“Visite”, uno spettacolo che parla di oggi

Visite: uno spettacolo che parla di oggi

La com­pa­gnia dei Gor­di è nata nel 2010 davan­ti ai for­nel­li di una casa in affit­to in Giu­dec­ca ed è com­po­sta da gio­va­ni ragaz­zi diplo­ma­ti all’accademia Pao­lo Gras­si di Mila­no. Come rac­con­ta­no nel loro sito, scel­go­no que­sto nome sia per ono­ra­re la loro acca­de­mia mila­ne­se, sia per la sug­ge­stio­ne che l’etimo del ter­mi­ne pro­po­ne: gor­di, dal lati­no gur­dus: ter­re­no fer­ti­le. Dopo il 2015, con l’entrata di Ric­car­do Pip­pa nel ruo­lo uffi­cia­le di regi­sta, la com­pa­gnia ottie­ne diver­se pro­du­zio­ni e co-pro­du­zio­ni da vari tea­tri mila­ne­si, con cui arri­va alla crea­zio­ne di spet­ta­co­li mol­to affa­sci­nan­ti tra i qua­li, nel 2017, Visi­te.

Visi­te è anda­to in sce­na al tea­tro Fran­co Paren­ti di Mila­no nel­le pri­me set­ti­ma­ne di mar­zo di quest’anno ed è solo il pri­mo appun­ta­men­to con la com­pa­gnia dei Gor­di. Dal 6 al 10 apri­le, infat­ti, andrà in sce­na un altro loro lavo­ro, Pan­do­ra, che dopo il suo debut­to alla bien­na­le di Vene­zia sta facen­do il giro di mol­te real­tà tea­tra­li. Ma si pon­ga ora il focus su Visi­te. Qual­che istan­te pri­ma dell’inizio del­lo spet­ta­co­lo il pub­bli­co è avvi­sa­to da un pre­sen­ta­to­re al micro­fo­no che quel­lo che sta per vede­re non è uno spet­ta­co­lo di mol­te paro­le e che l’emozione non ha biso­gno di paro­le per nasce­re. Da quel momen­to si assi­ste ad un con­ti­nuo con­ca­te­nar­si d’eventi, azio­ni e suo­ni che, come un’orchestra accu­ra­ta, suo­na­no la sin­fo­nia del­la per­for­man­ce. Si trat­ta di azio­ni e momen­ti quo­ti­dia­ni, che si svi­lup­pa­no con gran­de sacra­li­tà, rive­lan­do atti­mi segre­ti del­la esi­sten­za dei protagonisti.

Il pubblico è gettato dentro l’intimità dei personaggi.

Potrem­mo anche dire del­le per­so­ne, e que­sta scel­ta è enfa­tiz­za­ta anche dal pri­mo dei due ambien­ti in cui si svi­lup­pa lo spet­ta­co­lo: una came­ra da let­to. Nel fre­ne­ti­co mon­do con­tem­po­ra­neo, il pun­to di vista scel­to per la pri­ma par­te del­lo spet­ta­co­lo è uni­co, imma­nen­te, un luo­go in cui non si svol­go­no le azio­ni cru­cia­li del­la vita di un indi­vi­duo, dove esso non è assil­la­to da obbli­ga­ti momen­ti di socia­li­tà, ma dove si rifu­gia nudovero.

Ed ecco che men­tre l’azione che con­ta si svol­ge fuo­ri dal­la sce­na, quel­lo che il pub­bli­co osser­va è solo la genui­na rea­zio­ne dei pro­ta­go­ni­sti. Anzi, se si vuol par­la­re di pro­ta­go­ni­sti, for­se è pro­prio quel let­to il vero cen­tro del­lo spet­ta­co­lo, capa­ce di riflet­te­re tan­ti signi­fi­ca­ti e cam­bia­re spes­so for­ma, pur nel­la sua staticità.

Ispi­ra­to al mito di File­mo­ne e Bau­ci di Ovi­dio, Visi­te inda­ga la meta­mor­fo­si come segno del tempo.

Si ripor­ta in segui­to una cita­zio­ne de Cal­vi­no de Paster­nak e la rivo­lu­zio­ne che, sep­pur rife­ri­ta alla nar­ra­ti­va degli anni cin­quan­ta, è uti­le per valo­riz­za­re ancor più que­sto spettacolo:

Oggi una nar­ra­ti­va vera­men­te moder­na non può che por­ta­re la sua cari­ca poe­ti­ca sul momen­to (quel qual­sia­si momen­to) in cui si vive, valo­riz­zan­do­lo come deci­si­vo e infi­ni­ta­men­te signi­fi­can­te; deve per­ciò esse­re ‘al pre­sen­te’, dar­ci un’a­zio­ne che si svol­ga tut­ta sot­to i nostri occhi, uni­ta­ria di tem­po e di azio­ne come la tra­ge­dia greca.

Un gran­de valo­re di que­sto spet­ta­co­lo è pro­prio que­sto: aver tro­va­to dei momen­ti, pic­co­li e qua­si tra­scu­ra­bi­li, che por­ta­ti alla luce sve­la­no i rudi­men­ti del­la per­so­na­li­tà, dell’essenza dell’uomo di oggi.

Nella seconda parte dello spettacolo l’ambiente cambia. Si è al cospetto di un ospizio.

Ora tut­ti gli atto­ri indos­sa­no del­le masche­re anzia­ne, alcu­ne del­le qua­li già com­pa­ri­va­no nel pri­mo atto, e quel­lo che si osser­va è il rap­por­to, silen­zio­so, di un grup­po di pazienti.

È pro­prio in quest’ambiente aset­ti­co che la lite per una cara­mel­la, la clep­to­ma­nia di una del­le pro­ta­go­ni­ste, il comu­ne impe­gno nel­la costru­zio­ne di un pre­se­pe diven­ta­no gli even­ti prin­ci­pa­li del­la dram­ma­tur­gia. E que­sti even­ti sono in effet­ti prin­ci­pa­li del­la vita dei protagonisti.

In ciò si può rico­no­sce­re una del­le linee di lavo­ro più inte­res­san­ti su cui la com­pa­gnia si sta muo­ven­do e che dovreb­be esse­re più pre­sen­te nel­la ricer­ca di mol­te mes­se in sce­na con­tem­po­ra­nee: in qua­li momen­ti si vive real­men­te nel­la con­tem­po­ra­nei­tà? Lo spet­ta­co­lo fa mol­ta luce su dove, più o meno con­sa­pe­vol­men­te, la nostra vita tro­va la sua vera espres­sio­ne in un mon­do sem­pre più indi­vi­dua­li­sta.

Arti­co­lo di Simo­ne Muciaccia

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