Massacro di Napalpí. Riaperto il cold case argentino

Massacro di Napalpí. Riaperto il cold case argentino

Cono­scia­mo tut­ti la defi­ni­zio­ne di cold case e sap­pia­mo anche quan­to sia non son solo impro­ba­bi­le, ma anche com­ples­so ria­pri­re un caso giu­di­zia­rio a distan­za di anni, tan­ti anni. E non neces­sa­ria­men­te aiu­ta il fat­to che, sup­po­nia­mo, si stia par­lan­do di una stra­ge, anche di pro­por­zio­ni tra­gi­che. Il mas­sa­cro di Katyn’ dell’aprile del 1940, che ha col­pi­to 22mila uomi­ni ucci­si e get­ta­ti in fos­se comu­ni dai mili­ta­ri sovie­ti­ci del NKVD, ad esem­pio fu “sco­per­to” solo nel 1943 e rima­se “sen­za col­pe­vo­li” per anni, tra insab­bia­men­ti, chiu­su­re, ria­per­tu­re del caso e reci­pro­che accu­se tra URSS e Ger­ma­nia. Un bur­ra­sco­so mare di incer­tez­ze che mai ci si sareb­be aspet­ta­ti viste le pro­por­zio­ni dell’evento.

In Argentina, dopo quasi un secolo, la giustizia ha scelto di riaprire i fascicoli (ammesso ci sia qualcosa che possa essere chiamato tale) riguardanti il tanto noto quanto sempre rimasto impunito massacro di Napalpí.

Tra i due­cen­to e i tre­cen­to (ma alcu­ne fon­ti par­la­no addi­rit­tu­ra di set­te­cen­to) indi­ge­ni di etnia Qom e Moqoit ven­ne­ro mas­sa­cra­ti il 19 luglio 1924, rei di aver par­te­ci­pa­to a moti popo­la­ri nel­la regio­ne del Cha­co, una del­le più vaste del Sud Ame­ri­ca (che va dall’Argentina al Para­guay fino alla Boli­via). Secon­do le testi­mo­nian­ze, a ordi­na­re la stra­ge, defi­ni­ta oggi a gran voce cri­mi­ne con­tro l’umanità, fu Fer­nan­do Cen­te­no, allo­ra gover­na­to­re del Cha­co argen­ti­no. Più di un cen­ti­na­io di colo­ni tra poli­ziot­ti, con­ta­di­ni e alle­va­to­ri bian­chi, arma­ti di fuci­li e mache­te, aggre­di­ro­no gli indi­ge­ni, don­ne e bam­bi­ni com­pre­si. Chi non morì subi­to fu fini­to a col­pi d’arma bian­ca nel­la boscaglia.

Oggi l’apertura di un pro­ces­so, auto­riz­za­to già nel 2021 dal giu­di­ce fede­ra­le Zunil­da Nirem­per­ger, avrà pro­ba­bil­men­te solo un valo­re sim­bo­li­co e non con­se­guen­ze pena­li, per­ché gli ese­cu­to­ri mate­ria­li e anche i man­dan­ti sono ormai mor­ti. Ma con­ser­va un for­te valo­re per i nume­ro­si paren­ti e discen­den­ti degli indi­ge­ni, tra cui l’unica diret­ta testi­mo­ne soprav­vis­su­ta, Rosa Gri­lo, ultra­cen­te­na­ria. In una recen­te inter­vi­sta rila­scia­ta ai micro­fo­ni di El Paìs ha dichia­ra­to che furo­no le paro­le del non­no a sal­var­la quel gior­no, quan­do le dis­se di non anda­re nel luo­go dove un aereo ave­va sgan­cia­to cara­mel­le e gene­ri ali­men­ta­ri (esca­mo­ta­ge uti­liz­za­to per atti­ra­re gli indi­ge­ni ribel­li e cir­con­dar­li). È poi un segno impor­tan­te per tut­ti i popo­li indi­ge­ni del con­ti­nen­te vit­ti­ma di seco­la­ri ves­sa­zio­ni.

L’esito del pro­ces­so, con le sue testi­mo­nian­ze e rac­col­te di pro­ve dopo qua­si sei anni di inda­gi­ni pre­li­mi­na­ri, potreb­be dare il col­po di gra­zia a quel­la che allo­ra e in par­te anco­ra oggi è la ver­sio­ne uffi­cia­le dei fat­ti soste­nu­ta dal­lo Sta­to argen­ti­no. E cioè che il mas­sa­cro di Napal­pì non sia sta­to altro che l’esito di uno scon­tro tra tri­bù rivali.

Ma qua­li furo­no le cau­se del­la rivol­ta e cosa avven­ne subi­to dopo la stra­ge? Secon­do le testi­mo­nian­ze, sem­bra che a cau­sa­re un’esplosione di rab­bia nel­le pian­ta­gio­ni di coto­ne fu una ridu­zio­ne dei com­pen­si, già infi­mi ed ero­ga­ti sot­to for­ma di vesti­ti e buo­ni ali­men­ta­ri, oltre a un aumen­to del 15% del­la tas­sa­zio­ne. Più che una vera e pro­pria rivol­ta si trat­tò di uno scio­pe­ro che sfo­ciò nell’uccisione di alcu­ni ani­ma­li e nel dan­neg­gia­men­to dei rac­col­ti, per por­ta­re all’attenzione del Gover­no l’insostenibilità del­la situa­zio­ne. Il pre­te­sto per la stra­ge fu inve­ce l’assassinio di un colo­no, pro­ba­bil­men­te per ven­det­ta dopo l’uccisione di uno scia­ma­no a ope­ra del­la poli­zia, in un cli­ma di cre­scen­te tensione.

Subito dopo il massacro di Napalpì, nonostante i tentativi di insabbiamento, tra cui la distruzione di alcuni cadaveri per mezzo di roghi, e la persecuzione dei testimoni, il caso ebbe comunque risonanza in Argentina. 

Fu intra­pre­so un pro­ces­so che vide però tut­ti pro­sciol­ti nel giro di bre­ve tem­po. Fer­nan­do Cen­te­no, che era riu­sci­to a otte­ne­re un giu­di­ce “ami­co”, rima­se al pote­re con il taci­to con­sen­so dell’allora pre­si­den­te Mar­ce­lo Tor­cua­to de Alvear e la pro­ce­du­ra ven­ne infi­ne archi­via­ta. Solo anni di bat­ta­glie e la deter­mi­na­zio­ne dei discen­den­ti e degli appar­te­nen­ti ai popo­li Qom e ai Moqoit, sup­por­ta­ti da sto­ri­ci e da atti­vi­sti, han­no fat­to si che la vicen­da non finis­se nel dimen­ti­ca­to­io. E negli ulti­mi anni i segna­li sono sta­ti posi­ti­vi. Dopo una bat­ta­glia lega­le intra­pre­sa nel 2004, nel 2018, il gover­no del Cha­co ha pre­sen­ta­to pub­bli­che scu­se all’ultima soprav­vis­su­ta e ha chie­sto e otte­nu­to di par­te­ci­pa­re atti­va­men­te alle indagini.

A pre­scin­de­re dagli esi­ti del pro­ces­so, la vicen­da rimar­rà come una pie­tra milia­re del­la lot­ta per i dirit­ti dei popo­li indi­ge­ni, sia­no essi Suda­me­ri­ca­ni, Nor­da­me­ri­ca­ni o di altre par­ti del­la ter­ra. Un incen­ti­vo a lot­ta­re per la veri­tà sugli infi­ni­ti omi­ci­di com­mes­si e rima­sti impu­ni­ti, anco­ra archi­via­ti in qual­che sot­ter­ra­neo o pol­ve­ro­so depo­si­to in atte­sa di esse­re ripre­si in mano. In occa­sio­ne del 97° anni­ver­sa­rio per la com­me­mo­ra­zio­ne del mas­sa­cro, è sta­to rea­liz­za­to sul sito un memo­ria­le, affin­ché sia impres­so nel­la pie­tra quan­to i pen­sie­ri e le paro­le non han­no mai smes­so di gridare.

Carlo Codini
Nato nel 2000, sono uno stu­den­te di let­te­re. Appas­sio­na­to anche di sto­ria e filo­so­fia, non mi nego mai let­tu­re e appro­fon­di­men­ti in tali ambi­ti, con­vin­to che la varie­tà sia ric­chez­za, sempre.
About Carlo Codini 31 Articoli
Nato nel 2000, sono uno studente di lettere. Appassionato anche di storia e filosofia, non mi nego mai letture e approfondimenti in tali ambiti, convinto che la varietà sia ricchezza, sempre.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.