A contatto con la demenza senile

A contatto con la demenza senile

Quan­do ci si tro­va a par­la­re di malat­tie neu­ro­de­ge­ne­ra­ti­ve il nostro pen­sie­ro si diri­ge, qua­si siste­ma­ti­ca­men­te, a con­si­de­ra­re il mor­bo di Alz­hei­mer, ovve­ro la for­ma di demen­za dege­ne­ra­ti­va più comu­ne. Il mor­bo di Alz­hei­mer non è tut­ta­via l’unica malat­tia a col­pi­re i mem­bri più anzia­ni del­le nostre fami­glie; infat­ti, vi sono altre for­me di demen­za seni­le: la secon­da più dif­fu­sa è la demen­za seni­le vasco­la­re, la ter­za è la demen­za a cor­pi di Lewy. Il mor­bo di Alz­hei­mer pre­sen­ta un tas­so di 50–70 casi ogni 100 di demen­za; la demen­za vasco­la­re cir­ca 25 casi ogni 100; ed infi­ne la demen­za a cor­pi di Lewy costi­tui­sce il 10–15% del­le for­me cono­sciu­te di demenza. 

Le malat­tie neu­ro­de­ge­ne­ra­ti­ve han­no il loro esor­dio in età avan­za­ta e prin­ci­pal­men­te col­pi­sco­no le per­so­ne sopra i 65 anni. Per quan­to riguar­da l’Alzheimer cir­ca il 5% del­le per­so­ne col­pi­te han­no pre­sen­ta­to una for­ma pre­co­ce del­la malat­tia, ovve­ro nell’età com­pre­sa tra i 40 e i 50 o tra i 50 e i 60 anni.

Non è raro trovarsi a combattere con la demenza senile e conseguentemente riconoscerne i sintomi nell’ambito del proprio nucleo familiare. 

I sin­to­mi, i qua­li pos­so­no varia­re da per­so­na a per­so­na, pre­sen­ta­no del­le linee ricor­ren­ti facil­men­te rico­no­sci­bi­li dal­le per­so­ne stret­ta­men­te vici­ne al sog­get­to col­pi­to da demen­za. Per quan­to riguar­da il mor­bo di Alz­hei­mer, uno dei sin­to­mi prin­ci­pa­li è la per­di­ta del­la memo­ria, la qua­le diven­ta, con il pas­sa­re del tem­po, più mar­ca­ta e cri­ti­ca; si asso­cia­no suc­ces­si­va­men­te altri distur­bi come l’impoverimento del lin­guag­gio, la per­di­ta dell’autonomia nell’eseguire le sem­pli­ci atti­vi­tà quo­ti­dia­ne, pro­ble­mi di con­cen­tra­zio­ne, un diso­rien­ta­men­to spa­zia­le e tem­po­ra­le ed infi­ne alte­ra­zio­ni del­la personalità. 

In meri­to alla demen­za vasco­la­re, la qua­le è cau­sa­ta da dei pro­ble­mi nel­la cir­co­la­zio­ne del san­gue nei vasi san­gui­gni pre­sen­ti nel cer­vel­lo, si riscon­tra, come prin­ci­pa­le cau­sa, l’invecchiamento stes­so del sog­get­to, ma si con­si­de­ra­no anche altri fat­to­ri, come le malat­tie car­dio­va­sco­la­ri, il dia­be­te, il cole­ste­ro­lo alto, la pre­sen­za di un aneu­ri­sma nel cervello. 

I sin­to­mi prin­ci­pa­li del­la demen­za vasco­la­re sono la con­fu­sio­ne, la per­di­ta del sen­so di orien­ta­men­to e pro­ble­mi nel par­la­re. In alcu­ni casi, i sog­get­ti mala­ti pos­so­no pre­sen­ta­re, a segui­to di un accu­mu­lo di dan­ni a livel­lo cele­bra­le, un’alterazione di capa­ci­tà di giu­di­zio e di atten­zio­ne, una dif­fi­col­tà nel­le inte­ra­zio­ni socia­li, nel tro­va­re le paro­le giu­ste da pro­nun­cia­re, modi­fi­che repen­ti­ne del carat­te­re e epi­so­di di natu­ra depres­si­va, di pian­ti e di risa­te incontrollate.

Infi­ne, la demen­za a cor­pi di Lewy è un dete­rio­ra­men­to cogni­ti­vo cro­ni­co, glo­ba­le e gene­ral­men­te irre­ver­si­bi­le. Il dete­rio­ra­men­to cogni­ti­vo ini­zia­le pre­sen­ta del­le simi­li­tu­di­ni con le altre demen­ze; tut­ta­via, la demen­za a cor­pi di Lewy si mani­fe­sta fre­quen­te­men­te con defi­cit pre­co­ci riguar­dan­ti la fun­zio­na­li­tà ese­cu­ti­va e il dete­rio­ra­men­to del­la memo­ria, dove quest’ultima è com­pro­mes­sa da un defi­cit nell’attenzione più che nel­la memo­riz­za­zio­ne di nuo­ve informazioni. 

Con il pro­gre­di­re del­la demen­za, i neu­ro­ni cele­bra­li ven­go­no sem­pre più coin­vol­ti e divie­ne più ampio lo spet­tro riguar­dan­te i distur­bi e le alte­ra­zio­ni del­le abi­li­tà cogni­ti­ve, evi­den­zian­do allu­ci­na­zio­ni visi­ve, per­di­ta di memo­ria e dif­fi­col­tà di giudizio. 

In sintesi, la demenza senile, nelle sue forme, colpisce l’encefalo, portando a una riduzione progressiva delle facoltà cognitive, a una perdita di memoria e a un cambio irreversibile dell’atteggiamento e del comportamento della persona colpita. 

Vive­re a fian­co di una per­so­na mala­ta di demen­za seni­le, che può esse­re un non­no o un geni­to­re di gio­va­ne età, por­ta a uno stra­vol­gi­men­to effet­ti­vo del­la vita dei fami­lia­ri stes­si. L’avvento del­la malat­tia con­di­zio­na le vite e la rou­ti­ne quo­ti­dia­na del­le per­so­ne vici­ne al mala­to di demen­za, men­tre divie­ne dif­fi­ci­le rico­no­scer­la per colo­ro che sono ester­ni alla situazione. 

In par­ti­co­la­re, per quan­to riguar­da la demen­za seni­le vasco­la­re, la vit­ti­ma del­la malat­tia, prin­ci­pal­men­te nel­la pri­ma fase, alter­na momen­ti di nor­ma­li­tà e sta­bi­li­tà ad altri in cui si pre­sen­ta­no i sin­to­mi lega­ti alla demen­za. Una per­so­na igna­ra potreb­be non rico­no­sce­re la malat­tia se vis­su­ta nel perio­do di luci­di­tà o tran­quil­li­tà del­la per­so­na mala­ta di demen­za. Al con­tra­rio, i fami­lia­ri o le per­so­ne vici­ne rico­no­sco­no e ven­go­no inglo­ba­te nel cam­bio repen­ti­no di atteg­gia­men­to e nel­le dif­fi­col­tà di tut­ti i gior­ni nel man­te­ne­re viva l’attenzione e la memo­ria del malato.

Le dina­mi­che che si ven­go­no a crea­re tra le per­so­ne vici­ne al mala­to e il mala­to stes­so sono diver­se. Per i fami­lia­ri, in par­ti­co­la­re, si pre­sen­ta dolo­re e tri­stez­za nel vede­re la per­so­na cara per­de­re i ricor­di di una vita o nel dimen­ti­ca­re il nome del figlio o del nipote. 

Nono­stan­te le dif­fi­col­tà che si pre­sen­ta­no nel rap­por­to con il sog­get­to mala­to di demen­za seni­le, si pos­so­no riscon­tra­re del­le par­ti che pos­sia­mo con­si­de­ra­re “gio­co­se”, come svol­ge­re diver­si eser­ci­zi che van­no a sti­mo­la­re la memo­ria del mala­to e ad allie­ta­re il tem­po per la per­so­na ad esso vici­no: eser­ci­zi come i cru­ci­ver­ba, l’associazione dei colo­ri alla paro­la cor­ri­spon­den­te, l’albero genea­lo­gi­co o scri­ve­re cin­que paro­le per cia­scu­na let­te­ra dell’alfabeto che abbia come ini­zia­le la let­te­ra stessa. 

Vi sono poi diver­se atti­vi­tà o gio­chi da tavo­la adi­ti ad alle­na­re la men­te, come gio­ca­re a car­te o al gio­co dell’oca, che non sono solo uti­li per la per­so­na mala­ta di demen­za, ma aiu­ta­no a lega­re e a coin­vol­ge­re anche i più gio­va­ni, i qua­li pos­so­no vive­re e tra­scor­re­re del tem­po con i paren­ti mala­ti (spes­so i nonni). 

Un altro aspetto rilevante della demenza senile è che le persone colpite, soprattutto nelle fasi avanzate, non sono in grado di percepire il reale cambiamento, sia abitudinario, sia psicologico, che la loro malattia porta alla famiglia e alle persone vicine. 

Seb­be­ne la demen­za seni­le, nel­le sue diver­se for­me, sia dif­fi­ci­le per le per­so­ne mala­te stes­se, è altret­tan­to osti­ca per i fami­lia­ri, i qua­li assi­sto­no alla gra­dua­le per­di­ta di auto­suf­fi­cien­za, al len­to distac­co dal­la real­tà e all’effettiva tra­sfor­ma­zio­ne carat­te­ria­le e fisica. 

Una vol­ta accer­ta­ta la malat­tia, ven­go­no con­si­glia­ti ai fami­lia­ri alcu­ni meto­di per affron­ta­re la pato­lo­gia e per aiu­ta­re chi sof­fre di demen­za seni­le, tra cui evi­ta­re atteg­gia­men­ti nega­ti­vi (non biso­gna mai col­pe­vo­liz­za­re un mala­to di demen­za seni­le); aiu­ta­re taci­ta­men­te, per esem­pio uti­liz­zan­do dei post-it o scri­ven­do su una lava­gna dei con­cet­ti da ricor­da­re o degli impe­gni abi­tua­li; for­ni­re dei pun­ti di rife­ri­men­to, come appun­ta­re la data su un fogliet­to ogni gior­no, in modo che il mala­to di demen­za, in un momen­to di per­di­ta di memo­ria, non si sen­ta spae­sa­to e pri­vo di cognizione.

Il mor­bo di Alz­hei­mer, la demen­za seni­le vasco­la­re e la demen­za a cor­pi di Lewy sono malat­tie incu­ra­bi­li, in quan­to non vi sono far­ma­ci in gra­do di arre­sta­re la dege­ne­ra­zio­ne dei neu­ro­ni. Tut­ta­via, esi­sto­no diver­si trat­ta­men­ti che pos­so­no miglio­ra­re i sin­to­mi o ritar­da­re la per­di­ta di memo­ria e di auto­no­mia, come l’assunzione di far­ma­ci, la fisio­te­ra­pia o la “Rea­li­ty orien­ta­tion the­ra­py”, ovve­ro una tera­pia vol­ta ad aiu­ta­re il mala­to di demen­za seni­le a orien­tar­si rispet­to alla real­tà attra­ver­so sti­mo­la­zio­ni mul­ti­mo­da­li scrit­te, musi­ca­li e verbali.

Oltre ai farmaci e alle diverse terapie è fondamentale, per la persona malata, la presenza dei familiari e di persone care, al fine di essere stimolati e resi partecipi delle attività quotidiane e di rallentare il distacco dalla realtà. 

I mala­ti di demen­za seni­le non devo­no sen­tir­si esclu­si o diver­si, ma devo­no esse­re segui­ti dal­la pro­pria fami­glia, per esem­pio, svol­gen­do atti­vi­tà ade­gua­te alla loro situa­zio­ne, da una bre­ve pas­seg­gia­ta in giar­di­no a com­por­re un puzz­le. L’approccio ini­zia­le con la per­so­na mala­ta di demen­za seni­le è com­ples­so e influen­za­to dall’automatica non accet­ta­zio­ne del­la soprav­ve­nu­ta malattia. 

Tut­ta­via, biso­gna rico­no­sce­re che, dal momen­to in cui una per­so­na si amma­la di demen­za seni­le, que­sta va incon­tro a un con­ti­nuo cam­bia­men­to e le per­so­ne o gli stes­si fami­lia­ri devo­no impa­ra­re nuo­va­men­te a com­pren­der­la nei gesti, rico­no­scer­la nel­lo sguar­do e ade­guar­si alle nuo­ve necessità. 

Con­di­vi­di:
Eleonora Giulia Lucia Pagano
Stu­den­tes­sa di Giu­ri­spru­den­za, con la pas­sio­ne per la scrit­tu­ra. Cre­do fer­ma­men­te nel cam­bia­men­to e nel­le dif­fe­ren­ze che ci carat­te­riz­za­no. Sono fat­ta di dipin­ti, di pro­fu­mi, di libri let­ti e di viag­gi intrapresi.
About Eleonora Giulia Lucia Pagano 3 Articoli
Studentessa di Giurisprudenza, con la passione per la scrittura. Credo fermamente nel cambiamento e nelle differenze che ci caratterizzano. Sono fatta di dipinti, di profumi, di libri letti e di viaggi intrapresi.

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