Il punto sul Referendum eutanasia legale

Il punto sul Referendum eutanasia legale

La noti­zia giun­ge il 15 feb­bra­io 2022. Come divul­ga­to dall’Ufficio Comu­ni­ca­zio­ne e Stam­pa del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le, il Refe­ren­dum abro­ga­ti­vo in mate­ria di omi­ci­dio del con­sen­zien­te (per i pro­mo­to­ri “Refe­ren­dum euta­na­sia lega­le”) è sta­to da essa rite­nu­to inam­mis­si­bi­le e dun­que non potrà esse­re sot­to­po­sto alla popo­la­zio­ne italiana.

Par­zia­le e lapi­da­ria la spie­ga­zio­ne, in atte­sa che il testo com­ple­to del­la sen­ten­za fos­se pub­bli­ca­to (dal 2 mar­zo scor­so esso è con­sul­ta­bi­le). Nel comu­ni­ca­to si affer­ma­va che, a segui­to dell’ abro­ga­zio­ne, seb­be­ne par­zia­le, dell’art. 579 del codi­ce pena­le, non sareb­be sta­ta più pre­ser­va­ta «la tute­la mini­ma costi­tu­zio­nal­men­te neces­sa­ria del­la vita uma­na, con par­ti­co­la­re rife­ri­men­to alle per­so­ne debo­li e vulnerabili». 

Inso­li­ta, secon­do alcu­ni gior­na­li, la spie­ga­zio­ne che il neo-elet­to Pre­si­den­te del­la Cor­te, Giu­lia­no Ama­to, ha deci­so di for­ni­re in con­fe­ren­za stam­pa, soste­nen­do che il que­si­to sareb­be sta­to “mal for­mu­la­to” e riba­den­do net­ta­men­te la dif­fe­ren­za tra omi­ci­dio del con­sen­zien­te (su cui ver­te­va, come già osser­va­to, il testo refe­ren­da­rio pro­po­sto) e sui­ci­dio assistito. 

Secon­do il Pre­si­den­te e secon­do la mag­gio­ran­za dei giu­di­ci del­la Cor­te (solo 5 su 15 avreb­be­ro rite­nu­to il refe­ren­dum ammis­si­bi­le) la depe­na­liz­za­zio­ne dell’omicidio del con­sen­zien­te avreb­be insom­ma por­ta­to a estre­mi costi­tu­zio­nal­men­te inac­cet­ta­bi­li; e alla man­ca­ta tute­la di cate­go­rie fra­gi­li che nul­la avreb­be­ro a vede­re con colo­ro che, tro­van­do­si in con­di­zio­ni di malat­tia ter­mi­na­le e/o degra­dan­te, fos­se­ro in atte­sa di otte­ne­re l’eutanasia. Ormai famo­so l’esempio pro­po­sto dal­lo stes­so Ama­to, del ragaz­zo mag­gio­ren­ne (dun­que non inclu­so nel­la spe­ci­fi­ca tute­la dell’art. 579), depres­so, maga­ri ubria­co, che chie­des­se di esse­re ucciso. 

Grande la delusione dei promotori del referendum (in prima linea l’Associazione Luca Coscioni).

E così anche quel­la di tut­ti colo­ro che han­no con­tri­bui­to alla cam­pa­gna ed alla rac­col­ta fir­me o che sem­pli­ce­men­te han­no cre­du­to in que­sta bat­ta­glia, spe­ra­to di poter deci­de­re, in futu­ro, in meri­to alla pro­pria esi­sten­za. La rispo­sta non si è fat­ta atten­de­re. Il 17 feb­bra­io, a loro vol­ta in con­fe­ren­za stam­pa, Mar­co Cap­pa­to e Filo­me­na Gal­lo, rispet­ti­va­men­te teso­rie­re e segre­ta­ria dell’Associazione Luca Coscio­ni, han­no respin­to una ad una le con­te­sta­zio­ni mos­se da Ama­to. Gal­lo ha poi evi­den­zia­to che «le per­so­ne che han­no scrit­to il refe­ren­dum l’hanno fat­to con pie­na cogni­zio­ne di cau­sa». Cap­pa­to si è inol­tre det­to mol­to ama­reg­gia­to dal disprez­zo con cui i comi­ta­ti pro­mo­to­ri sono sta­ti trat­ta­ti e, in sostan­za, accu­sa­ti di aver ingan­na­to la popo­la­zio­ne italiana. 


Una lettura del testo della sentenza può aiutare a capire meglio.

Come già osser­va­to e come riba­di­to dal­la sen­ten­za stes­sa, il testo refe­ren­da­rio pro­po­ne­va la modi­fi­ca dell’art. 579 del Codi­ce Pena­le in meri­to al rea­to di “omi­ci­dio del con­sen­zien­te”, appro­va­to con regio decre­to 19 otto­bre 1930. Que­sto art. risul­ta peral­tro lega­to al suc­ces­si­vo art. 580, il qua­le «incri­mi­na l’aiuto (oltre che l’istigazione) al suicidio».

L’intento ori­gi­na­rio sareb­be sta­to quel­lo di «tute­la­re la vita uma­na anche nei casi in cui il tito­la­re del dirit­to inten­de­reb­be rinun­ciar­vi»; esclu­sa una «rea­zio­ne san­zio­na­to­ria nei con­fron­ti del­lo stes­so auto­re dell’atto abdi­ca­ti­vo» (cioè di chi vor­reb­be rinun­cia­re alla pro­pria vita), si impe­di­sce a even­tua­li ter­zi di coo­pe­ra­re all’atto sot­to minac­cia di san­zio­ne pena­le.

Perché dunque proporre una modifica dell’art. 579?

Come spie­ga­no i pro­mo­to­ri del refe­ren­dum, la Cor­te Costi­tu­zio­na­le ha sta­bi­li­to che «l’aiuto al sui­ci­dio (art. 580 cod. pen.) non è puni­bi­le nel caso in cui la per­so­na che lo richie­de sia tenu­ta in vita da trat­ta­men­ti di soste­gno vita­le» (sen­ten­za n. 242/2019, caso Cap­pa­to — Anto­nia­ni). A segui­to del­la Leg­ge 219/2017 è dun­que pos­si­bi­le, ma sol­tan­to a colo­ro per cui sia suf­fi­cien­te inter­rom­pe­re le tera­pie, met­te­re fine alle pro­prie sof­fe­ren­ze (pre­via veri­fi­ca del­le con­di­zio­ni del sog­get­to, del­la sua capa­ci­tà di pren­de­re “deci­sio­ni libe­re e con­sa­pe­vo­li”, non­ché del­le moda­li­tà di esecuzione).

Tut­ta­via, colo­ro che sono col­pi­ti da malat­tie irre­ver­si­bi­li e/o dege­ne­ra­ti­ve che cau­si­no sof­fe­ren­ze intol­le­ra­bi­li ma non tenu­ti in vita dai sud­det­ti trat­ta­men­ti, non han­no in alcun modo acces­so all’euta­na­sia (som­mi­ni­stra­zio­ne del far­ma­co leta­le da par­te medi­ca) o al sui­ci­dio assi­sti­to (sem­pli­ce pre­pa­ra­zio­ne da par­te medi­ca del far­ma­co, il qua­le ver­rà poi auto­no­ma­men­te assun­to dal paziente).

Affin­ché anche que­sti pazien­ti, spes­so impos­si­bi­li­ta­ti dal­le pro­prie con­di­zio­ni ad assu­me­re auto­no­ma­men­te un far­ma­co, pos­sa­no sce­glie­re libe­ra­men­te, i pro­mo­to­ri han­no opta­to per una modi­fi­ca dell’art. 579. La modi­fi­ca avreb­be come obiet­ti­vo quel­lo di depe­na­liz­za­re l’aiuto medi­co atti­vo, cioè quel­la che chia­mia­mo comu­ne­men­te “euta­na­sia”.

L’art. 579, nella sua forma originaria, si divide in 3 commi. 

Il pri­mo puni­sce, con la reclu­sio­ne da sei a quin­di­ci anni, «chiun­que cagio­na la mor­te di un uomo, col con­sen­so di lui». Il secon­do esclu­de, in caso di omi­ci­dio del con­sen­zien­te, l’applicazione del­le cir­co­stan­ze aggra­van­ti pre­vi­ste dal art. 61 del codi­ce pena­le. Infi­ne, il ter­zo ripor­ta nell’ambito di rea­to comu­ne, dun­que puni­to più seve­ra­men­te, l’omicidio del con­sen­zien­te nei casi in cui «il con­sen­so sia pre­sta­to da un sog­get­to inca­pa­ce o risul­ti affet­to da un vizio che lo ren­de invalido». 

Que­st’ul­ti­mo, in par­ti­co­la­re, nell’ipotesi in cui l’omicidio sia com­mes­so con­tro una per­so­na mino­re di 18 anni; con­tro una per­so­na infer­ma di men­te o comun­que in con­di­zio­ni di defi­cien­za psichica/infermità, per es nel caso di abu­so di sostan­ze alco­li­che o stu­pe­fa­cen­ti; oppu­re con­tro una per­so­na il cui con­sen­so sia sta­to estor­to con vio­len­za, minac­ce, sug­ge­stio­ne, inganno.

In segui­to alle modi­fi­che pro­po­ste (rita­glio e sal­da­tu­ra di alcu­ne par­ti dell’articolo) il testo risul­tan­te sareb­be dun­que sta­to il seguen­te: «Chiun­que cagio­na la mor­te di un uomo, col con­sen­so di lui, è puni­to con le dispo­si­zio­ni rela­ti­ve all’omicidio se il fat­to è com­mes­so: 1) con­tro una per­so­na mino­re degli anni diciot­to; 2) con­tro una per­so­na infer­ma di men­te, o che si tro­va in con­di­zio­ni di defi­cien­za psi­chi­ca, per un’altra infer­mi­tà o per l’abuso di sostan­ze alcoo­li­che o stu­pe­fa­cen­ti; 3) con­tro una per­so­na il cui con­sen­so sia sta­to dal col­pe­vo­le estor­to con vio­len­za, minac­cia o sug­ge­stio­ne, ovve­ro car­pi­to con inganno».

La dife­sa dei pro­mo­to­ri, rias­sun­ta dal­la sen­ten­za del­la Cor­te, ha tenu­to a riba­di­re che la depe­na­liz­za­zio­ne dell’omicidio del con­sen­zien­te, sul­la base del testo risul­tan­te, non potreb­be in alcun modo riguar­da­re le cate­go­rie vul­ne­ra­bi­li cui fa rife­ri­men­to il com­ma 3 (inte­ra­men­te con­ser­va­to). Il “con­sen­so” ver­reb­be inol­tre sot­to­po­sto a «una valu­ta­zio­ne e un accer­ta­men­to estre­ma­men­te rigo­ro­si in sede pro­ces­sua­le», al fine di veri­fi­ca­re che esso sia «serio, espli­ci­to, non equi­vo­co, attua­le e per­du­ran­te fino al momen­to del­la rea­liz­za­zio­ne del­la con­dot­ta dell’omicida».

Cru­cia­le per la dife­sa anche la con­ti­nui­tà idea­le con la già cita­ta sen­ten­za n. 242 del 2019 (caso Cap­pa­to-Anto­nia­ni), ema­na­ta dal­la stes­sa Cor­te Costi­tu­zio­na­le, in meri­to ai casi in cui l’aiuto al sui­ci­dio non dovreb­be esse­re san­zio­na­to dall’art. 580; in par­ti­co­la­re si è avan­za­ta l’ipotesi che in futu­ro essa avreb­be potu­to assur­ge­re a model­lo, aiu­tan­do così i giu­di­ci nel­la loro fun­zio­ne inter­pre­ta­ti­va in materia. 

Infi­ne la dife­sa ha soste­nu­to che, in segui­to alla modi­fi­ca dell’art. 579 (in caso di vit­to­ria dei “sì”), la Cor­te avreb­be potu­to «rivol­ge­re spe­ci­fi­che indi­ca­zio­ni al legi­sla­to­re, al fine di supe­ra­re even­tua­li pro­fi­li di cri­ti­ci­tà con­se­guen­ti all’abrogazione refe­ren­da­ria», men­tre il legi­sla­to­re a sua vol­ta avreb­be potu­to rego­la­men­ta­re la mate­ria «nel rispet­to di quan­to sta­bi­li­to dal­la Cor­te stes­sa in mate­ria di aiu­to al sui­ci­dio»: da un lato pro­fi­lan­do una garan­zia di inter­ven­to di que­ste auto­ri­tà al fine di meglio pre­ci­sa­re, pro­gres­si­va­men­te e a secon­da del­le esi­gen­ze, la mate­ria in ogget­to; dall’altro evi­den­zian­do la que­stio­ne noda­le, cioè la man­can­za di un inter­ven­to atti­vo e costrut­ti­vo dovu­ta “all’inerzia del legi­sla­to­re” (peral­tro segna­la­ta dal­la Cor­te stessa). 

Ma perché la Corte Costituzionale ha deciso di respingere la proposta referendaria?

Dato che, in sostan­za, gli inten­ti dichia­ra­ti dai pro­mo­to­ri duran­te la cam­pa­gna refe­ren­da­ria e in sede di giu­di­zio di ammis­si­bi­li­tà non pos­so­no costi­tui­re mate­ria di valu­ta­zio­ne, la Cor­te affer­ma di aver pre­so in con­si­de­ra­zio­ne il testo refe­ren­da­rio in sé, la “fina­li­tà obiet­ti­va­men­te rica­va­bi­le” dal­la sua for­mu­la­zio­ne e dal­la nor­ma­ti­va risul­tan­te in caso di vit­to­ria dei “sì”.

Essa ha dun­que rite­nu­to che la liceiz­za­zio­ne dell’omicidio del con­sen­zien­te, deri­van­te dall’eventuale modi­fi­ca dell’art. 579 cod. pen., non rimar­reb­be cir­co­scrit­ta ai casi di per­so­ne affet­te da “malat­tie gra­vi e irre­ver­si­bi­li”; che al con­tra­rio essa «pre­scin­de­reb­be dal­le moti­va­zio­ni che pos­so­no indur­re a chie­de­re la pro­pria mor­te», con il rischio di inclu­de­re anche «situa­zio­ni di disa­gio di natu­ra del tut­to diver­sa (affet­ti­va, fami­lia­re, socia­le, eco­no­mi­ca e via dicen­do), sino al mero tae­dium vitae».

Con que­sto la Cor­te ha respin­to quan­to soste­nu­to dal­la dife­sa, cioè che sareb­be­ro sta­ti tute­la­ti tut­ti i casi di cui al com­ma 3 (quel­li “spes­so cita­ti per desta­re per­ples­si­tà sul­la tenu­ta del que­si­to refe­ren­da­rio”, come è sta­to dichia­ra­to anche in sede di giu­di­zio). Que­sti sareb­be­ro rien­tra­ti (come in pre­ce­den­za alla modi­fi­ca) nel­la cate­go­ria di rea­to di omi­ci­dio dolo­so e puni­ti dun­que in quan­to tali.

La Cor­te ha poi sot­to­li­nea­to un’ulteriore cri­ti­ci­tà: sem­pre in caso di modi­fi­ca dell’art. 579, in alcun modo sareb­be risul­ta­ta nor­ma­ta la subor­di­na­zio­ne del­la depe­na­liz­za­zio­ne dell’omicidio del con­sen­zien­te al «rispet­to del­la pro­ce­du­ra medi­ca­liz­za­ta, pre­fi­gu­ra­ta dal­la Leg­ge n. 219 del 2017» (con­sen­so o rifiu­to del trat­ta­men­to terapeutico).

A ciò si ricol­le­ga l’osservazione, poi ripre­sa da Ama­to nel­la già cita­ta con­fe­ren­za stam­pa, ine­ren­te il tito­lo attri­bui­to alla pro­po­sta refe­ren­da­ria dal­la Cor­te di Cas­sa­zio­ne. Essa ha infat­ti scel­to di non inclu­der­vi il ter­mi­ne “euta­na­sia” (ma, come ha poi osser­va­to Cap­pa­to, la ragio­ne di ciò sta­reb­be nel fat­to che “euta­na­sia” non è ter­mi­ne lega­le) né l’esplicito rife­ri­men­to a un “con­sen­so libe­ro, con­sa­pe­vo­le, infor­ma­to”. Una richie­sta refe­ren­da­ria abro­ga­ti­va non può infat­ti ave­re alcun “signi­fi­ca­to rico­strut­ti­vo”, rispet­to al qua­le sareb­be neces­sa­rio l’intervento del legi­sla­to­re, fino ad oggi man­ca­to: impos­si­bi­le dun­que allu­de­re a inten­ti e decli­na­zio­ni del­la mate­ria che non sia­no ogget­ti­va­men­te rica­va­bi­li dal testo proposto.

Chia­ri­to ciò, la Cor­te con­clu­de: il dirit­to alla vita è impli­ci­ta­men­te inclu­so tra i dirit­ti fon­da­men­ta­li invio­la­bi­li dall’art. 2 del­la nostra Costi­tu­zio­ne e «con­cor­re a costi­tui­re la matri­ce pri­ma di ogni altro dirit­to, costi­tu­zio­nal­men­te pro­tet­to, del­la per­so­na (sen­ten­za n. 238 del 1996)». Men­tre gli arti­co­li 579 e 580 cod. pen, ela­bo­ra­ti nel 1930, ave­va­no come sco­po ulti­mo l’interesse col­let­ti­vo del­lo Sta­to, oggi l’interesse pri­mo è quel­lo di tute­la­re la “per­so­na uma­na” in quan­to “valo­re in sé”. Se dun­que non si può impor­re il “dove­re di vive­re a tut­ti i costi”, nep­pu­re si può, sem­pre secon­do la Cor­te, igno­ra­re “le con­di­zio­ni con­cre­te di disa­gio o di abban­do­no nel­le qua­li, spes­so, simi­li deci­sio­ni ven­go­no con­ce­pi­te” in nome di “una con­ce­zio­ne astrat­ta dell’autonomia individuale”. 

Un art. come il 579 cod. pen. non può, a pare­re del­la Cor­te, esse­re sem­pli­ce­men­te abro­ga­to, nel nome del­la liber­tà di auto­de­ter­mi­na­zio­ne dell’individuo. Que­sto per­ché ciò con­dur­reb­be al rischio di crea­re un vuo­to nor­ma­ti­vo a dan­no del­la tute­la mini­ma del bene del­la vita. Al mas­si­mo, una disci­pli­na di tale impor­tan­za dovreb­be esse­re “modi­fi­ca­ta o sosti­tui­ta dal legi­sla­to­re con un’altra disciplina”.

In con­clu­sio­ne, l’approvazione refe­ren­da­ria “com­por­te­reb­be il venir meno di ogni tute­la”, dal momen­to che le situa­zio­ni di vul­ne­ra­bi­li­tà e debo­lez­ze non sareb­be­ro uni­ca­men­te quel­le espli­ci­ta­te dal com­ma 3 e che la nor­ma­ti­va risul­tan­te fini­reb­be per pre­scin­de­re da moti­vi e for­me del con­sen­so; non­ché da come e da chi la mor­te ver­reb­be provocata.


Dopo questo intenso testa a testa, che cosa rimane? La modifica dell’art. 579 poteva essere una strada percorribile? O la Corte Costituzionale ha avuto ragione?

A ogni modo, il dibat­ti­to non ha fat­to altro che ripor­ta­re in luce il vero pro­ble­ma: il vuo­to lascia­to dal legi­sla­ti­vo, che anco­ra esi­ta a espri­mer­si in mate­ria. Dal 2013 gia­ce dimen­ti­ca­ta una pro­po­sta leg­ge di ini­zia­ti­va popo­la­re sul “Rifiu­to di trat­ta­men­ti sani­ta­ri e licei­tà dell’eutanasia”, in meri­to alla qua­le, nono­stan­te i richia­mi del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le, il Par­la­men­to non ha mai volu­to apri­re il dibattito.

Lo scor­so 11 mar­zo, una pro­po­sta leg­ge sul sui­ci­dio assi­sti­to (dun­que non sull’eutanasia) è sta­ta appro­va­ta alla Came­ra, con l’opposizione del solo cen­tro-destra. Tut­ta­via, i pro­mo­to­ri del refe­ren­dum euta­na­sia lega­le han­no dichia­ra­to che, se tale pro­po­sta doves­se dav­ve­ro esse­re appro­va­ta, com­por­te­reb­be “un pas­so indie­tro rispet­to ai dirit­ti sul fine vita ad oggi con­qui­sta­ti”. Infat­ti, come dichia­ra Filo­me­na Gal­lo, non sol­tan­to il testo non si pro­po­ne di rego­la­men­ta­re la mate­ria in manie­ra final­men­te coe­ren­te ed orga­ni­ca, ma intro­du­ce anche nuo­ve con­di­zio­ni più restrit­ti­ve per acce­de­re all’aiuto al sui­ci­dio e con­ti­nua a esclu­de­re tut­ti colo­ro che non sia­no man­te­nu­ti in vita da tera­pie di soste­gno vitale.

Per quanto ancora si continuerà a procedere così, un passo avanti e due indietro?

Quan­to dovre­mo atten­de­re per otte­ne­re final­men­te una nor­ma­ti­va det­ta­glia­ta, com­ple­ta, che garan­ti­sca la mas­si­ma tute­la a ognu­no, fra­gi­le e non, ma che non oppon­ga osta­co­li insor­mon­ta­bi­li a chi, nel pie­no del­le sue facol­tà di inten­de­re e di vole­re, abbia deci­so di non poter sop­por­ta­re oltre sof­fe­ren­ze inim­ma­gi­na­bi­li? Demo­cra­zia sareb­be que­sto: un Par­la­men­to che ascol­ti tut­ti i suoi cit­ta­di­ni, che li rap­pre­sen­ti dav­ve­ro, che ela­bo­ri leg­gi atte a nor­ma­re e ren­de­re così pie­na la liber­tà di ognuno.

E cosa appar­tie­ne ad ognu­no di noi, sen­za distin­zio­ni, tan­to quan­to la vita e la mor­te? Che dovrem­mo infi­ne rico­no­sce­re come fac­ce del­la stes­sa meda­glia. Per­ché sì, la mor­te è par­te del­la vita, una par­te impre­scin­di­bi­le, a vol­te spa­ven­to­sa ma indi­scu­ti­bil­men­te nostra; un momen­to di fron­te al qua­le non pos­sia­mo chiu­de­re gli occhi, gira­re la testa, costrui­re tabù. Un momen­to sul qua­le, pur nel mas­si­mo del­la tute­la rea­liz­za­bi­le, dovrem­mo ave­re alme­no il dirit­to di deci­de­re. Per­ché sol­tan­to in tale liber­tà di scel­ta bat­te il cuo­re del­la digni­tà umana.

Con­di­vi­di:
Giulia Riva
Lau­rea­ta in Sto­ria, sto pro­se­guen­do i miei stu­di in Scien­ze Poli­ti­che, per­ché amo tro­va­re nel pas­sa­to le radi­ci di oggi. Mi appas­sio­na­no la poli­ti­ca e l’attualità, la buo­na let­te­ra­tu­ra e ogni sto­ria che val­ga la pena di esse­re rac­con­ta­ta. Scri­ve­re per pro­fes­sio­ne è il mio sogno nel cassetto.

2 Trackback & Pingback

  1. Ddl sul suicidio assistito, un passo indietro sui diritti - Vulcano Statale
  2. Il primo suicidio assistito a carico del SSN - Vulcano Statale

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.