ti Uni­ti, che han­no occu­pa­to l’Afghanistan per vent’anni lascian­do il pae­se espo­sto alla minac­cia dei tale­ba­ni, si sono affret­ta­ti ad annul­la­re il ver­ti­ce a Doha con i tale­ba­ni in segui­to ai limi­ti impo­sti al dirit­to allo stu­dio. Una fer­ma con­dan­na è sta­ta espres­sa anche da altri Pae­si, tra cui l’Italia.

La sal­va­guar­dia dei dirit­ti fon­da­men­ta­li, soprat­tut­to di don­ne e bam­bi­ni, costi­tui­sce un ele­men­to cen­tra­le del­le trat­ta­ti­ve con il regi­me tale­ba­no, nega­to il qua­le sareb­be impos­si­bi­le per il nuo­vo gover­no otte­ne­re il rico­no­sci­men­to diplo­ma­ti­co da par­te del­la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le. Que­sto rico­no­sci­men­to sarà però neces­sa­rio per poter richie­de­re gli aiu­ti eco­no­mi­ci di cui il Pae­se e il suo popo­lo han­no dispe­ra­ta­men­te bisogno. 

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Giulia Tribunale
Fem­mi­ni­sta per neces­si­tà, pole­mi­ca per natu­ra. Scri­vo di poli­ti­ca e temi socia­li e ho un debo­le per le map­pe geo­gra­fi­che e le let­tu­re in riva al mare. Il mio peg­gior nemi­co? Le fake news. Sogno un mon­do che ono­ri la diver­si­tà e abban­do­ni l’individualismo.

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