Cosa ci insegna la vittoria di Macron alle presidenziali francesi

Cosa ci insegna la vittoria di Macron alle presidenziali francesi

A segui­to del bal­lot­tag­gio del 24 apri­le, Emma­nuel Macron è sta­to rie­let­to Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca fran­ce­se, dopo due set­ti­ma­ne di for­te ten­sio­ne. Anco­ra una vol­ta, come nel 2017, il secon­do tur­no vede­va come sfi­dan­ti il gio­va­ne lea­der de La Repu­bli­que En Mar­che, movi­men­to fon­da­to da Macron stes­so nel 2016, e Mari­ne Le Pen, lea­der del par­ti­to di estre­ma destra Ras­sem­ble­ment Natio­nal.

La ten­sio­ne non è nata solo dal­le dif­fe­ren­ze ideo­lo­gi­che dei due sfi­dan­ti, rias­su­mi­bi­li per esem­pio nel­le posi­zio­ni euro­pei­ste del­l’u­no ed euro­scet­ti­che del­l’al­tra. Sono nume­ro­si i fran­ce­si che non si sen­to­no rap­pre­sen­ta­ti da nes­su­no dei due vol­ti e che oggi chie­do­no un cam­bio nel­la leg­ge elet­to­ra­le, dal siste­ma mag­gio­ri­ta­rio ad un pro­por­zio­na­le.

Per molti infatti quello del ballottaggio non è stato un esercizio di democrazia, ma una non-scelta.

La ten­sio­ne è dimo­stra­ta dai dati: la per­cen­tua­le di aste­nu­ti di dome­ni­ca sera è sta­ta del 28%, un nume­ro impres­sio­nan­te per gli stan­dard fran­ce­si ed in cre­sci­ta rispet­to al 2017, quan­do era sta­to del 25,4%. Cre­sce anche il nume­ro del­le sche­de bian­che e del­le sche­de nul­le, non­ché il con­sen­so mostra­to a Mari­ne Le Pen rispet­to a cin­que anni fa. Con il 41% dei voti, la lea­der di RN ha por­ta­to il suo par­ti­to ad una popo­la­ri­tà che non ave­va mai visto. I cre­scen­ti con­sen­si di Le Pen mostra­no un aumen­to nel­la pola­riz­za­zio­ne del cor­po elet­to­ra­le, che cer­ca sem­pre più un supe­ra­men­to dei bloc­chi poli­ti­ci tra­di­zio­na­li ten­den­do ver­so l’e­stre­miz­za­zio­ne ideo­lo­gi­ca.

Que­sto non risul­ta evi­den­te sol­tan­to dal con­teg­gio dei voti di Le Pen al bal­lot­tag­gio. Basti pen­sa­re ai nomi degli altri can­di­da­ti al pri­mo tur­no: oltre al 7% di Eric Zem­mour, che rap­pre­sen­ta una destra anco­ra più estre­ma di quel­la di Le Pen, tro­via­mo soprat­tut­to l’a­ma­tis­si­mo Jean-Luc Mélen­chon, can­di­da­to di sini­stra fer­ma­to­si con il 21,95% al pri­mo tur­no elet­to­ra­le, subi­to die­tro al 23,15% di Le Pen. Non c’è sta­ta trac­cia dei par­ti­ti tra­di­zio­na­li di cen­tro sini­stra e di cen­tro destra, che si fer­ma­no inve­ce a per­cen­tua­li irri­so­rie, sot­to al 5%.

Tra i giovani, soprattutto tra gli studenti, il risentimento più forte è quello per la mancata partecipazione di Mélenchon al ballottaggio.

Attra­ver­so un bre­ve son­dag­gio ela­bo­ra­to dal­la nostra reda­zio­ne, nel­la set­ti­ma­na pri­ma del secon­do tur­no alcu­ni stu­den­ti del­l’U­ni­ver­si­té Pan­théon Sor­bon­ne di Pari­gi han­no espres­so un for­te mal­con­ten­to ver­so i can­di­da­ti del bal­lot­tag­gio. Nono­stan­te più del­la metà degli inter­vi­sta­ti non fos­se sor­pre­sa dai risul­ta­ti del pri­mo tur­no, a pochi gior­ni dal bal­lot­tag­gio era­no in mol­ti a non aver anco­ra deci­so chi vota­re e soprat­tut­to se recar­si alle urne. Secon­do i più, la dico­to­mia tra Le Pen e Macron è la rap­pre­sen­ta­zio­ne di un elet­to­ra­to anzia­no, spes­so mal infor­ma­to e poco atten­to al futu­ro del­le nuo­ve generazioni.

Emble­ma­ti­ca è anche l’oc­cu­pa­zio­ne, a segui­to dei risul­ta­ti del pri­mo tur­no, del­le sedi del­l’U­ni­ver­si­tà Sor­bo­na, la più anti­ca al mon­do insie­me a quel­le di Bolo­gna ed Oxford, le cui aule sono sta­te van­da­liz­za­te e chiu­se agli stu­den­ti per più di due set­ti­ma­ne. L’oc­cu­pa­zio­ne e le mani­fe­sta­zio­ni cor­re­la­te sono sta­te il modo per gli stu­den­ti – per gran par­te elet­to­ri di Mélen­chon – di far sen­ti­re la pro­pria voce, di far­si nota­re dai riflet­to­ri del­la politica.

Emmanuel Macron è cosciente della tensione e del ruolo difficile che occuperà nei prossimi cinque anni.

Duran­te il suo discor­so di inse­dia­men­to infat­ti, tenu­to­si ver­so le 22 di dome­ni­ca sera, il Pre­si­den­te ha dichia­ra­to:

Io so che nume­ro­si com­pa­trio­ti han­no vota­to per me oggi non per soste­ne­re le mie idee, ma per fer­ma­re quel­le del­l’e­stre­ma destra. Voglio rin­gra­ziar­li e far­gli sape­re che sono con­sa­pe­vo­le che il loro voto mi impe­gna per i pros­si­mi cin­que anni. Sono depo­si­ta­rio del loro sen­so del dove­re, del loro attac­ca­men­to alla Repub­bli­ca e del rispet­to del­le dif­fe­ren­ze che sono sta­te espres­se in que­ste ulti­me settimane.

Alla guer­ra in Ucrai­na e alla tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca – più vol­te indi­ca­ta da Macron nel suo discor­so come una asso­lu­ta prio­ri­tà – nel­l’a­gen­da del Pre­si­den­te si aggiun­ge la neces­si­tà di rico­strui­re il tes­su­to socia­le fran­ce­se, ormai fram­men­ta­to e divi­so già da diver­si anni. I fran­ce­si han­no vota­to memo­ri del­le lun­ghe set­ti­ma­ne di ten­sio­ne dei gilet gial­li, dei loc­k­do­wn e del­la cri­si pan­de­mi­ca, con un’in­fla­zio­ne galop­pan­te e con un prez­zo del­l’e­ner­gia che con­ti­nua a cre­sce­re, nono­stan­te l’u­so del­l’e­ner­gia nucleare.

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Cristina delli Carri
Vege­ta­ria­na, gira­mon­do, stu­dio giu­ri­spru­den­za ma nien­te di serio. Se fos­si un ogget­to sarei una pen­na stilografica.

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