Referendum Cannabis. Che cosa è successo?

Referendum Cannabis. Chi ha sbagliato?

Nel­la gior­na­ta di gio­ve­dì 3 mar­zo, la Cor­te Costi­tu­zio­na­le ha pub­bli­ca­to la sen­ten­za 51/2022, in cui ven­go­no spie­ga­ti i moti­vi che han­no por­ta­to alla deci­sio­ne di giu­di­ca­re inam­mis­si­bi­le il refe­ren­dum sul­la can­na­bis e chiu­den­do (per ora) il discor­so lega­to a que­sta con­tro­ver­sa decisione.

Il giu­di­zio di inam­mis­si­bi­li­tà era già noto dal 16 feb­bra­io, ovve­ro dal­la sera­ta in cui Giu­lia­no Ama­to, pre­si­den­te neoe­let­to del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le, ha indet­to una con­fe­ren­za stam­pa per moti­va­re la sen­ten­za. Il fat­to che sia sta­ta indet­ta una con­fe­ren­za stam­pa è di per sé sin­go­la­re, poi­ché nes­sun pre­si­den­te ave­va mai sen­ti­to la neces­si­tà di espor­re le ragio­ni a sup­por­to di una deci­sio­ne del­la Cor­te; tut­ta­via, Ama­to ha dichia­ra­to la volon­tà di ren­de­re la Cor­te Costi­tu­zio­na­le più comu­ni­ca­ti­va ed espli­ci­ta in meri­to ai pro­pri pro­ces­si deci­sio­na­li. Anche se c’è pure chi sostie­ne che la con­fe­ren­za sia sta­ta indet­ta per cal­ma­re le acque, già mos­se dal­la deci­sio­ne ana­lo­ga sul refe­ren­dum ine­ren­te all’eu­ta­na­sia.

In questa occasione, Amato ha sostenuto dunque l’inammissibilità del referendum sulla cannabis.

Que­sto per­ché la con­se­guen­za del refe­ren­dum sareb­be sta­ta la lega­liz­za­zio­ne la col­ti­va­zio­ne di altre sostan­ze, come la foglia di cocai­na o il papa­ve­ro, diver­sa­men­te da quan­to sug­ge­ri­va il tito­lo del­la cam­pa­gna refe­ren­da­ria appog­gia­ta dai Radi­ca­li e dall’Associazione Luca Coscioni. 

Inol­tre, facen­do rife­ri­men­to alle tabel­le 1 e 3 del­la Con­ven­zio­ne uni­ca sugli stu­pe­fa­cen­ti del 1961, non si sareb­be otte­nu­to l’effetto desi­gna­to dal que­si­to refe­ren­da­rio, poi­ché la can­na­bis sareb­be con­te­nu­ta nel­la tabel­la 2. La lega­liz­za­zio­ne di tali pian­te, secon­do il pre­si­den­te del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le, sareb­be sta­ta peral­tro impos­si­bi­le, poi­ché i refe­ren­dum popo­la­ri, secon­do la Costi­tu­zio­ne, non pos­so­no inter­ve­ni­re sui trat­ta­ti internazionali.

Le dichia­ra­zio­ni di Ama­to han­no susci­ta­to la rea­zio­ne duris­si­ma del comi­ta­to pro­mo­to­re, il qua­le ha indet­to il gior­no suc­ces­si­vo una con­fe­ren­za stam­pa per espor­re il pro­prio dis­sen­so in meri­to alla deci­sio­ne del­la Cor­te in meri­to ai refe­ren­dum di ini­zia­ti­va popo­la­re. In meri­to al que­si­to sul­la can­na­bis, il comi­ta­to ha affer­ma­to che le dichia­ra­zio­ni di Ama­to sono sta­te pura­men­te poli­ti­che e non di meri­to, rife­ren­do­si alla sto­ri­ca posi­zio­ne di stam­po proi­bi­zio­ni­sta nei con­fron­ti del­la mari­jua­na, oltre ad aver denun­cia­to un erro­re mate­ria­le nel giu­di­zio del­la Corte. 

Filo­me­na Gal­lo, segre­ta­ria dell’Associazione Luca Coscio­ni, ha ad esem­pio sot­to­li­nea­to che la Cor­te di Cas­sa­zio­ne ave­va dato al refe­ren­dum la stes­sa deno­mi­na­zio­ne sug­ge­ri­ta da Ama­to, ovve­ro “refe­ren­dum sul­le sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti”, affer­man­do dun­que che il que­si­to refe­ren­da­rio non era in alcun modo ambi­guo o fuor­vian­te. L’affermazione è con­fer­ma­ta dal fat­to che que­sto det­ta­glio era ripor­ta­to dal­lo stes­so comi­ta­to sul sito di referendumcannabis.it, nel­la sezio­ne dedi­ca­ta alle fake news. 

I pro­mo­to­ri han­no tenu­to inol­tre a spe­ci­fi­ca­re che è sta­to com­mes­so un erro­re nel­le affer­ma­zio­ni di Ama­to, poi­ché la can­na­bis rien­tra dal dicem­bre del 2020 nel­la tabel­la 1 del­la Con­ven­zio­ne uni­ca sugli stu­pe­fa­cen­ti, a dif­fe­ren­za di quan­to affer­ma­to dall’ex pre­mier nel­la con­fe­ren­za del gior­no precedente.

In sostan­za, alcu­ni osser­va­to­ri han­no accu­sa­to di inca­pa­ci­tà tec­ni­ca i pro­mo­to­ri che han­no sti­la­to il que­si­to refe­ren­da­rio, men­tre altri han­no denun­cia­to un giu­di­zio som­ma­rio e pre­va­len­te­men­te ideo­lo­gi­co dei giu­di­ci costi­tu­zio­na­li, sen­za che si cono­sces­se l’effettiva sen­ten­za del­la stes­sa Cor­te Costi­tu­zio­na­le e gene­ran­do un cli­ma di incer­tez­za negli elettori.

In questi giorni è stata pubblicata la sentenza n. 51/2022, nella quale sono state confermate la maggior parte delle motivazioni esposte nella conferenza stampa di Amato. 

Nel­la sen­ten­za vie­ne infat­ti con­fer­ma­to l’errore per cui la can­na­bis rien­tra nel­la tabel­la 2 del­la Con­ven­zio­ne, anche se vie­ne smen­ti­ta la tesi secon­do cui il refe­ren­dum non avreb­be riguar­da­to la depe­na­liz­za­zio­ne del­la can­na­bis (pur dichia­ran­do “indi­ret­to” il rife­ri­men­to alla sostan­za). Vie­ne inol­tre smen­ti­ta la tesi per cui il que­si­to refe­ren­da­rio sareb­be sta­to fuor­vian­te, poi­ché il que­si­to stes­so vie­ne deno­mi­na­to come «Abro­ga­zio­ne di dispo­si­zio­ni pena­li e di san­zio­ni ammi­ni­stra­ti­ve in mate­ria di col­ti­va­zio­ne, pro­du­zio­ne e traf­fi­co ille­ci­to di sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti o psi­co­tro­pe».

I moti­vi del­la sen­ten­za sono dun­que da attri­bui­re a due aspet­ti: il con­tra­sto con le nor­me inter­na­zio­na­li; e i giu­di­zi ine­ren­ti alla chia­rez­za, all’omogeneità e all’univocità del que­si­to, san­ci­ti dal­le sen­ten­ze n. 10 del 2020 e n. 17 del 2016. È neces­sa­rio sot­to­li­nea­re che la Con­ven­zio­ne uni­ca sul­le sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti è una con­ven­zio­ne mul­ti­la­te­ra­le e aper­ta, per cui si lascia una discre­zio­na­li­tà agli sta­ti che han­no sot­to­scrit­to tale trat­ta­to in meri­to al livel­lo del­le san­zio­ni per le sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti. Basti pen­sa­re alle rifor­me avve­nu­te dal 1961 ad oggi nei vari sta­ti, come gli USA. In sostan­za, il giu­di­zio è basa­to sui cri­te­ri sovra­ci­ta­ti di chia­rez­za, omo­ge­nei­tà ed uni­vo­ci­tà, da appli­car­si tut­ta­via a un que­si­to che fa rife­ri­men­to a una leg­ge, ovve­ro la n. 73/1990, che è ogget­ti­va­men­te intri­ca­ta e complessa.

In sin­te­si, è dif­fi­ci­le decre­ta­re se ci sia sta­to o meno un erro­re fat­tua­le e mate­ria­le, ma si può sicu­ra­men­te affer­ma­re che si trat­ta di una sen­ten­za “bor­der­li­ne”, al limi­te tra il giu­di­zio nel meri­to e quel­lo poli­ti­co. Per stes­sa ammis­sio­ne del comi­ta­to pro­mo­to­re del que­si­to, la via del refe­ren­dum abro­ga­ti­vo è sicu­ra­men­te più com­ples­sa rispet­to a quel­la del­la legi­fe­ra­zio­ne par­la­men­ta­re, che per­met­te­reb­be una discus­sio­ne e una leg­ge più com­ple­ta e meno ambi­gua. Per­tan­to, il Par­la­men­to, da anni para­liz­za­to ed arre­tra­to rispet­to al sen­ti­re popo­la­re, è for­se il vero respon­sa­bi­le di una situa­zio­ne che con­ti­nue­rà a far discutere.

Con­di­vi­di:
Michele Baboni
Stu­den­te di scien­ze poli­ti­che, sono appas­sio­na­to di filo­so­fia, poli­ti­ca e cal­cio. I temi che ho più a cuo­re sono i dirit­ti civi­li e il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, anche se l’at­tua­li­tà è sem­pre un pun­to di par­ten­za sti­mo­lan­te per nuo­ve rifles­sio­ni. La scrit­tu­ra è il mez­zo per allar­ga­re i miei oriz­zon­ti, la curio­si­tà il ven­to che mi spin­ge alla ricer­ca inces­san­te di nuo­ve risposte.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.