La Corea del Sud è in mano ai conservatori

La Corea del Sud è in mano ai conservatori

Lo scor­so 9 mar­zo la Corea del Sud ha elet­to il pro­prio pre­si­den­te: Yoon Suk-Yeol, ex pro­cu­ra­to­re gene­ra­le e can­di­da­to del con­ser­va­to­re Par­ti­to del Pote­re Popo­la­re, ini­zie­rà il suo man­da­to a mag­gio. Eppu­re, sareb­be azzar­da­to par­la­re di una vit­to­ria nei suoi riguar­di. Que­ste ulti­me ele­zio­ni, infat­ti, saran­no ricor­da­te come quel­le più impo­po­la­ri nel­la sto­ria del­la demo­cra­zia sudcoreana.

Dal 1987, non era mai capitato che il Paese dimostrasse spaccature così profonde. 

Il can­di­da­to demo­cra­ti­co, Lee Jae-Myoung, appar­te­nen­te allo stes­so par­ti­to dell’uscente Moon Jae-In, ha otte­nu­to il 47,8% dei voti, con­tro il 48,5% del neoe­let­to pre­si­den­te. In nume­ri asso­lu­ti si trat­ta di solo 263mila voti in più. I due can­di­da­ti pro­ta­go­ni­sti non han­no sapu­to ras­si­cu­ra­re la popo­la­zio­ne, pre­sen­tan­do­si in una cam­pa­gna elet­to­ra­le defi­ni­ta dagli stes­si media sud­co­rea­ni come la “peg­gio­re del­la sto­ria”: i temi di disa­gio del­la popo­la­zio­ne, rap­pre­sen­ta­ti dal­la pro­fon­da cri­si eco­no­mi­ca, la dila­gan­te cor­ru­zio­ne, l’assenza di lavo­ro, l’aumento del costo del­la vita (con un par­ti­co­la­re rife­ri­men­to ai prez­zi del­le abi­ta­zio­ni), sono sta­ti affron­ta­ti con discor­si reto­ri­ci, frec­cia­ti­ne tra i can­di­da­ti cir­ca gli scan­da­li per­so­na­li e pro­fes­sio­na­li, sen­za dare con­vin­cen­ti solu­zio­ni. La cam­pa­gna elet­to­ra­le ha par­la­to alle per­so­ne, sen­za comu­ni­ca­re con le nuo­ve gene­ra­zio­ni, quel­le più in cri­si, cen­tra­li in que­ste elezioni. 

Men­tre il pre­si­den­te demo­cra­ti­co pro­met­te­va vana­men­te aiu­ti eco­no­mi­ci alle fasce gio­va­ni­li, il meri­to di Yoon è di aver sapu­to pun­ta­re sul­le insi­cu­rez­ze dei gio­va­ni maschi tra i 19 e i 30 anni, più nume­ro­si: la sua reto­ri­ca anti­fem­mi­ni­sta ha tro­va­to il suo capro espia­to­rio nei movi­men­ti che com­bat­te­va­no per la pari­tà dei ses­si; una bat­ta­glia che, secon­do Yoon, non ha ragio­ne di esi­ste­re nel momen­to in cui ha pro­mes­so di abo­li­re il mini­ste­ro per le Pari Oppor­tu­ni­tà di Gene­re e del­la Fami­glia, sim­bo­lo dei pro­gres­si del movi­men­to fem­mi­ni­sta sud­co­rea­no, nel momen­to del­la sua elezione. 

Non è un segreto, infatti, che l’arretrata società coreana si senta minacciata dalla lotta femminista che, dopo il successo del movimento Me Too del 2018, continua a prendere coscienza di sé stessa. 

Ad esse­re più spa­ven­ta­ti sono pro­prio i gio­va­ni maschi, che, nel­la con­cor­ren­za per il posto di lavo­ro, arri­va­no in ritar­do di alme­no un anno e mez­zo a cau­sa del­la leva mili­ta­re obbli­ga­to­ria: «La leva mili­ta­re cau­sa ter­ro­re per i gio­va­ni uomi­ni corea­ni – così affer­ma, inter­vi­sta­to dal­la BBC, Park Min-Young, gio­va­ne mili­tan­te poli­ti­co per Yoon Suk-yeol – resta­no lì per un anno e sei mesi, per poi, al loro ritor­no, dover com­pe­te­re con le coe­ta­nee, che han­no già avvia­to la pro­pria car­rie­ra, per i posti di lavo­ro. Non c’è alcun tipo di com­pen­so, solo sacrificio».

«Il siste­ma del patriar­ca­to in que­sto Pae­se lascia che la cura del­la fami­glia gra­vi sul­le don­ne – con­ti­nua – quin­di che gli uomi­ni sia­no in gra­do di soste­ne­re eco­no­mi­ca­men­te la fami­glia. Que­sta con­trad­di­zio­ne por­ta oltre il 90% degli uomi­ni tra i 20 e i 30 anni a defi­nir­si “anti­fem­mi­ni­sti”». Le pau­re dei gio­va­ni corea­ni, così come le fer­me cre­den­ze di Yoon, però, non sono sup­por­ta­te dai fat­ti. Sul posto di lavo­ro le don­ne tra i 20 e i 30 anni sof­fro­no una mag­gio­re pre­ca­rie­tà, sep­pur leg­ger­men­te mag­gio­re rispet­to ai coe­ta­nei maschi. Que­sto gap, però, va a raf­for­zar­si nel­la fascia d’età tra i 30 e i 40 anni, dove le don­ne per­ce­pi­sco­no anche sti­pen­di con­si­de­re­vol­men­te mino­ri: nel 2000 si par­la­va del 40% meno, men­tre nel 2019 del 37%. Si trat­ta del peg­gior risul­ta­to otte­nu­to tra i 29 Pae­si OCSE. 

Le fem­mi­ni­ste san­no bene di esse­re in svan­tag­gio su ogni fron­te e, anche per que­sto, vivo­no nel­la pau­ra. «Come fem­mi­ni­sta – così spie­ga Ji-eun, You­Tu­ber ven­ten­ne – rive­la­re il pro­prio vol­to e par­la­re di patriar­ca­to ha inim­ma­gi­na­bi­li con­se­guen­ze». I com­men­ti di odio, il bul­li­smo onli­ne, han­no por­ta­to diver­se atti­vi­ste, come BJ Jam­mi, al sui­ci­dio. Il giu­di­zio socia­le diven­ta sem­pre più pesan­te nel momen­to in cui una don­na si dichia­ra fem­mi­ni­sta: la can­cel cul­tu­re assa­le per­so­na­li­tà soprat­tut­to del mon­do del­lo spet­ta­co­lo. La popo­la­re can­tan­te Ire­ne, del grup­po k‑pop Red Vel­vet, ha pub­bli­ca­to nel 2018 sul suo pro­fi­lo Insta­gram uno scat­to del libro appar­te­nen­te alla let­te­ra­tu­ra fem­mi­ni­sta corea­na Kim Ji-young, Born in 1982; i com­men­ti di odio dei fan di ses­so maschi­le che l’accusavano di misan­dria sono sta­ti feroci. 

Se le don­ne vivran­no nel­la pau­ra, però, a tira­re un sospi­ro di sol­lie­vo saran­no i diplo­ma­ti­ci giap­po­ne­si e ame­ri­ca­ni sul suo­lo corea­no. Duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le, Yoon ha dimo­stra­to atteg­gia­men­ti di aper­tu­ra nei con­fron­ti degli Sta­ti Uni­ti, non solo pro­po­nen­do­si per ruo­li regio­na­li e glo­ba­li coor­di­na­ti con gli Usa e i suoi allea­ti, o con il pro­po­si­to di risol­le­va­re i rap­por­ti con il Giap­po­ne in cui il pre­si­den­te Moon Jae-In ave­va fal­li­to, ma anche pro­met­ten­do atteg­gia­men­ti più duri con­tro la Corea del Nord e sacri­fi­can­do i rap­por­ti con la Cina. Pechi­no, infat­ti, non ha apprez­za­to l’elezione del nuo­vo pre­si­den­te sud­co­rea­no. Il timo­re da par­te del gover­no è che egli man­ten­ga la pro­mes­sa di poten­zia­re il siste­ma mis­si­li­sti­co di dife­sa ame­ri­ca­no Thaad, instal­la­to nel 2017. Que­sta misu­ra ave­va pro­vo­ca­to una dura rea­zio­ne da par­te di Pechi­no, che ave­va sabo­ta­to l’economia e il turi­smo del­la Corea del Sud. 

Il timore della Cina è, inoltre, che l’America tenti il progetto di una “Nato asiatica” in chiave anti-cinese: già nel 2007 si era parlato del progetto Quad (Quadrilateral Security Dialogue) tra Australia, Giappone, India e Stati Uniti per fermare l’espansione cinese ad est. 

Il pro­get­to subì un bru­sco stop date le con­ti­nue inter­fe­ren­ze del­la Cina, soprat­tut­to con pres­sio­ni eco­no­mi­che su Can­ber­ra. Il dia­lo­go è ripre­so nel 2017 e nel 2021 ha avu­to un ruo­lo signi­fi­ca­ti­vo all’interno del­la distri­bu­zio­ne dei vac­ci­ni anti-Covid. Il timo­re che la Corea del Sud si uni­sca al Quad è det­ta­to dall’accordo sigla­to tra Giap­po­ne, Sta­ti Uni­ti e la stes­sa Repub­bli­ca di Corea nel­lo scor­so feb­bra­io come un pat­to d’alleanza, anche in vista del­le cre­scen­ti minac­ce da par­te del­la Corea del Nord. La rea­liz­za­zio­ne di un simi­le pro­get­to non fareb­be altro che ina­spri­re la rela­zio­ne tra orien­te e occi­den­te, già tema cen­tra­le nel­la guer­ra tra Rus­sia e Ucraina. 

Il com­pi­to per il pre­si­den­te Yoon, però, è mol­to dif­fi­ci­le. Dovrà fron­teg­gia­re un Par­la­men­to a mag­gio­ran­za demo­cra­ti­ca, imma­gi­ne lam­pan­te del­la pro­fon­da divi­sio­ne del Pae­se. «L’opinione pub­bli­ca è spac­ca­ta per­ché i due can­di­da­ti si sono affron­ta­ti in manie­ra mol­to dura – ha scrit­to il gior­na­le con­ser­va­to­re Cho­sun Ilbo – Se Yoon sce­glie­rà la via del­la ricon­ci­lia­zio­ne, anche chi non l’ha vota­to lo apprezzerà».

«L’idea di sot­to­por­re a giu­di­zio la pre­ce­den­te ammi­ni­stra­zio­ne non basta per gui­da­re un pae­se – ribat­te il quo­ti­dia­no di sini­stra Kyun­ghyang Shin­mun – Yoon non deve dimen­ti­ca­re che non è il pre­si­den­te del­la clas­se con­ser­va­tri­ce, ma rap­pre­sen­ta tut­ti i cit­ta­di­ni».

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Giulia Ariti
Stu­den­tes­sa di Filo­so­fia che inse­gue il sogno del gior­na­li­smo. Sem­pre con gli occhi sul­la real­tà di oggi e la men­te ver­so il domani.
About Giulia Ariti 18 Articoli
Studentessa di Filosofia che insegue il sogno del giornalismo. Sempre con gli occhi sulla realtà di oggi e la mente verso il domani.

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