In Francia l’unico vincitore è Macron

In Francia l’unico vincitore è Macron

Dome­ni­ca 10 apri­le, con il livel­lo di affluen­za più bas­so dal 2002, i cit­ta­di­ni fran­ce­si han­no vota­to per il pri­mo tur­no del­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li. L’esito di que­sto voto è in linea con quan­to mostra­to dai son­dag­gi nel­le scor­se set­ti­ma­ne: Macron ha otte­nu­to la mag­gio­ran­za dei voti, e si tro­ve­rà di fron­te Mari­ne Le Pen per la secon­da vol­ta in occa­sio­ne del bal­lot­tag­gio (si vota il 24 apri­le) a cui acce­do­no i due can­di­da­ti più vota­ti al pri­mo tur­no. L’esito di que­sto pri­mo tur­no, con­si­sten­te con i son­dag­gi, è però l’unico aspet­to non sor­pren­den­te in un’elezione che fino­ra ha dell’incredibile.

Emma­nuel Macron, can­di­da­to “cen­tri­sta” defi­ni­to dai cit­ta­di­ni fran­ce­si il “pre­si­den­te dei ric­chi”, ha alle sue spal­le due can­di­da­ti di estre­ma destra (Eric Zem­mour e Mari­ne Le Pen) ed un can­di­da­to di estre­ma sini­stra (Jean-Luc Mélen­chon). Il Par­ti­to Socia­li­sta, rap­pre­sen­ta­to dal­la sin­da­ca di Pari­gi Anne Hidal­go, ha otte­nu­to meno del 2% dei voti, un tra­col­lo che ha dell’incredibile per un par­ti­to che solo sei anni fa era al pote­re con Fra­nçois Hollande. 

Le elezioni di domenica sono il ritratto di un paese in cui la sinistra moderata non è rappresentata da nessuno, mentre la destra è eccessivamente rappresentata. 

Que­sto è sin­to­mo di una nazio­ne estre­ma­men­te con­ser­va­tri­ce, eli­ta­ria e xeno­fo­ba. In que­sto miscu­glio ideo­lo­gi­co carat­te­riz­za­to da estre­mi­smi e alie­na­zio­ne, il vero vin­ci­to­re è l’unico can­di­da­to che, in que­ste ele­zio­ni, non rap­pre­sen­ta che una pic­co­la fet­ta di cit­ta­di­ni fran­ce­si, fat­ta di cit­ta­di­ni urba­ni bene­stan­ti, prin­ci­pal­men­te in età pen­sio­na­bi­le: Emma­nuel Macron. I nume­ri dico­no che Macron il 24 apri­le sarà con­fer­ma­to Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca fran­ce­se.

Se al 27,85% otte­nu­to al pri­mo tur­no andia­mo a som­ma­re il 21,95% di Jean-Luc Mèlen­chon e il 4,79% di Valé­rie Pécres­se, i qua­li han­no già comu­ni­ca­to ai pro­pri elet­to­ri di vota­re Macron al secon­do tur­no (Eric Zem­mour, con il suo 7,05%, ha comu­ni­ca­to ai pro­pri elet­to­ri di vota­re Le Pen), l’attuale pre­si­den­te si tro­va ben al di sopra del 50% dei voti, anche se i son­dag­gi indi­ca­no Macron in testa di soli due pun­ti per­cen­tua­li su Mari­ne Le Pen. 

È evi­den­te come la destra in Fran­cia sia padro­na: Mèlen­chon (estre­ma sini­stra) è l’unico can­di­da­to di sini­stra ad aver otte­nu­to più del 5% dei voti, spin­to anche e soprat­tut­to da una sostan­zia­le fet­ta di popo­la­zio­ne, prin­ci­pal­men­te rap­pre­sen­ta­ta da gio­va­ni e clas­se media urba­na di sini­stra, che non si iden­ti­fi­ca con alcun par­ti­to e ripu­dia una destra che richia­ma l’estremismo in ogni suo can­di­da­to. Eric Zem­mour è sta­to la con­fer­ma di que­sta ten­den­za, riu­scen­do ad otte­ne­re oltre il 7% dei voti (nono­stan­te fino a pochi mesi fa i son­dag­gi lo con­si­de­ras­se­ro il più pro­ba­bi­le avver­sa­rio di Macron al bal­lot­tag­gio) con una cam­pa­gna elet­to­ra­le basa­ta inte­ra­men­te sul­la discri­mi­na­zio­ne di cit­ta­di­ni fran­ce­si di ori­gi­ni afri­ca­ne e di reli­gio­ne musul­ma­na. La sua can­di­da­tu­ra, nono­stan­te un pri­mo effet­to desta­bi­liz­zan­te, è sta­to, insie­me all’inflazione e all’aumento dei prez­zi dell’energia cau­sa­ti anche dall’invasione rus­sa del­l’U­crai­na, il fat­to­re prin­ci­pa­le die­tro il for­te aumen­to dei con­sen­si per Mari­ne Le Pen del­le ulti­me settimane. 

La presidente del Rassemblement National, ruolo ereditato dal padre e fondatore del partito Jean-Marie Le Pen, ha largamente evitato immigrazione e società nella sua campagna elettorale, temi su cui assume da sempre posizioni estremamente conservatrici. 

In que­sto modo ha fat­to con­flui­re tut­ti i suoi elet­to­ri più estre­mi­sti ver­so Eric Zem­mour, che ha assun­to la posi­zio­ne più estre­ma in una destra mol­to affol­la­ta. Le Pen ha infat­ti con­cen­tra­to la pro­pria cam­pa­gna elet­to­ra­le su temi con­cre­ti, prin­ci­pal­men­te l’aumento del costo del­la vita dovu­to ad infla­zio­ne e aumen­to dei prez­zi dell’energia, riu­scen­do così a piaz­zar­si in una posi­zio­ne più mode­ra­ta che le ha per­mes­so di otte­ne­re la stra­gran­de mag­gio­ran­za dei voti nel­le zone rura­li, unen­do tut­ti que­gli elet­to­ri che con­si­de­ra­no Macron respon­sa­bi­le per que­sto aumen­to dei prez­zi, in quan­to il pre­si­den­te ha fino­ra fat­to ben poco per con­tra­star­ne gli effet­ti, sen­ti­ti prin­ci­pal­men­te dal­la popo­la­zio­ne rura­le. Tut­to ciò met­te in evi­den­za il fal­li­men­to dei par­ti­ti mode­ra­ti, che non sono riu­sci­ti ad accu­mu­la­re i voti di un elet­to­ra­to (che costi­tui­sce la mag­gio­ran­za) che non si iden­ti­fi­ca con nes­su­no dei can­di­da­ti, gene­ran­do un for­te sen­so di alie­na­zio­ne tra i cit­ta­di­ni francesi. 

Proprio grazie a questo senso di alienazione generale, Emmanuel Macron è riuscito ad ottenere la maggioranza dei voti. 

Quan­do nel 2016 l’attuale pre­si­den­te annun­ciò la crea­zio­ne del par­ti­to ‘En Mar­che!’, abban­do­nan­do il par­ti­to socia­li­sta, il popo­lo fran­ce­se rico­nob­be in lui un’alter­na­ti­va ad una destra sem­pre più estre­mi­sta e ad una sini­stra poco effi­cien­te ed estre­ma­men­te fram­men­ta­ta, redu­ce dal­la fal­li­men­ta­re espe­rien­za pre­si­den­zia­le di Hol­lan­de. Macron, infat­ti, si pre­sen­tò come l’incarnazione del­la ter­za via, riu­scen­do a diven­ta­re pre­si­den­te con ampio van­tag­gio su Mari­ne Le Pen, sua avver­sa­ria al secon­do tur­no nel 2017. Ad oggi le cose sono com­ple­ta­men­te diver­se, in quan­to le pro­po­ste elet­to­ra­li di Macron sono deci­sa­men­te più libe­ra­li e con­ser­va­tri­ci che cen­tri­ste, e que­sta ten­den­za è con­fer­ma­ta dall’operato del pre­si­den­te nel cor­so del suo mandato. 

Macron gui­da in Euro­pa un grup­po di lea­der a favo­re dell’ener­gia nuclea­re, annun­cian­do l’intenzione di costrui­re più reat­to­ri nuclea­ri allo sco­po di ren­de­re la Fran­cia più indi­pen­den­te dal pun­to di vista ener­ge­ti­co. L’attuale pre­si­den­te vuo­le inol­tre por­ta­re l’età pen­sio­na­bi­le a 65 anni (attual­men­te l’età pen­sio­na­bi­le in Fran­cia è di 62 anni), ridur­re le tas­se sul­le ere­di­tà ed aumen­ta­re la spe­sa per la dife­sa. Duran­te la pro­pria pre­si­den­za Macron ha inol­tre ridot­to la spe­sa pub­bli­ca e taglia­to le tas­se per Ia popo­la­zio­ne più abbien­te, sta­bi­liz­zan­do­si defi­ni­ti­va­men­te sul­la destra del­lo spet­tro ideo­lo­gi­co, poli­ti­co e soprat­tut­to eco­no­mi­co. Par­ten­do da que­ste pro­po­ste, è sem­pli­ce capi­re come Emma­nuel Macron sia riu­sci­to a con­qui­sta­re la por­zio­ne di elet­to­ra­to sopra­ci­ta­ta. Se Macron doves­se vin­ce­re, sareb­be per­ché è il can­di­da­to più vici­no alla mag­gio­ran­za, con cui in pochi si identificano. 

Il popolo francese ha confermato in questo primo turno di essere in prevalenza liberale e conservatore, e Macron è stato astuto nel capire la necessità di spostarsi a destra al fine di ottenere una tanto sperata rielezione. 

Il pre­si­den­te si tro­va in una posi­zio­ne per­fet­ta in quan­to è il più mode­ra­to tra i can­di­da­ti: in una sfi­da con Mari­ne Le Pen, la qua­le appar­tie­ne comun­que all’estrema destra (nono­stan­te la sua appa­ren­te mode­ra­zio­ne), è Macron quel­lo che rie­sce ad otte­ne­re la mag­gio­ran­za dei voti. Nono­stan­te la sua vici­nan­za alla destra mode­ra­ta, Macron assu­me posi­zio­ni mol­to libe­ri­ste che lo alie­na­no par­zial­men­te dal­la destra; la sini­stra, inve­ce, lo con­si­de­ra il “pre­si­den­te dei ric­chi” (è pro­prio dal­la sini­stra che pro­vie­ne que­sta defi­ni­zio­ne) a cau­sa dell’eccessivo riguar­do avu­to nei con­fron­ti del­la popo­la­zio­ne più bene­stan­te duran­te la sua pre­si­den­za. Nes­su­no di que­sti elet­to­ri si iden­ti­fi­ca nel pro­gram­ma di Macron; nono­stan­te ciò l’attuale pre­si­den­te è il can­di­da­to favo­ri­to, per col­pa di un’ecces­si­va pola­riz­za­zio­ne poli­ti­ca, una gran­de fram­men­ta­zio­ne e una ten­den­za ver­so l’estremismo che pare accen­tuar­si piut­to­sto che pla­car­si, ren­den­do il futu­ro del­la Fran­cia e dell’Europa inte­ra più incer­to che mai. 

Arti­co­lo di Fabri­zio La Rocca

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

1 Trackback & Pingback

  1. Cosa ci insegna la vittoria di Macron alle presidenziali francesi - Vulcano Statale

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.