Radici. Le domeniche a piedi del 1973

Radici. Le domeniche a piedi del 1973

Radici racconta fatti, personaggi e umori della storia della Prima Repubblica italiana, dal 1946 al 1994. A questo link è possibile trovare gli articoli precedenti della rubrica.


Nel boom eco­no­mi­co tra anni Cin­quan­ta e anni Ses­san­ta, l’Italia, come mol­ti Sta­ti occi­den­ta­li, si è cul­la­ta nell’illusione che il capi­ta­li­smo avreb­be pro­dot­to costan­te cre­sci­ta. In que­gli anni, il teno­re di vita del­la popo­la­zio­ne ita­lia­na vide un net­to miglio­ra­men­to: mol­tis­si­mi posti di lavo­ro, i red­di­ti e i con­su­mi vide­ro un costan­te incre­men­to. Per la popo­la­zio­ne che ave­va vis­su­to i dram­mi del­la Secon­da guer­ra mon­dia­le e la com­pli­ca­ta situa­zio­ne eco­no­mi­ca del Ven­ten­nio fasci­sta, si trat­ta­va di un vero e pro­prio sogno.

A risvegliare le menti fu il 6 ottobre del 1973. Durante la festività ebraica dello Yom Kippur, Egitto e Siria attaccarono Israele.

L’intento dei due pae­si era quel­lo di cac­cia­re le trup­pe dai ter­ri­to­ri occu­pa­ti duran­te la Guer­ra dei Sei Gior­ni: la peni­so­la del Sinai, pri­ma appar­te­nen­te all’Egitto; la Cisgior­da­nia, pre­ce­den­te­men­te sot­to il con­trol­lo del­la Gior­da­nia; e le Altu­re del Golan, di appar­te­nen­za siriana. 

La cam­pa­gna mili­ta­re fu soste­nu­ta dall’Organizzazione dei Pae­si Espor­ta­to­ri di Petro­lio. Nata nel 1960, la neo­na­ta orga­niz­za­zio­ne con­ta­va solo Iran, Iraq, Kuwait, Ara­bia Sau­di­ta e Vene­zue­la tra i suoi com­po­nen­ti; solo suc­ces­si­va­men­te sareb­be­ro sta­ti inte­gra­ti altri 8 Paesi.

Dal­la fine degli anni Qua­ran­ta all’inizio degli anni Set­tan­ta, il mer­ca­to petro­li­fe­ro era sta­to mono­po­liz­za­to da quel­le che Enri­co Mat­tei, com­mis­sa­rio liqui­da­to­re dell’AGIP, deno­mi­nò le “Set­te Sorel­le”: si trat­ta­va di set­te com­pa­gnie petro­li­fe­re ope­ran­ti in Medio Orien­te, tut­te ame­ri­ca­ne ed ingle­si, che schiac­cia­ro­no le con­cor­ren­ti loca­li sul mer­ca­to in un vero e pro­prio sfrut­ta­men­to del­le risor­se dei ter­ri­to­ri del Gol­fo Per­si­co e del Medio Orien­te. Que­ste infat­ti impo­ne­va­no del­le tarif­fe ai Pae­si pro­dut­to­ri scon­ve­nien­ti e del tut­to irri­so­rie rispet­to ai gua­da­gni effet­ti­vi. Per con­tra­sta­re que­sto feno­me­no, i pae­si espor­ta­to­ri di petro­lio si uni­ro­no nell’Opec, su ini­zia­ti­va del gover­no del Vene­zue­la, così da poter rego­la­re l’aspetto eco­no­mi­co del mer­ca­to dell’oro nero. 

Con lo scop­pio del­la guer­ra il 6 otto­bre 1973, i Pae­si dell’Opec deci­se­ro il loro soste­gno a Siria ed Egit­to aumen­tan­do il prez­zo del petro­lio e ridu­cen­do­ne del 25% l’esportazione; a ciò si aggiun­se un embar­go nei con­fron­ti degli Sta­ti Uni­ti e dei pae­si filo-israe­lia­ni. La guer­ra durò meno di un mese, ma fu suf­fi­cien­te per get­ta­re l’Occidente in una pro­fon­da cri­si eco­no­mi­ca ed energetica.

Dal petro­lio dipen­de­va­no, infat­ti, gran par­te del­le indu­strie: da quel­la agri­co­la al siste­ma di tra­spor­ti; si trat­ta­va del­la prin­ci­pa­le fon­te di ener­gia e una sua caren­za si sareb­be tra­dot­ta in un pro­ble­ma per il lun­go perio­do e nel­la neces­si­tà, mai vaglia­ta pri­ma di allo­ra, di tro­va­re nuo­ve soluzioni. 

Tra la fine del 1973 e il 1974 l’Italia visse una crisi che ricordò ai cittadini il significato della parola “vulnerabilità”, mentre il prezzo del petrolio cresceva del 400%, quello della benzina del 10%, quello del gas del 60%.

Il gover­no ita­lia­no fu tra gli ulti­mi, in Euro­pa, ad adot­ta­re misu­re di emer­gen­za. Il con­si­glio dei mini­stri dell’epoca, gui­da­to dall’esponente del­la Demo­cra­zia Cri­stia­na, il pre­si­den­te Maria­no Rumor, si impe­gnò nell’adeguarsi alle poli­ti­che di auste­ri­ty – ter­mi­ne anglo­sas­so­ne uti­liz­za­to per indi­ca­re tut­te quel­le misu­re che com­pro­mi­se­ro signi­fi­ca­ti­va­men­te la quo­ti­dia­ni­tà del­la popo­la­zio­ne ormai abi­tua­ta al consumismo. 

La misu­ra più popo­la­re fu quel­la del­le dome­ni­che a pie­di: ini­zia­te il 2 dicem­bre 1973, la misu­ra che proi­bi­va la cir­co­la­zio­ne di auto­mo­bi­li fu la più apprez­za­ta dal­la popo­la­zio­ne che la ovviò con i più fol­klo­ri­sti­ci meto­di. Mol­tis­si­me per­so­ne rispol­ve­ra­ro­no velo­ci­pe­di, bici­clet­te, o addi­rit­tu­ra tor­na­ro­no in stra­da con asi­ni e caval­li. Popo­la­ris­si­ma l’immagine del­la par­ti­ta der­by tra Inter e Milan nel­lo sta­dio di San Siro: le ripre­se tele­vi­si­ve mostra­ro­no una enor­me fila di per­so­ne in bici­clet­ta, a caval­lo, a bor­do di car­ret­ti sti­pa­ti che anda­va­no ver­so lo stadio. 

Si trat­ta­va di una novi­tà, un even­to anor­ma­le e ben accol­to, qua­si un tuf­fo nel pas­sa­to per gli ita­lia­ni sem­pre più abi­tua­ti alle auto­mo­bi­li: dal con­sun­ti­vo del 1973, da 1,449 milio­ni di imma­tri­co­la­zio­ni (in linea con il 1971 e il 1972 e, incre­di­bil­men­te, sopra al tota­le mer­ca­to del 2012) si sce­se a 1,281 milio­ni nel 1974 e a 1,051 nel 1975. È pro­prio in que­sti anni che in Ita­lia ini­zia a cir­co­la­re sem­pre mag­gior­men­te la paro­la “eco­lo­gia”. 

Tuttavia, le misure dell’austerity non si fermavano solo alle passeggiate. 

Furo­no impo­ste ridu­zio­ni dei limi­ti di velo­ci­tà come li cono­scia­mo oggi: 50 km/h nei cen­tri abi­ta­ti, 100 km/h sul­le stra­de extraur­ba­ne nor­ma­li e 120 km/h sul­le auto­stra­de; i ben­zi­nai dovet­te­ro fis­sa­re gli ora­ri di chiu­su­ra alle 12 del saba­to e man­te­ne­re la sara­ci­ne­sca abbas­sa­ta per tut­ta la domenica. 

Dra­sti­ci tagli anche per l’illuminazione: agli uffi­ci pub­bli­ci fu impo­sto l’orario con­ti­nua­to e la chiu­su­ra alle 17; alle 19.30, inve­ce, chiu­de­va­no i nego­zi. Nes­su­na inse­gna pote­va rima­ne­re acce­sa, per­si­no le lumi­na­rie di quel Nata­le furo­no pres­so­ché ine­si­sten­ti. Bar e risto­ran­ti non pote­va­no resta­re aper­ti oltre la mez­za­not­te, per tea­tri e cine­ma la chiu­su­ra scat­ta­va alle 22.45. Una simi­le misu­ra coin­vol­se anche la tele­vi­sio­ne: l’ultimo pro­gram­ma anda­va in onda alle 22.45; i tele­gior­na­li furo­no spo­sta­ti dal­le 20.30 alle 20. 

Nel­la pri­ma­ve­ra del 1974 l’embargo impo­sto dall’Opec fu revo­ca­to, ma l’Italia non sareb­be tor­na­ta indie­tro. Al con­tra­rio, le popo­la­zio­ni dovet­te­ro sve­gliar­si dal sogno del boom eco­no­mi­co: il capi­ta­li­smo non avreb­be garan­ti­to una casa cal­da o posti di lavo­ro; la men­ta­li­tà del­la popo­la­zio­ne non pote­va esse­re più la mede­si­ma: si capì l’importanza del­la ricer­ca di nuo­ve fon­ti di ener­gia, ora rin­no­va­bi­li, che potes­se­ro sup­por­ta­re il siste­ma pro­dut­ti­vo, già pro­fon­da­men­te aggra­va­to da una cri­si dei consumi.

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Giulia Ariti
Stu­den­tes­sa di Filo­so­fia che inse­gue il sogno del gior­na­li­smo. Sem­pre con gli occhi sul­la real­tà di oggi e la men­te ver­so il domani.
About Giulia Ariti 18 Articoli
Studentessa di Filosofia che insegue il sogno del giornalismo. Sempre con gli occhi sulla realtà di oggi e la mente verso il domani.

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