Pillole di economia. La retta di bilancio

Pillole di economia. La retta di bilancio

Le tematiche di carattere economico rientrano senza dubbio nel ventaglio di argomenti spesso difficili da comprendere a fondo per chi non ne ha mai approfondito lo studio. Abbiamo deciso di dare vita a questa rubrica nella quale cercheremo di sviscerare, con il linguaggio più semplice e accessibile possibile, vari temi economici legati all’attualità. A questo link trovate le scorse puntate.


La guer­ra tra Rus­sia e Ucrai­na, tra le tan­te dra­sti­che con­se­guen­ze che uno scon­tro bel­li­co com­por­ta, sta cau­san­do un gra­ve scom­bus­so­la­men­to a livel­lo eco­no­mi­co. I mer­ca­ti tra­bal­la­no, le azio­ni del­le più impor­tan­ti mul­ti­na­zio­na­li crol­la­no a vista d’occhio e l’inflazione è alle stelle. 

L’inflazione che negli ulti­mi mesi ha coin­vol­to ogni gene­re di pro­dot­to, dal gela­to al gaso­lio, dall’energia elet­tri­ca al caf­fè, ha fat­to più vol­te discu­te­re. In par­ti­co­la­re, si è par­la­to di doman­da cre­scen­te e offer­ta decre­scen­te del­le mate­rie pri­me: la guer­ra tra Rus­sia e Ucrai­na che sta coin­vol­gen­do i pae­si dell’Europa dell’Est ne è una del­le prin­ci­pa­li cau­se. Quan­do si trat­ta­no tema­ti­che che han­no un così impor­tan­te impat­to sul­la pro­pria quo­ti­dia­ni­tà, è fon­da­men­ta­le che se ne capi­sca­no gli aspet­ti eco­no­mi­ci. I ter­mi­ni impie­ga­ti da pro­fes­so­ri ed eco­no­mi­sti, tut­ta­via, non sono sem­pre facil­men­te com­pren­si­bi­li ai più. Fin­ché si cita­no la cur­va di doman­da o la cur­va di offer­ta, il signi­fi­ca­to è abba­stan­za intui­bi­le. Ma quan­do si affron­ta­no ter­mi­no­lo­gie più spe­ci­fi­che, la con­nes­sio­ne logi­ca non è imme­dia­ta. Cosa s’intende, ad esem­pio, quan­do ci si rife­ri­sce alla ret­ta di bilan­cio?

Innanzitutto, è un concetto che viene studiato in microeconomia. Si tratta della materia che si occupa di comprendere come i singoli individui compiono le proprie scelte in condizione di scarsità. 

Det­to così, sem­bra una defi­ni­zio­ne un po’ ana­cro­ni­sti­ca: chiun­que viva in un pae­se eco­no­mi­ca­men­te svi­lup­pa­to non si rico­no­sce­reb­be mai in que­ste paro­le. Tut­ta­via, la cosid­det­ta “con­di­zio­ne di scar­si­tà” non deve esse­re inter­pre­ta­ta attra­ver­so un cri­te­rio trop­po riduttivo. 

Come è facil­men­te intui­bi­le, la scar­si­tà non riguar­da qua­si mai i beni mate­ria­li, che sono spes­so in sovrab­bon­dan­za rispet­to alla popo­la­zio­ne: basti pen­sa­re al cibo in ecces­so tra le file del super­mer­ca­to o le smi­su­ra­te pro­du­zio­ni nell’industria fast fashion. Quan­do si par­la di scar­si­tà, ci si rife­ri­sce anche ad altri fat­to­ri: il tem­po, ad esem­pio, è un bene scar­so per chiun­que, poi­ché ini­zia ad esau­rir­si dal momen­to in cui si vie­ne al mon­do. Ana­lo­ga­men­te, lo è anche l’energia richie­sta per affron­ta­re gli impe­gni del­la gior­na­ta: se si fre­quen­ta la pale­stra per quat­tro ore di fila, dif­fi­cil­men­te si riu­sci­rà a sca­la­re una mon­ta­gna subi­to dopo. Per que­sto moti­vo, è neces­sa­rio com­pren­de­re che la con­di­zio­ne di scar­si­tà riguar­da chiun­que e qua­lun­que scel­ta, indi­pen­den­te­men­te dall’apparenza. Nel momen­to in cui si è scel­to di impie­ga­re la pro­pria ener­gia, per natu­ra scar­sa, in un’attività come la pale­stra, vie­ne pre­sa impli­ci­ta­men­te anche la deci­sio­ne per cui la stes­sa ener­gia non ver­rà uti­liz­za­ta per sca­la­re la mon­ta­gna. Si trat­ta quin­di di un’espressione del­la volon­tà dell’individuo, che pre­fe­ri­sce l’una all’altra atti­vi­tà. La microe­co­no­mia si occu­pa quin­di di com­pren­de­re come que­sto gene­re di scel­te ven­ga­no pre­se dai sin­go­li sog­get­ti: per­ché è pre­fe­ri­bi­le anda­re in pale­stra che in montagna? 

Gli stu­di che ven­go­no ese­gui­ti per ana­liz­za­re il com­por­ta­men­to dei sin­go­li indi­vi­dui sono parec­chi, e altret­tan­ti gli stru­men­ti per con­dur­li. Uno di que­sti è il vin­co­lo di bilan­cio (o ret­ta di bilan­cio).

Il vincolo di bilancio viene utilizzato basandosi innanzitutto sulla teoria della scelta razionale del consumatore.

Si trat­ta di uno dei fon­da­men­ti dell’ana­li­si sul­le deci­sio­ni indi­vi­dua­li d’acquisto: par­te dall’assunto che i con­su­ma­to­ri entri­no a far par­te del mer­ca­to con pre­fe­ren­ze ben defi­ni­te. Que­sti devo­no quin­di solo pre­oc­cu­par­si di distri­bui­re il pro­prio patri­mo­nio e sod­di­sfa­re le pro­prie neces­si­tà. Sep­pur appa­ren­te­men­te sem­pli­ce, que­sto pro­ces­so è costi­tui­to da due fasi: la pri­ma con­si­ste nell’individuazione dei beni che il con­su­ma­to­re è in gra­do di com­pra­re. Ciò signi­fi­ca che, in base alla pro­pria dispo­ni­bi­li­tà eco­no­mi­ca, ogni acqui­ren­te dovrà dise­gna­re un limi­te imma­gi­na­rio attor­no ai pro­dot­ti o ai ser­vi­zi che può effet­ti­va­men­te per­met­ter­si. La secon­da fase è quel­la di sele­zio­na­re, tra i beni pos­si­bi­li, quel­lo preferito. 

Per identificare i beni che il consumatore può permettersi di acquistare, è necessario considerare la retta di bilancio.

Si ipo­tiz­zi che l’acquirente in que­stio­ne deb­ba spar­ti­re il pro­prio red­di­to tra sol­tan­to due beni, ad esem­pio il cibo per sosten­tar­si e l’affitto del­la sua abi­ta­zio­ne. Essi costi­tui­sco­no il panie­re di beni di cui il con­su­ma­to­re usu­frui­rà: il panie­re è una par­ti­co­la­re com­bi­na­zio­ne tra i due beni che gli per­met­te­rà di otte­ne­re sia cibo che allog­gio nel­la quan­ti­tà desi­de­ra­ta, entro i limi­ti del pro­prio red­di­to. Chia­ra­men­te, le com­bi­na­zio­ni pos­so­no esse­re dav­ve­ro tan­te e varia­re in base alle neces­si­tà dell’individuo: se egli pren­des­se in loca­zio­ne un mono­lo­ca­le in cen­tro a Mila­no, la quan­ti­tà di red­di­to impie­ga­ta per l’abitazione sareb­be par­ti­co­lar­men­te ele­va­ta e limi­te­reb­be le spe­se per il cibo. Vice­ver­sa, se si accon­ten­tas­se di una stan­za in un appar­ta­men­to con­di­vi­so fuo­ri Mila­no, potreb­be per­met­ter­si una quan­ti­tà mag­gio­re di cibo. Per sem­pli­fi­ca­re la visio­ne dei panie­ri pos­si­bi­li, soli­ta­men­te vie­ne crea­to dagli eco­no­mi­sti un pia­no car­te­sia­no che ha sull’asse del­le ascis­se un bene e sull’asse del­le ordi­na­te l’altro. In que­sto modo è pos­si­bi­le indi­vi­dua­re imme­dia­ta­men­te quan­to cibo può con­su­ma­re il com­pra­to­re, per per­met­ter­si di paga­re un cer­to affit­to o viceversa. 

Pro­ce­den­do in que­sto modo, è pos­si­bi­le dise­gna­re infi­ni­ti pun­ti sul gra­fi­co, che rap­pre­sen­ti­no tut­te le com­bi­na­zio­ni di cui il con­su­ma­to­re può fare uso in base al pro­prio red­di­to. In par­ti­co­la­re, pos­so­no esse­re indi­ca­te le com­bi­na­zio­ni di beni per cui l’individuo spen­de­reb­be tut­to il suo patri­mo­nio eco­no­mi­co. Ad esem­pio, con­si­de­ran­do che l’affitto ha prez­zo uni­ta­rio di 1€ e il cibo di 0,80€, se la dispo­ni­bi­li­tà eco­no­mi­ca set­ti­ma­na­le del con­su­ma­to­re fos­se di 100€, egli potreb­be acqui­sta­re al mas­si­mo 30 uni­tà di allog­gio e 80 di cibo, o 60 di allog­gio e 50 di cibo e così via. Unen­do i pun­ti che gra­fi­ca­men­te indi­ca­no que­sti panie­ri di beni, si ottie­ne il cosid­det­to vin­co­lo di bilan­cio: una ret­ta che indi­ca tut­te le com­bi­na­zio­ni con­su­ma­bi­li dal­l’in­di­vi­duo, se egli spen­des­se tut­to il bud­get che ha a disposizione.

La ret­ta varia al varia­re del rap­por­to tra i prez­zi del bene sull’asse Y e di quel­lo sul­l’as­se X: la pen­den­za del vin­co­lo di bilan­cio misu­ra quin­di la quan­ti­tà del bene del­l’as­se Y al qua­le il con­su­ma­to­re deve rinun­cia­re per poter acqui­sta­re un’u­ni­tà aggiun­ti­va del bene sul­l’as­se X. 

Ovvia­men­te suc­ce­de di rado che un indi­vi­duo spen­da tut­to il suo patri­mo­nio in due beni sol­tan­to. La ret­ta di bilan­cio sta pro­prio ad indi­ca­re il limi­te che egli non può supe­ra­re: ogni panie­re al di sopra di essa supe­ra le pos­si­bi­li­tà eco­no­mi­che del con­su­ma­to­re ed è per­ciò inac­ces­si­bi­le. Tut­ta­via, ogni com­bi­na­zio­ne sot­to­stan­te alla ret­ta per­met­te­reb­be all’individuo di con­su­ma­re una cer­ta quan­ti­tà di entram­bi i beni, rispar­mian­do par­te del pro­prio red­di­to. L’area geo­me­tri­ca in que­stio­ne è defi­ni­ta insie­me di bilan­cio, e cor­ri­spon­de ad un trian­go­lo ret­tan­go­lo limi­ta­to dal vin­co­lo di bilan­cio e dagli assi cartesiani. 

Per riassumere, la retta di bilancio indica quel limite che il compratore, quando si affaccia sul mercato per l’acquisto di beni, non può superare per mancanza di disponibilità economica. 

Si trat­ta di uno stru­men­to fon­da­men­ta­le per gli eco­no­mi­sti che voglio­no capi­re come i vari indi­vi­dui pren­da­no le pro­prie deci­sio­ni e a qua­li beni que­sti pos­sa­no effet­ti­va­men­te rivol­ge­re la pro­pria attenzione.

Con­di­vi­di:
Giorgia Fontana
Ciao! Sono Gior­gia, ho 19 anni e fre­quen­to il cor­so di Eco­no­mia e Mana­ge­ment all’U­ni­ver­si­tà degli Stu­di di Mila­no. Nel­la vita, mi pia­ce esse­re green e far sape­re agli altri che la soste­ni­bi­li­tà non deve esse­re per for­za noio­sa! Qui su Vul­ca­no, mi tro­ve­re­te come refe­ren­te del­la rubri­ca di Economia :)

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