Antifascismo oggi. Oltre la Legge Scelba?

Antifascismo oggi: oltre la Legge Scelba?

Nel­la pri­ma­ve­ra del 1945 l’Italia si libe­ra del nazi­fa­sci­smo. Due anni dopo, la Costi­tu­zio­ne: nata dal­la cata­stro­fe, avreb­be segna­to il pas­sag­gio dal­la cri­si all’unità, dal pri­ma – la dit­ta­tu­ra – al dopo – la democrazia –. 

Il simbolo del riscatto con cui il popolo italiano si sarebbe presentato davanti alla Storia, con la promessa che «ciò che è accaduto una volta non possa più accadere, che gli ideali della libertà non possano più essere calpestati». 

Que­ste le paro­le con cui Pal­mi­ro Togliat­ti, davan­ti all’Assemblea costi­tuen­te, riven­di­ca­va l’appellativo anti­fa­sci­sta per la nuo­va Costi­tu­zio­ne, che vie­ne tra­dot­to, in ter­mi­ni espli­ci­ti, nel­la XII dispo­si­zio­ne fina­le e tran­si­to­ria, la qua­le san­ci­sce il divie­to di rior­ga­niz­za­re, sot­to qual­sia­si for­ma, il disciol­to par­ti­to fascista. 

Insie­me a que­sta, la leg­ge del 20 giu­gno 1952 n°645, anche det­ta leg­ge Scel­ba, che si pro­po­ne come attua­ti­va del­la pre­ce­den­te dispo­si­zio­ne, in quan­to spe­ci­fi­ca le cir­co­stan­ze che ripro­pon­go­no il modus ope­ran­di del disciol­to par­ti­to, ovve­ro quan­do «una asso­cia­zio­ne o un movi­men­to per­se­gue fina­li­tà anti­de­mo­cra­ti­che pro­prie del par­ti­to fasci­sta, esal­tan­do, minac­cian­do o usan­do la vio­len­za qua­le meto­do di lot­ta poli­ti­co o pro­pu­gnan­do la sop­pres­sio­ne del­le liber­tà garan­ti­te dal­la Costi­tu­zio­ne o deni­gran­do la demo­cra­zia, le sue isti­tu­zio­ni e i valo­ri del­la Resi­sten­za o svol­gen­do pro­pa­gan­da raz­zi­sta», pena la reclu­sio­ne da tre a die­ci anni. La stes­sa leg­ge, inol­tre, descri­ve i rea­ti di apo­lo­gia di fasci­smo e mani­fe­sta­zio­ne fascista. 

Non solo: 20 anni dopo, nel 1993, vie­ne appro­va­ta un’altra leg­ge, anch’essa attua­ti­va del­la XII dispo­si­zio­ne – seb­be­ne più gene­ri­ca – e deno­mi­na­ta leg­ge Man­ci­no, diret­ta a san­zio­na­re chiun­que, in pub­bli­che riu­nio­ni, com­pia atti od osten­ti emble­mi o sim­bo­li di inci­ta­men­to all’odio e alla discri­mi­na­zio­ne per moti­vi raz­zia­li, etni­ci o religiosi. 

Eppure, davanti ad un neofascismo sempre meno sotterraneo e sempre più sui titoli di cronaca, una domanda sorge spontanea: perché queste leggi faticano a trovare applicazione? 

Sin dai pri­mi dibat­ti­ti in meri­to, è sta­ta sol­le­va­ta la que­stio­ne del­la – pre­sun­ta – con­flit­tua­li­tà tra la leg­ge Scel­ba e l’art.21 del­la Costi­tu­zio­ne che rico­no­sce ad ogni indi­vi­duo il dirit­to alla libe­ra mani­fe­sta­zio­ne del pro­prio pen­sie­ro, con la paro­la, lo scrit­to e ogni altro mez­zo di diffusione. 

Gia­co­mo Mat­teot­ti avreb­be rispo­sto che il fasci­smo non è opi­nio­ne, ma un cri­mi­ne. A rego­la­re la que­stio­ne sono inter­ve­nu­te due sen­ten­ze del 1957 e 1958 pro­nun­cia­te dal­la Cor­te costi­tu­zio­na­le, le qua­li ammet­to­no la sospen­sio­ne del­la liber­tà di espres­sio­ne nel caso in cui i rea­ti di apo­lo­gia e mani­fe­sta­zio­ne del fasci­smo pos­sa­no costi­tui­re un peri­co­lo concreto per l’ordinamento democratico. 

Ed è quest’ultima dici­tu­ra che, se da un lato eli­mi­na lo spet­tro di una pre­sun­ta inco­sti­tu­zio­na­li­tà del­la leg­ge Scel­ba, dall’altro ren­de l’applicazione di tale leg­ge mol­to più com­pli­ca­ta, in quan­to non sem­pre è chia­ro sta­bi­li­re quan­do si pos­sa par­la­re di peri­co­lo con­cre­to, riman­dan­do la deci­sio­ne alla discre­zio­ne del sin­go­lo giudice.

Esem­pio cal­zan­te è la sen­ten­za di asso­lu­zio­ne emes­sa il 30 Apri­le 2019 dal Tri­bu­na­le di Mila­no nei con­fron­ti di quat­tro espo­nen­ti di Leal­tà e Azio­ne accu­sa­ti di apo­lo­gia al fasci­smo per aver com­piu­to, il 25 apri­le del 2016, il salu­to roma­no al Cimi­te­ro Mag­gio­re in com­me­mo­ra­zio­ne dei cadu­ti del­la Repub­bli­ca Socia­le Italiana. 

Lo stes­so tri­bu­na­le solo pochi gior­ni pri­ma si era espres­so a favo­re di una con­dan­na nei con­fron­ti di un grup­po di per­so­ne che il 23 mar­zo 2014 si era­no radu­na­te nel­lo stes­so cimi­te­ro di fron­te al sacra­rio dei cadu­ti fasci­sti mostran­do il salu­to roma­no al gri­do di «pre­sen­te».

Secon­do il giu­di­ce Lui­gi Vara­nel­li, l’intento del­la mani­fe­sta­zio­ne non era com­me­mo­ra­ti­vo ma «pro­iet­ti­vo e vivi­fi­can­te, ossia con pie­na atti­tu­di­ne al pro­se­li­ti­smo», il che ren­de il com­por­ta­men­to effet­ti­va­men­te puni­bi­le, come espres­so dal­la sen­ten­za 74 del 1958, in base alla qua­le il fat­to, per esse­re per­se­gui­to, deve tro­va­re «nel momen­to e nell’ambiente in cui è com­piu­to cir­co­stan­ze tali da ren­der­lo ido­neo a pro­vo­ca­re ade­sio­ni e con­sen­si e con­cor­re­re alla dif­fu­sio­ne di con­ce­zio­ni favo­re­vo­li alla rico­sti­tu­zio­ne di orga­niz­za­zio­ni fasciste».

Un ten­ta­ti­vo di aggi­ra­re gli osta­co­li di appli­ca­zio­ne del­la Leg­ge Scel­ba è sta­to avan­za­to dal depu­ta­to del PD Ema­nue­le Fia­no, che nel 2017 ha pro­po­sto un dise­gno di leg­ge vol­to a intro­dur­re il rea­to di pro­pa­gan­da del regi­me nazi­sta e nazi­fa­sci­sta, che avreb­be reso per­se­gui­bi­le anche la pro­mo­zio­ne e la ven­di­ta di beni richia­man­ti la sim­bo­lo­gia e gestua­li­tà dei regi­mi dittatoriali. 

Tut­ta­via que­sta pro­po­sta, mol­to più seve­ra dell’attuale leg­ge Scel­ba, dopo esse­re sta­ta appro­va­ta alla Came­ra dei Depu­ta­ti, è cadu­ta con lo scio­gli­men­to del­la legi­sla­tu­ra, tra il sol­lie­vo di colo­ro che la rite­ne­va­no una pagliac­cia­ta, un dise­gno di leg­ge deli­be­ran­te o addi­rit­tu­ra illi­be­ra­le.

In un Pae­se dove il 25 apri­le è con­si­de­ra­to da alcu­ni suoi cit­ta­di­ni anco­ra come una ricor­ren­za divi­si­va e movi­men­ti come For­za Nuo­va e Casa­Pound con­ti­nua­no a minac­cia­re la demo­cra­zia sen­za che il gover­no si deci­da in favo­re del loro scio­gli­men­to, la lot­ta anti­fa­sci­sta deve tor­na­re ad esse­re una prio­ri­tà del­la vita poli­ti­ca, come lo è nel suo testo fondamentale. 

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Giulia Tribunale
Fem­mi­ni­sta per neces­si­tà, pole­mi­ca per natu­ra. Scri­vo di poli­ti­ca e temi socia­li e ho un debo­le per le map­pe geo­gra­fi­che e le let­tu­re in riva al mare. Il mio peg­gior nemi­co? Le fake news. Sogno un mon­do che ono­ri la diver­si­tà e abban­do­ni l’individualismo.

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