Una domenica a Lodi con “Giardini” di Francesco Diluca

Una domenica a Lodi con “Giardini” di Francesco Diluca

A soli 20 minu­ti in tre­no da Mila­no, Lodi ospi­ta fino al 24 apri­le, a ingres­so gra­tui­to, la mostra dif­fu­sa Giar­di­ni dell’artista mila­ne­se Fran­ce­sco Diluca. 

All’interno dell’articolo tro­ve­re­te alcu­ne infor­ma­zio­ni sul­la mostra, accom­pa­gna­te dal­le paro­le che l’artista ha gen­til­men­te con­ces­so a Vul­ca­no. Nel­la sezio­ne con­clu­si­va è pro­po­sto un iti­ne­ra­rio di visi­ta del­la cit­tà e del­la mostra ad un tem­po, con pun­to di par­ten­za la sta­zio­ne fer­ro­via­ria: una gita dome­ni­ca­le per tut­ti, anche in ter­mi­ni di bud­get, e rispet­to­sa dell’ambiente. Una buo­na occa­sio­ne per cono­sce­re meglio il nostro territorio. 

Francesco Diluca, Giardini (a cura di Angela Madesani)

150 ope­re in fer­ro crea­te appo­si­ta­men­te per gli spa­zi lodi­gia­ni e dislo­ca­te in cin­que tra i luo­ghi più sug­ge­sti­vi del­la cit­tà. Attra­ver­so esi­li strut­tu­re arbo­ree antro­po­mor­fe, figu­re di meta­mor­fo­si, la mostra Giar­di­ni inda­ga il tra­va­glia­to e fon­da­men­ta­le rap­por­to tra uomo e natu­ra, o per meglio dire tra natu­ra e uomo. Ma lascia­mo par­la­re l’artista:

«Giar­di­ni, tito­lo del­la mostra, crea attra­ver­so la sim­bo­lo­gia un per­cor­so imma­gi­ni­fi­co con la pre­ci­sa volon­tà di tro­va­re un dia­lo­go e por­re inter­ro­ga­ti­vi. La mostra cer­ca di inter­pre­ta­re, attra­ver­so il mio lavo­ro scul­to­reo, un giar­di­no idea­le diver­so per ogni sin­go­la loca­tion. Come in un giar­di­no si pos­so­no scor­ge­re le fasi del­la vita e del­le stagioni.

Il museo ana­to­mi­co Pao­lo Gori­ni e il vec­chio Lini­fi­cio sono indi­spen­sa­bi­li per inter­pre­ta­re que­sto pro­get­to. La biblio­te­ca Lau­den­se, san­ta Chia­ra Nuo­va, la Chie­sa del­l’An­ge­lo e la fac­cia­ta del tea­tro Alle Vigne sono luo­ghi cari­chi di sto­ria e bel­lez­za, è sta­to un pri­vi­le­gio inte­ra­gi­re con que­sti luo­ghi e con la loro storia.

Il lavo­ro fat­to e il per­cor­so espo­si­ti­vo del­la mostra è nato mol­to pri­ma del­la pan­de­mia, quin­di non si trat­ta di un lavo­ro sul Covid-19. Il mio lavo­ro si basa, da mol­ti anni, sul­la natu­ra e sul­la figu­ra uma­na. La pan­de­mia glo­ba­le ha sicu­ra­men­te ampli­fi­ca­to il signi­fi­ca­to dei sin­go­li lavo­ri e di que­sta mostra. Una del­le sedi del­la mostra è sta­ta scel­ta pro­prio per que­sto moti­vo. Si trat­ta del vec­chio Lini­fi­cio, luo­go di gran­de fasci­no sto­ri­co ma di impos­si­bi­le accesso. 

Bel­lez­za e orro­re, pos­si­bi­li­tà e nega­zio­ne, vita e mor­te, il mio lavo­ro vuo­le por­re doman­de e in chia­ve sim­bo­li­ca ho tro­va­to nel­la gran­de fab­bri­ca dismes­sa e nel­la natu­ra una for­za. La natu­ra si è riap­pro­pria­ta degli spa­zi ripro­po­nen­do un equi­li­brio natu­ra­le: al suo inter­no pian­te ed ani­ma­li con­vi­vo­no con l’ar­chi­tet­tu­ra indu­stria­le, sono cre­sciu­ti albe­ri impo­nen­ti. La natu­ra con la sua for­za crea una for­te con­nes­sio­ne con il mio lavo­ro scul­to­reo. Gli spa­zi cit­ta­di­ni inve­ce ricrea­no sug­ge­stio­ni diver­se. Ho cer­ca­to un dia­lo­go con l’ar­chi­tet­tu­ra e la sto­ria dei sin­go­li luoghi.

Il giardino quindi diventa metafora ideale della vita.»

L’ex lini­fi­cio cana­pi­fi­cio nazio­na­le, non acces­si­bi­le per que­stio­ni di sicu­rez­za, è il luo­go scel­to dall’artista per la par­te vir­tua­le del­la mostra (visi­ta­bi­le a que­sto link). Cono­sciu­to come il fabri­con, rap­pre­sen­ta il prin­ci­pa­le monu­men­to di archeo­lo­gia indu­stria­le di Lodi. Ed è qui che la natu­ra si insi­nua tra il cemen­to, con inte­ri albe­ri ormai cre­sciu­ti tra fer­ro e vetro. 

Il pun­to di par­ten­za idea­le del per­cor­so espo­si­ti­vo è la Col­le­zio­ne ana­to­mi­ca Pao­lo Gori­ni. Da non per­de­re per gli aman­ti del goti­co: la Col­le­zio­ne è infat­ti dedi­ca­ta allo stu­dio­so posi­ti­vi­sta che lavo­rò a Lodi, noto per i meto­di segre­ti di imbal­sa­ma­zio­ne (con cui imbal­sa­mò anche Maz­zi­ni). Un luo­go che vi lasce­rà affa­sci­na­ti, dal quat­tro­cen­te­sco Chio­stro del­la Far­ma­cia alla tetra Sala del­le Spe­zie.

La Sala del­le Spe­zie pres­so la Col­le­zio­ne Ana­to­mi­ca Pao­lo Gorini

Qui tro­via­mo cin­que cicli di ope­re: Ger­mi­na, Skin, Radi­car­si, Papil­lonKura Halos. Cin­que instal­la­zio­ni a rap­pre­sen­ta­re le sta­gio­ni del­la vita: dal­la nasci­ta alla matu­ri­tà, dal­la mor­te alla rina­sci­ta, il cui uni­co pun­to fer­mo è il con­ti­nuo muta­men­to. E anco­ra, sche­le­tri arbo­rei che si tra­mu­ta­no in foglie (d’oro), far­fal­le o coral­li, sim­bo­li del cambiamento.

All’ex Chie­sa dell’Angelo è poi col­lo­ca­ta Giar­di­ni, una gran­de instal­la­zio­ne com­po­sta da cir­ca tren­ta scul­tu­re antro­po­mor­fe a gran­dez­za natu­ra­le. Anco­ra una vol­ta crea­tu­re in bili­co tra l’umano, l’animale e il vege­ta­le in cui il rap­por­to tra uomo e natu­ra si fa evidente.

Chie­sa dell’Angelo

Un itinerario

La mostra dif­fu­sa Giar­di­ni è, come si nota­va in aper­tu­ra all’articolo, un’occasione per­fet­ta per visi­ta­re il cen­tro sto­ri­co di Lodi.

Un luogo di notevole interesse: sorta in epoca medievale (fondata da Federico Barbarossa) sul Colle Eghezzone, Lodi fu nel Rinascimento città d’arte.

Dopo 20 minu­ti di tre­no (par­ten­za dal­la sta­zio­ne di Mila­no Rogo­re­do), vi tro­ve­re­te nel piaz­za­le del­la sta­zio­ne, dal qua­le baste­ran­no 10 minu­ti a pie­di per rag­giun­ge­re la carat­te­ri­sti­ca piaz­za qua­dran­go­la­re del­la cit­tà, un tem­po sede del mer­ca­to agri­co­lo. Dal piaz­za­le del­la sta­zio­ne è visi­bi­le anche il Cen­tro Bpl pro­get­ta­to da Ren­zo Pia­no, attra­ver­san­do il qua­le è pos­si­bi­le rag­giun­ge­re il cen­tro cit­tà con soli 5 minu­ti in più di camminata.

(fon­te pinterest.co.uk)

Rag­giun­ta la piaz­za del­la cit­tà (facil­men­te dal­la sta­zio­ne, basta pro­se­gui­re drit­to) vi con­si­glia­mo di recar­vi in piaz­za Ospi­ta­le, dove tro­ve­re­te uno dei gio­iel­li di Lodi, la chie­sa di San Fran­ce­sco, la cui pecu­lia­ri­tà prin­ci­pa­le è rap­pre­sen­ta­ta dal­le due bifo­re “a cie­lo aper­to” del­la fac­cia­ta, pri­mo esem­pio di un model­lo che tra Tre­cen­to e Quat­tro­cen­to si dif­fu­se in tut­ta l’I­ta­lia settentrionale. 

La Chie­sa di San Fran­ce­sco con le bifo­re “a cie­lo aper­to” (fon­te flickr.com)

Dal­la piaz­za prin­ci­pa­le (piaz­za del­la Vit­to­ria), pas­sa­te per il Bro­let­to e per Piaz­za mer­ca­to e pren­de­te il cor­so per il fiu­me (Cor­so Adda). Alla pri­ma svol­ta in cor­so Adda, gira­te a destra: sare­te in piaz­za Ospi­ta­le in non più di 10 minu­ti. Una vol­ta arri­va­ti qui, vi baste­rà pro­se­gui­re sul­la destra e sare­te in bre­ve alla Col­le­zio­ne Ana­to­mi­ca Pao­lo Gorini. 

Se vole­te diri­ger­vi all’ex Chie­sa dell’Angelo, vi con­si­glia­mo di rifa­re la stra­da all’indietro fino all’inizio di Cor­so Adda: qui note­re­te la sede del­la Biblio­te­ca cit­ta­di­na. Gira­te a sini­stra per via Fan­ful­la, e in pochi minu­ti la tro­ve­re­te davan­ti a voi.

Infi­ne, se la cam­mi­na­ta è sta­ta lun­ga e vole­te ripo­sar­vi, segna­lia­mo le zone ver­di del­la cit­tà, dal sug­ge­sti­vo Lun­go Adda al Par­co Iso­la Caro­li­na (quest’ultimo si tro­va piut­to­sto vici­no alla sta­zio­ne, otti­mo se dove­te atten­de­re), dove vivo­no nume­ro­si esem­pla­ri ultracentenari.

Natura e cultura. Con la mostra Giardini la piccola provincia Lodi è ora pronta a ripartire. 

Una cit­tà che anco­ra oggi ha tan­to da dire – citia­mo qui per ulti­mo il vero teso­ro di Lodi: il tem­pio dell’Incoronata, che si tro­va di fian­co alla piaz­za prin­ci­pa­le, inte­ra­men­te dora­to, al qua­le lavo­ra­ro­no anche i Piaz­za nel Quattrocento.

La spe­ran­za è che l’arte dif­fu­sa di Dilu­ca pos­sa fare da vola­no per Lodi, con rica­du­te in ter­mi­ni di turi­smo e ser­vi­zi annes­si, ana­lo­ga­men­te a quan­to già avve­nu­to in mol­te altre cit­tà. Negli ulti­mi tem­pi, dopo gli inve­sti­men­ti in occa­sio­ne di Expo 2015, l’am­mi­ni­stra­zio­ne pub­bli­ca sem­bra­va infat­ti aver rinun­cia­to alla valo­riz­za­zio­ne del patri­mo­nio sto­ri­co-arti­sti­co cittadino. 

Tro­va­te tut­te le info sui luo­ghi del­la mostra a que­sto link.

Rin­gra­zia­mo Fran­ce­sco Dilu­ca Stu­dio e Nora Comu­ni­ca­zio­ne per l’intervista e le fotografie

Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.
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