“La signorina Giulia”, dramma dell’immobilità sociale

"La signorina Giulia", dramma dell'immobilità sociale

Lo sto­ri­co tea­tro mila­ne­se Elfo Puc­ci­ni, recen­te­men­te ripro­get­ta­to come Tea­tro d’Arte Con­tem­po­ra­nea, ha pro­po­sto dall’1 al 6 mar­zo la rap­pre­sen­ta­zio­ne de La signo­ri­na Giu­lia, una tra­ge­dia in un atto uni­co dell’autore sve­de­se Augu­st Strind­berg. Lo spet­ta­co­lo tea­tra­le è sta­to adat­ta­to dal­la regia di Leo­nar­do Lidi ed è sta­to pro­dot­to dal Tea­tro Sta­bi­le dell’Umbria in col­la­bo­ra­zio­ne con Spo­le­to Festi­val dei Due Mondi.

Il regista reinterpreta il dramma sociale ambientato nell’Ottocento in una località svedese immersa in una società borghese e convenzionalista, legata ai valori tradizionali e gerarchici. 

Assi­stia­mo così alla mes­sa in sce­na di quat­tro per­so­nag­gi, che imper­so­na­no l’esempio cal­zan­te del­la socie­tà dell’epoca, carat­te­riz­za­ta da una par­te dal­le mas­se popo­la­ri, con­dan­na­te a vive­re una vita umi­le, scan­di­ta dal lavo­ro e da una con­di­zio­ne di pover­tà sen­za alcu­na via d’uscita; dall’altra par­te i bene­stan­ti, i nobi­li, il ceto socia­le più ric­co, la vita agia­ta, come quel­la del con­te e del­la figlia Giu­lia, due dei pro­ta­go­ni­sti del­la storia.

Il regi­sta met­te in sce­na la rein­ter­pre­ta­zio­ne di una tra­ge­dia nar­ra­ta dal­le voci di tre atto­ri, gli uni­ci che saran­no pro­ta­go­ni­sti del­la sce­na per tut­to lo spet­ta­co­lo, e il quar­to per­so­nag­gio, il con­te, che rimar­rà una per­so­na­li­tà secon­da­ria che non figu­re­rà nel­lo spet­ta­co­lo se non attra­ver­so la voce degli altri per­so­nag­gi. Que­sti sono la figlia del con­te, Giu­lia (Giu­lia­na Vigo­gna), il ser­vo Jean (Chri­stian La Rosa) e la came­rie­ra del­la fami­glia del con­te (Ila­ria Fali­ni).

Quel­lo che emer­ge in modo evi­den­te è la net­ta frat­tu­ra socia­le tra i pro­ta­go­ni­sti, soprat­tut­to Giu­lia e Jean, sepa­ra­ti da un’insormontabile dif­fe­ren­za di ceto: la figlia di un nobi­le con­te l’una, il figlio di un umi­le con­ta­di­no l’altro. I pro­ta­go­ni­sti sono immer­si in una sce­no­gra­fia sem­pli­ce, essen­zia­le ma effi­ca­ce nel por­re in luce i per­so­nag­gi e la loro esi­sten­za tor­men­ta­ta. Essi sono impe­gna­ti in dia­lo­ghi e mono­lo­ghi che evi­den­zia­no per­so­na­li­tà com­ples­se e allo stes­so tem­po bana­li ma immer­se in dina­mi­che socio­cul­tu­ra­li complesse. 

Giulia è la figlia di un conte, una giovane donna poco conforme ai costumi sociali dell’epoca, educata dalla madre secondo valori moderni quali la libertà e l’emancipazione, contraria a quelle che erano le rigide regole dell’educazione tradizionale di una fanciulla “perbene”.

Vive una vita agia­ta gra­zie alle ric­chez­ze del padre, ma è tor­men­ta­ta dai tra­va­gli del pas­sa­to la cui cau­sa prin­ci­pa­le pro­ba­bil­men­te è la madre, una don­na con­tem­po­ra­nea, eman­ci­pa­ta, rilut­tan­te al matri­mo­nio, ma che pro­prio per que­sto è sta­ta costret­ta a vive­re nel disap­pun­to dei con­cit­ta­di­ni, che l’han­no sem­pre giu­di­ca­ta per le sue scel­te rite­nu­te impu­di­che. Que­sta situa­zio­ne l’ha len­ta­men­te por­ta­ta ad un’in­sta­bi­li­tà men­ta­le che si è poi radi­ca­ta anche nel­la figlia, tan­to che spes­so i suoi stes­si ser­vi la defi­ni­sco­no fol­le. Tut­ta­via, a dif­fe­ren­za del­la madre, si dimo­stra osti­le nei con­fron­ti degli uomi­ni, ma allo stes­so tem­po attrat­ta; non si guar­da dei giu­di­zi altrui, ma desi­de­ra più di ogni cosa fug­gi­re dal­la casa del con­te padre per pau­ra di esse­re ogget­to dei pet­te­go­lez­zi del pae­se e scap­pa­re da tut­to quel­lo che la tie­ne pri­gio­nie­ra dei vizi e del­le appa­ren­ze del rigi­do con­te­sto in cui vive. 

Jean è il ser­vo di casa, figlio di per­so­ne umi­li e con­sa­pe­vo­le di esse­re con­dan­na­to a mori­re da tale. Cono­sce Giu­lia da quan­do era un gio­vi­not­to e ne è inna­mo­ra­to, ma è coscien­te dell’insormontabile distan­za socia­le tra loro due. Lavo­ra come ser­vo del con­te, la sua vita è scan­di­ta dal­la mono­to­nia del lavo­ro, del­la rou­ti­ne gior­na­lie­ra; è ami­co del­la dome­sti­ca Kri­sti­na o for­se qual­co­sa di più, anche se il loro non sem­bra amo­re, quan­to piut­to­sto un affet­to che non può fare a meno di tra­mu­tar­si in amo­re per sod­di­sfa­re le rego­le socia­li del matri­mo­nio e del­la paternità/maternità, le qua­li pos­so­no solo con­ver­ge­re ver­so un’unione alla pari, un matri­mo­nio tra per­so­ne umi­li. Jean è però com­bat­tu­to tra l’af­fet­to per Kri­sti­na e l’at­tra­zio­ne per Giu­lia, la qua­le rap­pre­sen­ta una via di fuga da quel mon­do popo­la­re in cui vive da sem­pre. Da una par­te è attrat­to dal­la bel­la Giu­lia, ma dal­l’al­tro teme le con­se­guen­ze nel caso in cui venis­se­ro sco­per­ti, è spa­ven­ta­to dai giu­di­zi del con­te, dei popo­la­ni e del­la cit­tà. Nono­stan­te la pau­ra di intra­pren­de­re una rela­zio­ne che com­por­te­reb­be non poche pro­ble­ma­ti­che, Jean sem­bra voler qual­co­sa di più, si intra­ve­de in lui il desi­de­rio di azzar­da­re a sogna­re una vita che sia più di quel­la di un umi­le servitore. 

Kri­sti­na è la ser­va del­la fami­glia del con­te. Al con­tra­rio di Giu­lia è una don­na pia e devo­ta, dai modi sem­pli­ci, più con­for­me alla figu­ra fem­mi­ni­le tra­di­zio­na­le del suo tem­po, mode­sta e desi­de­ro­sa di ave­re una fami­glia, di diven­ta­re moglie e madre. Kri­sti­na e Jean sem­bra­no esse­re più che sem­pli­ci ami­ci, for­se fidan­za­ti, anche se non uffi­cial­men­te. Tra loro sem­bra esser­ci l’affetto di due mode­sti dome­sti­ci costret­ti ad azio­ni di vita già scrit­te nel loro desti­no di popo­la­ni: nasce­re, lavo­ra­re, ser­vi­re il padro­ne, spo­sar­si, figlia­re e tra­smet­te­re “l’e­re­di­tà” del­la pro­fes­sio­ne ai figli. 

Giulia, Jean e Kristina rappresentano i tormenti dell’esistenza e la banalità di essere solo pedine o vittime di una società che limita idee e pensieri più grandi, che ostacola l’amore di Giulia e Jean. 

Non si trat­ta di una sto­ria d’a­mo­re sha­ke­spea­ria­na, di un amo­re fia­be­sco, ben­sì del­l’in­con­tro di due per­so­nag­gi pro­ve­nien­ti da con­te­sti diver­si, ma ugua­li nel tor­men­to e nel desi­de­rio di fuga. Desi­de­ro­si e inna­mo­ra­ti di una liber­tà a loro sco­no­sciu­ta, l’u­na bra­ma la liber­tà d’es­se­re indi­pen­den­te, lon­ta­na dai giu­di­zi del­le per­so­ne, que­gli stes­si che han­no tra­sci­na­to la madre in un gro­vi­glio di fol­lia e depres­sio­ne fino alla fuga improv­vi­sa, e Jean da quel­la vita che sem­bra più una pri­gio­ne, nel­la qua­le è nato e da cui non ha dirit­to di usci­re in quan­to servo. 

Kri­sti­na è un per­so­nag­gio un po’ più mar­gi­na­le nel­la sce­na, i suoi dia­lo­ghi sono meno pre­sen­ti ma il per­so­nag­gio espri­me per­fet­ta­men­te con espres­sio­ni e gesti la pre­oc­cu­pa­zio­ne nei con­fron­ti dei due, dimo­stran­do un chia­ro timo­re ed una con­sa­pe­vo­lez­za nei con­fron­ti di idee così gran­di e lon­ta­ne dal­la realtà. 

Gli atto­ri com­pren­do­no ed espri­mo­no fran­ca­men­te i sen­ti­men­ti e le emo­zio­ni nei dia­lo­ghi: la fol­lia, il desi­de­rio, l’amore, l’af­fet­to, la pau­ra, il timo­re. Tre per­so­na­li­tà dirom­pen­ti che pren­do­no la sce­na, dove pren­do­no vita le con­fes­sio­ni dei pro­ta­go­ni­sti reclu­si in una real­tà bigot­ta fat­ta di tra­di­zio­ni e rego­le che non per­met­to­no altro che una bana­le vita vis­su­ta secon­do leg­gi di altri, vole­ri e desi­de­ri di altri, da cui nes­su­no esce vit­to­rio­so ma solo vin­to da un’e­si­sten­za ordi­na­ria pri­va di desi­de­ri e valo­ri pro­pri, limi­ta­ta dal­l’es­se­re un insi­gni­fi­can­te nes­su­no in una cit­tà di ruo­li costrui­ti in modo uniforme. 

Le per­so­ne sono come atto­ri in un tea­tro di vita vera, c’è chi nasce pove­ro e rima­ne tale, chi nasce ric­co, chi uomo o don­na. La sce­na rap­pre­sen­ta­ta altro non è che una tra­ma sen­za intrec­ci e sen­za alcu­no spi­ra­glio di spe­ran­za per le vite dei pro­ta­go­ni­sti. Le loro sono mere con­ver­sa­zio­ni pri­ve di un soli­do cam­bia­men­to fina­le, le loro vite riman­go­no tali, con­sa­pe­vol­men­te pri­gio­nie­ri di un con­te­sto retri­vo e immutabile.

Con­di­vi­di:
Elisa Letizia
Sono Eli­sa, stu­dio lin­gue, appas­sio­na­ta d’ar­te, musi­ca e cine­ma. Nel tem­po libe­ro scri­vo del pre­sen­te e lavo­ro per costrui­re il mio futuro.

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