The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

Ogni due mesi, il giorno 27, 5 serie TV per tutti i gusti: The Sofa Chronicles è la rubrica dove recensiamo le novità più popolari del momento, consigliandovi quali valga la pena guardare comodamente sul divano e quali no. 


Brid­ger­ton, Sta­gio­ne 2, Net­flix (Chris Van Dusen) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Una nuo­va sta­gio­ne si apre per l’alta socie­tà lon­di­ne­se del­la Regen­cy Era. L’obiettivo? Sem­pre lo stes­so: tro­va­re una com­pa­gna, tra le gio­va­ni debut­tan­ti dell’anno, con la qua­le spo­sar­si e por­ta­re avan­ti il nome di fami­glia. Dopo il trion­fo di Daph­ne Brid­ger­ton, dia­man­te del­la sta­gio­ne pas­sa­ta, toc­ca ora al liber­ti­no fra­tel­lo Antho­ny tro­va­re una moglie. La sua scel­ta rica­de ini­zial­men­te su Edwi­na Shar­ma, dia­man­te di que­sta sta­gio­ne, nomi­na­ta diret­ta­men­te dal­la Regi­na Char­lot­te. Ma i suoi occhi, e il suo cuo­re, dovran­no fare i con­ti con l’attrazione che sen­te per Kate, la sorel­la di Edwi­na, con la qua­le instau­re­rà un rap­por­to di sfi­da e bat­ti­bec­chi, che sfo­ce­rà poi in una for­te pas­sio­ne. Scan­di­ta dall’intrigante nar­ra­zio­ne del­la ‘miste­rio­sa’ Lady Whi­stle­do­wn, la gos­sip girl dell’800 ingle­se, la secon­da sta­gio­ne di Brid­ger­ton, pro­dot­ta da Shon­da­land, è un con­nu­bio di vita­li­tà, rego­le, tra­sgres­sio­ne e amo­re. Una com­me­dia roman­ti­ca pia­ce­vo­le da guar­da­re, con una tra­ma mol­to leg­ge­ra e scor­re­vo­le, che intri­ga fino alla fine gli spet­ta­to­ri. Insom­ma, un otti­mo pro­dot­to Net­flix, meri­te­vo­le del pri­mo posto otte­nu­to in clas­si­fi­ca fin dal­la data del rila­scio. Il pro­se­guo del­la sto­ria del­la fami­glia Brid­ger­ton, trat­ta dai roman­zi di Julia Quinn, è for­te­men­te atte­so: chi saran­no i pros­si­mi pro­ta­go­ni­sti? Lo sco­pri­re­mo mol­to pre­sto. La serie è già sta­ta rin­no­va­ta per la ter­za e la quar­ta sta­gio­ne, dato il suo enor­me successo. 


One of Us is Lying, Sta­gio­ne 1, Pea­cock TV, Net­flix (Eri­ca Saleh) – recen­sio­ne di Giu­lia Sco­la­ri e Bea­tri­ce Ghi­rin­ghel­li Cavallo

Ispi­ra­ta al pri­mo volu­me dell’omonima tri­lo­gia di libri scrit­ta da Karen McMa­nus, que­sta serie ini­zia con cin­que ragaz­zi in deten­zio­ne. I pro­ta­go­ni­sti seguo­no ste­reo­ti­pi clas­si­ci: la stu­den­tes­sa model­lo (Bro­nw­yn), il tene­bro­so cat­ti­vo ragaz­zo del liceo (Nate), la pro­mes­sa del base­ball (Coo­per), la regi­net­ta del bal­lo (Addy), e l’(auto)emarginato che su un’app scri­ve i segre­ti dei com­pa­gni di scuo­la (Simon). Simon muo­re a cau­sa di una rea­zio­ne aller­gi­ca e i quat­tro rima­nen­ti diven­ta­no i sospet­ta­ti prin­ci­pa­li: deci­do­no quin­di di cer­ca­re il vero col­pe­vo­le per sca­gio­nar­si. Nel cor­so del­la serie si sco­pro­no i pic­co­li – gran­di segre­ti di ognu­no, men­tre le dif­fe­ren­ze si appia­na­no e i ragaz­zi da sco­no­sciu­ti diven­ta­no una squa­dra. È un pro­dot­to di per sé sen­za pre­te­se: nono­stan­te cer­te scel­te sti­li­sti­che di cat­ti­vo gusto, come i fil­tri sti­le Retri­ca per i fla­sh­back, tie­ne incol­la­ti a Net­flix per sco­pri­re come andrà a fini­re; nono­stan­te non ci sia­no per­so­nag­gi par­ti­co­lar­men­te ori­gi­na­li, è faci­le affe­zio­nar­si ad alcu­ni e gode­re del­la rap­pre­sen­ta­zio­ne mol­to inclu­si­va di altri. Soprat­tut­to su quest’ultima si è pun­ta­to mol­to e per favo­rir­la sono sta­te modi­fi­ca­te diver­se sce­ne rispet­to al libro. Non men­tia­mo: il caso è un gial­lo con un fina­le che non lascia trop­po a boc­ca aper­ta, sicu­ra­men­te lo show non aggiun­ge nul­la al gene­re, ma è sem­pre pia­ce­vo­le osser­va­re come il gio­va­ne amo­re si insi­nua sem­pre nei dram­mi più brut­ti. È dun­que una serie otti­ma per chi ama il miste­ro e i dram­mi tra licea­li: un pro­dot­to Net­flix che non vuo­le nega­re di esse­re trash, ma sa esse­re intri­gan­te… Atten­ti a guar­dar­lo men­tre fate altro, potre­ste per­der­vi il fur­to di un cel­lu­la­re o un per­so­nag­gio nasco­sto che spia: ogni det­ta­glio è uti­le per sco­pri­re chi sta die­tro allo scan­da­lo più gran­de del­la Bay­view High. 


Éli­te, Sta­gio­ne 5, Net­flix (Car­los Mon­te­ro, Darío Madro­na) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Trac­cia­re il filo logi­co del­la tra­ma di que­sta nuo­va sta­gio­ne di Éli­te è pres­so­ché impos­si­bi­le. La sto­ria che ci vie­ne pre­sen­ta­ta è sem­pre la stes­sa: nuo­vi miste­ri avvol­go­no gli stu­den­ti e le stu­den­tes­se di Las Enci­nas, per la mag­gior par­te gio­va­ni ragaz­zi pro­ve­nien­ti da fami­glie mol­to ric­che ai qua­li tut­to è con­ces­so, scan­di­ti da nume­ro­sis­si­me sto­rie d’amore ado­le­scen­zia­le, rap­pre­sen­ta­te in sce­ne anche mol­to espli­ci­te. Nuo­vi stu­den­ti accom­pa­gna­no i per­so­nag­gi già noti agli spet­ta­to­ri fin dal­le pri­me sta­gio­ni, le dina­mi­che vec­chie e nuo­ve si intrec­cia­no, crean­do una nar­ra­zio­ne fin trop­po con­fu­sio­na­ria, sen­za sen­so e incon­si­sten­te. Si potreb­be osa­re dire che la serie TV spa­gno­la, pur man­te­nen­do sem­pre il suo suc­ces­so e la sua noto­rie­tà, stia caden­do sem­pre più nel trash. Per quan­to anni fa, al suo debut­to, fos­se pro­prio que­sto l’elemento più accat­ti­van­te del­la serie, a lun­go anda­re fa rima­ne­re sem­pre più per­ples­si. Per di più, ogni vol­ta, nel fina­le di sta­gio­ne assi­stia­mo al trion­fo dell’ingiustizia, dove chi ha più pos­si­bi­li­tà di altri rie­sce a scam­par­la sen­za nes­su­na riper­cus­sio­ne, com­pli­ce il silen­zio degli altri com­pa­gni. Tra le serie più viste dell’ultimo perio­do, nono­stan­te sia sta­ta accom­pa­gna­ta da pochi com­pli­men­ti e mol­te cri­ti­che (i fan lamen­ta­no ad esem­pio la man­can­za dei per­so­nag­gi sto­ri­ci), Éli­te è sta­ta rin­no­va­ta per la sesta sta­gio­ne, annun­cian­do l’ingresso nel cast di nuo­vi atto­ri. La doman­da sor­ge però spon­ta­nea: è dav­ve­ro neces­sa­rio con­ti­nua­re que­sta storia? 


Inven­ting Anna, Sta­gio­ne 1, Net­flix (Shon­da Rhi­mes) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

Una ric­ca ere­di­tie­ra con un accen­to deci­sa­men­te fuo­ri dal comu­ne si fa sem­pre più spa­zio all’interno del­la high socie­ty di New York accom­pa­gna­ta dal­le per­so­ne più impor­tan­ti, vesten­do gli abi­ti più costo­si e lascian­do le man­ce più alte. Que­sta potreb­be esse­re l’ennesima sto­ria di intri­ghi tra ric­chi cui sia­mo tut­ti fami­lia­ri gra­zie a innu­me­re­vo­li serie ben più ico­ni­che; inve­ce, quel­la di Anna Del­vey – Soro­kin (imper­so­na­ta da Julia Gar­ner nel­la serie) è tutt’altro. Ci vuo­le poco tem­po pri­ma che il castel­lo di car­ta costrui­to dal­la pro­ta­go­ni­sta crol­li e rive­li sol­tan­to una gio­va­ne ambi­zio­sa che non pos­sie­de altro che i suoi sogni di ragaz­zi­na, eppu­re le per­so­ne con­ti­nua­no a fidar­si e voler­la aiu­ta­re. Così al suo fian­co si schie­ra­no, volen­ti o nolen­ti, la gior­na­li­sta Vivian (Anna Chlum­sky) e l’avvocato Todd (Adrian Moayed), che comin­cia­no a but­ta­re giù il muro di men­zo­gne che Anna con­ti­nua a difen­de­re inter­vi­stan­do tut­ti colo­ro che le sono sta­ti vici­no. La mini­se­rie tar­ga­ta Shon­da­land crea una nar­ra­ti­va inte­res­san­te intor­no a quel­lo che è sta­to un fat­to di cro­na­ca pre­sto dimen­ti­ca­to e indub­bia­men­te è un pro­dot­to visi­va­men­te impec­ca­bi­le, ma la lun­ghez­za immo­ti­va­ta del­le pun­ta­te e l’attenzione su det­ta­gli noio­si e irri­le­van­ti ottie­ne l’effetto con­tra­rio a quel­lo spe­ra­to. Se la sto­ria in sé è anco­ra carat­te­riz­za­ta dall’incertezza, le infor­ma­zio­ni cor­ret­te a riguar­do sono però limi­ta­te e non richie­do­no nove ore di tra­spo­si­zio­ne. La reci­ta­zio­ne è buo­na, degna di nota soprat­tut­to Gar­ner (Anna) che ha sapu­to inter­pre­ta­re con la giu­sta dose di trash alcu­ne bat­tu­te ren­den­do­le già meme (su Tik­tok spo­po­la­no «I do not have time for this, I do not have time for you!” e “You are soo basic!») e somi­glia in modo impres­sio­nan­te alla vera cri­mi­na­le. Offre sicu­ra­men­te spun­ti inte­res­san­ti sul­la socie­tà moder­na: la vicen­da di Anna vie­ne spes­so pre­sen­ta­ta come una ribel­lio­ne al siste­ma capi­ta­li­sti­co dal suo inter­no, anche il modo in cui la pro­ta­go­ni­sta è in gra­do di mani­po­la­re la sua imma­gi­ne attra­ver­so i social e le tec­no­lo­gie è inte­res­san­te e por­ta lo spet­ta­to­re a far­si doman­de. Una serie tv con­si­glia­ta per chi ha voglia di fare l’avvocato del dia­vo­lo como­da­men­te dal divano. 


Love Life, Sta­gio­ne 1, HBO Max, Net­flix (Sam Boyd) – recen­sio­ne di Bea­tri­ce Ghi­rin­ghel­li Cavallo

Love Life è una serie sta­tu­ni­ten­se usci­ta nel 2020 dispo­ni­bi­le su Net­flix Ita­lia dal 31 mar­zo di quest’anno. La serie è anto­lo­gi­ca e vede la pri­ma sta­gio­ne dedi­ca­ta alla vita sen­ti­men­ta­le di Dar­by, inter­pre­ta­ta da Anna Ken­drick, e la secon­da a quel­la di Mar­cus (Wil­liam Jack­son Har­per). Qui par­le­re­mo del­la pri­ma sta­gio­ne, in cui seguia­mo Dar­by da quan­do è una gio­va­ne gui­da turi­sti­ca di un museo new­yor­ke­se, fino alla sua cre­sci­ta e affer­ma­zio­ne per­so­na­le e pro­fes­sio­na­le. Ciò che si con­fi­gu­ra come una com­me­dia roman­ti­ca un po’ piat­ta nei pri­mi epi­so­di pren­de deli­zio­sa­men­te for­ma in qual­co­sa di più pro­fon­do, per dare sem­pre meno spa­zio alle rela­zio­ni amo­ro­se infe­li­ci di Dar­by, e sem­pre di più al rap­por­to con le don­ne del­la sua vita, la madre e la miglio­re ami­ca Sara, in una suc­ces­sio­ne di epi­so­di e dia­lo­ghi sin­ce­ri. La vita sen­ti­men­ta­le è quin­di solo un mez­zo per par­la­re, in real­tà, di Dar­by come don­na e come per­so­nag­gio com­ples­so, che spes­so fa erro­ri, ma che non si lascia mai abbat­te­re. Love Life non è nien­te di straor­di­na­rio o mai visto fino­ra, ma è mol­to, mol­to piacevole.

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.
Giulia Scolari
Scien­zia­ta del­le meren­di­ne, chi ha det­to che la mate­ma­ti­ca non è un’opinione non mi ha mai cono­sciu­ta. Scri­vo di quel­lo che mi pia­ce per­ché resti così e di quel­lo che odio spe­ran­do che cambi.

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