Del: 23 Marzo 2022 Di: Redazione Commenti: 0
Visite: uno spettacolo che parla di oggi

La compagnia dei Gordi è nata nel 2010 davanti ai fornelli di una casa in affitto in Giudecca ed è composta da giovani ragazzi diplomati all’accademia Paolo Grassi di Milano. Come raccontano nel loro sito, scelgono questo nome sia per onorare la loro accademia milanese, sia per la suggestione che l’etimo del termine propone: gordi, dal latino gurdus: terreno fertile. Dopo il 2015, con l’entrata di Riccardo Pippa nel ruolo ufficiale di regista, la compagnia ottiene diverse produzioni e co-produzioni da vari teatri milanesi, con cui arriva alla creazione di spettacoli molto affascinanti tra i quali, nel 2017, Visite.

Visite è andato in scena al teatro Franco Parenti di Milano nelle prime settimane di marzo di quest’anno ed è solo il primo appuntamento con la compagnia dei Gordi. Dal 6 al 10 aprile, infatti, andrà in scena un altro loro lavoro, Pandora, che dopo il suo debutto alla biennale di Venezia sta facendo il giro di molte realtà teatrali. Ma si ponga ora il focus su Visite. Qualche istante prima dell’inizio dello spettacolo il pubblico è avvisato da un presentatore al microfono che quello che sta per vedere non è uno spettacolo di molte parole e che l’emozione non ha bisogno di parole per nascere. Da quel momento si assiste ad un continuo concatenarsi d’eventi, azioni e suoni che, come un’orchestra accurata, suonano la sinfonia della performance. Si tratta di azioni e momenti quotidiani, che si sviluppano con grande sacralità, rivelando attimi segreti della esistenza dei protagonisti.

Il pubblico è gettato dentro l’intimità dei personaggi.

Potremmo anche dire delle persone, e questa scelta è enfatizzata anche dal primo dei due ambienti in cui si sviluppa lo spettacolo: una camera da letto. Nel frenetico mondo contemporaneo, il punto di vista scelto per la prima parte dello spettacolo è unico, immanente, un luogo in cui non si svolgono le azioni cruciali della vita di un individuo, dove esso non è assillato da obbligati momenti di socialità, ma dove si rifugia nudo e vero.

Ed ecco che mentre l’azione che conta si svolge fuori dalla scena, quello che il pubblico osserva è solo la genuina reazione dei protagonisti. Anzi, se si vuol parlare di protagonisti, forse è proprio quel letto il vero centro dello spettacolo, capace di riflettere tanti significati e cambiare spesso forma, pur nella sua staticità.

Ispirato al mito di Filemone e Bauci di Ovidio, Visite indaga la metamorfosi come segno del tempo.

Si riporta in seguito una citazione de Calvino de Pasternak e la rivoluzione che, seppur riferita alla narrativa degli anni cinquanta, è utile per valorizzare ancor più questo spettacolo:

Oggi una narrativa veramente moderna non può che portare la sua carica poetica sul momento (quel qualsiasi momento) in cui si vive, valorizzandolo come decisivo e infinitamente significante; deve perciò essere ‘al presente’, darci un’azione che si svolga tutta sotto i nostri occhi, unitaria di tempo e di azione come la tragedia greca.

Un grande valore di questo spettacolo è proprio questo: aver trovato dei momenti, piccoli e quasi trascurabili, che portati alla luce svelano i rudimenti della personalità, dell’essenza dell’uomo di oggi.

Nella seconda parte dello spettacolo l’ambiente cambia. Si è al cospetto di un ospizio.

Ora tutti gli attori indossano delle maschere anziane, alcune delle quali già comparivano nel primo atto, e quello che si osserva è il rapporto, silenzioso, di un gruppo di pazienti.

È proprio in quest’ambiente asettico che la lite per una caramella, la cleptomania di una delle protagoniste, il comune impegno nella costruzione di un presepe diventano gli eventi principali della drammaturgia. E questi eventi sono in effetti principali della vita dei protagonisti.

In ciò si può riconoscere una delle linee di lavoro più interessanti su cui la compagnia si sta muovendo e che dovrebbe essere più presente nella ricerca di molte messe in scena contemporanee: in quali momenti si vive realmente nella contemporaneità? Lo spettacolo fa molta luce su dove, più o meno consapevolmente, la nostra vita trova la sua vera espressione in un mondo sempre più individualista.

Articolo di Simone Muciaccia

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