Conflitto Russia-Ucraina: la guerra dei farmaci

Conflitto Russia-Ucraina: la guerra dei farmaci

Ospe­da­li bom­bar­da­ti, don­ne costret­te a par­to­ri­re in scan­ti­na­ti, pazien­ti cro­ni­ci costret­ti ad abban­do­na­re le cure (un rifu­gia­to inter­no su tre), cir­ca metà del­le far­ma­cie in tut­to il Pae­se chiu­se, vac­ci­na­zio­ni con­tro il Covid-19 pra­ti­ca­men­te bloc­ca­te: a que­sto ammon­ta­no i cri­mi­ni di guer­ra cau­sa­ti dall’invasione rus­sa in Ucrai­na nei con­fron­ti di chi neces­si­ta o potreb­be aver biso­gno di far­ma­ci, pro­fi­las­si o cure mediche.

Ma le conseguenze sanitarie della guerra toccano anche chi non è direttamente sotto le bombe.

Sta suc­ce­den­do nel­la Rus­sia ber­sa­glia­ta dal­le san­zio­ni inter­na­zio­na­li per via dell’imperialismo guer­ra­fon­da­io e assas­si­no del suo gover­no. Pro­prio la Rus­sia, fino a pochi mesi fa con­si­de­ra­ta una gal­li­na dal­le uova d’oro da nume­ro­si colos­si far­ma­ceu­ti­ci come Pfi­zer, John­son & John­son e Novar­tis, com­pren­si­bil­men­te inte­res­sa­ti a rifor­ni­re di far­ma­ci a paga­men­to una cre­scen­te clas­se media rus­sa. Que­ste azien­de, in par­ti­co­la­re, sono tra le varie com­pa­gnie far­ma­ceu­ti­che che a San Pie­tro­bur­go han­no avvia­to la pro­du­zio­ne di far­ma­ci da riven­de­re spes­so come gene­ri­ci o con mar­chi rus­si in seno ai pro­get­ti Phar­ma 2020Phar­ma 2030, volu­ti pro­prio da Putin nel 2010 al fine di rivi­ta­liz­za­re l’industria far­ma­ceu­ti­ca russa.

La guer­ra in cor­so ha cam­bia­to le rego­le del gio­co, ma in modo più ambi­guo rispet­to ad altre azien­de come McDonald’s, Ikea, ENI e Toyo­ta, che con la Rus­sia han­no sem­pli­ce­men­te taglia­to i pon­ti. Se infat­ti mul­ti­na­zio­na­li come Pfi­zer, Astra­Ze­ne­ca e una sus­si­dia­ria di Merck han­no da un lato deci­so di sospen­de­re l’avvio di nuo­vi trial cli­ni­ci in Rus­sia, men­tre azien­de come Bayer ed Eli Lil­ly bloc­ca­va­no l’export di far­ma­ci non essen­zia­li ver­so la Rus­sia e le loro cam­pa­ne pub­bli­ci­ta­rie nel Pae­se (prov­ve­di­men­to con­di­vi­so anche dal­la bri­tan­ni­ca Gla­xo­Smi­th­Kli­ne), d’altro can­to nes­su­no dei prin­ci­pa­li atto­ri ha sospe­so la con­se­gna, pro­du­zio­ne su suo­lo Rus­so e com­mer­cia­liz­za­zio­ne dei pro­pri prin­ci­pa­li pro­dot­ti far­ma­ceu­ti­ci, pro­dot­ti sen­za cui milio­ni di pazien­ti attua­li o poten­zia­li in Rus­sia potreb­be­ro tro­var­si in situa­zio­ni di rea­le sof­fe­ren­za o addi­rit­tu­ra in peri­co­lo di vita.

Con che diritto si possono negare le cure ai malati ritirando dal mercato i propri medicinali?

Que­sto è il ragio­na­men­to con cui le azien­de far­ma­ceu­ti­che han­no giu­sti­fi­ca­to al mon­do le loro scel­te. Meglio devol­ve­re i pro­ven­ti in aiu­ti uma­ni­ta­ri all’Ucraina, ma con­ti­nua­re a pro­dur­re e ven­de­re far­ma­ci in Rus­sia. Cer­to, oltre alla nobi­le inten­zio­ne di evi­ta­re la sof­fe­ren­za uma­na si potreb­be leg­ge­re in que­ste deci­sio­ni anche la volon­tà di non abban­do­na­re un mer­ca­to lucro­sis­si­mo nel­le mani di azien­de di poten­zia­li com­pe­ti­tor come India e Cina, deci­sa­men­te più acco­mo­dan­ti dell’Occidente nei con­fron­ti del­la Rus­sia. Ma del resto, que­sto è il mer­ca­to far­ma­ceu­ti­co: un eter­no com­pro­mes­so mora­le in cui una spe­cu­la­zio­ne capi­ta­li­sti­ca tal­vol­ta spie­ta­ta va a brac­cet­to con la crea­zio­ne di pro­dot­ti che han­no ogget­ti­va­men­te miglio­ra­to (se non sal­va­to) la vita di miliar­di di per­so­ne. Si dice, non sen­za veri­tà, che le azien­de far­ma­ceu­ti­che lucri­no sul­la salu­te del­la gen­te in manie­ra poco puli­ta. È altret­tan­to vero che, attual­men­te, la nostra salu­te sen­za l’operato (moti­va­to dal­la pro­spet­ti­va di gua­da­gno) di que­ste azien­de non sareb­be così garan­ti­ta come è oggi.

Si può sopravvivere anche senza un hamburger o un mobiletto, diverso il discorso relativo ad un chemioterapico.

Per que­sto, Nell Milow, vice dell’azienda di con­su­len­ze ValueEd­geAd­vi­sors, sostie­ne la tesi che le azien­de far­ma­ceu­ti­che non pos­sa­no esse­re con­si­de­ra­te alla stre­gua del­le altre quan­do si trat­ta di impor­re san­zio­ni a un regi­me. Ci sono tut­ta­via del­le opi­nio­ni che non con­di­vi­do­no l’operato dei colos­si del far­ma­co: Jef­frey Son­nen­feld, pro­fes­so­re di Mana­ge­ment all’Università di Yale, ha aspra­men­te cri­ti­ca­to le azien­de del far­ma­co che con­ti­nua­no ad ope­ra­re in Rus­sia, che secon­do lui saran­no rite­nu­te cini­ci «com­pli­ci del­la più visci­da ope­ra­zio­ne sul pia­ne­ta». Stan­do alle dichia­ra­zio­ni del pro­fes­so­re, con­ti­nua­re a ren­de­re accet­ta­bi­le la vita dei cit­ta­di­ni rus­si evi­tan­do le san­zio­ni più dolo­ro­se anche per la gen­te comu­ne signi­fi­ca con­ti­nua­re a sup­por­ta­re il regi­me di Putin.

In effet­ti, se l’industria far­ma­ceu­ti­ca con­ti­nue­rà ad ope­ra­re in Rus­sia, fos­se anche solo in sca­la ridot­ta, il regi­me potrà dispor­re di un ulte­rio­re pun­tel­lo per la sua eco­no­mia, il cui fun­zio­na­men­to finan­zia la guer­ra e gli ecci­di in Ucrai­na ed evi­ta le rivol­te che rischie­reb­be­ro di scop­pia­re in patria qua­lo­ra le con­di­zio­ni di vita del popo­lo doves­se­ro dive­ni­re insop­por­ta­bi­li. Si potreb­be addi­rit­tu­ra arri­va­re ad affer­ma­re come, per regi­mi auto­cra­ti­ci e guer­ra­fon­dai come quel­lo puti­nia­no, qual­sia­si esi­to dei con­flit­ti diver­so dal­la scon­fit­ta non sia che un invi­to a ripe­te­re le stes­se atro­ci­tà altrove.

Vie­ne tut­ta­via spon­ta­neo doman­dar­si secon­do qua­le con­cet­to di giu­sti­zia e mora­le chi rico­no­sce il dirit­to a rice­ve­re cure anche ai sol­da­ti che com­bat­to­no in guer­ra pos­sa pen­sa­re di nega­re lo stes­so dirit­to a per­so­ne che vero­si­mil­men­te non han­no mai imbrac­cia­to un fuci­le. Ad ogni modo, con l’incertezza di una guer­ra che si pro­trae e la spie­ta­ta fero­cia dei cri­mi­ni com­mes­si dagli occu­pan­ti in Ucrai­na che ha scan­da­liz­za­to il mon­do, la pre­sen­za del­le gran­di indu­strie far­ma­ceu­ti­che occi­den­ta­li in Rus­sia potreb­be un gior­no diven­ta­re inso­ste­ni­bi­le. Anche per que­sto, i cit­ta­di­ni rus­si si sono pre­ci­pi­ta­ti al ban­co­ne del­le far­ma­cie fin dai pri­mi gior­ni dell’invasione, facen­do incet­ta di far­ma­ci che potreb­be­ro spa­ri­re dal mer­ca­to o costa­re pre­sto, con un rublo ormai al col­las­so, trop­po cari.

Secon­do un son­dag­gio pro­mos­so dal­la com­pa­gnia di inda­gi­ne DSM Group, i rus­si han­no spe­so tra il 28 feb­bra­io e il 13 mar­zo oltre 98 miliar­di di rubli per oltre 270 milio­ni di medi­ci­na­li (qua­si quan­to la tota­li­tà del mese di gen­na­io). In par­ti­co­la­re, anti­de­pres­si­vi, con­trac­cet­ti­vi e son­ni­fe­ri sono sta­ti mol­to richie­sti, ma anche far­ma­ci sal­va­vi­ta come insu­li­na e quel­li con­tro le malat­tie car­dia­che han­no regi­stra­to boom di acqui­sti. Quan­do il pro­prio sta­to ante­po­ne le ambi­zio­ni impe­ria­li alla vita del­la sua gen­te, non si è mai trop­po prudenti. 

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Simone Santini
Nato nel 1999 e stu­den­te di Bio­tec­no­lo­gia, scri­vo rac­con­ti per entu­sia­sma­re e arti­co­li quan­do la scien­za è il rac­con­to più entusiasmante.

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