Nuova Zelanda e Australia. Svolta negli accordi sui rifugiati

Nuova Zelanda e Australia. Svolta negli accordi sui rifugiati

Quan­do si par­la di immi­gra­zio­ne e di acco­glien­za dei rifu­gia­ti a tan­ti vie­ne subi­to in men­te l’Australia. Fino agli anni Set­tan­ta-Ottan­ta del seco­lo scor­so è sta­ta un Pae­se abba­stan­za aper­to, alme­no per alcu­ni, come gli ita­lia­ni afflui­ti nume­ro­si nel secon­do dopo­guer­ra. Però dal 2001 l’Australia non solo ha ristret­to le chan­ce d’immigrazione per lavo­ro, ma addi­rit­tu­ra ha fat­to del­la lot­ta con­tro chi muo­ve ver­so le sue coste chie­den­do pro­te­zio­ne uma­ni­ta­ria una prio­ri­tà poli­ti­ca.

E l’azione di con­tra­sto ha rag­giun­to livel­li pre­oc­cu­pan­ti, tan­to che diver­si osser­va­to­ri han­no denun­cia­to ripe­tu­te vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni. In par­ti­co­la­re, l’Australia ha segui­to la linea di col­lo­ca­re i richie­den­ti asi­lo in cam­pi col­lo­ca­ti in ter­ri­to­ri remo­ti e degra­da­ti, spes­so all’estero. In cam­bio di aiu­ti ha infat­ti con­cor­da­to con alcu­ni Pae­si in dif­fi­col­tà eco­no­mi­che, come Nau­ru, la pos­si­bi­li­tà di col­lo­ca­re lì i “suoi” richie­den­ti asilo. 

E anche se la per­so­na ottie­ne lo sta­tus di rifu­gia­to (se le vie­ne nega­to c’è l’espulsione diret­ta), le toc­ca poi resta­re nel­le strut­tu­re di acco­glien­za col­lo­ca­te in tali con­te­sti, sull’iso­la di Nau­ru o in Papua Nuo­va Gui­nea; o di fini­re Cam­bo­gia, dopo l’accordo del 2014 con il qua­le il gover­no di Phnom Penh si è impe­gna­to a rice­ve­re una par­te dei rifu­gia­ti in cam­bio di qua­si di die­ci milio­ni di dol­la­ri l’anno. Ma anche in Cam­bo­gia, come del resto anche in Nuo­va Gui­nea, i dirit­ti uma­ni non sono pie­na­men­te rispet­ta­ti. Il tut­to sen­za la pos­si­bi­li­tà di allon­ta­nar­si, in con­di­zio­ni di vita spes­so degra­dan­ti, con nes­su­na chan­ce di costruir­si un futu­ro digni­to­so. E que­sto allo sco­po di sco­rag­gia­re l’arrivo dei richie­den­ti asilo.

Oggi però giunge una notizia che sembra segnalare un seppur limitato cambiamento. 

Dopo nove anni di nego­zia­ti, l’Australia ha final­men­te accet­ta­to l’offer­ta del­la Nuo­va Zelan­da di acco­glie­re i “suoi” rifu­gia­ti dete­nu­ti nel­le strut­tu­re di acco­glien­za. La pro­po­sta dell’allora pre­mier neo­ze­lan­de­se, John Key, era sta­ta vista ini­zial­men­te con dif­fi­den­za dal gover­no del libe­ra­le Tony Abbott. Que­sto per­ché si rite­ne­va che la pos­si­bi­li­tà di esse­re col­lo­ca­ti alla fine in Nuo­va Zelan­da avreb­be inco­rag­gia­to alcu­ni a muo­ve­re ver­so l’Australia.

Nel­lo spe­ci­fi­co, a esse­re com­pre­se nell’accordo sareb­be­ro 450 per­so­ne pro­ve­nien­ti da Nau­ru, dove al momen­to i rifu­gia­ti sot­to giu­ri­sdi­zio­ne austra­lia­na sono 112, e da ter­ri­to­ri austra­lia­ni dove attual­men­te ve ne sono 1168. Que­sto anche se con­cre­ta­men­te solo 150 rifu­gia­ti all’anno potran­no recar­si in Nuo­va Zelan­da. Esclu­se dall’accordo, per ora, le per­so­ne “siste­ma­te” in Papua Nuo­va Gui­nea. Anche a pro­po­si­to di que­ste ulti­me è emer­sa una dispo­ni­bi­li­tà del gover­no di Wel­ling­ton, ma i nego­zia­ti sono anco­ra in cor­so. In gene­ra­le, in Nuo­va Zelan­da ogni anno sul­la base di spe­ci­fi­ci pro­gram­mi ven­go­no accol­ti più di 1000 rifugiati.

Ma cosa ha spin­to l’Australia, gui­da­ta oggi dal pri­mo mini­stro Scott Mor­ri­son, ad accet­ta­re? E in che misu­ra il rag­giun­gi­men­to di que­sto accor­do può esse­re con­si­de­ra­to un ammor­bi­di­men­to del­la linea con­tra­ria ai richie­den­ti asi­lo? Sicu­ra­men­te ha pesa­to l’insi­sten­za neo­ze­lan­de­se, che con­sen­te oggi al suo mini­stro dell’immigrazione, Kris Faa­foi, di dichia­ra­re con orgo­glio che tut­to que­sto è in linea con la sua sto­ri­ca apertura.

«La Nuo­va Zelan­da ha una lun­ga e nobi­le sto­ria di acco­glien­za dei rifu­gia­ti – ha dichia­ra­to ai micro­fo­ni di Al Jazee­ra Faa­foi – E que­sto accor­do è un altro esem­pio di come noi adem­pia­mo ai nostri impe­gni inter­na­zio­na­li in mate­ria di asi­lo. Noi sia­mo lie­ti di poter ospi­ta­re così rifu­gia­ti che altri­men­ti avreb­be­ro avu­to di fron­te un futu­ro incerto».

Ha sicuramente pesato anche il fatto che non tutti in Australia condividono la politica sin qui adottata per i richiedenti asilo e considerano anche questo accordo insufficiente oltre che tardivo.

Su que­sto pun­to ad esem­pio su Twit­ter, Nick McKim, sena­to­re tasma­nia­no dei Ver­di, ha defi­ni­to il trat­te­ni­men­to off­sho­re «un oscu­ro capi­to­lo nel­la sto­ria del Pae­se»; ha inol­tre affer­ma­to che il Gover­no austra­lia­no ha atte­so trop­po a lun­go ad accet­ta­re l’offerta neo­ze­lan­de­se e che l’accordo avreb­be dovu­to riguar­da­re mol­te più per­so­ne da ricol­lo­ca­re rapi­da­men­te con pro­spet­ti­ve di vita dignitose.

Si trat­ta comun­que di una svol­ta mol­to limi­ta­ta, anche se signi­fi­ca­ti­va. In par­ti­co­la­re, il mini­stro degli inter­ni austra­lia­no Karen Andrews ha dichia­ra­to che que­sto accor­do, comun­que, non si appli­che­rà a chi giun­ge­rà in futu­ro in Austra­lia, riba­den­do quin­di la poli­ti­ca di durez­za del gover­no. Per ora quin­di, anche in que­sta par­te del mon­do con­ti­nua a pre­va­le­re una linea osti­le all’accoglienza dei rifu­gia­ti nono­stan­te alcu­ne aperture.

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Carlo Codini
Nato nel 2000, sono uno stu­den­te di let­te­re. Appas­sio­na­to anche di sto­ria e filo­so­fia, non mi nego mai let­tu­re e appro­fon­di­men­ti in tali ambi­ti, con­vin­to che la varie­tà sia ric­chez­za, sempre.

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