L’energia rinnovabile e la transizione possibile

L’energia rinnovabile e la transizione possibile

Il seguente articolo è frutto di una triplice collaborazione e sarà disponibile anche sul blog Climalteranti. Ringraziamo Stefano Caserini e Diego Tavazzi per la collaborazione.


Da più di un mese ormai è in cor­so l’invasione rus­sa dell’Ucraina, con il suo por­ta­to di atro­ci­tà e vit­ti­me, sem­pre più spes­so civi­li. Una guer­ra che è sta­ta e con­ti­nua a esse­re finan­zia­ta dai com­bu­sti­bi­li fos­si­li, gas e petro­lio in pri­mis: secon­do una ricer­ca pub­bli­ca­ta recen­te­men­te, solo dal 2014, cioè dall’annessione del­la Cri­mea, nove com­pa­gnie lega­te ai com­bu­sti­bi­li fos­si­li han­no ver­sa­to alla Rus­sia qua­si 16 miliar­di di dol­la­ri tra tas­se e cano­ni. Il 60% del­le espor­ta­zio­ni rus­se è costi­tui­to da com­bu­sti­bi­li fos­si­li (gas, petro­lio e anche car­bo­ne), che gene­ra­no un flus­so di entra­te impo­nen­te, quan­ti­fi­ca­bi­le nell’ordine dei 250/300 miliar­di di dol­la­ri all’anno. Sol­di che arri­va­no in lar­ga par­te dai pae­si euro­pei, che quin­di han­no finan­zia­to e finan­zia­no la cor­sa al riar­mo e le ope­ra­zio­ni mili­ta­ri. Se la Geor­gia impor­ta dal­la Rus­sia solo il 6% del gas che con­su­ma, Mol­da­via, Mace­do­nia del Nord e Bosnia Erze­go­vi­na dipen­do­no al 100%. Nel mez­zo, pae­si come la Ger­ma­nia, che supe­ra di poco il 45%, e l’Italia, che è appe­na die­tro a cir­ca il 41%.

In que­sto con­te­sto, acqui­sta anco­ra più impor­tan­za Che cosa è l’energia rin­no­va­bi­le oggi (Edi­zio­ni Ambien­te, 19 euro), l’ultimo libro di Gian­ni Sil­ve­stri­ni con quat­tro capi­to­li di altri auto­ri. Sil­ve­stri­ni da oltre quarant’anni si occu­pa di rin­no­va­bi­li ed effi­cien­za ener­ge­ti­ca e nel­le cir­ca 200 pagi­ne di que­sto libro ha con­den­sa­to la sua espe­rien­za e capa­ci­tà di visio­ne per rac­con­ta­re le tra­sfor­ma­zio­ni del set­to­re ener­ge­ti­co, in Ita­lia e nel resto del mon­do. E indi­ca­re un per­cor­so per quel­la decar­bo­niz­za­zio­ne sem­pre più indi­spen­sa­bi­le, gra­zie alla qua­le il nostro pae­se potreb­be libe­rar­si qua­si com­ple­ta­men­te dal­la dipen­den­za dai com­bu­sti­bi­li fossili. 

In apertura al volume si spiega come fondamentale sia il contenimento della domanda di energia, reso possibile anche dal progressivo miglioramento delle tecnologie. 

La Ger­ma­nia, per esem­pio, inten­de dimez­za­re i pro­pri con­su­mi entro il 2050. È discus­sa quin­di la stra­te­gia dell’elettrificazione, che gio­che­rà un ruo­lo fon­da­men­ta­le nel deter­mi­na­re rispar­mi di ener­gia primaria.

Oltre alla ras­se­gna dei diver­si tipi di ener­gie rin­no­va­bi­li sono pre­sen­ta­ti anche i casi in cui que­ste ener­gie rie­sco­no a sod­di­sfa­re la doman­da elet­tri­ca di inte­ri pae­si. È il caso di pic­co­le real­tà come Islan­da, Costa­ri­ca, Nor­ve­gia, Para­guay e Alba­nia, ma anche di Bra­si­le e Austria, dove due ter­zi dei kWh pro­dot­ti sono ver­di. Ecco che nel volu­me allo­ra un inte­ro capi­to­lo è dedi­ca­to alla tran­si­zio­ne pos­si­bi­le nel nostro pae­se, anche par­ten­do da casi di stu­dio inte­res­san­ti come quel­lo riguar­dan­te la Sar­de­gna. Il caso è a dir poco para­dig­ma­ti­co: men­tre si par­la di meta­niz­za­re l’isola, Sil­ve­stri­ni ricor­da il recen­te stu­dio del Poli­tec­ni­co di Mila­no e Uni­ver­si­tà di Pado­va (Una valu­ta­zio­ne socio-eco­no­mi­ca del­lo sce­na­rio rin­no­va­bi­li per la Sar­de­gna, 2021), in cui si spie­ga che per que­sta iso­la è pos­si­bi­le e con­ve­nien­te (in ter­mi­ni di posti di lavo­ro e cre­sci­ta eco­no­mi­ca) usci­re dal car­bo­ne entro il 2025 e arri­va­re a una pro­du­zio­ne elet­tri­ca com­ple­ta­men­te garan­ti­ta dal­le rin­no­va­bi­li a metà secolo.

Uno degli assi portanti del volume è che la transizione energetica richiede la trasformazione di un intero sistema produttivo, a partire dal settore estrattivo. 

Lo vedia­mo nel per­cor­so intra­pre­so nell’ultimo decen­nio (con una deci­sa acce­le­ra­ta negli ulti­mi cin­que anni) dal gigan­te eco­no­mi­co cine­se, di cui Sil­ve­stri­ni ren­de con­to dati alla mano. È la Cina a rap­pre­sen­ta­re la poten­za sola­re più ele­va­ta sul­la sce­na inter­na­zio­na­le, così come, sul ver­san­te del­le mate­rie pri­me, è sem­pre la Cina ad aver rap­pre­sen­ta­to nel 2020 il 77% del­la pro­du­zio­ne mon­dia­le di poli­si­li­cio, mate­ria­le di base per i modu­li sola­ri di sili­cio che domi­na­no il mercato.

Il gigan­te­sco impian­to foto­vol­tai­co a for­ma di pan­da del­lo Sha­n­xi, nel nord del­la Cina

La bre­vi­tà del volu­me non ingan­ni: con chia­rez­za e spi­ri­to cri­ti­co, illu­stra van­tag­gi, limi­ti e soste­ni­bi­li­tà non solo ambien­ta­le o eco­no­mi­ca ma anche cul­tu­ra­le (come nel capi­to­lo Pae­sag­gio e rin­no­va­bi­li: una neces­sa­ria allean­za di Giu­sep­pe Bar­be­ra) di ogni tec­no­lo­gia dispo­ni­bi­le oggi e di quel­le annun­cia­te da decen­ni. Si comin­cia da quel­le più con­so­li­da­te, il foto­vol­tai­co in pri­mis, che nel 2021 ha fat­to regi­stra­re a livel­lo mon­dia­le una cre­sci­ta record di 183 GW di nuo­ve instal­la­zio­ni, e per cui si pre­ve­do­no nume­ri anco­ra più impor­tan­ti nei pros­si­mi anni.

Spa­zio anche al sola­re ter­mi­co, a quel­lo a con­cen­tra­zio­ne, e all’agro­vol­tai­co, che com­bi­na alcu­ne col­tu­re agri­co­le con la pro­du­zio­ne di ener­gia da fon­te sola­re, con­tri­buen­do a risol­ve­re i pro­ble­mi di con­su­mo di suo­lo a vol­te asso­cia­ti al foto­vol­tai­co. Sil­ve­stri­ni non nascon­de le cri­ti­ci­tà, ad esem­pio rela­ti­ve alla dispo­ni­bi­li­tà dei mate­ria­li (si veda la figu­ra pre­sen­te  nel libro, qui sot­to ripor­ta­ta), ma sot­to­li­nea come l’innovazione nel set­to­re del rici­clo (sia del­le bat­te­rie sia degli impian­ti, in par­ti­co­la­re di quel­li eoli­ci) e le pra­ti­che di eco­no­mia cir­co­la­re pos­sa­no alle­via­re le caren­ze dei minerali. 

Figu­ra 1 Uti­liz­zo di mine­ra­li per vei­co­li e per tec­no­lo­gie per la gene­ra­zio­ne elet­tri­ca (fon­te: IEA, 2021)

Baci­ni del­le dighe, cana­li e trat­ti di mare pro­tet­ti da bar­rie­re pos­so­no poi diven­ta­re una del­le nuo­ve fron­tie­re per l’espansione del foto­vol­tai­co: il poten­zia­le è enor­me, al pun­to che secon­do una ricer­ca del Natio­nal Renewa­ble Ener­gy Labo­ra­to­ry del Depart­ment of Ener­gy degli Sta­ti Uni­ti, uti­liz­zan­do il 20% del­la super­fi­cie idri­ca di que­sti inva­si si potreb­be, cau­te­la­ti­va­men­te, gene­ra­re una quan­ti­tà di elet­tri­ci­tà pari al 14% del con­su­mo elet­tri­co mon­dia­le.

Inte­res­san­ti anche le pro­spet­ti­ve per l’eoli­co, sia onsho­re che soprat­tut­to off­sho­re, gra­zie anche alle nuo­ve tec­no­lo­gie di instal­la­zio­ne flot­tan­ti, che per­met­to­no di costrui­re par­chi eoli­ci anche in acque pro­fon­de e lon­ta­no dal­le coste.

Un capi­to­lo a par­te è dedi­ca­to alle bio­mas­se (scrit­to da David Chia­ra­mon­ti e Gia­co­mo Tal­lu­ri), un set­to­re in cui, secon­do la defi­ni­zio­ne del­la Diret­ti­va euro­pea sul­le fon­ti rin­no­va­bi­li, rien­tra­no “la fra­zio­ne bio­de­gra­da­bi­le dei pro­dot­ti, rifiu­ti e resi­dui di ori­gi­ne bio­lo­gi­ca pro­ve­nien­ti dall’agricoltura, com­pren­den­te sostan­ze vege­ta­li e ani­ma­li, dal­la sil­vi­col­tu­ra e dal­le indu­strie con­nes­se, com­pre­se la pesca e l’acquacoltura, non­ché la par­te bio­de­gra­da­bi­le dei rifiu­ti, com­pre­si i rifiu­ti indu­stria­li e urba­ni di ori­gi­ne bio­lo­gi­ca” e che può con­tri­bui­re a decar­bo­niz­za­re set­to­ri “dif­fi­ci­li” come quel­lo del tra­spor­to pesan­te, l’aviazione e il marit­ti­mo, e apri­re pro­spet­ti­ve mol­to inte­res­san­ti anche per la pro­du­zio­ne dell’idrogeno.

Le potenzialità dell’idrogeno vengono approfondite nel capitolo dedicato agli accumuli, fondamentali per gestire l’intermittenza delle fonti rinnovabili. 

Ser­vo­no, chia­ri­sce Sil­ve­stri­ni, bat­te­rie (la cui cur­va dei costi asso­mi­glia a quel­la del foto­vol­tai­co, in pic­chia­ta) e accu­mu­li di lun­ga dura­ta, e le tec­no­lo­gie di pom­pag­gio pos­so­no ave­re un ruo­lo rilevante. 

Un alto tema cru­cia­le affron­ta­to è quel­lo sul gover­no del­la doman­da di ener­gia: gli inter­ven­ti di Demand Respon­se, attra­ver­so cui le socie­tà elet­tri­che modu­la­no incen­ti­vi finan­zia­ri o di altro tipo per modi­fi­ca­re i con­su­mi degli uten­ti, e l’utilizzo dei vei­co­li elet­tri­ci come accu­mu­li distri­bui­ti (Vehi­cle to Grid e Vehi­cle to Home) per bilan­cia­re le flut­tua­zio­ni, sono due degli svi­lup­pi più pro­met­ten­ti in un set­to­re che sta cam­bian­do mol­to rapidamente.

Nume­ro (in miglia­ia) di occu­pa­ti nel set­to­re del­le rin­no­va­bi­li nel mon­do nel 2020 (Fon­te: www.irena.org)

Riguar­do ad un altro pun­to cru­cia­le, la just tran­si­tion e i posti di lavo­ro, Sil­ve­stri­ni evi­den­zia come secon­do la stra­gran­de mag­gio­ran­za del­le ana­li­si la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca avrà comun­que un sal­do posi­ti­vo sull’occupazione. Se dal pun­to di vista tec­no­lo­gi­co la tran­si­zio­ne è senz’altro pos­si­bi­le, deve esse­re gesti­ta con equi­tà, per evi­ta­re che le fasce più pove­re del­la popo­la­zio­ne deb­ba­no sop­por­ta­re costi ecces­si­vi, anche per­ché così si mine­reb­be quel soste­gno di cui ha asso­lu­ta­men­te bisogno.

Infi­ne, un ulti­mo moti­vo per cui si con­si­glia que­sto libro è che, come rac­con­ta­to in pas­sa­to, a Gian­ni Sil­ve­stri­ni va rico­no­sciu­to il meri­to di aver conia­to il ter­mi­ne “cli­mal­te­ran­ti”.

Testo di Die­go Tavaz­zi, Lau­ra Colom­bi e Ste­fa­no Case­ri­ni.

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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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