Piet Mondrian alla ricerca dell’“essenza”

Piet Mondrian alla ricerca dell'"essenza"

Dal 24 novem­bre al 27 mar­zo 2022, il Mudec di Mila­no ospi­ta la mostra “Piet Mon­drian. Dal­la figu­ra­zio­ne all’astrazione”. Pro­mos­sa dal Comu­ne di Mila­no­Cul­tu­ra e con il patro­ci­nio del Con­so­la­to dei Pae­si Bas­si a Mila­no, la mostra è sta­ta rea­liz­za­ta gra­zie alla col­la­bo­ra­zio­ne del Kunst­mu­seum Den Haag, deten­to­re del­la più impor­tan­te col­le­zio­ne di ope­re di Mon­drian al mondo. 

Il Kunst­mu­seum ha pre­sta­to ses­san­ta ope­re, scel­te tra quel­le di Mon­drian, degli arti­sti del­la Scuo­la dell’Aja e dei desi­gner De Sti­jl. Una sezio­ne del­la mostra è infat­ti dedi­ca­ta a “De Sti­jl” (o “Neo­pla­sti­ci­smo”), movi­men­to sor­to nei Pae­si Bas­si nel 1917 su ini­zia­ti­va del­lo stes­so Mon­drian e di Theo van Doe­sburg e atti­vo anco­ra alle soglie degli anni Tren­ta, che inno­vò arte, archi­tet­tu­ra e design. 

Ma par­tia­mo con ordi­ne. Ini­zian­do il per­cor­so pro­po­sto dal­la mostra emer­ge subi­to chia­ro come il filo con­dut­to­re su cui si espli­ca il con­fron­to tra le ope­re del pri­mo perio­do “figu­ra­ti­vo” a quel­le del perio­do “astrat­to” sia quel­lo del pae­sag­gio. Una chia­ve di let­tu­ra visua­le e dun­que imme­dia­ta dell’evo­lu­zio­ne sti­li­sti­ca dell’artista, uti­le peral­tro alla com­pren­sio­ne del­le stes­se ope­re inte­ra­men­te astrat­te del suo ulti­mo periodo.

A dominare le prime stanze sono infatti gli ampi paesaggi olandesi.

Quei pae­sag­gi appe­na fuo­ri Amster­dam che Piet Mon­drian (Amer­sfoort, Olan­da 1872 — New York 1944) ave­va ini­zia­to a dise­gna­re dopo il diplo­ma, quan­do non era impe­gna­to in lavo­ri su com­mis­sio­ne o a dare lezio­ni di dise­gno per man­te­ner­si. Inte­res­san­te nota­re come alcu­ni di que­sti pri­mi pae­sag­gi già sve­li­no un Mon­drian che gio­ca con un rit­mo di for­me e colo­ri, anco­ra mol­ti anni pri­ma del­le sue ope­re astratte. 

Piet Mon­drian, Mare dopo il tra­mon­to,1909, Olio su car­ton­ci­no,
Kunst­mu­seum Den Haag

Sarà l’inizio del nuo­vo seco­lo ad acco­glie­re un pro­gres­si­vo abban­do­no da par­te del pit­to­re del­la rap­pre­sen­ta­zio­ne fede­le alla natu­ra. Il suo biso­gno di inno­va­zio­ne pre­sto lo costrin­ge­rà a vol­ta­re le spal­le ai pae­sag­gi natu­ra­li­sti­ci per poter­si avvi­ci­na­re sem­pre più all’“essen­za” dell’immagine; una ricer­ca, que­sta, che por­tò l’artista a ridur­re il mon­do che lo cir­con­da­va alla purez­za di un rit­mo di pia­ni, colo­ri e linee.

Nell’ottobre 1917 Mon­drian pub­bli­ca sul­la rivi­sta “De Sti­jl” il pri­mo arti­co­lo in cui defi­ni­sce la sua visio­ne del mon­do e dell’arte, chia­ren­do gli idea­li del­la ten­den­za da lui fon­da­ta, il neo­pla­sti­ci­smo. Lo sco­po del­la vita e del­la nuo­va pit­tu­ra, scri­ve, è abo­li­re il tra­gi­co. Una tren­ti­na di anni pri­ma un altro arti­sta olan­de­se, Van Gogh, ave­va por­ta­to il tra­gi­co nel cuo­re dell’arte moder­na. Ora, qua­si come un con­trap­pas­so, Mon­drian aspi­ra a un’arte libe­ra dal dolo­re.

Per far questo crea un linguaggio basato unicamente sulla geometria e sulle linee rette, che si stacca dalla natura e dall’io e coglie le strutture dell’essere.

All’arte, che ci pro­cu­ra la con­tem­pla­zio­ne, si attri­bui­sce una fun­zio­ne catar­ti­ca e media­tri­ce, via di sal­vez­za per eli­mi­na­re dal­la vita il tra­gi­co quo­ti­dia­no. Al con­tra­rio, la tec­ni­ca non pre­sen­ta nul­la di misti­co. Que­sta si pone come atti­vi­tà rigo­ro­sa­men­te costrut­ti­va e selet­ti­va e impli­ca­ta lo spo­glio siste­ma­ti­co di ogni resi­duo impres­sio­ni­sta o cubista. 

Ma tor­nan­do al per­cor­so offer­to dal­le stan­ze mila­ne­si, lo spet­ta­to­re che pro­se­gue tra le sale alle­sti­te, vie­ne pre­sto incu­rio­si­to da una viva­ce musi­ca jazz. Ecco che una sug­ge­sti­va instal­la­zio­ne sono­ra rac­con­ta la rela­zio­ne tra le ope­re neo­pla­sti­che di Piet Mon­drian e la musi­ca. D’altra par­te lo stes­so Mon­drian affer­ma: «Che cosa il Neo­pla­sti­ci­smo inten­da con ‘rit­mo libe­ro’, che è con­trap­po­sto al rit­mo natu­ra­le, lo si capi­sce un po’ ascol­tan­do il ‘jazz ame­ri­ca­no’ a cui si avvi­ci­na considerevolmente…». 

Così i qua­dri di Mon­drian da un lato e le jazz band dell’epoca dall’altro, entram­bi for­te­men­te orga­niz­za­ti, lascia­va­no spa­zio anche alla rot­tu­ra e all’improvvisazione. Inol­tre, come i qua­dri neo­pla­sti­ci non face­va­no rife­ri­men­to al mon­do natu­ra­le, così la musi­ca jazz era solo rit­mo in liber­tà, sen­za alcu­na allu­sio­ne a una tra­ma. In poche paro­le, Mon­drian ave­va tro­va­to nel jazz l’equivalente musi­ca­le del neo­pla­sti­ci­smo. La ricer­ca è foca­liz­za­ta sul rit­mo dell’immagine e su una decli­na­zio­ne tem­po­ra­le affi­da­ta a moda­li­tà figu­ra­ti­ve per super­fi­ci cro­ma­ti­che che richia­ma­no la tec­ni­ca del collage. 

Domina una delle stanze della mostra l’opera Composizione II.

Oltre all’annullamento del­la gerar­chiz­za­zio­ne tra figu­ra e sfon­do, si nota l’esal­ta­zio­ne dei ros­si, dei blu e dei gial­li, come defi­ni­zio­ni stes­se di for­ma. Si trat­ta infat­ti di un colo­re-ogget­to, che non è subor­di­na­to alle rego­le del­la for­ma né è un attri­bu­to di que­sta o un suo sup­por­to, ma esso stes­so è for­ma. La linea qui non ha più la fun­zio­ne di deli­mi­ta­re la figu­ra geo­me­tri­ca, la qua­le ora si con­fi­gu­ra sot­to for­ma di com­par­ti­men­ti spa­zia­li aperti.

Piet Mon­drian, Com­po­si­zio­ne II, 1929, Olio su tela, The Natio­nal
Museum in Belgrade

Obiet­ti­vo del­la ricer­ca mon­dria­nea è dun­que l’eliminazione del­lo squi­li­brio esi­sten­te fra l’individuo e l’universale, alla base del qua­le sta­reb­be una fal­sa per­ce­zio­ne del­la real­tà. Ecco che egli pro­po­ne un uni­ver­so visua­le tra­mi­te cui guar­da­re al mon­do con sche­mi pura­men­te pla­sti­ci e razio­nal­men­te dimo­stra­bi­li. Egli stes­so, in una sua pub­bli­ca­zio­ne del 1920, dal tito­lo Il Neo­pla­sti­ci­smo, affer­ma: «l’equilibrio costan­te è otte­nu­to attra­ver­so il rap­por­to d’opposizione ed espres­so dal­la linea ret­ta (limi­te del mez­zo pla­sti­co) nel­la sua oppo­si­zio­ne fon­da­men­ta­le (ret­tan­go­la­re)»-

Quel­la di Mon­drian può esse­re defi­ni­ta una geo­me­tria al ser­vi­zio di un’astrazione volon­ta­ria dal mon­do tem­po­ra­le dei feno­me­ni, per la qua­le occor­re tener con­to di una piat­ta­for­ma filo­so­fi­ca di tipo meta­fi­si­co (che va dal neo­pla­to­ni­smo alle filo­so­fie estre­mo­rien­ta­li). Inte­res­san­te ricor­da­re, per esem­pio, l’influsso che ebbe su Mon­drian il dot­tor M.H. J. Schoen­mae­kers col suo misti­ci­smo posi­ti­vo, siste­ma che ritie­ne di poter pene­tra­re la natu­ra per mez­zo di visio­ni pla­sti­che e che attra­ver­so esse sia pos­si­bi­le sco­pri­re la verità. 

«La veri­tà è: ridur­re la rela­ti­vi­tà dei fat­ti natu­ra­li all’assoluto, così da risco­pri­re l’assoluto nei fat­ti natu­ra­li».

Imma­gi­ne di coper­ti­na: Piet Mon­drian, Muli­no Oostzi­jd­se con cie­lo blu, gial­lo e vio­la, c. 1907–1908, Olio su tela, Kunst­mu­seum Den Haag 

Con­di­vi­di:
Rebecca Nicastri
Clas­se 2000. Stu­dio let­te­re, sono inna­mo­ra­ta del mon­do e vor­rei sape­re tut­to di lui. Per me le gior­na­te sono sem­pre trop­po corte.

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