Giornata della Terra 2022. Che cosa significa sviluppo?

Giornata della Terra 2022. Che cosa significa sviluppo?

Ricor­re oggi la 52esima Gior­na­ta del­la Ter­ra, cele­bra­ta dal 1970 in tut­to il mon­do. Si trat­ta di un momen­to impor­tan­te che apre alla rifles­sio­ne sui prin­ci­pa­li pro­ble­mi ambien­ta­li, pri­mo fra tut­ti il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co e la sua pre­oc­cu­pan­te acce­le­ra­zio­ne negli ulti­mi anni. Non è raro ormai sen­tir par­la­re di «pun­to di non ritor­no» e del­la con­se­guen­te neces­si­tà di agi­re sul pre­sen­te pri­ma che sia trop­po tar­di. In effet­ti, uno dei pun­ti fon­da­men­ta­li su cui insi­sto­no i grup­pi eco­lo­gi­sti e non solo è la sal­va­guar­dia dei diver­si eco­si­ste­mi pre­sen­ti sul nostro pia­ne­ta, attra­ver­so poli­ti­che rivol­te a solu­zio­ni green che ridu­ca­no effet­ti­va­men­te l’impatto del­le atti­vi­tà antro­pi­che sull’ambiente.

Se ne parlava già dai tempi dell’Agenda 21, documento approvato a Rio de Janeiro nel 1992 al termine di una conferenza ONU. Questo prescrive uno sviluppo sostenibile perseguito a ogni scala geografica, compresa quella regionale.

A que­sto ver­ti­ce inter­na­zio­na­le ne sono segui­ti mol­ti altri tra cui la Con­fe­ren­za di Kyo­to e il rela­ti­vo Pro­to­col­lo di Kyo­to nel 1997; Rio +10 a Johan­ne­sburg nel 2002 – tenu­ta­si esat­ta­men­te die­ci anni dopo la pri­ma e dal­la qua­le emer­se che le aspet­ta­ti­ve di Rio 92 era­no sta­te trop­po otti­mi­sti­che rispet­to ai risul­ta­ti, che ven­ne­ro quin­di ridi­se­gna­ti e le tem­pi­sti­che rica­li­bra­te –; anco­ra die­ci anni dopo, la con­fe­ren­za Rio +20 (2012): The futu­re we want; la Con­fe­ren­za sul cli­ma di Pari­gi nel 2015; e infi­ne la più recen­te COP26 del 2021. 

Gli obiet­ti­vi pre­fis­sa­ti nel­la UN Cli­ma­te Chan­ge Con­fe­ren­ce UK 2021sono mol­to chia­ri: azze­ra­re le emis­sio­ni net­te a livel­lo glo­ba­le entro il 2050 e pun­ta­re a limi­ta­re l’aumento del­le tem­pe­ra­tu­re a 1,5°C. Per far­lo sono neces­sa­rie la mobi­li­ta­zio­ne sem­pre più mas­sic­cia di finan­zia­men­ti e la col­la­bo­ra­zio­ne fra le par­ti, ovve­ro sia tra gover­ni, impre­se e socie­tà civile. 

Ben­ché negli ulti­mi tem­pi abbia avu­to anche gran­de pre­sa sul­la socie­tà e in par­ti­co­la­re sui gio­va­ni, mobi­li­ta­ti a mani­fe­sta­re da figu­re nuo­ve come quel­la del­la gio­va­ne atti­vi­sta sve­de­se Gre­ta Thun­berg, è inne­ga­bi­le che la que­stio­ne ambien­ta­le sia innan­zi­tut­to un fat­to poli­ti­co. Svi­lup­po come cre­sci­ta e svi­lup­po soste­ni­bi­le sono due con­cet­ti che pog­gia­no su obiet­ti­vi poli­ti­ci che impli­ca­no visio­ni dif­fe­ren­ti sul rap­por­to tra ambien­te e com­por­ta­men­to socia­le, tra uma­ni­tà e uso del­le risor­se. Negli anni ’70 e ’80 del seco­lo scor­so sono sta­te ela­bo­ra­te del­le rifles­sio­ni che han­no por­ta­to al con­vin­ci­men­to che tra cre­sci­ta e svi­lup­po esi­ste una dif­fe­ren­za sostan­zia­le: lo svi­lup­po deve impli­ca­re sem­pre l’idea del miglio­ra­men­to del­la qua­li­tà del­la vita men­tre la stes­sa cosa non acca­de per la crescita. 

Esistono quindi due modi diversi di intendere lo sviluppo e di perseguirlo a livello politico: possiamo parlare di una posizione convenzionale e di una innovativa. 

La pri­ma affer­ma che lo svi­lup­po coin­ci­de con la cre­sci­ta eco­no­mi­ca e il rap­por­to tra com­por­ta­men­to socia­le e ambien­te costi­tui­sce un’esternalità. La secon­da inve­ce sostie­ne che lo svi­lup­po non si iden­ti­fi­ca neces­sa­ria­men­te nel­la cre­sci­ta, anche se non la esclu­de, e deve incor­po­ra­re l’ambiente fra le pro­prie inter­na­li­tà. Que­sta secon­da posi­zio­ne in par­ti­co­la­re ha pre­so cor­po attra­ver­so la mes­sa a pun­to dei con­cet­ti di svi­lup­po uma­no e svi­lup­po soste­ni­bi­le a par­ti­re dagli anni ’80. 

Alla luce dei recen­ti dan­ni ambien­ta­li del 2019–2021, si ren­de sem­pre più neces­sa­ria una poli­ti­ca real­men­te pla­ne­ta­ria dell’ambiente, che dovreb­be esse­re il risul­ta­to di tut­te le con­fe­ren­ze che si sono tenu­te e si ten­go­no tutt’ora. La pre­ser­va­zio­ne del pia­ne­ta non è sol­tan­to una que­stio­ne che toc­ca i Pae­si del cosid­det­to pri­mo mon­do. Con­tra­ria­men­te a quan­to si potreb­be pen­sa­re, i Pae­si pove­ri o in via di svi­lup­po non sono meno inqui­na­ti degli altri pro­prio per­ché anche l’assenza di uno svi­lup­po inte­so come cre­sci­ta può equi­va­le­re a degra­do ambientale. 

Un dato posi­ti­vo cir­ca la self-aware­ness ambien­ta­le riguar­da la cre­sci­ta espo­nen­zia­le di per­so­ne che nel cor­so degli anni han­no par­te­ci­pa­to alla Gior­na­ta del Ter­ra. È l’affermazione del­la Green Gene­ra­tion, che vuo­le guar­da­re al futu­ro con rin­no­va­ta respon­sa­bi­liz­za­zio­ne.

Erica Turturro
Clas­se 98, alle pre­se con la magi­stra­le di lin­gue. Abi­tu­di­na­ria ma curio­sa, un po’ nerd, sogna­tri­ce di not­te e razio­na­le di gior­no, col­le­zio­no ricordi.
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Classe 98, alle prese con la magistrale di lingue. Abitudinaria ma curiosa, un po’ nerd, sognatrice di notte e razionale di giorno, colleziono ricordi.

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