In Corsica si riaccende il sogno d’indipendenza

In Corsica si riaccende il sogno d’indipendenza

Oscu­ra­te dal­la tra­ge­dia che si sta com­pien­do in Ucrai­na, vio­len­te pro­te­ste han­no sfer­za­to la Cor­si­ca nel­le ulti­me due set­ti­ma­ne. I moti che han­no coin­vol­to par­te degli iso­la­ni han­no riac­ce­so i riflet­to­ri sull’annosa que­stio­ne dell’indi­pen­den­za cor­sa, richie­sta che da seco­li ina­ci­di­sce i rap­por­ti tra l’isola del mar Medi­ter­ra­neo e la madre patria francese. 

In vir­tù del­la sua posi­zio­ne stra­te­gi­ca, la Cor­si­ca è sta­ta da sem­pre ogget­to di mire poli­ti­che e inva­sio­ni di diver­si popo­li. Roma­ni, mori, per­sia­ni, geno­ve­si sono solo alcu­ne del­le domi­na­zio­ni che l’isola ha subi­to nel cor­so del­la sua tor­men­ta­ta sto­ria, sem­pre alla ricer­ca di un’indipendenza tut­ta pro­pria che fati­ca tutt’oggi ad esse­re rag­giun­ta. Nel 1729 una vio­len­ta rivo­lu­zio­ne del­la popo­la­zio­ne cor­sa con­tro il domi­nio geno­ve­se impo­sto sull’isola por­tò alla for­mu­la­zio­ne di un siste­ma sta­ta­le auto­no­mo, di un inno, non­ché alla reda­zio­ne di una costi­tu­zio­ne, ad ope­ra di Pasqua­le Pao­li, che fu loda­ta da Rous­seau come una del­le più pro­gres­si­ste e libe­ra­li. Per la pri­ma vol­ta, per­si­no pri­ma del­le gran­di onda­te rivo­lu­zio­na­rie del­le costi­tu­zio­ni ame­ri­ca­na e fran­ce­se, si par­lò di “dirit­to dei popo­li alla liber­tà e alla feli­ci­tà”, segnan­do una pri­ma svol­ta nel rap­por­to tra patria e popolo. 

Nel 1768 la cessione di alcuni porti della Corsica da parte della Repubblica di Genova dà il via al dominio francese sull’isola.

Anche in que­sto caso la sol­le­va­zio­ne popo­la­re non si fece atten­de­re, ma que­sta vol­ta i ribel­li furo­no pre­sto scon­fit­ti (8 mag­gio 1769, bat­ta­glia di Pon­te Nuo­vo) e la paci­fi­ca­zio­ne dei gover­na­to­ri fran­ce­si che seguì fu mol­to bru­ta­le, con casi di tor­tu­ra ed ese­cu­zio­ni som­ma­rie. Vio­lan­do gli accor­di con i geno­ve­si sug­gel­la­ti dal trat­ta­to di Ver­sail­les, la Fran­cia espan­se i suoi domi­ni sull’isola e non l’abbandonarono più. Ma sarà solo con il secon­do impe­ro (1852–1870) che la Cor­si­ca comin­ce­rà ad inte­grar­si defi­ni­ti­va­men­te alla madre patria fran­ce­se, anche attra­ver­so un pro­ces­so di migra­zio­ne che por­tò mol­ti cor­si a tro­va­re impie­go in Fran­cia o nel­le prin­ci­pa­li colo­nie all’interno del set­to­re mili­ta­re o nell’amministrazione pubblica.

Il disa­stro del­la pri­ma guer­ra mon­dia­le, duran­te la qua­le mori­ro­no tra le 12.000 e 15.000 per­so­ne, com­por­tò la crea­zio­ne del Par­ti­tu Cor­su Auto­no­mi­sta e un avvi­ci­na­men­to al regi­me ita­lia­no di Beni­to Mus­so­li­ni. Mus­so­li­ni stes­so occu­pò l’isola dopo lo sbar­co allea­to in Nord Afri­ca nel 1942. La domi­na­zio­ne ita­lia­na sul­la Cor­si­ca fu però piut­to­sto bre­ve, già sman­tel­la­ta dal movi­men­to par­ti­gia­no cor­so dopo la capi­to­la­zio­ne del fasci­smo nel 1943. Dopo la guer­ra, la cri­si in cui ver­sa­va l’economia fran­ce­se spin­se mol­ti emi­gra­ti in Fran­cia o in Alge­ria a rien­tra­re nell’isola, che fu boni­fi­ca­ta e nel­la qua­le ven­ne­ro svi­lup­pa­te nume­ro­se ope­re di irri­ga­zio­ne. Mol­te age­vo­la­zio­ni furo­no elar­gi­te ai rim­pa­tria­ti, a disca­pi­to del­la popo­la­zio­ne loca­le, che non rice­vet­te i mede­si­mi aiu­ti economici. 

È proprio in questa situazione di disparità che tra gli anni ’60 e ’70 prese il via l’indipendentismo corso moderno. 

È que­sto un perio­do estre­ma­men­te vio­len­to e tur­bo­len­to, duran­ti il qua­le mol­te effe­ra­tez­ze ven­go­no per­pe­tra­te tan­to dai nazio­na­li­sti cor­si, tan­to dai rim­pa­tria­ti. La crea­zio­ne del CRA (Azio­ne regio­na­le del­la Cor­si­ca) ad ope­ra dei fra­tel­li Max ed Edmond Simeo­ni, mol­ti­pli­ca gli slo­gan anti­fran­ce­si e anti­al­ge­ri­ni, che non fan­no altro che esa­cer­ba­re i dis­si­di inter­ni all’isola. In que­sti anni così com­ples­si il gover­no fran­ce­se si muo­ve ver­so una pal­li­da aper­tu­ra alle istan­ze nazio­na­li­ste, con­ce­den­do nel 1981 un nuo­vo sta­tu­to all’isola, nel qua­le si affer­ma­va, tra le altre cose, l’istituzione di un’as­sem­blea di 61 mem­bri elet­ti per un perio­do di sei anni, che nomi­na­no un pre­si­den­te e fan­no pro­po­ste di leg­ge. Il nuo­vo sta­tu­to non costi­tui­sce un pun­to d’accordo, riu­scen­do solo a crea­re nuo­ve divi­sio­ni nel movi­men­to nazio­na­li­sta cor­so, che infat­ti si scin­de in tre cor­ren­ti distin­te e riva­li: l’MPA (Movi­men­to per l’autodeterminazione), l’ANC (Accol­ti cor­sa Nazio­na­le) e la Cun­col­ta. Que­sto cli­ma di for­ti ten­sio­ni ha pro­dot­to 22 ucci­sio­ni, tut­te col­le­ga­te al nazio­na­li­smo corso. 

Da qual­che anno a que­sta par­te il movi­men­to indi­pen­den­ti­sta si è rivol­to ver­so richie­ste poli­ti­che più tra­di­zio­na­li, come il rico­no­sci­men­to del­la Cor­si­ca tra le regio­ni a sta­tu­to spe­cia­le. Uno dei nomi che più ha segna­to il nazio­na­li­smo degli ulti­mi anni è cer­ta­men­te quel­lo di Yvan Colon­na, ucci­so­re nel 1998 di una di quel­le 22 vite spez­za­te dal­le vio­len­ze indi­pen­den­ti­ste, il pre­fet­to Clau­de Éri­gnac. Colon­na sta­va scon­tan­do l’ergastolo pres­so la pri­gio­ne di Arles, quan­do il 2 mar­zo 2022 è sta­to vit­ti­ma di un’aggressione da par­te di un pri­gio­nie­ro jiha­di­sta che lo ha ridot­to al coma. La rispo­sta del movi­men­to nazio­na­li­sta, toc­ca­to in uno dei suoi per­so­nag­gi sim­bo­lo, si è rive­la­to tem­pe­sti­vo e vio­len­to. Le sol­le­va­zio­ni popo­la­ri han­no spin­to il mini­stro degli Este­ri fran­ce­se, Gérald Dar­ma­nin, ad una visi­ta di due gior­ni, ini­zia­ta il 16 mar­zo, in Cor­si­ca per tro­va­re un accor­do con gli indipendentisti. 

L’incontro era sta­to pre­ce­du­to da un’intervista esclu­si­va rila­scia­ta a Cor­se-Matin, nel­la qua­le il fun­zio­na­rio fran­ce­se ha aper­to uno spi­ra­glio nel­la sto­ri­ca inco­mu­ni­ca­bi­li­tà tra i biso­gni del­la Cor­si­ca e la Fran­cia, par­lan­do di esse­re dispo­sto ad una «discus­sio­ne sen­za pre­ce­den­ti sul­la que­stio­ne isti­tu­zio­na­le». «Sono pron­to ad anda­re fino all’autonomia. La doman­da suc­ces­si­va è sape­re qual è que­sta auto­no­mia. Dob­bia­mo discu­ter­ne», ha pro­se­gui­to Darmanin. 

Parigi sembra dunque essersi aperta all’eventualità che presto la Corsica si stacchi dalla bandiera francese e proceda verso la propria, agognata indipendenza. 

Tut­ta­via, lo stes­so Dar­ma­nin ha più vol­te ricor­da­to che pri­ma di qual­sia­si atto poli­ti­co è neces­sa­rio che i mani­fe­stan­ti ces­si­no le vio­len­ze. Il sen­ti­men­to nazio­na­li­sta cor­so sem­bra esse­re, oggi come ieri, una fiam­ma dila­gan­te, che non accen­na a sopir­si con lo scor­re­re dei seco­li, ma anzi a rin­vi­go­rir­si e ad assu­me­re di epo­ca in epo­ca nuo­ve for­me e obiet­ti­vi. L’appartenenza ad una nazio­ne, il sen­tir­si non rap­pre­sen­ta­ti da una ban­die­ra e il desi­de­rar­ne una nuo­va sven­to­la­re sopra le pro­prie teste è una del­le pul­sio­ni più dirom­pen­ti del­la sto­ria uma­na, capa­ce di smem­bra­re popo­li e crear­ne di nuo­vi. In un qua­dro di attua­li­tà incal­zan­te, dove il mon­do inte­ro è nuo­va­men­te chia­ma­to a riflet­te­re sull’importanza del­la sovra­ni­tà di uno Sta­to e del senti­men­to di appar­te­nen­za ad un popo­lo, i tem­pi potreb­be­ro esse­re matu­ri per l’indipendenza corsa.

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Beatrice Balbinot
Mi chia­mo Bea­tri­ce, ma pre­fe­ri­sco Bea. Amo scri­ve­re, dire la mia, ave­re ragio­ne e man­gia­re tan­ti macarons.

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