L’importanza di utilizzare la dicitura Kyiv, non Kiev

L'importanza di utilizzare la dicitura Kyiv, non Kiev

L’aggres­sio­ne dell’Ucraina por­ta­ta avan­ti dall’esercito di Vla­di­mir Putin spin­ge a mol­te rifles­sio­ni, una di que­ste è di tipo lin­gui­sti­co. Quan­to è impor­tan­te per i cit­ta­di­ni ucrai­ni ave­re una cor­ret­ta pro­nun­cia nel nomi­na­re le città?

Kyiv (Київ) è la dici­tu­ra for­ma­le per rife­rir­si alla capi­ta­le ucrai­na. Secon­do le leg­gen­de pren­de­reb­be il nome da Kyi, mem­bro di una tri­bù sla­va, che avreb­be fon­da­to la cit­tà intor­no al VI seco­lo d.C.: da qui la cit­tà si chia­ma Kyiv, e non Kiev. È dal 1991, quan­do il Pae­se diven­ne indi­pen­den­te dall’Unione Sovie­ti­ca, che il gover­no spin­ge per adot­ta­re del­le tra­slit­te­ra­zio­ni in alfa­be­to lati­no diver­se dal­le pre­ce­den­ti influen­za­te dal rus­so. Se per mol­to tem­po uti­liz­za­re Kiev pote­va sem­bra­re nor­ma­le, soprat­tut­to oggi diven­ta una riven­di­ca­zio­ne d’indipendenza cono­sce­re la giu­sta pro­nun­cia. Que­sto acca­de per­ché Kiev è la tra­slit­te­ra­zio­ne in alfa­be­to lati­no dal­la pro­nun­cia rus­sa e per un Pae­se che vuo­le esse­re indi­pen­den­te è impor­tan­te par­ti­re da ele­men­ti che pos­so­no sem­bra­re bana­li, ma che sono inve­ce fon­da­men­ta­li per una cul­tu­ra libe­ra e unitaria. 

Dopo anni di oppres­sio­ni da par­te rus­sa, gli ucrai­ni han­no volu­to adot­ta­re fie­ra­men­te un lin­guag­gio pro­prio, che non risen­tis­se degli echi sovie­ti­ci che li ave­va­no omo­lo­ga­ti a tut­ti i ter­ri­to­ri con­trol­la­ti dall’Unione. In quel perio­do, ma già dal XVII seco­lo, la lin­gua uffi­cia­le era il rus­so, nel­le scuo­le si inse­gna­va sol­tan­to il rus­so e l’ucraino veni­va trat­ta­to come una sor­ta di dia­let­to provinciale. 

Lo scrit­to­re, musi­ci­sta e poe­ta ucrai­no Yuri Andru­kho­vych ha dichia­ra­to pochi gior­ni fa in un’intervista a Repub­bli­ca che rinun­cia­re al bilin­gui­smo è cer­ta­men­te pri­var­si di una ric­chez­za, ma anche che “oggi rinun­cia­re al rus­so è un mez­zo di lot­ta. Non solo per la pesan­te ere­di­tà sovie­ti­ca, e zari­sta, quan­do il rus­so era impo­sto dal pote­re impe­ria­le, ma pure per moti­vi con­tin­gen­ti. Il rus­so è un’arma nel­le mani di Putin. La lin­gua ucrai­na è un’arma con­tro Putin”.

La lingua è parte fondante dell’identità del popolo, a maggior ragione in una situazione come quella del conflitto in Ucraina, si sente il bisogno di allontanarsi dalla dominazione dei potenti che vorrebbero omologare i territori e le società. 

Sono in mol­tis­si­mi a pen­sar­la come Andru­kho­vych: è fon­da­men­ta­le che in Ucrai­na si uti­liz­zi l’ucraino e non ciò che vie­ne pro­mos­so da Putin, che sta com­pien­do innu­me­re­vo­li cri­mi­ni di guer­ra con­tro que­sta popo­la­zio­ne. Anche la gior­na­li­sta Ceci­lia Sala, che si tro­va attual­men­te in Ucrai­na per docu­men­ta­re i fat­ti del con­flit­to, ha deci­so di uti­liz­za­re la dici­tu­ra Kyiv nel suo pod­ca­st Sto­ries, spie­gan­do che si trat­ta di un pas­so impor­tan­te per gli ucraini.

Già nel 2013 la piaz­za Maj­dan Neza­lež­no­sti di Kyiv era occu­pa­ta dall’ Euro­mai­dan, insie­me di movi­men­ti che dura­ro­no tre mesi, nono­stan­te le repres­sio­ni. Era­no per­so­ne che pro­te­sta­va­no per la scel­ta del pre­si­den­te in cari­ca, Vik­tor Janu­ko­vič, di intrat­te­ne­re accor­di con la Rus­sia, inve­ce di sot­to­scri­ve­re il trat­ta­to di asso­cia­zio­ne poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca con l’U­nio­ne Euro­pea: le pro­te­ste era­no sta­te repres­se nel san­gue e alla fine il pre­si­den­te era sta­to mes­so sot­to accu­sa ed ave­va così avu­to ini­zio la rivo­lu­zio­ne ucrai­na. In que­sto caso il gover­no di Vla­di­mir Putin ave­va accu­sa­to gli USA e l’Unione euro­pea di aver fomen­ta­to la repres­sio­ne nel san­gue del­le proteste. 

Nel 2018 il governo ucraino aveva lanciato una campagna per la corretta pronuncia dei nomi di città ucraine con l’hashtag #kyivnotkiev e da qui moltissimi giornali e luoghi pubblici avevano adottato la dicitura corretta, che, però, rimane la meno famosa. 

Ad esem­pio, a mag­gio 2019 l’ambasciata ucrai­na in Ita­lia ave­va twit­ta­to l’im­ma­gi­ne del tabel­lo­ne di un aero­por­to in cui la dici­tu­ra Kyiv era sta­ta quan­to­me­no affian­ca­ta a quel­la più conosciuta. 

Ad ogni modo la pro­pa­gan­da rus­sa spin­ge anco­ra per uti­liz­za­re i ter­mi­ni deri­van­ti dal pro­prio lin­guag­gio, in un’ottica di rus­si­fi­ca­zio­ne for­za­ta che non sem­bra non voler mai ter­mi­na­re, giu­sti­fi­can­do la scel­ta in un’ottica di “sal­va­guar­dia del­le popo­la­zio­ni russofone”. 

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Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

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